giovedì 21 dicembre 2017

I dilettanti del conflitto di interessi




E' noto che non sempre i figli riescono a percorrere le strade dei padri ed a raggiungere il loro livello di professionalità, spesso avviene è vero ed molto spesso il figlio supera il padre, ma esistono sempre le eccezioni che servono comunque a confermare la regola. Matteo Renzi è una di queste eccezioni. Politicamente Renzi è il figlio legittimo di Silvio Berlusconi e non lo dico io ma lui stesso: in uno dei suoi deliranti tweet ha ammesso che Berlusconi ha fatto promesse e lui con il suo governo ha realizzato le promesse fatta dall'ex cavaliere. D'altra parte la politica dei famosi 1000 giorni è stata tutta incentrata su provvedimenti di stampo destrorso (Jobs Act e bonus vari in primis), una strategia messa a punto fin da quella famosa cena quando Renzi, sindaco di Firenze, invece di incontrare l'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, si recò appunto ad Arcore per un appuntamento "istituzionale". Dal punto di vista politico quindi il fiorentino si può dire che abbia eguagliato se non superato il cavaliere di Arcire, dove ha totalmente fallito nel seguire le orme del padre putativo è nel campo del conflitto di interessi. Berlsuconi altra stoffa ed altra "intelligenza": nei suoi governi non si contano le leggi ad personam emanate per allontanarlo il più possibile dalla giustizia. Una serie di leggi che gli hanno consentito di salvarsi, nella maggioranza dei casi per la prescrizione, da sentenze di condanna. Quando ha capito di non riuscire nell'ennesimo salvataggio, ha ceduto le armi al suo erede naturale Matteo Renzi. Il fiorentino dopo essersi circodato di "amici" corregionali aveva un solo compito da svolgere nel campo del conflitto di interessi: salvare Banca Etruria. E il compito l'ha mancato goffamente. Addirittura ha messo in peidi una commissione d'inchiesta parlamentare per chiarire che lui e la sua ministra prediletta, Maria Elena Boschi, non erano coinvolti in alcun modo ed invece la suddetta commissione ha messo in chiaro tutte le goffe manovre messe in piedi dai due senza alcun risultato. La commissione ha addirittura portato alla luce che non fu solo la ex ministra Boschi a cercare di intercedere per il salvataggio della banca cara alla sua famiglia, ma perfino il presidente del consiglio, Matteo Renzi, si mosse in tal senso o direttamente o per mano del fedele amico Carrai, altro goffo personaggio in questioni del genere. Il fido Carrai scrisse addirittura una email in chiaro a Ghizzoni per "sensibilizzare" Unicredito al salvataggio di Banca Etruria. Naturalmente nessuno ha invitato esplicitamente Unicredit ad acquisire Banca Etruria, ma si sono limitati a suggerire una valutazione sulla possibilità di un'eventuale acquisizione, insomma si è lavorato di fino. E come hanno dichiarato i testimoni, nessuno ha fatto pressioni in tal senso, come se un suggerimento fatto da un ministro o addirittura dal presidente del consiglio o da un amico del presidente del consiglio non fosse già una pressione bella e buona. Oppure si vuole sostenere che il suggerimento fatto da un cittadino comune o da un ministro hanno lo stesso peso ? Rimane il fatto che tutto questo scoperchiare di pentole fatto a fine legislatura, quando non ha senso chiedere le dimissioni di alcuno, alla fine sposta completamente dal reale problema delle crisi bancarie: le banche sono andate in crisi per crediti che non sono stati restituiti e per coprire questi buchi lasciati da grandi manager o da grandi gruppi industriali si sono messi sul lastrico azionisti e risparmiatori, cittadini onesti ingannati dalle stesse banche. Su questo aspetto doveva essere fatta chiarezza ma la chiarezza non arriverà, per ora sappiamo solo che Matteo Renzi, con "amici" ministri e non, in qualche modo hanno "provato a suggerire" come salvare non il sistema ma una sola banca e senza fare pressioni sia chiaro !!!!!!

martedì 19 dicembre 2017

Il vero voto utile ? Quello dato a chiunque sia fuori dall'attuale parlamento


Il concetto di voto utile fu introdotto dal fantasioso Berlusconi e successivamente copiato da tutti coloro che siedono in parlamento. Il concetto del voto utile è quello di mantenere comunque la composizione del parlamento, se il voto è assegnato a qualcuno che non sta nel parlamento allora, secondo la teoria del voto utile, quelo voto è dato al vento. E purtroppo l'attuale legge elettorale, l'ormai famoso Rosatellum, mette in pratica il concetto tanto che i voti assegnati a coloro che non supereranno il quorum in alcuni casi saranno divisi fra coloro che entrano in parlamento. Quindi il voto "inutile" diventa utile per meccanismi cervellotici ma estremamente mirati. Personalmente, indipendentemente dalle idee politiche che si possano avere, ritengo che il voto utile sia uno e uno solo (facendo passare per buono il concetto assurdo di voto utile": quello dato a chiunque attualmente non siede in parlamento. Perché sinceramente non vedo chi si possa meritare di tornare a sedere nel luogo più alto di una democrazia e magari anche andare al governo. Votare il centro destra, che si presenta con un vecchio che ha portato il paese sull'orlo del fallimento per i dedicarsi ai suoi giochetti sessuali, significa tornare a rivivere quei rischi oltre che mettere in mano il paese ad alcuni personaggi razzisti, xenofobi, che vogliono trasformare il paese in un Far West liberalizzando il diritto di armarsi ed uccidere. Sostanzialmente ridare voce a chi l'ha avuto ed ha combinato disastri e si ripresenta senza alcuna novità di rilievo. Votare Pd e qualche alleato centrista significa ridare il paese in mano a chi ha tentato una riforma costituzionale assurda e antidemocratica per magari riprovarci ancora una volta. Un partito che, come si sta dimostrando in questi giorni con la vicenda Boschi, è intransigente con gli altri ma aperto a giustificare e perdonare qualunque "birichinata" ad i suoi. Dopo le vicende dei ministri Cancellieri, Ilen, Lupi e Guidi costretti a dimettersi proprio da Renzi e soci per delle "birichinate" appunto, alla ex-ministra Boschi ora sottosegretario di Gentiloni, tutto è permesso anche intromettersi in faccende che non la riguardano per cercare di salvaguardare gli interessi di famiglia. E arriviamo al Movimento 5 Stelle che doveva rappresentare il nuovo ma che ha fallito subito dopo pochi giorni dalle elezioni rifiutandosi al tentativo di Bersani di tentare veramente l'inizio di un cambiamento. Sono bravi a fare opposizione, dove si può contestare tutto senza proporre niente, a fare confusione ma in quanto ad avere idee precise e chiare su un loro eventuale governo ce ne corre parecchio (anche se è vero che nessuno ne ha di idee precise su come governare). Senza prendere in considerazione due dei punti più oscuri del M5S: la dipendenza da una società privata e da un comico, e la loro volontà di governare da soli. Rimane quella che dovrebbere essere la sinistra composta dai fuoriusciti dal Pd (dopo comunque aver votato di tutto e di più) e qualche resto di Sel, ma anche qui è come andare di notte. Dopo essersi affdati ad un ex magistrato ed aver anche loro personalizzato il partito, hanno finito per confondersi con gli altri ed alla fine c'è il rischio concreto che, se salterà l'inciucio programmato Renzi-Berlusconi, ritrovarli al governo con il Pd renziano. In conclusione votare queste formazioni significa dare continuità ai distrastri berlusconiani ed alle politiche renziane che hanno realizzato il programma del centro destra non portato a termine a causa dei diversi interessi del Silvio nazionale. Un voto, secondo il concetto di voto utile, completamente inutile.

martedì 12 dicembre 2017

Quando le bufale o fake news sono vere

domenica 10 dicembre 2017

Renzi finalmente confessa: Ho fatto le riforme di Berlusconi


Dopo la manifestazione di ieri a Como, Matteo Renzi torna sulla scena invigorito da migliaia di epresone presenti e le fa proprie, dimenticando che il suo partito è antifascista a giorni alterni: se la manifestazione è indetta da altri, come quella di Ostia organizzata dal M5S, allora l'antifascimso può aspettare. Incoerenza e ipocrisia, meglio Salvini, anche se distante dalle mie idee, che si professa fascista, razzista e xenofobo sempre e non a seconda dell'opportunità politica. Con Salvini e la Lega si sa bene con chi si ha a che fare, con Renzi ed il Pd assolutamente no: un giorno dice una cosa e il giorno dopo la sconfessa dicendo il contrario. Ieri però anche Renzi ha svelato una verità che in molti già avevano capito ma che lui ed i suoi avevano sempre negato. Nel pieno del fervore di un'intervista a Repubblica si è lasciato andare ad una dichiarazione che svela i retroscena dei famosi mille giorni del suo governo. Inizia con una bufala "il governo con Silvio Berlusconi in primavera non si farà", dichiarazione da mettere in cornice e torare fuori dopo le elezioni del 2018, ma poi continua con finalmente una verità: "Le uniche promesse mantenute dal leader di Forza Italia, gliele abbiamo realizzate noi". Chi shignazzava in faccia ai sostenitori che Renzi e Berlusconi fossero la stessa cosa è servito. Renzi nel suo governo non ha fatto altro che realizzare il programma di governo di Forza Italia, partendo proprio da quella riforma disastrosa che è stato il Jobs Act. La cancellazione dell'art. 18 che era stato un pallino dell'ultimo governo Berlsuconi, ma che non era stata portata a termine grazie anche alle proteste vibranti di tutte le opposizioni, Partito Democratico in testa, è stata la prova lampante di quanto Renzi ed il suo governo si siano dedicati con abnegazione alla realizzazione del programma berlusconiano. Oggi finalmente il segretario del Pd lo conferma e così tutti gli scettici sulla svolta centrista di quello che fu il più grande partito di sinistra europeo sono serviti. Dopo questa grande verità comunque Matteo Renzi non ha resistito a sparare un'altra delle sue, quelle che lo hanno reso famoso come il Bomba: "Berlusconi è tornato in sella per colpa del 4 dicembre 2016 e della vittoria del No al referendum". Po vero Matteo non sa darsi pace di quella sonora sconfitta e dopo aver demonizzato la eventuale vittoria del No ora qualunque event negativo si presenti dopo il dicembre 2016 la colpa è della sua sconfitta. Ma non è colpa sua ... la colpa è di coloro che hanno investito 2 euro per far tornare a galla uno dei più grandi bugiardi della storia della repubblica italiana che a dire il vero un pò è cambiato: almeno una verità la confessata. Aspettiamo con fiducia le altre.

giovedì 7 dicembre 2017

Il rottamatore rottama senza sosta


Il rottamatore ha fatto altre due vittime: Pisapia e Alfano per la serie ... a volte qualcosa di buono lo combina anche Renzi. Matteo Renzi si era presentato, da sinsaco di Firenze, alla ribalta nazionale con il progetto di distruggere la vecchia politica italiana per iniziare una nuova fase, dando spazio ai giovani politici rampanti, come lui, che scalpitavano per portare l'Italia da ultima ad almeno seconda se non prima in europa. Un nobile progetto che aveva acceso le speranza di molti italiani, che erano stati poi pienamente assoldati alla causa renziana, con la paghetta degli 80 euro con la quale il Pd aveva raggiunto il risultato storico, quanto effimero, del 40% alle elezioni europee. Ai più era sfuggito un "piccolo" particolare: quando Renzi parlava di "rottamare" la vecchia politica (termina inappropriato e irrispettoso ma perfettamente in linea con la superbia del personaggio) faceva riferimento quasi totalmente ai suoi compagni, ops pardon termina inappropriato se riferito a Renzi ed al Pd, ai suoi "amici" del Partito Democratico. Il Renzi si riferiva principalmente a D'Alema (il top dei candidati alla rottamazione), Bersani, e compagnia bella. Nessun riferimento a quelli che avrebbero dovuto essere gli avversari politici anzi Renzi andava professando che per vincere era necessario andare a prendere i voti in campo avverso. E come si fa a prendere i voti degli avversari politici se non mettendo in campo le stesse politiche degli avversari ? Così dopo il successo del 40%, Renzi ha iniziato e proseguito coerentemente la sua opera. Lentamente come una goccia che cade inseroabilmente sulla stessa roccia ha iniziato a incrinare la presunta "solidità" del Partito Democratico e continuando nella sua opera ha costretto ad abbandonare la barca prima Letta, poi Civati, Fassina, D'Alema per arrivare a Bersani e Speranza e compagnia bella. Nella sua opera ha praticamente dimezzato quela 40% dimostrando che se scegli di "copiare" le politiche dell'avversario per "rubargli" i voti alla fine il cittadino sceglie comunque o l'originale oppure di non andare a votare. Dopo la debacle della riforma costituzionale e la bocciatura dell'Italicum, Renzi ha tentato di portare in porto una legge elettorale che desse il colpo finale al suo partito. C'era quasi riuscito copiando e modificando il sistema tedesco poi mandato a monte in quanto non sufficientemente sicuro il risultato (il Pd rischiava di arrivare secondo o addirittura primo), alla fine si è deciso per il rosatellum con il quale potrebbe ottenere due risultati: uccidere il M5S da sempre allergico alle alleanze, far fuori il Partito Democratico portandolo fra le braccia di Berlusconi. Con il rosatellum o fai qualche alleanza o devi raggiungere almeno il 40%, risultato improponibile anche con 80 euro o addirittura pensioni minime a 1000 euro o bonus vari. Qualcuno a sinistra, in particolare Pisapia, ha tentato allora di mettere in piedi una coalizione con il Partito Democratico per scongiurare il ritorno del centro destra (che unito come si è visto in Sicilia è quasi imbattibile in paese destrorso come l'Italia) ma Renzi ha continuato nella sua lenta opera rottamatrice anche su eventuali alleati. Oggi Pisapia si defila ed, udite udite, si defila anche Angelino Alfano, la stampella berlusconiana di Matteo Renzi. Pericolo scongiurato, la strada verso un nuovo patto fra Renzi e il Berlu è quasi sgombra, sta ai cittadini scongiurarla ed hanno ben due possibilità: votare o M5S oppure votare a sinistra del Pd, scelta non facile perché il caos come sempre in quell'area è notevole. Non andare al voto significa semplicemente soffiare nella direzione di Renzusconi.

domenica 3 dicembre 2017

4 dicembre: anniversario della madre di tutte le bufale


Matteo Renzi, uno dei più grandi spara-bufale di questi ultimi anni, ha vestito i panni dello scopri falsità e quindi conferma il soprannome con il quale si è fatto strada in politica: il BOMBA. Il bello che questa sua presunta crociata parte proprio ad una anno da una delle più grandi falsità messe in circolazione proprio da Matteo Renzi con la collaborazione di Maria Elena Boschi e di qualche altro renziano del Partito Democratico. Mi rifersico alla campagna messa in atto prima del 4 dicembre 2016 per convincere gli italiani a votare SI al referendum costituzionale. Sono stati mesi nei quali ne abbiamo lette ed ascoltate di tutti i colori. Renzi e Boschi hanno più volte dichiarato in televisione, quindi senza il filtro di qualche giornalista che avrebbe potuto interpretare male le loro diciarazioni,  che se il 4 dicembre 2016 avesse vinto il NO loro non solo si sarebbero dimessi dal governo ma avrebbero addirittura lascialo la politica. Niente di più falso. Matteo Renzi si è dimesso da presidente del consiglio ma non ha mai abbandonato la politica anzi si è ripresentato alle nuove primarie del Pd cedendo, afferma lui, alle pressioni del popolo del Partito Democratico. Altra falsità considerato che alle primarie del Pd è potuto andare a votare chiunque abbia voluto buttare via 2 euro. Di fatto al Bomba non gli è mai passato per la testa di abbandonare la politica. Maria Elena Boschi l'ha fatta anche peggio considerato che, dopo le dimissioni del governo Renzi, ha accettato di entrare anche nel governo Gentiloni, quindi in questo frangente ha battuta nelle falsità il buon Matteo. Che dire poi di tutte le falsità distribuite a piene mani dai due, Matteo ed Elena, a proposito della catastrofe nella quale sarebbe caduto il paese qualora avesse vinto il NO ? Malati di cancro più difficilmente curabili, terrorismo che avrebbe colpito anche l'Italia, disoccupazione crescente e Pil in caduta libera. Ora, a parte le prime due affermazioni che sarebbero apparse assurde anche ad un ragazzino delle elementari, le altre due sono state clamorosamente smentite dai dati Istat che danno disoccupazione in crescita (anche se qui ci sarebbe da discutere molto) e Pil oltre le previsioni. Come se non bastasse però Matteo Renzi e tutto il Pd hanno continuato nelle loro cichiarazioni spara falsità intestandosi, ad ogni dato positivo del Pil emanato dall'Istat, questo successo i virtù delle riforme messe in atto nei mille giorni renziani. Insomma una bufala sulla bufala e nemmeno l'onestà intellettuale di ammettere di essersi sbagliati nella campagna pro-referendum. Ora si può dare credito alla lotta alle fake-news, come ama chiamarle Matteo Renzi (forse se iniziasse a parlare come mangia sarebbe meglio), da parte di coloro che sono stati i maggiori dispensatori di falsità negli ultimi mesi ?

venerdì 1 dicembre 2017

Lo sdoganamento dei nuovo fascisti messo in atto da destra e dal partito democratico


La destra sta risorgendo in tutta europa, colpa si dice della crisi economica e soprattutto dell'inadeguatezza dei vari governi nell'affrontarla senza causare l'impoverimento dei ceti medio bassi. Un fenomento che è stato amplificato dalla immigrazione dall'africa e dal medio oriente sia per cause dovute alla enorme povertà per i primi (causata soprattutto dallo sfruttamento dell'occidente) e dalle guerre per i secondi (causate ancora una volta dai paesi occidentali esportatori di democrazia). L'Italia non è immune da questo fenomeno e se per il momento la destra non ha ottenuto successi elettorali eclatanti, a parte Casa Pound ad Ostia, lo si deve volenti o no al Movimento 5 Stelle che è risultato una valvola di sfogo per i delusi dalle politiche dei vari partiti che si sono succeduti al governo in questi anni, dal centro destra al centro sinistra nessuno escluso. In realtà lo sdoganamento della destra in Italia ha preso corpo dai governi Berlusconi in poi che hanno portato Fini ad essere presidente della Camera, la Lega ad avere ministri importanti nei vari governi dell'ex cavaliere, Alemanno a sindaco di Roma e Storace a presidente della regione Lazio, due figure dal passato di stapo squadrista. Questa "normalizzazione" e la successiva rinuncia a rimarcare le differenze fra destra e sinistra sono poi state un veicolo per l'ascesa dei nuovi fascisti. Il Partito democratico ha fatto il resto, prima togliendo dal suo statuto la parola antifascismo poi governando mettendo in atto politiche di destra sotto la falsa copertura di partito di sinistra. Politiche che hanno abbandonato il ceto medio e le fasce sociali più povere in virtù di strizzatine d'occhio a imprenditori, manager e banche (i vari Marchionne, Farinetti, Confindustria, etc. etc.). In certe zone, come per esempio ad Ostia, il degrado causato da queste politiche ha lasciato spazio ai fascisti di Casa Pound che vestito i panni dei difensori delle classe povere distribuendo cestini, aiutando ad occupare case e via dicendo. Il tutto in nome della democrazia e libertà di pensiero dimenticando la storia del nostro paese. L'episodio dei nazziskin che occupano i locali di una riunione di un'associazione benefica per leggere i loro deliranti comunicti razzisti e xenofobi è stata un'ulteriore dimostrazione di questa normalizzazione. Da destra nessuna condanna ma semplicemente "sono dei ragazzi innocui" (Salvini) oppure si ma allora condanniamo anche i centri sociali (Meloni) oppure silenzio assoluto da Forza Italia. Dal Pd qualche timido tweet indignato ma pieno di ipocrisia in quanto una delle cause di questa nuova ascesa è anche la politica del Pd renziano. Il Partito Democratico e la sinistra in generale hanno abbandonato i giovani ed ora, quelli che non sono intercettati da Grillo e soci, sono preda di Casa Pound, Forza Nuova e formazioni simili che li tirano fuori dalle loro case imprigionati nei social. O si cambia strada repentinamente o nel prossimo parlamento il nero tornerà fra gli scranni di camera e senato. Ma a giudicare dal comportamento soprattutto del Partito Democratico un cambio di rotta sarà difficile, basta guardare i comportamenti di Renzi che si fa riprendere mentre viaggia in treno, mentre va in bici o mentre tira calci ad un pallone proprio come faceva qualcuno nel ventennio.

lunedì 27 novembre 2017

La lotta alle bufale (fake news) inizia proprio dalla politica


La parola d'ordine della politica di questi ultimi giorni di novembre è una sola: lotta alle fake news o meglio, visto che siamo in Italia, lotta alle bufale o alle notizie false. Tutti dal centro destra, al Movimento 5 Stelle per finire al Pd di Renzi promettono un guerra a chi sparge notizie false in rete addirittura preparando provvedimenti di leggi che hanno l'obiettivo di frenare la diffusione di queste notizie soprattutto sui social network. Purtroppo la politica ancora una volta non affronta il nodo centrale della questione. Chi ha iniziato e chi prosegue ancora oggi a indossare le vesti dell'untore spargendo falsità a piene mani se non la politica stessa ? Gli esempi sono innumerevoli ma naturalmente la politica, ormai irrimediabilmente distante dalla realtà del paese, dimentica facilmente questo suo ruolo vestito in nome della raccolta di voti. Non è una bufala ritrovare ancora dopo 25 anni Berlusconi in televisione che parla del suo programma di governo che è sempre lo stesso degli ultimi suoi tre governi ? Pensioni minime, lavoro, diminuzione delle tasse, riforma della giustizia, governo fatto da non politici e via dicendo. L'unica novità dell'ex cavaliere sta nel non nominare più i comunisti ma di individuare nel M5S stelle la rovina per il paese perché i loro rappresentati non hanno mai lavorato (stessa cosa diceva dei comunisti nel 1994). E non è una bufala presentare agli elettori il simbolo di Forza Italia con la dicitura "Berlusconi Presidente" sapendo che Berlusconi non sarà eleggibile e quindi sarà presidente del niente ingannando però i cittadini che lo andranno a votare. E che dire della sua previsione sulle prossime elezioni che fissa a circa il 40% il risultato che il centro destra otterrà, un modo come un altro per far circolare notizie false. Senza poi dimenticare che il buon Silvio non è candidabile né eleggibile perché condannato per fride fiscale e quindi un "bufalaro" certificato. 
E che dire del suo presunto competitor, Matteo Renzi segretario del Partito Democratico, uno dei maggiori spara-bufale della politica italiana tanto da insidiare il primato del buon Silvio Berlusconi. Le sue chichiarazioni sono ormai famose e se ne potrebbe fare un libro dal "Mai al governo senza passare per le elezioni" e "Letta stai sereno", le prime bufale sparate prima di andare al governo, per arrivare al famoso "Se perdo il referendum del 4 dicembre  non solo mi dimetto da presidente del consiglio ma smetto di fare politica" salvo poi ritrovarlo dopo pochi mesi nel mezzo della competizione politica. A dire il vero una bufala a metà considerato che da capo del governo si è realmente dimesso. Ma poi il "popolo del Pd" lo ha rivotato per la carica del segretario del partito ed allora è dovuto tornare, dimenticando di dire che chi lo ha votato alle ultime primarie del Partito Democratico non è proprio il popolo del Pd considerato che chiunque poteva andare a votare con il versamento di 2 euro. Questa è la bufala più clamorosa del buon Matteo ma nel suo carnet se ne annoverano altro come quella sulla legge elettorale che tutto il mondo ci avrebbe copiato, l'Italicum, salvo poi essere stata bocciata dalla Corte Costituzionale. Ora Renzi si ripresenta alla guida del Pd alle prossime elezioni e, udite udite, ritorna alla carica con  i suoi 80 euro da elargire ad un'altra platea di possibili candidati, tanto per reinvestire quelle cifre recuperate da coloro che gli 80 euro delle elezioni europee hanno dovuto resituirle.
E per finire arriviamo al terzo polo della politica italiana, il Movimento 5 Stelle, che ha raccolto fra le proprie file un campionari di dispensatori di bufale senza precedenti. Dalle scie chimiche, alle sirene, ai no vax e chi più ne ha più ne metta. Sono bufale più rozze e più facilmente contestabili anche perché distribuite con la presunzione di avere la verità anche scientifica in tasca, quindi talmente contestabili che hanno vita corta. In quanto al futuro progamma del M5S alle proprie elezioni, dopo essere nati con il VaffaDay, oggi si sono trasformati a tal punto che il futuro "candidato premier" (bufala gigantesca in quanto la nostra Costituzione non prevede l'elezione del capo del governo con il voto popolare e quindi non esiste il candidato premier) è andato negli Stati Uniti a cercare l'investitura ed a garantire la propria fedeltà allo stato imperialista, proprio come facevano i vecchi presidenti del consiglio democristiani, insomma niente di nuovo sotto il sole.

mercoledì 15 novembre 2017

E anche l'Italia calcistica ha il suo Schettino


Fra  tanti aspetti deludenti e tristi della partita Italia-Svezia, atto finale di un percorso che che ci ha portato fuori dal mondiale 2018, pochi hanno posto l'accento sulla figura del mister Ventura. Non parlo di scelte tecniche o tattiche, in Italia si sa siamo tutti allenatori soprattutto quando gioca la Nazionale ed ognuno ha la sua soluzione (fra giocare questo o quello, adottare un modulo piuttosto che un altro), ma di quella capacità di gestire un gruppo come la nazionale di calcio che poi è la dote maggiore che un allenatore degli azzurri dovrebbe avere. L'allenatore della nazionale vede i propri giocatori per pochi giorni all'anno e non può avere il tempo di impostare un modulo e tutti i meccanismi necessari affinchè in campo tutto funzioni nel mgliore dei modi. Il tecnico della nazionale deve mettere in campo quei giocatori che secondo lui possono amalgamarsi nel migliore dei modi, sia dal punto di vista tattico/tecnico che caratteriale, e fare piccoli aggiustamenti ma poi si deve affidare alle capacità del singolo ad adattarsi al gruppo. Le doti essenziali però, soprattutto nelle fasi di qualificazioni ai mondiali o agli europei, sono quelle dell'autorevolezza e della capacità di guidare un gruppo eterogeneo e non sempre facile da amalgamare. In questo atteggiamento Ventura ha fallito ed ha fallito proprio nel momento in cui sono sorte le difficoltà e cioè dalla sconfitta per 3 a 0 con la Spagna. La riunione dei giocatori senza lo staff tecnico è stato il primo episodio che ha sancito il distacco del gruppo dal mister azzurro e le partite che ne sono seguite lo hanno dimostrato. Poi c'è l'episodio di De Rossi che si rifiuta di andare a scaldarsi nella partita con la Svezia perché secondo lui servivano attaccanti, per finire con il fuggire davanti alle telecamere dopo la sconfitta lasciando il testimone a Gigi Buffon. E oggi dopo due giorni ancora nessuna dichiarazione del tecnico. Un comportamento che non può essere adottato da chi svolge il ruolo di tacnico di una squadra di calcio ma di qualunque altra compagine sportiva, il problema sta tutto lì. Poi si può discutere all'inifinito su quel o quell'altro giocatore (in questo caso non vedo però chi avesse potuto far giocare Ventura, o sui motivi di questa sconfitta (troppi stranieri ma nel 1966 sconfitti dalla Corea del Nord gli stranieri non c'erano e nel 2006 ce n'erano eccome, dei settori giovanili che non esistono più ma non esistono più da anni, dello strapotere delle televisioni ma in questo caso è colpa nostra che facciamo gli abbonamenti) o su tante altre questioni salvo poi rimetterle da parte fra due anni se la nazionale si comporterà bene agli europei. Certo che non fare niente non si può ma ormai è dal 2006 che non si fa niente dopo le brutte figure in Sud Africa ed in Brasile, quindi niente di nuovo sotto il sole. Forse si cambierà allenatore, forse il presidente della FIGC ma alla prossima occasione o nasce qualche campione o i problemi saranno gli stessi di oggi.

giovedì 9 novembre 2017

Lo sciopero contro i ceti medio bassi


Si potrebbe dire che non esiste più lo sciopero di una volta ma la situazione è anche peggiore: di fatto non esiste più lo sciopero come strumento di lotta e di rivendicazione dei lavoratori. In questi anni i lavoratori sono stati progressivamente depredati di diritti elementari conquistatsi con lotte anche cruente ed miglia di ore di sciopero. Con l'acuirsi della crisi economica questi diritti sono stati progressivamente erosi a partire dallo sciopero (ormai con tutte le regolamentazioni possibili è diventato uno strumento di lotta inutile), per finire al lavoro in via di trasformazione progressiva da stabile a precario e mal pagato, passando dallo statuto dei lavoratori e dal famoso articolo 18. L'articolo 18 è proprio il simbolo di questa guerra contro i lavoratori portata avanti proprio da un partito che si definiva di sinistra. Questo articolo è stato considerato un privilegio perché non riguardava tutte la categorie dei lavoratori e quindi come tale è stato abolito, in realtà si trattava di una tutela del lavoratore contro il padrone o imprenditore, riservato si ad alcune categorie, ma come tale andava esteso a tutti i lavoratori e non cacellato. Ma torniamo allo sciopero. Quasta forma di lotta è stata negli anni regolamentata a tal punto che siamo arrivati all'assurdo che per fare uno sciopero è quasi necessario presentare una domanda e ricevere un'autorizzazione, cancellando quindi l'efficacia di un simile strumento. Oggi c'è stato un ulteriore passo avanti nella delegittimazione dello sciopero arrivando a indire uno sciopero indirizzato a colpire solo una categoria di utenti del servizio pubblico.

Il personale delle ferrovie organizza uno sciopero dal quale però sono escluse Le frecce che viaggeranno regolarmente, come recita il sito delle ferrovie. Non più uno sciopero quindi contro il datore di lavoro ma contro l'utente appartenente al ceto medio basso. Le frecce si sa sono treni il cui costo del biglietto è il doppio dei treni intercity e regionali, treni quest'ultimi utilizzati dalla massa dei pendolari che si sposta con questo mezzo. Uno sciopero quindi classista che alla fine non penalizza certo l'azienda. Non si è ma visto uno sciopero del genere. Naturalmente in questa deligittimazione di questo strumento di lotta hanno una grande responsabilità tutti coloro che dovrebbero in qualche modo stare dalla parte dei lavoratori e quindi sindacati e partiti di sinistra, ammesso che questi esistano ancora.

mercoledì 8 novembre 2017

Sicilia-Ostia: nessuno ha vinto ... ma ha perso la democrazia






Come al solito dopo ogni tornata elettorate di qualsiasi genere, ci dobbiamo sorbire un'abbuffata di commenti e analisi da parte dei vari schieramenti politici. Non si tratta mai di analisi oggettive basate sui dati più salienti, ma sempre orientate nel verso di che si cimenta nel commento post voto a tal punto che lo stesso dato numerico può assumere significati opposti e contrari. Alla fine, se pur con sfumature diverse, chi ha perso trova sempre un motivo per ritenersi soddisfatto e per trovare un aspetto perdente anche su chi ha vinto, chi ha vinto esulta anche se in presenza di dati non del tutto positivo, chi ha pareggiato ha comunque vinto dichiarando perdente tutto il resto della combriccola. L'aspetto più desolante è che poi, alle prossime elezioni, di fatto non sarà cambiato niente indipendentemente da chi ha governato. Ma forse ancora più desolante è il fatto che qualunque formazione politica tralascia un dato che sta diventandotalmente cronico nel nostro paese, da mettere in discussione perfino la democrazia e la validità delle votazione: l'astensionismo. Ormai siamo al punto che la maggioranza dei cittadini non va a votare. In Sicilia hanno votato il 46% degli aventi diritto e ad Ostia il 37%. Ora in demcorazia la regola è che la maggioranza dovrebbe avere il diritto di governare, ma se la maggioranza dei cittadini non va a votare con quale titolo la formazione politica che vince una elezioni si prende la responsabilità del governo ? E soprattutto se la politica tutta, vincenti e perdenti, dopo un risultato del genere non fa assolutamente niente per riconquistare la fiducia dei cittadini (in sicilia si è ripetuto lo stesso livello di astensione di cinque anni fa) non dovrebbe avere il buon senso di .... ritirarsi a vita privata ? Personalmente non condivido l'astensione in quanto, come è stato dimostrato in questi anni, nessuno si preoccupa del cittadino che non va a votare. Le analisi e i commenti sono ristretti semplicemente sul risultato relativo ai votanti, ma se i votanti sono una minoranza dell'elettorato questo non importa assolutamente a nessuno e tutti vanno per la loro strada. Un altro aspetto inquietante si è verificato a Ostia dove i fascisti di Forza Nuova hanno ottenuto quasi il 10% dei voti, percentuale che con il livello di astensione corrisponderebbe al 3,7% circa dell'elettorato ma che in seguito all'astensione ha consentito a questi fascisti di ottenere dei seggi. L'unico commento ha questo risultato preoccupante è stato questo: "Beh sta succedendo in tutta europa" quindi una specie di rassegnazione ad una rinascita della destra più pericolosa che potrebbe essere il preludio di qualcosa di ancora più tragico. Per il resto tutta la politica che ha partecipato alle elezioni siciliane non lascia intravedere alcun barlume di luce e l'astensione sarà un partito destinato ad avere la maggioranza indipendentemente dalla legge elettorale e dai meccanismi artificiosi studiati per far prevalere quello o quell'altro. Il tunnel della crisi politica è ancora lungo e buio e se ne portà uscire solo quando si capirà che non andare a votare non risolve niente se non si mettono in campo anche altre forme di protesta contro questa politica becera.

lunedì 6 novembre 2017

A Renzi nessuno ha spiegato che a copiare ci si rimette sempre.

Tanto tuonò che piovve ma lui vedeva sempre il sole o almeno faceva finta di vederlo. Il buon Matteo Renzi dopo essere ricordato come il più giovane presidente del consiglio italiano probabilmente sarà ricordato come il politico con la parabola più veloce: diventato segretario del partito alla fine del 2013, arrivato alla presidenza del conmsiglio nel febbraio 2014, ha raggiunto il 40% alle elezioni europee e da quel momento in poi è stato un rotolare continuo fino alle elezioni siciliane e del comune di ostia dove il Pd scende sotto il 20%. Alle elezioni europee del 2014 Renzi non aveva ancora scoperto le proprie carte che erano quelle di traghettare il Pd verso destra. In molti furono offuscati dal bonus degli 80 euro, dopo anni di crisi dura era un primo segnale venduto dal segretario del Partito Democratico come una riduzione di tasse. In realtà era un semplice bonus che oltre ad essere stato elargito sottoforma di mancia, non toccava nemmeno le classi più povere del paese. Poi è accaduto di tutto. La riforma del Jobs Act con la cancellazione dell'articolo 18 tanto voluta dal centro destra, una riforma costituzionale che ricalcava in parte quella di Berlusconi con la cancellazione del voto popolare per il Senato con una riforma elettorale, l'Italicum, che ricopiava il Porcellum con premi di maggioranza esagerati e mancanza delle preferenze. Dopo la bocciatura di entrambe le riforme, quella costituzionale con il voto popolare quella dell'Italicum con la sentenza della corte costituzionale, Renzi non abbandona la politica come promesso ma ritorna a presentarsi con nuove primarie nelle quali il numero di votanti crolla ancora. Intanto dopo le elezioni europee in ogni competizione elettorali il Partito Democratico perde inesorabilmente voti e perde ragioni e comuni. Intanto il problema dell'immigrazione si fa critico e Renzi tenta di recuperare terreno buttandosi sul terreno della Lega ed utilizzando gli stessi slogan. Poi manda Minniti al ministero dell'interni che prende provvedimenti cari alla destra. Insomma Renzi prosegue nella sua linea politica dichiarata da sempre ma forse sfuggita ai fans del Partito Democratico: cercare di andare a prendere voti a destra. Perché secondo il vangelo di Matteo da Rignano le elezioni si vincono andando a prendere voti dal nemico. Ma come si mette in pratica questa strategia ? Semplicemente mettendo in atto politiche di destra ed essendo il Partito Democratico il partito di maggioranza, questo programma gli riesce bene. Peccato che la storia del Pd sia di tutt'altro segno ed ecco che oltre a riforme catastrofiche, Matteo Renzi ottiene anche il risultato di sfasciare il partito che, dopo una strenua resistenza, perde pezzi uno dietro l'altro. Fino ad arrivare all'approvazione della nuova legge elettorale, un altro regalo al centro destra che la vota, ma soprattutto seguendo un metodo autoritario: il voto di fiducia. In seguito a questa vicenda il Pd perde un altro pezzo da novanta: il presidente del Senato, Grasso, che lascia il gruppo parlamentare. Renzi non ha messo in conto che per prendere voti a destra avrebbe dovuto mettere in campo politiche di destra, ma un elettore di quello schieramento politico perché dovrebbe votare il Pd che fa politiche come se fosse Forza Italia o Lega quando può votare comodamente l'originale ? Ora con le elezioni politiche ormai vicine è tardi per invertire la rotta ed il paese, probabilmente, si ritroverà ad essere consegnato ancora una volta a Berlusconi e company. A condizione però che nel 2018 ci sia ancora qualcuno disposto ad andare a votare.

giovedì 2 novembre 2017

La politica al giorno d'oggi: tutti contro tutti a suon di vaffa

La politica della così detta seconda repubblica, iniziata più o meno con l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, fu subito connotata da un linguaggio politico ed una propaganda più indirizza vero la denigrazione se non la vera e propria offesa dell'avversario più che alla diffusione delle proprie idee. Proprio Berlusconi mise il dibattito politico su questo piano (memorabile la sua frase "non penso che gli italiani sian così coglioni di votare a sinistra") e la sinistra gli andò subito dietro non sapendo fare di meglio. Un atteggiamento che di solito maschera la mancanza di un progetto vero e soprattutto presentabile. L'ex cavaliere aveva sicuramente il suo, quello di stare il più lontano possibile dalla giustizia anche attraverso leggi tagliata a suo uso e consumo, ma la sinistra avrebbe dovuto combatterlo con armi diverse piuttosto che scendere al suo livello e quindi garantendo al Berlusca tre governi ed una vita politica che ancora non è terminata. Per combattere una politica sempre più distante dai bisogni reali della gente, prese vigore il movimento creato da Grillo che però si presentò ufficialmente come un movimento politico con la famosa giornata del "Vaffa". Quindi nasceva un nuovo movimento politico il cui manifesto programmatico era semplicissimo: mandare a quel paese tutti. Insomma la scuola berlusconiana faceva nuovi proseliti ancora. Oggi siamo ormai all'eccesso e sia la campagna elettorale siciliana che quella nazionale ormai avviata , non si discostano molto dal malcostume linguistico di questi ultimi anni. Addirittura un grillino vorrebbe "bruciare vivo" il deputato Rosati, l'autore della nuova legge elettorale, ma non dimentichiamo nemmeno il governatore Pd della Campania, De Luca, che vorrebbe uccidere tutti i grillini ed anche Rosy Bindi colpevole di averlo dichiarato impresentabile. Naturalmente quando si scende così in basso poi qualunque argomento venga trattato nella campagna elettorale viene relegato in secondo piano rispetto alle volgarità ed alle offese gratuite che infestano la campagna elettorale. Purtroppo in questo linguaggio e genere di dibattito sono coinvolti tutti e non c'è nessuno che sia risparmiato da qualche invettiva di un avversario politico e nessuno che si astenga di lanciare invettive. E poi il cittadino non va a votare .... ed è sempre più difficile biasimarlo

venerdì 27 ottobre 2017

Renzi: contagia con il virus della falsità e continua a rottamare il Partito Democratico


Confesso di non aver mai nutrito simpatia per il progetto del Partito Democratico che ho sempre visto come un carrozzone politico nel quale furono fatti salire soggetti politici talmente diversi da prevedere una difficile convivenza. Troppo distante da quello che fu il più grande partito comunista europeo anche se già le sue fondamenta erano state minate da Occhetto con la trasformazione del PCI in DS. E' vero che forse era l'unico modo per cercare di contrastare l'ascesa di Berlusconi e del centro destra, fatto sta che la sua nascita comportò la caduta del governo Prodi e la sconfitta alle successive elezione nelle quali Veltroni decise di far correre il PD da solo. Il Pd comunque piano piano perse alcune foglie incompatibili anche con un progetto di sinistra sebbene fortemente annacquato. Poi però è arrivato Renzi, un democristiano doc, che a colpi di modifiche delle regole, una su tutte aprire le primarie a chiunque avesse voglia di buttare 2 euro, ha conquistato il partito nel segno della "rottamazione" della vecchia politica. Renzi ha dimostrato subito la sua natura: promesse per conquistare la poltrona (dal "mai al governo senza passare per le elezioni" al "dobbiamo approvare una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i propri parlamentari" passando per "l'art. 18 non è il problema del lavoro in Italia") tutte puntualmente disattese una volta raggiunto l'obiettivo. Un susseguirsi interminabili di proclami come l'ultimo in occasione del referendum del 4 dicembre che prometteva il ritiro della politica in caso di sconfitta. Questa sua peculiarità del bugiardo patentato ha finito per contagiare anche altri appartenenti al Pd a partire dalla sua beniamina Maria Elena Boschi per finire il taciturno Gentiloni. La Boschi oltre a disattendere la stessa promessa di dimissioni dopo il 4 dicembre, si è avventurata poi nel caso Banca Etruria giurando in parlamento di non essersene mai occupata mentre in realtà a cercato di fare pressione per convincere Unicredito ad acquisire la banca in fallimento. Mentre però il virus della bugia ha trovato terreno fertile nella Boschi, si pensava che il buon Gentiloni ne fosse immune ed invece ecco che cade anche lui colpito dal Renzinum: nel discorso di insediamento del suo governo Gentiloni prometteva davanti a Camera e Senato che il governo si sarebbe astenuto da intervenire nella procedura di approvazione della legge elettorale (peculiarità del parlamento) salvo poi rinnegare la sua affermazione e porre la questione di fiducia sia alla Camera che al Senato per far approvare la legge. Chi l'avrebbe mai detto che Renzi sarebbe riuscito a infettare il buon Gentiloni. Ma l'opera distruttrice di Renzi non si è fermata solo alla diffusione del virus della fandonia ma è continuata proprio come aveva promesso nella rottamazione. Solo che ha rottamato parti del suo partito costringendo l'ala più a sinistra del Pd ha lasciare sebbene dopo aver condiviso riforme come il Jobs Act che ha cancellato l'art. 18 e qualsiasi diritto conquistato da anni di lotte dai lavoratori. I tanti hanno abbandonato e l'ultimo in ordine cronologico è il distacco più clamoroso: il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, che lascia il partito a causa della scelta di chiedere la fiducia sulla legge elettorale. Un fatto clamoroso che la dice tutta sull'opera distruttrice di Renzi compiuta grazie ad un gruppo di fedeli che gli stanno intorno nel tentativo di non perdere il posto alle prossime elezioni. Oggi altro fatto clamoroso nel consiglio dei ministri. Gentiloni propone, contro il desiderio di Renzi, Visco per la conferma alla guida di Banca Italia, Mattarella accetta e i ministri renziani (Delrio, Boschi, Lotti, Martina) disertano il consiglio dei ministri che doveva procedere alla nomina. Uno schiaffo a Gentiloni ma anche a Mattarella, un comportamento antidemocratico che affianca ancora di più Matteo Renzi al suo padre putativo Silvio Berlusconi, stessa pasta ma il primo è ancora più pericoloso del secondo in quanto prende in giro milioni di italiani convinti ancora di votare un partito di sinistra. 

giovedì 26 ottobre 2017

Il fallimento della democrazia occidentale


Quello che sta accadendo nel mondo occidentale è il fallimento della democrazia e del capitalismo. Se ancora in paesi che hanno vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale ci sono gruppi di fanatici nazzisti che si presentano alle elezioni e prendono voti, se ancora accadono fatti come in Italia dove un simbolo dell'olacausto viene utilizzato per denigrare tifosi di squadre avversarie, se frange di giovani utilizzano simboli nazzisti e danno vita a gruppi neofascisti o neonazzisti, è chiaro che, a soli 70 anni di distanza da quella tragica guerra, la società tutta ha fallito. Ha fallito nel suo modello di sviluppo, ha fallito nel modello educativo, ha fallito nel modello sociale e culturale che non ha saputo fare altro che organizzare delle ipocrite giornate della memoria senza far seguire queste commemorazioni da un'educazione adeguata. Ma soprattutto hanno fallito le politiche dei vari governi occidentali se negli Stati Uniti arriva un fanatico razzista alla guida dello Stato più potente del pianeta e l'Europa si sgretola sotto il peso della crisi economica e del problema dell'immigrazione. Che dire poi dell'Italia dove al rigurgito fascista si aggiunge la stupidità del tifoso di calcio in un mixer esplosivo che ha generato giorni nei quali è difficile assegnare la palma del più imbecille. L'episodio delle figurine di Anna Frank con la maglietta della Roma distribuite dai tifosi della Lazio, non nuovi a manifestazioni fasciste e razziste, è una miscela di razzismo, fascismo, ignoranza, stupidità e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo poi per mostrare l'indignazione per quell'episodio e per dare solidarietà alle vittime dell'olocausto la situazione si è peggiorata cadendo nel ridicolo e proseguendo nello squallido spettacolo. Giocatori che donano un libro a dei ragazzini senza sapere, loro i giocatori, nè cosa stavano facendo nè quale fosse il significato di quel gesto. Immagini di Anna Frank con le maglie di tutte le squadre italiane amplificando in questo modo lo scempio perpretato dai tifosi laziali. Insomma altro squallore che si somma allo squallore in un turbinio di immagini e commenti demenziali. Non so che cosa sia accaduto negli altri paesi ma nel nostro da ormai oltre 20 anni si è abbandonata la cultura, lo Stato non ha più un progetto culturale degno di nota e la scuola è l'ultima ruota del carro della pubblica amministrazione con personale sottopagato e programmi antiquati non attuali. Per esempio la storia della seconda guerra mondiale non è mai affrontata in maniera organica, puntuale e approfondita. Altro esempio riguarda la morte di molte professioni a causa dell'evoluzione tecnologica, se la scuola avesse avuto l'occhio lungo questa sarebbe stata un'opportunità per costruire o nuove professione o dedicare più tempo alla cultura ed invece ci ritroviamo con livelli alti di disoccupazione e allo stesso tempo uno scadimento culturale senza prcedenti. E l'aspetto più preoccupante è che non si vede una via d'uscita a questo imbarbarimento progressivo.

venerdì 13 ottobre 2017

Quando le bufale arrivano direttamente dal parlamento: dal porcellum al rosatellum


Ieri mi sono voluto "male" e ho dedicato un pò di tempo ad ascoltare il dibattito prima del voto finale alla camera per approvare la nuova legge elettorale, più che un rosatellum un vero e proprio procellum 2.0. Innanzitutto vorrei dire ai "nostri" parlamentari che di questi nomi fantasiosi per denominare una legge elettorale, che dovrebbe essere una delle più importanti dell'intero pacchetto legislativo che regola la vita di un paese democratico, veramente i cittadini non ne possono proprio più. "Porcellum", "Consultellum", "Mattarellum", "Legalicum", "Italicum", "Rosatellum" sono un vero e proprio indice della "serietà" di una politica che continuando su questa strada troverà sempre meno partecipazione da parte dei cittadini. Ormai le leggi elettorali nel nostro paese sono snocciolate come un rosario e prendono nomi assurdi più o meno come gli americani sono soliti denominare i vari tornado che si abbattono sul loro paese. Siamo veramente ridicoli soprattutto in virtù dell'importanza di questa legge. Tornando al dibattito di ieri ed in particolare all'intervento dell'autore della legge, il deputato Pd Rosati, nei suoi 10 o 15 minuti sono state snocciolate una serie impressionante di bufale o fake news come va di moda chiamarle ora da far rabbrividire i fautori delle scie chimiche o dell'esistenza delle sirene.
"Il Parlamento deve votare in maniera libera e trasparente, quindi in modo palese" Chi l'ha detto ? La Costituzione e i regolamenti prevedono il voto segreto, quindi se volete abolirlo prima dovete modificare Costituzione e regolamenti.
"Sarebbe un dramma un Paese al voto senza legge elettorale" I responsabili dell'eventuale dramma siete proprio voi del Pd che avete partorito una legge elettorale anticostituzionale e solo per la Camera. ma detto questa il paese la legge elettorale ce l'ha: quella uscita dalle sentenze della Corte Costituzionale.
"Avevamo fatto l'Italicum ma poi c'è stata la bocciatura del popolo italiano" A parte il disprezzo per il popolo italiano insito in questa frase, la bocciatura all'Italicum è venuta dalla Corte Costituzionale e non dal popolo che ha bocciato solo la riforma costituzionale.
"Niente nominati: l'elettorato conosce i nomi dei candidati e li sceglie lui" Ma a che serve conoscere i nomi stampati sulla scheda se poi non posso sceglierlo il nome perché già deciso ?
"Gli altri grandi paesi non hanno le preferenze" Ah ah ah Rosato lei deve studiare. Francia e Gran Bretagna scelgono i parlamentari nei collegi uninominali, in Germani esiste il voto disgiunto candidato-partito .. non come nella sua legge nella quale il cittadino vota il pacchetto tutto compreso.
Insomma queste bufale escono direttamente dal parlamento e dall'autore (presunto ... ma secondo me l'ha scritta sotto dettatura) della legge stessa, a questo punto come facciamo a difenderci dalle scie chimiche, dalle sirene ma soprattutto dalla politica italiana incapace e inadeguata per fino a guidare la repubblica delle banane ... con tutto il rispetto per le banane.

mercoledì 11 ottobre 2017

PD: Partito Destabilizzante e meno attendibile della storia repubblicana

Da quando Matteo Renzi è alla guida del Partito Democratico nessuno sa più quale sia la linea politica di questa formazione politica. Il suo segretario, ma non solo lui, un giorno fa una dichiarazione che poi disattende nel giro di pochi mesi, esprime un principio che poi viene stravolto in senso opposto con superficialità e senza dare spiegazioni. E' noto a tutti ormai la famosa dichiarazione di Renzi sul suo ritiro dalla politica in seguito alla sconfitta sul referendum del 4 dicembre. Il referendum il PD lo ha perso ma Renzi è ancora qui non solo a fare politica ma anche a continuare a ricoprire il ruolo di segretario del partito. In questa sua demagogia, ipocrisia e falsità Matteo Renzi è riuscito a trascinare anche altri attori del partito, prima Maria Elena Boschi (anche lei dimissionaria in pectore), ma poi anche il buon Gentiloni. Il Presidente del Consiglio aveva dichiarato che il governo non sarebbe entrato nel merito della legge elettorale che, giustamente, è una responsabilità del parlamento. Così come Matteo Renzi aveva dichiarato che la legge elettorale non si fa a colpi di maggioranza ma è una legge che va scritta tutti insieme. Ed ecco che tutte le buone intenzioni cadono nel giro di pochi mesi ed il governo entra a gamba tesa sulla legge elettorale, contradicendo sia il presidente del consiglio e che il segretario del partito di maggioranza, chiedendo la fiducia sulla stessa legge. La fiducia sulla legge elettorale che era stata chiesta solo altre due volta nella storia del parlamento italiano, durante il fascismo ed in occasione della legge truffa del 1953, il Partito Democratico di Matteo Renzi l'ha chiesta ben due volte nel giro di pochi mesi. La prima volta in occasione dell'Italicum che poi è stata bocciata dalla Corte Costituzionale, ed ora in occasione del nuovo pasticcio denominato Rosatellum. Altra legge a rischio anticostituzionalità. Siamo ancora una volta in una situazione paradossale: un parlamento ed un governo di fatto illegittimi in quanto eletti con una legge elettorale anticostituzionale, piuttosto che fare una legge elettorale decente che esca dal parlamento, si apprestano a emanare un'altra legge chiedendo il voto di fiducia piuttosto che discuterla come sarebbe costituzionalmente corretto. Il tutto con la complicità del Presidente della Repubblica ed anche dei cittadini che sopportano questo strvaolgimento della democrazia e della costituzione. L'Italia è l'unico paese in cui la legge elettorale viene cambiata ogni tre per due e viene cambiata a immagine e somiglianza della maggioranza di governo. Naturalmente in questa "pantomima" che uccide la democrazia, le opposizioni hanno la loro responsabilità: perché si chiede il voto segreto su una legge che dovrebbe essere uno dei perni della vita democratica ? I cittadini hanno il diritto di sapere come votano i loro rappresentanti sempre ma soprattutto in queste occasione. Siamo in Italia .... in altri paesi questa gentaglia sarebbe già a casa da tempo ... e invece siamo ancora qui con i sondaggi che dicono che il Partito Democratico, che ormai di democratico non ha più niente, sarebbe addirittura al 27-28%. Che cosa dovrebbe ancora accadere per azzerare i voti a questo partito, come ad altri, e che cosa dovrebbe ancora accadere a convincere il partito dell'astensione ad andare a votare per davvero spedire a casa tutti ?

martedì 10 ottobre 2017

La fulminante carriera di Maria Elena Boschi: da madre costituente a paladina dell'equiparazione fra calciatori e calciatrici




Da quando Berlusconi prima e Renzi poi hanno adottato le quote rosa per i loro ministri abbiamo assistito ad una passarella di ministri donna di pessimo livello. Tanto per liberare il campo da eventuali pensieri sessisti si può senz'altro dire che anche i ministri uomini non siano stati da meno in questa corsa al basso profilo. Naturalmente la responsabilità non è certo di uomini o donne ma di coloro, i presidenti del consiglio incaricati, che hanno effettuato scelte su personaggi di basso profilo e magari, per quanto riguarda le donne, esclusivamente per raggiungere la quota del 50 e 50. Il problema sorge quando queste figure sono messe a guidare ministeri strategici per il paese. Alcuni esempi: la Gelmini all'istruzione quando il suo incarico politico di più alto livello era stato quella responsabile di un parco, oppure la Fedeli anche lei all'istruzione dopo una carriera da sindacalista e soprattutto dopo un un curriculum falsificato, per finire alla Lorenzin che guida la sanità senza nemmeno aver fatto un corso da infermiera. Ma il caso principe di incapacità è forse quello del ministro per gli affari costituzionali e per i rapporti con il parlamento del govero Renzi: Maria Elena Boschi. La sua incompetenza questa volta è stata certificata addirittura prima dalla Corte Costituzionale che ha bocciato la riforma elettorale che tutto il mondo ci avrebbe copiato, e poi dal voto popolare che ha bocciato la sua riforma costituzionale. Nonostante questi suoi "successi" la Boschi è stata premiata nel successivo governo quello di Gentiloni: sottosegretario alla presidenza. E questo nonostante anche la sua promessa a reti unificate di lasciare la politica qualora la riforma della costituzione fosse stata bocciata. Ora la Elena torna alla ribalta con una nuova "battaglia" politica in questo caso affiancata dal ministro Luca Lotti, tanto per rispettare la par condicio e soprattutto a dimostrazione che l'incapacità non è sessista. I due si batteranno per la "parità salariale fra calciatori e calciatrici" in Italia. Ora lasciando da parte l'importanza strategica del problema che non fa dormire non solo iu tifosi italiani ma tutti i cittadini del nostro paese: i giovani che non trovano lavoro, i giovani che hanno un lavoro precario ma con paghe orario faraoniche (5-7 euro lordi), i lavoratori dell'Ilva che stanno perdendo il lavoro anche grazie al governo, i disoccupati .... tutte categorie di cittadini che sono a rischio cefalea a causa del problema dei "salari" delle calciatrici. Detto questo il sottosegretario Boschi dimostra tutta la sua "ignoranza" del problema parlando di ... salari. Ora i calciatori non hanno un salario ma quanto meno uno stipendio e non si tratta di categorie di lavoratori dipendenti ma quanto meno di professionisti che non hanno un contratto nazionale ma che stipulano contratti personali con il presidente della società dove andranno a giocare. Senza contare che i due incompetenti non hanno nemmeno idea di che cosa stanno parlando. Con tutto il rispetto per il calcio femminile che al momento in Italia ancora non decolla o quantomeno trova difficoltà a decollare, come si fa ad equiparere le remunerazione di un calciatore che richiama migliaia di spettatori oltre a centinaia di migliaia di euro di pubblicità con quello di un'altra figura (che sia calciatore o calciatrice non fa differenza) che non ha lo stesso seguito di pubblico e di pubblicità ? Ma non vale la pena di stare a scriverlo sono concetti che capiberebbe anche un bambino, ma che probabilmente son fuori dalla portata dei nostri ministri.

venerdì 6 ottobre 2017

Il nuovo rivoluzionario: Berlusconi scippa anche la Rivoluzione alla sinistra


Si può dire il peggio possibile di Berlusconi, ma non si può negare che sia ua grande "marpione" che dopo oltre 20 anni si appresta a dare scacco matto alla politica italiana ed in particolare alla sinistra. Quando scese in campo nel 1994 scippò a milioni di italiani appassionati di calcio il grido che accompagnava ogni partita della nazionale italiana: Forza Italia. Da quel fatidico giorno (26 gennaio 1994) quando gioca la nazionale il popolo dei tifosi è magicamente diventato un popolo fantozziano che non riesce a gridare quell'incitamente storico. In molti passarono al ... Forza Azzurri ... ma anche quell'incitamento fu stroncato nel 2009 quando l'ex cavaliere fondò il Popolo della Libertà colorandolo di azzurro ed in una sola botta si approprò oltre che del termine azzurri anche della parola Libertà. Possono sembrare sciocchezze ma il buon Silvio sapeva che si stava rivolgendo a quel popolo che aveva abilmente decerebrato con le sue televisioni spazzatura, scimmiottate presto anche dalla Rai, ed infatti nonostante i disastri sia politici che giudiziari, riuscì a rimanere al governo fino a quando la finanza non decise di toglierlo di mezzo per non portare l'Italia al fallimento totale. Ora il marpione, tenuto lontano dalle istituzioni dalla legge Severino votata anche dai suoi, tenta il ritorno confidando in un'improbabile sentenza della corte europea e lo fa a modo suo. Questa volta invade direttamente il campo dell'avversario (finto) politico di sempre: la sinistra ed i comunisti (quei pochi che ancora rimangono). Berlusconi il 14 settembre 2017 ha registrato un marchio per un nuovo soggetto politico al quale ha dato il nome ... udite udite: Rivoluzione Italia. Mentre a sinistra si inventano nomi astrusi dai quali difficilmente si può capire di che razza di formazione politica si tratti (Possibile, Articolo 1, etc.) Silvio ci va giù duro e si appropria di un termine simbolo del comunismo: Rivoluzione. A questo ci affianca la parola Italia ed il gioco è fatto. Pensate che qualcuno quando si andrà a votare non metta una croce su quel simbolo convinto di votare a sinistra ? Io penso che accadrà. Se sventuratamente la Corte Europea si pronuncerà a favore di Silvio Berlusconi non ce ne sarà per nessuno e avremo un altro suo governo. Il problema ancora una volta sta nella legge elettorale che il Pd, con naturalmente Forza Italia ed anche la Lega si apprestano a votare. Una nuova legge che nega ai cittadini di eleggere i proprio rappresentanti e che con soglie "finte" favorisce la presentazione di liste civetta che alla fine porteranno acqua al mulino dei due principali attori: Partito Democratico e Forza Italia. Se questa legge passerà non ci sarà il tempo per una pronuncia della Corte Costituzionale ed andremo a votare con un'altra legge farlocca e con l'ultimo rivoluzionario che scenderà in campo: Silvio Berlusconi.

giovedì 5 ottobre 2017

Lezioncina sullo sciopero al ministro Delrio ed al PD


Stiamo vivendo momenti difficili su tutto il pianeta e quindi anche nel nostro paese. Ci si aspetterebbe in momenti storici come questo che almeno la politica mantenesse un certo equilibrio e svolgesse la sua funzione con "intelligenza" guidando il paese attraverso eventi spesso drammatici. Purtroppo non è così ed il comportamento dei politici trascende a livelli così bassi che nemmeno l'uomo della strada riuscirebbe a raggiungere. Oggi c'è un fatto che riguarda uno strumento principe per la protesta: lo sciopero. Le prime testimonianze di uno sciopero risalgono all'antico Egitto durante il regno di Ramses III. Gli operai impegnati nella costruzione delle tombe incrociarono le braccia interrompendo i lavori per protesta contro i ritardi con cui venivano pagati. Il Faraone dovette acconsentire alle loro richieste affinché i lavori riprendessero. Lo sciopero quindi è da sempre uno strumento di lotta, utilizzato dai lavoratori contro i padroni, per far valere le loro rivendicazioni sia in termini di salari che in termini di riconoscimento giuridico. Da quando questo strumento si è iniziato ad utilizzare anche nel pubblico impiego si sono succedute una serie di norme che ne hanno di fatto snaturato l'efficacia in questo settore. Dichiarare in largo anticipo l'effettuazione dello sciopero, mantenere comunque il funzionamento dei servizi ed altre limitazioni lo hanno reso uno strumento di protesta poco efficace. Mai però si era assistito ad uno sciopero organizzato contro se stessi: come se il padrone di una fabbrica o un imprenditore scioperasse lui perché non riesce a far lavorare gli operai come intenderebbe. Ebbene oggi il Partito Democratico con quale suo ministro, sottosegretario e parlamentare è riuscito a fare proprio questo: scioperare contro se stesso e la sua incapacità di far approvare una legge. La legge in questione è la famosa Ius Soli per la cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia. Dopo un primo passaggio alla Camera, la legge è bloccata in quanto al Senato non ci sono i numeri per la sua approvazione e sono stati alcuni esponenti del Partito Democratico ad ammettere questo fallimento dichiarando di mettere questo provvedimento come priorità nella prossima legislatura. La stessa Maria elena Boschi, sottosegretaria alla presidenza del consiglio, ha fatto questa dichiarazione alcuni giorni fa. Ebbene oggi alcuni parlamentari del Partito Democratico, ai quali si è aggiunto il ministro Graziano Delrio, hanno iniziato uno sciopero della fame (altro uso improprio dello strumento "sciopero") per protestare contro questo rinvio. Di fatto è lo stesso PD ad aver rimandato l'approvazione della legge ed ora i suoi esponenti protestano contro ... se stessi. Ministro Delrio e Partito Democratico ... andatevi a studiare il significato della parola sciopero e non prendete in giro il paese.

mercoledì 4 ottobre 2017

Capitalismo e globalizzazione insieme per uccidere la democrazia


Fino a qualche mese fa sembrava che solo in Italia la situazione politica fosse al limite della democrazia e del buon senso, oggi purtroppo la situazione è cambiata e in molte aree geografiche del globo si stanno verificando o si sono verificati avvenimenti che creano apprensione. L'Europa di fatto non esiste e la crisi economica, il fenomeno dell'immigrazione (causata principalmente dal mondo occidentale con le sue guerre e lo sfruttamento del terzo mondo) lo hanno messo bene in evidenza. Il ritorno della destra estrema proprio nel continente che ne ha subito i maggiori danni, i movimenti indipendentisti che intendono sganciarsi sia dall'Europa in quanto tale (vedi Gran Bretagna) sia dai propri stati (Catalogna in Spagna, in misura minore Veneto e Lombardia in Italia) sono la cartina di tornasole delle difficoltà nelle quali naviga la società occidentale nel vecchio continente. Negli Stati Uniti la situazione non è certo migliore e l'elezione di Donald Trump alla presidenza ne sono un segno evidente (fra l'altro una elezione contro il voto popolare che aveva scelto la Clinton in virtù di calcoli cervellotici e antidemocratici). Si tratta in pratica del fallimento del capitalismo e della globalizzazione che hanno aumentato le distanze fra i ricchi, una minima percentuale della popolazione, ed i poveri, la maggioranza della popolazione stessa. In un contesto come quello attuale nel quale si fa fatica a trovare dei veri statisti mentre c'è un surplus di politici di mezza tacca, che fanno comunque leva sul popolo grazie ad un livello culturale in picchiata, la stupidità impreversa e si diffonde a macchia d'olio grazie anche alla rete. Internet e la rete appunto nati per la diffusione della conoscenza, sono diventate invece un veicolo per notizie false, per commenti fuori dal contesto degli eventi e per analisi che svolgono la funzione della classica benzina sul fuoco. Gli stessi terroristi dell'Isis utilizzano la rete per intestarsi qualsiasi fatto sanguinoso, come per esempio quanto avvenuto a Las Vegas per mano di un pazzo, come se chiunque imbracci una pistola o un fucile sia passato comunque da un processo di conversione islamista. Una situazione preoccupante che mette in discussione la stessa democrazia che perde di significato se chi la esercita non ha strumenti adeguati per valutare l'offerta politica.

giovedì 28 settembre 2017

Storie di ... fine legislatura


Siamo ormai agli sgoccioli di una legislatura che sarebbe dovuta terminare il 4 dicembre 2013 quando la Corte Costituzionale dichiarò costituzionalmente illegittima la legge elettorale definita "Porcellum". Che credibilità avrebbe avuto un parlamento eletto con una legge incostituzionale ? E che credibilità avrebbe avuto un Presidente della Repubblica eletto da un parlamento, il precedente, anche esso illegittimo ? Insomma dopo quella sentenza il parlamento italiano ed il Presidente della Repubblica avrebbero dovuto varare il prima possibile una nuova legge elettorale e portare il paese a nuove elezioni. Invece la Corte nelle motivazioni si affrettò a scrivere che tutte le istituzioni erano pienamente legittime e tutti i partiti, compreso il Movimento 5 Stelle, presero spunto da tale motivazione per proseguire la legislatura. Come se non bastasse il parlamento illegittimo fu trascinato dal partito di maggioranza, il Partito Democratico guidato da Matteo Renzi, nell'avventura della riforma della Carta Costituzionale. Per fortuna quella riforma è stata bocciata dal voto popolare ma in questi cinque anni il parlamento ed il governo ne hanno inanellata una dopo l'altra: un nuova legge elettorale dichiarata anticostituzionale ancora prima di essere applicata, una riforma della Pubblica Amministrazione anche questa respinta per ben due volte dalla Corte, una riforma del lavoro disastrosa che ha cancellato di fatto il lavoro a tempo indeterminato ed il futuro di milioni di giovani condannati al precariato a vita. Tutto pur di andare avanti nella legislatura ed arrivare ai fatidici 4 anni 6 mesi ed un giorni e garantirsi un migliaio di euro al momento di andare in pensione. E la fine della legislatura si barcamena fra una buffonata e l'altra pur di tirare a campare. Il Pd tenta di farsi bello portando in aula due provvedimenti, ius soli e cancellazione "retroattiva" dei vitalizi, che sa benissimo di non poter sostenere con la maggioranza che si ritrova. Il primo, infatti, dopo l'approvazione alla camera, è abbandonato a proprio destino con la promessa della sottosegretaria Maria Elena Boschi (premiata dal governo Gentiloni dopo la disfatta della sua riforma nel governo Renzi) dell'approvazione nella prossima legislatura. Cara sottosegretaria qui dimostra ancora una volta tutta la sua superbia: è già sicura di vincere le prossime elezioni e di ritrovarsi al governo anche nella futura legislatura ? Dei vitalizi non se ne parla proprio più e forse è una fortuna in questo caso dato che quel provvedimento, andando a normare anche il pregresso, molto probabilmente sarebbe ancora un provvedimento incostituzionale. Nel frattempo si torna a parlare di legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni. Il Partito Democratico dopo aver affossato una sua proposta a causa di un emendamento approvato dal parlamento contro il parere del governo (e questa sarebbe democrazia ?), riporta all'attenzione delle camere una nuova proposta nella quale ancora una volta si fa un pastrocchio ma soprattutto si impedisce ancora una volta ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti. Ultimo atto, per il momento ma ci sono ancora 5 o 6 mesi per combinare altri danni, della Camera l'istituzione di una commissione d'inchiesta sul salavataggio di alcune banche a danno dei risparmiatori. Nel nostro paese si sa benissimo che quando si vuole affossare uno scandalo, quello di Banca Etruria e del conflitto di interessi della sottosegretaria (allora ministra) M.E.Boschi, si insedia una commissione d'inchiesta parlamentare che solitamente non arriva ad alcuna conclusione. Nel caso specifico le conclusioni sono già scritte essendo stato nominato a presidente di questa commissione Ferdinando Casini, colui che aveva detto peste e corna sull'opportunità di insediare la commissione stessa. Quale miglior modo di affossare i lavori ancora prima del loro inizio mettendo a presidente un personaggio contrario all'inchiesta ? Insomma una legislatura disastrosa che si avvia al termine percorrendo i binari del disastro che potrebbero essere percorsi anche dalla prossima qualora non si mettano in condizione i cittadini almeno di eleggere i propri rappresentanti e non di vederseli serviti dai soliti organi di partito.

domenica 24 settembre 2017

Il paese delle ... buffonarie


Era il 14 ottobre del 2007 ed il neo nato Partito Democratico si inventò, brutta copia mutuata dagli Stati Uniti, le primarie per individuare il segretario del partito che sarebbe poi stato anche il "presunto" candidato alla presidenza del consiglio o candidato premier come venne inopportunamente chiamato da quel momento in poi. Naturalmente niente a che vedere con quello che accadeva e accade negli Stati Uniti dove le primarie sono utilizzate dal Partito Repubblicano e dal Partito Democratico per individuare i rispettivi candidati alla presidenza che parteciperanno poi alla competizione per l'elezione diretta del Presidente degli Stati Uniti. Il Pd presentò quell'evento come un eccezionale momento di democrazia come se in precedenza il segretario del partito (prima PCI poi DS) fosse individuato con metodi antidemocratici. Anzi quasi sicuramente c'era pèiù democrazia e certamente più confronto e dibattito prima di quel fatidico 14 ottobre 2007 quando il segretario veniva scelto dal consgresso nazionale dopo i congressi provinciali e regionali che si svolgevano in tutta Italia. Con le primarie invece si va si a un voto ma senza un confronto vero e proprio far i militanti e i candidati. Che dire poi della scelta del candidato presidente del consiglio quando nel nostro paese non esiste l'elezione diretta di quella carica istituzionale ? E infatti Veltroni non arrivò mai alla presidenza in quanto sconfitto alle elezioni, ma nemmeno Bersani nel 2013 dopo essere diventato segretario del partito e quindi candidato "premier" arrivò mai alla presidenza del consiglio nonostante la vittoria alle eleizoni politiche. Poi arrivò Renzi e le primarie si trasformarono inequivocabilmente in una farsa in quanto il Matteo di Firenze, per assicurarsi la vittoria, fece cambiare le regole e da quel momento alle primarie del Pd può andare a votare chiunque sia disposto a versare 2 euro. Una democrazia a pagamento dove il segretario di una formazione politica non viene scelto fra gli attivisti del partito, come sarebbe giusto, ma da chiunque indipindentemente da razza, religione e soprattutto fede politica. Io fossi stato un iscritto al Pd mi sarei incavolato a bestia. E infatti anche l'affezione degli italiani a questo strumento pseudodemocratico è andata via via scemando, passando dai 3.554.169 votanti del 2007 ai 1.838.938 del 2017, un calo di quasi il 50% in soli 10 anni.
Poi sono arrivati quelli del Movimento 5 Stelle, quella dell'uno vale uno, della democrazia diretta, del "conta il programma e non le persone", quelli che nonostante tutti i loro buoni propositi sono caduti anche loro nella farsa delle primarie. Quelli che, utilizzando questo metodo, portano in parlamento persone che hanno ottenuto 10 click o giù di lì. Loro però fanno, giustamente, votare solo gli iscritti e quindi, essendo qualche migliaio, i voti sono quelli che sono. Il problema sta nel fatto che in questo modo hanno mandato al Senato ed alla Camera di tutto di più: credenti delle scie chimiche, dell'esistenza delle sirene, fruttariani, e chi più ne ha più ne metta. Fino alla scorsa settimana dove la farsa è andata in scena per la nomina del famigerato "candidato premier". Un votazione inutile in quanto il candidato era praticmente unico: Luigi Di Maio. Per fare avere una parvenza di "democraticità" Grillo e Casaleggio hanno precettato altri 7 candidati prefettamente sconosciuti e probabilmente ignari del tutto della competizione. Risultato: Di Maio vince con oltre l'80% dei voti, ma la buffonata sta, oltre che nella candidature, nella partecipazione. Dei 140.000 aventi diritto al voto, i votanti sono stati 37.442, quindi nemmeno il 27% con oltre il 73% di astensione. Praticamente Luigi Di Maio non rappresenta nemmeno il Movimento 5 Stelle
Di fronte a queste dimostrazioni di "alta democrazia" viene voglia di dire ... aridateci i vecchi partiti.

mercoledì 20 settembre 2017

E se il prossimo presidente del consiglio fosse un fruttariano ?


Mentre tutti i partiti se le stanno suonando per arrivare alle prossime elezioni con un candidato che possa essere vincente (il centro destra con Salvini e Berlusconi, il Pd con Renzi che alcuni non vorrebbero anche candidato alla presidenza del consiglio, i partiti della sinistra che tentano di trovare un punto d'incontro su Pisapia) il Movimento 5 Stelle quello per intenderci nato all'insegna del "Vaffa a tutti" lancia le sue pseudo primarie per scegliere il proprio candidato. Anche in questo nuovo movimento se le stanno dando di santa ragione, naturalmente senza dsiretta streaming come promesso appena arrivati in parlamento, e nessuno dei big di questi cinque anni vuole sfidare Luigino Di Maio. Ecco allora che Grillo decide per tutti e manda sul ring sette perfetti sconosciuti: si va dall'ingegnere all'artigiano passando per il fruttariano. Però vedete che non si finisce mai di iparare, se non ci fosse stato Grillo ed il M5S non avrei mai scoperto che esistono anche i fruttariani, quelli che si alimentano solo di frutta. Una specie di fans delle scie chimiche dell'alimentazione. Ora la domanda è questa: e se quelli del Vaffa decidessero di votare il fruttariano e poi magari vincessero le elezioni magari anche con una schiacciante maggioranza, potremmo davvero ritrovarci un simile personaggio a presidente del consiglio ? Magari la presenza di questo singolare candidato potrebbe anche convincere i milioni di astensionisti ad esprimere un vero voto di protesta e mandare il fruttariano alla presidenza del consiglio. Immagino il suo primo provvedimento (si perché questa è gente integralista): imporre immediatamente in tutta la scuola dell'obbligo un menù fruttariano come quello che si vede nella foto sopra. Chissà magari questa scelta comporterebbe un immediata crescita del PIL grazie all'aumento della produzione di frutta nel nostro paese. Comunque certamente meglio un fruttariano che un sostenitore delle scie chimiche. Scherzi a parte anche l'ultima flebile fiammella di speranza per il nuovo, che avrebbe dovuto cambiare il paese, cade definitivamente (ammesso che fosse ancora accesa) e non si vede come questo movimento nato da un Vaffa e comandato da un comico (si lo so lo so ... i comici nel panorama politico italiano non mancano) possa davvero governare un paese qualora davvero vincessero le elezioni. Che poi secondo la logica del Movimento non si capisce a che servano queste primarie. Ad ogni domanda su chi sarà il loro candidato alla presidenza del consiglio, la risposta ripetuta come un mantra dagli intervistati grillini è sempre la stessa: "Per noi è importante il programma, non fa differenza se a capo del governo ci andrà Tizio piuttosto che Caio: chiunque vada dovrà seguire e realizzare il programma del Movimento". E allora che cavolo le fate a fa le primarie, mandateci il fruttariano o quella che crede alle sirene o il primo che acchiappate a passeggiare davanti alla villa di Grillo, tanto deve solo seguire il programma. E questi prenderanno circa il 30% dei voti .... poera Italia.

martedì 19 settembre 2017

A proposito di bufale: quella del "candidato premier"


Questa è l'epoca della lotta alle notizie false diffuse in rete, purtroppo le falsità e le così dette bufale non circolano sono attraverso la rete ed i social network. Esistono notizie false molto più pericolose diffuse dalle istituzioni. Più pericolose perché le bufale della rete sono facilmente individuabili: è sufficiente spendere un pò di tempo nella rete per scoprire o quanto meno mettere in discussione la veridictà di una notizia. Molto più subdole è pericolose sono quelle "ripetute" come un mantra in modo tale che alla fine finiscono per essere considerate vere, se poi il tam tam proviene dalle istituzioni o dai partiti politici (coloro che in questi giorni vorrebbero combattere appunto le falsità della rete) è molto più complicato smontarle. Quella che circola in questi giorni ma che la politica diffonde da qualche decina di anni, più o meno da quando si è passati al maggioritario, è quella relativa al "candidato premier" che ogni partito si appresta a schierare alle prossime elezioni. Intanto precisiamo che in Italia non esiste il premier ma esiste il presidente del consiglio che è una figura diversa soprattutto per un aspetto fondamentale: il premier è eletto direttamente dal popolo, il presidente del consiglio nella nostra repubblica costituzionale è nominato dal presidente della repubblica e, per governare, deve ottenere la fiducia del parlamento. Ecco allora che tutte le volte che un politico afferma che "quel presidente del consiglio non è stato eletto da nessuno" dice una cosa vera ma che è totalmente prevista dalla nostra Costituzione e quindi niente di scandaloso. Gli ultimi due governi con a capo un personaggio un "non eletto" sono stati quelli con presidente del consiglio Monti e poi Renzi, entrambi nominati dal presidente della repubblica ed entrambi hanno ottenuto la fiducia del parlamento per cui sottolineare che né Monti né Renzi siano stati eletti non ha alcun senso. In questo periodo che ci stiamo avvicinando alle prossime elezioni politiche quasi tutti i partiti si affannano a "nominare" quello che chiamano il loro candidato premier. Nella Lega si è autonominato Salvini, nel Pd è nominato per statuto il segretario del partito e quindi Matteo Renzi, nel M5S (perfino loro sono complici di questa falsità) sarà probabilmente eletto Di Maio, Forza Italia (la prima forza politica ha lanciare questa bufala) si aspetta di poter nominare ancora Berlusconi. Tutta fatica inutile perché dopo le elezioni potrà accadere di tutto soprattutto con la legge elettorale proporzionale attualmente in vigore. L'attuale legislatura rappresenta un esempio lampante di quanto può accadere e di quanto sia falsa la nomina di una candidato premier. Il Partito Democratico, che ha vinto se pur di poco le elezioni del 2013, aveva in Bersani il proprio candidato premier, bene Bersano non ha mai ottenuto un vero incarico e in questa legislatura si sono succeduti tre governi sostenuti da coalizioni diverse da quelle che si erano presentate alle elezioni ed un governo addirittura guidato da un non parlamentare (Matteo Renzi). Insomma quella del candidato premier è di fatto una bufala istituzionale e dispiace che anche il nuovo movimento, il M5S, che appunto doveva rappresentare il nuovo modo di far politica, abbia alla fine ceduto alla retorica di questa candidatura ingannando i propri sostenitori. Tralasciando la farsa delle votazioni on line con, di fatto, un solo candidato, il futuro eletto (probabilmente Luigi Di Maio) molto presumibilmente potrebbe non arrivare mai alla guida di un governo. Non si vede attualmente come un governo M5S possa ottenere la fiducia di altri partiti loro che sono contro tutti e tutto oltre a non accettare alleanze con alcuno. Insomma il tam tam del candidato premier è di fatto la madre di tutte le bufale che irride addirittura la Carta Costituzionale, difficile pensare che coloro che sostengono questa falsità, praticamente tutti i partiti, pretendano di varare norme per garantire la veridicità delle notizie pubblicate sul web.

lunedì 18 settembre 2017

Ora tutti hanno il loro "golpe" da denunciare


Spesso in questo millennio le parole della lingua italiana sono utilizzate a sproposito rispetto al loro reale significato. Si va da circostanze innocenti sebbene significative ad altre più gravi e pericolose. Per fare un esempio nel social network più famoso sul pianeta, Facebook, il termine inflazionato e che va oltre il significato reale è la parola "Amico". Ogni contatto che abbiamo su questo social è indicato con il sostantivo amico, un termine mutuato dalla lingua inglese, che su Facebook è utilizzato a sproposito dato che l'amico di Fb può tranquillamente essere un perfetto sconosciuto. Per andare su questione un pò più serie un altro termine inflazionato ed utilizzato a sproposito è spesso la parole "eroe". Questo termine viene non di rado utilizzato per stigmatizzare una persona che semplicemente fa il proprio dovere, comportamento che diventa un fatto eccezionale in un paese come l'Italia dove spesso i conportamenti sono al limite della legalità. Un termine che in questi giorni è tornato in voga nella politica è una parola che identifica un avvenimento drammatico e violento come può essere un colpo di stato: la parola è Golpe. Recentemente è stata utilizzata dal leader della Lega Matteo Salvini, in occasione del sequestro cautelativo dei beni del suo partito nella vicenda relativa all'utilizzo illegale che ne fece l'allora segretario Umberto Bossi, e dal Partito Democratico in ordine alla vicenda Consip che vede coinvolti sia alcuni apparti del governo che alcuni magistrati in un caos del quale ancora non sono chiari molti aspetti. Era qualche anno che un politico non utilizzava questo termine ed allora il buona vecchio Berlusconi, rincuorato dal fatto che anche il Partito Democratico è caduto fra i destinatari di un golpe in Italia, ha ricordato che lui ne ha subiti addirittura cinque nella sua carriera politica. Dal primo quando la magistratura gli fece pervenire un avviso di garanzia durante un summit internazionale a Napoli, all'ultimo quando è stato cacciato dal Senato per una condanna definitiva ed in virtù di una legge che anche il suo partito aveva votato. In quelle occasioni il Partito Democratico si prese gioco del cavaliere e, giustamente, ridicolizzò la sua accusa di aver subito un golpe; ora però che le presunte vittime del persunto golpe sarebbero esponenti del Pd renziano, il voltafaccia del partito è stato immediato ricorrendo all'utilizzo a sproposito del termine golpe. Naturalmente in Italia, per fortuna, non ci sono stati golpe o colpi di stato di alcun tipo a partire della vicenda Craxi, che fu il primo ad utilizzare questo vocabolo in occasione della sua condanna nella inchiesta di mani pulite. Ci sono solo inchieste della magistratura scatenate dal comportamento spesso illegale della politica italiana, che quindi si ribella anche solo quando la magistratura fa semplicemente il proprio dovere indagando chi è sospettato di tali comportamenti. Ecco allora che il politico passa allegramente da "fare piena luce e in tempi brevi" se l'inchiesta riguarda suoi avversari politici, a "inchiesta ad orologeria o addirittura golpe" se l'inchiesta riguarda la sua persona o il suo schieramento politico. E questi ruoli si scambiano allegramente senza distinzione di colore politico in virtù di una parola ormai cancellata dal vocabolarioa della lingua italiana: coerenza.