mercoledì 19 luglio 2017

Quando l'obbligo era una conquista






Della vaccinazione obbligatoria ho due ricordi distinti: il primo quando il medico mi somministrò una zolletta di zucchero con una goccia di liquido rosa, il secondo quando un altro medico mi fece una specie di scarabocchio sull'avambraccio sinistro di cui ho ancora il segno. Erano gli anni delle vaccinazioni obbligatorie, anni 60, anni nei quali nessuno si sognava di mettere in dubbio quelle pratiche mediche indispensabili per combattere patologie orrende come la poliomielite o il vaiolo. Non c'era internet, e forse in quel caso era un bene, ma soprattutto non c'erano le teorie complottiste di alcun genere. Erano anche gli anni dell'introduzione della scuola dell'obbligo e questi obblighi venivano visti come una conquista e non certo come una costrizione. Quelle costrizioni permisero di sconfiggere sia malattie invalidanti e mortali che l'analfabetismo del nostro paese da poco uscito dalla guerra. Forse eravamo "ignoranti" e ci fidavamo sia della scienza che dell'istruzione garantita da uno stato che si stava ricostruendo. Oggi che il livello culturale "dovrebbe" essersi alzato rispetto a quegli anni, ecco che il termine obbligatorio non viene accettato anche se riguarda materie delle quali si è totalmente ignoranti ma delle quali si ha la presunzione di conoscere tutto solo perché si è letto qualche pagina in rete senza avere la minim cognizione scientifica. Ed allora ecco le scie chimiche, il fasullo sbarco sulla luna, i terremoti declassati per convenienza e via dicendo. Bufale su bufale. E così un'orda di "navigatori virtuali" per i quali nomi come Sabin, Pastuer, Curie sono essenzialmente al più nomi di strade o di piazze, pretende di avere la verità in tasca e si ergono a "eroi" pronti a sconfiggere le "cospirazioni" di cui il mondo è pieno. Si è vero che in quasi tutti i paesi "evoluti" l'obbligatorietà dei vaccini è stata cancellata, ma è anche vero che in quegli stessi paesi la percentuale della popolazione vaccinata supera comunque il 90% mentre nel nostro paese di "sapientoni" si è scesi pericolosamente al di sotto. Ora così come esiste la scuola dell'obbligo, l'obbligo di non fumare nei luoghi pubblici, l'obbligo di limitare la velocità sulle strade o l'obbligo di dare la precedenza a destra, ci sarà di nuovo l'obbligo di vaccinarsi fino a che non sarà sconfitta l'IMBECILLITA' strisciante derivante da una "cultura" virtuale nata stando seduti davanti al vostro pc o smartphone a bervi tutto quello che vi passa sullo schermo.

Immigrazione: governo ostaggio di comuni e europa


Che l'immigrazione sia diventato un problema gigantisco e non facilmente risolvibile è un fatto ormai noto e che sia diventata tale dipende sia dalla poca lungimiranza della nostra politica sia del capitalismo occidentale che non ha nessuna intenzione di porre rimedio seriamente a questo problema. Detto questo, tutto quello che può fare un stato come quello italiano è semplicemente tentare di governare il fenomeno con il minimo danno, ma naturalmente senza pensare di riuscire a risolverlo. E il nostro governo che fa ? Niente altro che rimanere ostaggio da una parte dell'Europa che dopo aver chiuso i confini via terra (la rotta dei balcani) non ha intenzione di assistere l'Italia nella gestione dell'emergenza, dall'altra dei Comuni italiani che nella maggioranza dei casi non hanno intenzione di rispettare le direttive del governo stesso in merito alla distribuzione dei migranti sul territorio. Un governo quindi incapace, ma come lo sono stati tutti i precedenti su questo tema, che non ha la forza e la capacità di impostare e far valere la sua politica (ammesso che ne abbia una). Il risultato è che le migliaia di persone che arrivano, ormai portate dai traghetti delle ONG che si sono sostituite da una parte ai barconi libici e dall'altra alla marina militare, sono trattenuti in specie di campi di concentramento per poi essere dislocati in qualche albergo, casa o similari in balia di se stessi. In pochi casi c'è una vera attività di integrazione ma anche questa del tutto insufficiente rispetto ai numeri di coloro che entrano nel nostro paese. Soluzioni ? Inutile ormai lanciare i soliti messaggi all'europa sul fatto che deve aiutarci, a parte qualche soldo in più nessun paese ha intenzione di prendersi qualche immigrato, ed allora è necessaria un'azine di forza. O dare i famosi permessi che consentano agli immigrati di vagare per i paesi europei o chiudere i rubinetti dei fondi con il quale finanziare la comunità europea. A questa azione di forza ne deve poi corrispondere un'altra verso i sindaci obbligando anche loro a rispettare le direttive magari tagiando anche a loro i fondi. Non vedo altre soluzioni ammesso che non si voglia davvero istituire un blocco navale davanti alle costre libiche magari affondando qualche barcone che tenta di prendere il mare. Comunque tutte terapie urgenti che non risaolveranno il problema come non lo risolverebbe la nuova strategia del Partito Democratico copiata dalla Lega: aiutarli a casa loro. C'è un solo modo per aiutarli davvero a casa loro: smettere di sfruttare quei paesi dai quali si origina l'immigrazione e quindi far rientrare compangnie petrolifere, compagnie di estrazione diamanti e metalli vari e lasciare tutte queste risorse in mano loro. In una sola parola redistribuire la ricchezza mondiale che ormai è in mano ad una bassissima percentuale di persone, quindi abbandonare il capitalismo che ormai ha dimostrato ampiamento il suo fallimento.

lunedì 17 luglio 2017

Fatti non pugnette: bonus a pioggia e precarietà per tutti




Oggi è un altro giorno da incorniciare per il Pd renziano: prende il via l'ennesimo bonus volto ad ottenere consenso, quello per l'asilo nido. Mille euro a chiunque ne faccia richiesta indipendentemente dalle condizioni economiche ecco come sperperare il denaro pubblico in nome della compra vendita di un misero voto. Forse nelle intenzioni del segretario del Partito Democratico c'era il voto in autunno, ma gli è andata male e quindi il bonus scatta troppo presto, quando si voterà a marzo 2018 tutti se ne saranno già dimenticati. Comunque Renzi lo aveva dichiarato già dal primo momento del suo ingresso nel panorama politico nazionale: per vincere il Pd deve andare a prendere i voti a destra e per mettere in atto questa strategia qualche miglior modo che regalare bonus a tutti (salvo poi riprenderseli come nel caso degli 80 euro) oppure approvare riforma di stampo berlusconiano (come l'abolizione delle tutele per i lavoratori e la liberazlizzazione del licenziamento). Quindi anche questo bonus rientra nella strategia politica del Partito democratico, una strategia che da tempo ha abbandonato le classi più deboli e si è dedicato anima e corpo a quella classe sociale che certamente non aveva bisogno del Pd ma che comunque porta voti. Ora comunque in molti a sinistra si stanno rendendo conto delle reali politiche di questo partito ormai votato ad occupare il centro con tendenze verso destra e i voti racimolati da una parte li perde ed in maisura maggiore dall'altra. Ma a parte la politica dei bonus il fallimento reale del Partito Democratico e delle politiche di questi quattro anni, quelle per la quali Padoan ora dice che siamo fuori dal tunnel e quelle strombazzate nel libro di Renzi e nella narrazione dei suoi accoliti. Poi qualcuno ogni tanto ci suona il campanello e ci da una sveglia: che sia l'Inps, o l'Istat o l'europa poco importa. Oggi appunto è l'europa che ci ricorda abbiamo il record in europa di giovani che non cercano o non hanno lavoro (20% contro 11% media europea), il numero di persone che vivono in povertà estrema è aumentato unico caso in Europa con Estonia e Romania, chi riesce a trovare lavoro nel 15% dei casi ha contratti atipici (meno del 5% nel Rego Unito). Insomma il quadro reale è molto diverso da quello che puntualmente gli esponenti del Pd ci raccontano, ma chi vive nella realtà lo sa benissimo.

venerdì 14 luglio 2017

Nel paese dei quaquaraquà ... anche i grilli scrivono libri


Si dice che gli italiani non leggono (dati Istat: nel 2016 4 milioni di lettori in meno rispetto al 2010, 57% popolazioe dichiara di non aver mai letto un libro) poi vai in libreria e ti rendi conto prché gli italiani non leggono: perché siamo un paese di scrittori. Scrivono tutti cantanti, attori, calciatori, giornalisti e naturalmente politici. Ora mentre anni indietro un non-scrittore di professione scriveva un libro per raccontare esperienze vissute, magari quando le stesse esperienza fossero concluse, oggi questa tendenza è completamente cambiata: si scrive in corso d'opera quando quindi la capacità di analisi storica non è certamente matura per analizzare fatti avvenuti da poco tempo. Sinceramente non saprei come inquadrare il libro di Matteo Renzi, intendiamoci non l'ho letto e me ne guardo bene, ma il giovanotto, che continua a fare il simpatico in televisione tanto da finire per essere uno dei più antipatici fanfaroni, con la complicità dei giornali ha fatto in modo di far conoscere la sua "opera" anche ai non lettori. Il quadro che ne è uscito non è diverso da quello che si ha ascoltando per soli 10 minuti l'ex presidente del consiglio: un spara parole autoincensanti ma spesso, se non quasi sempre, false rispetto alla realtà dei fatti. Per non parlare poi dei suoi cambi di parere su problemi seri ai quali ci ha abituato in questi quattro anni e che nel libro si ripetono. Mettendo da parte lo "squallore" e la "falsità" con cui racconta la vicenda di Letta (come se la direzione Pd che decise la "successione" non fosse stata trasmessa in streaming dopo il famoso #lettastaisereno o come se non si fosse visto il passaggio di consegne a Palazzo Chigi), c'è poi la questione attuale quella dell'immigrazione sulla quale tutti i "quaquaraqua" del nostro paese si impegnano quotidianamente a chi la spara più grossa. Sulla questione Renzi ha cambiato radicalmente direzione passando dal "bisogna accogliere tutti" alla parola d'ordine leghista e destrorsa "Aiutiamoli a casa loro". Ora nessun problema a cambiare opinione, ma se la si cambia in maniera così radicale si avrebbe il dovere almeno di dare maggiori delucidazioni sul perché e soprattutto sul come attuare la nuova strategia. Perché tutti siamo bravi ad espletare un programma politico a suo di slogan (Berlusconi ci ha vinto le elezioni tre volte e Matteo Renzi sta ripercorrendo quella strada) del tipo "meno tasse per tutti", "un milione di posti di lavoro", "giustizia più veloce" e via dicendo ... il problema e la sostanza dovrebbe stare sul come attuare poi questi slogan. Ecco allora che la parola d'ordine "aiutiamoli a casa loro" potrebbe anche essere la strada più giusta se si aggiunge un pezzo relativo al come, quando e in che modo. Che vuol dire aiutiamoli a casa loro quando contemporaneamente a casa loro ci sono le multinazionali del capitalismo occidentale che sfruttano le risorse naturali di quei paesi (diamanti, gas, petrolio, uranio, etc. etc.) affamando allo stesso tempo quei popoli ? Aiutiamoli a casa loro non sgnifica mettere soldi sulla voce cooperazione ma capire poi come quei soldi saranno utilizzati e investiti dai governi stessi (per lo pù governi di stampo dittatoriale) oggetto della cooperazione. In quei paesi la gente scappa non solo per le semplici condizioni economiche ma anche perché manca assolutamante l'istruzione, l'assistenza sanitaria e soprattutto la possibilità di innalzare la propria condizione sociale. E questa situazione è l'effetto dello sfruttamente occidentale quindi il primo passo per aiutarli a casa loro sarebbe SMETTERE DI SFRUTTARLI ... Matteo Renzi saresti capace di mettere in campo un programma di questo genere ? Ho dubbi anzi quasi certezze .. certo che no altrimenti quale migliore occasione di un libro per spiegare il progetto di "aiutiamoli a casa loro".

martedì 11 luglio 2017

Il fascismo vietato per la terza volta ... per non occuparsi dei problemi seri

Il paese ormai è governato a vista ed ogni giorno sorgono nuove emergenze. Per tre anni c'è stata l'emergenza riforme, sono state fatte e rispedite al mittente (o dal popolo o dalla corte costituzionale) e l'emergenza è terminata senza che accadesse niente di che. E che dire dell'emergenza lavoro che ha portato in pochi mesi ad un riforma che come primo risultato ha liberalizzato i licenziamenti, manca il lavoro ed io ti consento di licenziare senza cavilli. Poi c'è stata l'emergenza vaccini e subito una belle legge che multa chi non vaccina i propri figli così chi economicamente può non vaccina. Ora c'è un'altra emergenza spuntata quasi dal nulla: il ritorno del fascismo e il rischio di una nuova marcia su Roma. Tranquilli il Partito Democratico che governa ha subito la nuova legge pronta da sfornare e poco importa se già ne esistono due (Scelba 1952 e Mancino 1993), meglio abbondare e creare ancora più caos nella normativi civile e penale. Più leggi ci sono e più facile è per chi le viola uscirne indenni. La prima domanda che sorge spontanea è: ma se i nostri legislatori sono così veloci ed efficienti perché questo paese è sempre l'ultima ruota del carro dei paesi occidentale e dell'europa ? Perché da noi la burocrazia, figlia legittima del caos legislativo, impera e funziona da ostacolo a qualsiasi iniziativa piuttosto che agevolarla ? Perché il nostro parlamento ed i nostri governi viaggiano nell'emergenza e sull'onda dell'emotività, nessuno ha la forza di seguire un progetto reale ed un modello di sviluppo serio e concreto, ma si sfornano leggi e provvedimenti a seconda della bisogna immediata. Ed il sospetto è che questo pronto intervento legislativo sia una vera e propria strategia per non occuparsi dei problemi reali e concreti come per esempio il lavoro, le disuguaglianze e la pressione fiscale. Naturalmente il Partito Democratico, guidato da un folle pieno di sè che ogni giorno sforna dichiarazioni che si contraddicono nel giro di poche ore, sfrutta queste emergenze per distrarre il paese dalle boutade del suo segretario e gli altri ci cascano a fittone. E' il caso della "nuova legge" Fiano contro il fascismo che capita a fagiuolo proprio mentre le cronache si occupano di uno stabilimento balneare di Chioggia dove un "aspirante" duce imperversa. Ma lo stabilimento non è sorto dal nulla e stava lì già da tempo e quindi il disegno appare in tutta la sua ipocrisia e demenzialità: i media si occupano dello stabilimento e Fiano sforna la sua legge che già arriva alla Camera così dal nulla. Su dai non tutti abbiamo l'anello al naso. Senza contare che già ci sono due leggi che danno diversi problemi di interpretazione per cui per esempio il reato di saluto romano a volte è punito altre volte no a seconda del giudice, introdurre una nuova legge piuttosto che fare chiarezza su quelle già esistenti è da folli e da manovra di distrazione di massa da manuale. Un'aspetto positivo della proposta Fiano comunque c'è: ha fatto venire allo scoperto sia l'ignoranza storica sul fascismo (Brunetta propone il reato di apologia del comunismo), sia la presenza di una moltitudine di fascisti latenti (grillini in testa) nel nostro paese anche se questo aspetto era già noto. Purtroppo però in Italia siamo sempre alle solite: quando non si riesce ad applicare una legge se ne fa un'altra simile aggiungendo confusione e contribuendo all'inapplicabilità delle norme.

venerdì 7 luglio 2017

Dallo streaming allo stopping


Dopo che la nostra politica è rimasta praticamente ferma dall'avvento della Repubblica agli anni 90, e dopo un altro ventennio praticamente di immobilismo sostanziale con i governi Berlusconi e le finte opposizione dei Ds e poi del Pd, oggi la dinamicità del mondo politico è sicuramente più elevata almeno negli aspetti formali. In pochi mesi si è passati dalla rottamazione alla riabilitazione e dal tutto in rete per consentire la partecipazione dei cittadini alle porte chiuse per non mettere in piazza lo squallore del dibattito politico. I fautori di questi repentini cambiamenti con consequenti ritorni indietro sono il M5S e a ruota, più che altro per mero calcolo elettorale piuttosto che per convinzione, il Pd targato Renzi. Epocale fu la diretta streaming del 2013 fra Bersani e due pivelli grillini che fecero una magra figura senza rendersi conto di dove si trovavano (la Lombardi che dichiarava sembra di essere a Ballarò). Alla successiva occasione infatti si presento Grillo con il quale Renzi terminò il confronto urlando "esci da quel blog" salvo poi aprirlo lui un blog sulla scia del comico genovese. Lo stesso Pd con Renzi dette vita alle dirette streaming della propria direzione, salvo poi ieri tornare indietro dopo aver dato dimostrazione in quelle dirette la perfetta inutilità delle direzioni del partito decantate come momenti di democrazia. Una democrazia che si svolgerva secondo il seguente canovaccio: Renzi fa la relazione iniziale, intervengono esponenti renziani a favore senza se e senza ma ed esponenti contrari alla relazione del segretario che fanno proposte e inviti al segretario stesso di modificare la rotta, nessuna delle opzioni contrarie viene presa in considerazione, si vota la relazione del segretario senza modifiche e con l'atensione dei contrari. Una farsa ed una messa in scena ridicola che fra l'altro ha contribuito alla perdita di consensi sia da parte del partito che di Renzi stesso. E così si è arrivati allo stop dello streaming seguendo ancora una volta le orme del M5S che le ha sospese da tempo per nascondere i propri dissidi interni e la solita soluzione grillesca: si fa come dico io abbiate fiducia in me. Questo passo indietro sulla persunta democraticità del tutto on line, un principio sulla carta anche giusto, dimostra quanto i nostri partiti vecchi e nuovi non siano assolutamente pronti per questo salto in avanti nel livello di democrazia e serviranno ancora decenni prima che l'Italia, un paese tipicamente individualista, sia pronta per farlo. Servono dei cambiamenti culturali e sociali che non possono essere imposti da un momento all'altro. Stessa sorte ha subito la rottamazione renziana che alla fine in soli tre anni ha portato a far tornare in auge i presunti personaggi da rottamare: Bersani, D'Alema e lo stesso Berlusconi (ammesso che l'ex cavaliere sia davvero nel mirino del rottamatore come personaggio da mettere da parte) sono tornati protagonisti principali. Anche in questo caso per mettere da parte vecchi personaggi e vecchia politica servono idee e progetti nuovi, mentre Renzi è caduto nelle stesse pecche della vecchia politica. Clientelismo, autoritarismo e scandali che piuttosto che essere spiegati sono insabbiati. Niente da fare dopo una piccola ventata di aria nuova, la bonaccia è tornata e siamo di nuovo in pieno prima repubblica ammesso che il paese ne sia davvero uscita.

giovedì 6 luglio 2017

Europa e immigrazione: ognuno per sé e l'Italia per tutti


L'immigrazione è causata da politiche sciagurate del capitalismo e dell'occidente contro paesi poveri, ma ricchi di risorse da sfruttare a beneficio del capitale. In particolare alcuni paesi come Francia, Inghilterra e Olanda ex paesi colonialisti sono i fautori dello sfruttamento senza limiti dei paesi africani mentre poi Stati Uniti, con il contorno di decine di paesi fra cui l'Italia, sono coloro che hanno portato la guerra in nome dell'esportazione della democrazia. Quando è iniziato il fenomeno dell'immigrazione l'Europa è corsa subito ai ripari con un accordo trappola per l'Italia, quello di Dublino e l'Italia, nota per la qualità politica sei suoi "statisti" che la governano dal 1990 in poi, è caduta nel tranello. Nel 2016 sono stati trasferiti in Italia circa 3200 immigrati da altri paesi europei in quanto l'Italia era stata il loro paese di ingresso in europa, per lo stesso principio circa 100 immigrati sono stati trasferiti dall'Italia ad altri paesi europei. Non era difficile capire che quel trattato sarebbe stato un trattato capestro per Italia e Grecia, i paesi più esposti all'immigrazione per la loro estensione in mare dove i confini non sono "facilmente" difendibili (ammesso che nel caso dell'immigrazione si possa parlare di difesa dei confini). Con l'esplosione del fenomeno immigrazione dal 2015 in poi, Italia e Grecia sono stati messi in mezzo da una parte dalla massa degli immigrati e dall'altra dai paesi europeui che hanno di fatto chiuso le frontiere per l'eventuale circolazione degli immigrati. Il fenomeno si è aggravato con la politica dell'europa che ha lasciato in mano alle ONG il traffico nel mediterraneo da Libia e paesi limitrofi verso Italia e Grecia. Prima erano  barconi dei trafficanti del mare che trasportavano i migranti con le immancabili e conseguenti tragedie del mare, ora, nel lodevole tentativo di evitare carneficine, le ONG si spingono fino alle coste della Libia a prelevare i migranti mettendo in gioco, inutile negarlo, un business umanitario. In mezzo a questo caos l'Europa si è dimostrata quello che già avevamo visto nella crisi economica: un entità incapace di governare dove ognuno pensa per se. Nella crisi economica la Grecia è stata massacrata, nell'immigrazione il massacro è da una parte verso le vittime della politica europea e occidentale, gli immigrati, dall'altra verso i paesi esposti come Italia e Grecia. Di fatto l'Europa non esiste se non per una moneta che ha creato diversi problemi ai paesi più deboli (anche per la miopità della politica almeno in Italia): niente politica comune, niente politica estera comune, niente esercito comune ... insomma un'entità che svolge il compito del cerbero sui conti pubblici a discapito dei ceti medio bassi. E l'Italia che fa ? Beh la pochezza politica del nostro paese non può che aggravare questo problema che d'altra parte non può essere risolto da un singolo paese. I nostri politici fano tenerezza e compassione nei loro appelli che si risolvono in parole sterili come "L'atteggiamento dell'europa è inaccettabile", "Non possiamo essere lasciati soli", "E' necessaria una politica comune" e via dicendo. Tutti concetti scontati salvo non essere incisivi ma addirittura ininfluenti quando potremmo contare qualcosa, l'ultimo semestre di presidenza italiana ne è stato un esempio lampante.

sabato 1 luglio 2017

Il fallimento del "rottamatore"

 
Uno degli aspetti più antipatici (per non dire più odiosi) dell'ascesa alla ribalta politica nazionale di Matteo Renzi è stato quello di presentarsi come "il rottamatore" della vecchia politica e dei vecchi politici soprattutto. Un compito che già avrebbe dovuto mettere in guardia chi non lo conosceva sulla sue presunte qualità di statista e di politico in grado di governare. Invece di attingere alla fonte della esperienza passata (positiva o negativa non era poi rilevante) di chi aveva già occupato cariche rilevanti nella politica del paese, lui si presentava come quello che avrebbe tolto di torno, utilizzando il termine "rottamare" utilizzato fino ad allora per oggetti e non per le persone, tutto il passato incarnato in personaggi come D'Alema, Prodi, Veltroni, Berlusconi e via dicendo. Dopo quattro anni e tre di governo in realtà il buon Matteo ha finito per rottamare il Partito Democratico ed il suo storico giornale l'Unità, mentre tutti i personaggi di cui sopra sono tornati in auge dopo, quelli che appartenevano al Pd, aver lasciato il partito stesso. Tre anni di governo disastrosi con riforma costituzionale bocciata dal voto popolare, riforma elettorale bocciata dalla corte costituzionale, riforma della pubblica amministrazione rimandata due volte a settembre proprio dalla corte costituzionale, riforma del lavoro che ha aperto le porte al lavoro precario diventato tale anche per i contratti a tempo indeterminato grazie alla liberalizzazione del licenziamento, questi sono i passaggi fallimentari del governo Renzi. In materia di rottamazione le uniche "rottamazioni" portato a termine sono quelle del Pd, diviso e perdente a partire dalle elezioni europee in poi, ed il suo storico giornale l'Unità. La seconda vittima del processo di rottamazione è proprio lo storico giornale, quello che negli anni 50-60 veniva portato direttamente nelle case dai volontari del Partito Comunista Italiano e che rappresentava un pezzo importante di quella storia. L'agonia del giornale è iniziata con la nascita proprio del Partito Democratico, ma l'assassinio finale è stato proprio condotto da Matteo Renzi che invece di provare a risollevarlo, proprio oggi 1 luglio ha dato vita ad un altro giornale on line "Democratica". E' proprio la nascita di questa testata virtuale ha dimostrare l'intenzione del giovanotto di Rignano, primo segretario democristiano dell'ex partito comunista, ha dimostrare la premeditazione nella morte annunciata dell'Unità. Un altro passo verso il definitvo, per chi ancora avesse dei dubbi, distacco del Partito Democratico dell'area politica della sinistra per un ulteriore passo di avvicinamento al centro e soprattutto alla destra rappresentata da Berlsuconi e Forza Italia (a quando la fusione dei due partiti ?).  Grazie Renzi per aver cancellato un altro pezzo di storia della più grande sinistra europea, ma non la cancellarai mai dai cuori di coloro che non si sono mai venduti per un posto, per un voto, per una poltrona o per una maggioranza che governa contro le fasce più deboli della popolazione.

venerdì 30 giugno 2017

Migranti economici e non: l'ipocrisia del capitalismo occidentale


Il problema dei migranti diventa sempre più grave e sempre meno risolvibile soprattutto perché nessuno ha intenzione di risolverlo. Si continuano a cecare soluzioni all'emergenza, che ormai non è più emergenza ma una condizione endemica, soluzioni che si risolveranno in un bel nulla se non si farà niente per intervenire alle radici il problema: lo sfruttamento secolare dei paesi dell'africa da parte dell'occidente e del suo modello di sviluppo, il capitalismo. A questa causa principale negli ultimi 15 anni se n'è aggiunta poi un'altra che ha causato il peggioramento della situazione internazionale: le guerre scatenate dall'occidente in nome della presunta lotta al terrorismo. E A questa seconda causa dell'immigrazione, il mondo occidentale, con infinita ipocrisia, ha messo in campo la suddivisione fra immigrati che scappano dalla guerra (causata e alimentata dal mondo occidentale) e immigrati economici (causati dalla povertà grazie allo sfruttamento senza limiti del mondo occidentale). Alla prima categoria di migranti il mondo occidentale afferma di garantire l'accoglienza, alla seconda categoria garantisce il ritorno a casa a morire nella povertà. Ad entrambe le categorie comunque garantisce una permanenza o in qualche campo di concentramento denominato centro di accoglienza (o qualche altra denominazione fantasiosa) oppure una vita in strada a rubare, borseggiare, spacciare denominando questo trattamento "integrazione". Il paese più esposto ed allo stesso tempo più impreparato a questo fenomeno è sicuramente l'Italia, mentre altri paesi europei come Francia, Inghilterra, la stessa Svezia erano già paesi all'interno dei quali esistevano comunità di immigrati non indifferente e quasi perfettamente integrate. L'Italia invece fino agli 90 era un paese abitato solo da italiani che non avevano alcuna dimestichezza con l'immigrazione (se non quella cronica interna da sud a nord) e che vivevano senza alcun contatto o contaminazione con culture straniere. Ma l'Italia è stato ed è il primo paese preso d'assalto dal fenomeno dell'immigrazione degli anni 2000 in quanto il più facilmente raggiungibile dalle coste africane. E l'Italia è stata lasciata al suo destino da quella che dovrebbe essere l'Europa ma che lo è solo quando c'è da far quadrare i conti a spese dei cittadini e/o salvare le banche e/o determinare le misure delle vongole da pescare. Il nostro paese, già incapace di governare nell'ordinario, si è trovato ad affrontare una situazione straordinaria che da una parte è stata utilizzata come speculazione politica per ottenere consenso da parte di chi sta all'opposizione (dopo non averla saputa gestire quando governava) mentre dall'altra è diventata rapidamente ingestibile. Ma a prescindere dalla situazione contingente per la quale nessuno ha una soluzione percorribile che non sia quella di gestire in maniera organizzata e umana gli immigrati (chiusura dei porti, blocchi navali, respingimenti, e via dicendo sono tutte soluzioni non attuabili e solo di stamp populista), se poi non si agisce a livello internazionale nel cambiare rotta e politica verso i paesi che originano l'immigrazione, il problema non si risolverà mai se non in qualche modo cruento. Il capitalismo ha fallito su tutti fronti e se non si cambia rotta il fallimento rischia di diventare la causa di futuri sconvolgimenti, soprattutto ora che anche la Cina, sempre più capitalista, è entrata a gamba tesa nel continente africano sostituendosi spesso all'occidente. Purtroppo questo cambio di rotta non si vede ed è questo il reale problema: l'immigrazione smisurata è il prodotto finale del capitalismo ed il capitalismo intende ributtarla a mare mettendosi in pace con la propria coscienza in merito ai migranti causati dalle guerre.

mercoledì 28 giugno 2017

Rai: tv pubblica ma di fatto privata


La presenza di una rete televisiva pubblica dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di una democrazia soprattutto in un'epoca come questa nella quale siamo sommersi dall'informazione e quando l'informazione è sovrabbondante diventa spesso rumore. In questi ultimi 20 anni si è comunque potuto toccare con mano il potere della televisione grazie alla quale il buon ex cavaliere ha vinto per ben tre volte le elezioni politiche anche grazie all'occupazione totale della tv pubblica. Purtroppo in Italia la Rai è sempre stata in mano alla politica e con la scusa della tv pubblica il risultato è stato sempre quello di una lottizzazione fra i vari partiti con una prevalenza governativa: risultato dell'era berlusconiana è stato quello di avvicinare la televisione pubblica a quella privata. Programmi spazzatura copiati o clonati da mediaset, pubblicità invasiva, epurazione di personaggi scomodi salvo qualche rara eccezione (qualche programma su Rai 3 che ha costituito comunque un'eccezione più che la regola). Il tutto nonostante il canone pagato dai cittadini italiani. Qualcuno pensava che con l'immissione del canone rai nella bolletta dell'energia elettrica e con la conseguente cancellazione dell'evasione (che era a livelli notevoli come del resto tradizione nel nostro paese), la Rai modificasse in qualche modo il suo palinsesto ed i suoi programma in virtù di una maggiore capacità economica rispetto al privato. Ed invece la situazione è andata peggiorando soprattutto in termini di pubblicità che è diventata ancora più invasiva rispetto al privato (basta vedere cosa accade in una partita di calcio quando qualsiasi piccola interruzione viene sfruttata per mandare in onda brevi spot pubblicitari, o in occasione di film mai trasmessi per intero o comunque con un solo spot in mezzo al film), ma anche in termini di compensi ai vari artisti. Proprio ieri è stato rinnovato il contratto a Fabio Fazio con un incremento di circa 1 milione di euro, portando il suo compenso a 2,8 milioni l'anno: uno schiaffo a tutti i contribuenti magari di qualsiasi ordine sociale che vedono il "loro" canone utilizzato per stipulare simili contratti. Si dirà che il compenso di Fabio Fazio è coperto dalla pubblicità e dagli sponsor, rimane sempre l'aspetto etico di una televisione pubblica che si mantiene anche grazie ad un contributo (forzato) pubblico per poi "copiare" modalità, gestione, qualità, tutto cioè dalla televisione privata. I cittadini che sono indignati hanno comunque uno strumento molto semplice per ridimensionare quei compensi faraonici: cambiare canae e non guardare certe trasmissioni di conduttori "finti" democratici e di sinistra. Di fatto comunque in Italia ormai non esiste più una tv pubblica e sarebbe forse meglio privatizzarla, abolire il canone e dare vita ad una vera televisione "pluralista".

lunedì 26 giugno 2017

Il Partito Democratico perde anche da solo


Sono diversi gli spunti e le considerazioni che nascono da questo ballottaggio per le elezioni in diversi comuni italiani anche se come al solito tutti o quasi tenteranno di dimostrare che hanno vinto.
Il Partito Democratico prende l'ennesima scoppola dopo che le europee dell'era renziana avevano illuso i suoi sostenitori. Renzi è stato un disastro non solo a livello nazionale con riforme bocciate dalla corte costituzionale o dai cittadini, con la divisione del partito e con la nuova resurrezione del duo Forza Italia-Lega. Il capolavoro del Pd in queste elezioni è stato il comune di Trapani dove, per brutture della legge elettorale siciliana, era in campo un solo candidato, quello del Partito democratico, che ha perso contro se stesso. Dovevano andare al voto almeno il 50%+1 dei cittadini ed invece il quorum è stato del 26,46% e quindi l'unico candidato del Pd è stato sconfittto da se stesso.
Il sistema del ballottaggio con un sistema politico ormai tripolare fa sì che gli elettori del M5S votano comunque contro l'eventuale candidato del Pd qualora questo corra contro il centro destra, gli elettori del centro destra votano contro l'eventuale candidato del Pd qualora questo corra con il M5s o qualche lista civica (vedi Parma), insomma il Partito Democratico ha sempre tutti contro e questo la dice lunga sulla politica renziana e sulla sua simpatia fra gli avversari politici. E non si tratta solo di un confronto politico.
Riprende vita il centro destra e, dove Forza Italia e Lega riescono a presentarsi insieme, il loro candidato vince grazie alla resuscitazione messa in atto dallo spostamento a destra del Partito Democratico guidato da Renzi. Il segretario del Partito Democratico punta ad un accordo, che forse c'è già, con Berlusconi per arrivare alla grande coalizione per governare il paese nei prossimi cinque anni. Renzi è allergico alle politiche di sinistra e la sua politica è sempre stata quella di andare a prendere voti a destra: come si fa a prendere quei voti se non attuando politiche di destra ? Ora però a livello locale la sua "antipatia" cronica da bulletto del quartiere lo ha portato alla sconfitta e solo un binomio con Forza Italia può riportarlo al governo.
Il Movimento 5 Stelle, pur avendo ottenuto qualche successo, a livello locale conta ancora poco grazie al sistema di reclutazione dei candidati non radicati sul territorio e dopo le speranze di Parma, Roma e Torino il loro risultato è stato deludente nonostante i loro gridi di vittoria.
Ed infine per l'ennesima volta il vincitore è stato il partito dell'astensione, un partito favorito dal periodo dell'anno nel quale si sono svolte queste elezioni, Renzi e soci giocavano sull'astensione per limitare la batosta, che ancora una volta dimostra quanto il paese sia ormai "lontano" dalla politica tutta e dal suo modo di affrontare o non affrontare i problemi del paese. Ieri tanto per ricordare il governo ha salvato ancora una volta qualche banca prelevando circa 200 euro a testa ad ogni cittadino italiano, e purtroppo soldi che non ci verranno restituiti ma che si andranno a sommare ai tanti balzelli, ticket, tasse, e via dicendo.

venerdì 16 giugno 2017

Ius soli: parlamento inadeguato fra fascisti vecchi e nuovi





L'unica cosa buona che avrebbe potuto fare questo parlamento sarebbe stata quella di dimettersi ed andare al voto immediatamente dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale con la quale era stato eletto. Nessuno però ha avuto l'onestà intellettuale di farlo e/o proporlo ed ha preferito andare avanti proponendo anche riforme importanti che avrebbero richiesto appunto una camera, un senato ed un governo più autorevoli dei tre a guida Pd che fino ad ora si sono succeduti in questa legislatura. Ecco allora che, mentre le riforme renziane sono state tutte rinviate al mittente, altre come le unioni civili e/o la ius soli di questi giorni rischiano di costituire un terreno di puro scontro, anche fisico, piuttosto che un momento di confronto per arrivare a qualche riforma sul piano dei diritti cicili che faccia fare qualche passo avanti al nostro malandato paese. I partiti, che quotidianamente se le danno di santa ragione su questioni banali e ininfluenti, non possono poi avere la capacità di mettersi a discutere civilmente su riforme importanti come quelle sui diritti civili. Riforme fra l'altro che non costituivano l'asse portante del programma di nessun partiti presentatosi alle elezioni del 2013. Lo spettacolo indegno di ieri al senato, dentro e fuori l'aula dove sono comparsi addirittura i saluti romani di Casa Pound una formazione che per la Costituzione dovrebbe essere fuori legge, ha dimostrato quanto la politica tutta sia immatura per riforme di questo genere, più immatura della maggioranza dello stesso paese. E purtroppo in questo caos sono finiti anche coloro che rappresentavano per almeno 10 milioni di italiani una speranza di cambiamento: il Movimento 5 Stelle. Il Movimento in queste ore se la sta prendendo con il quotidiano Repubblica colpevole di aver dato la notizia di un incontro segreto fra Casaleggio e Salvini, si minacciano querele, si chiedono prove ci si sforza insomma di asserire la falsità della notizia. Ma che l'incontro ci sia stato o meno ha poca importanza: ieri il Movimento 5 Stelle si è astenuto nella votazione per lo ius soli ed al Senato l'astensione equivale a voto contrario. Insomma dopo il voltafaccia del sindaco di Roma sul problema immigrazione, il voto di ieri è l'ulteriore dimostrazione della caccia dei consensi leghisti da parte del Movimento 5 Stelle. L'incontro Sqalvini-Casaleggio non ci sarà stato, ma l'unità di intenti di questi ultimi giorni va oltre un semplice accordo. Certo ogni posizione è più che legittima ma se fosse chiara e limpida e soprattutto se mostrasse coerenza da parte di chi la assume, ma qui l'unica coerenza è la vecchia e sana politica della prima repubblica, andare alla ricerca di voti e non presentare un progetto proprio, aggravata dal fatto di una formazione politica asservita ad un comico: il comico scrive sul blog ed i servi eseguono. Non che gli altri stiano meglio. L'assurdo è che oggi i quattro maggiori partiti che siedono in parlamento eseguono gli ordini di quattro capi che non stanno nemmeno in parlamento ed è questa anche una della ragioni della inadeguatezza a qualsiasi riforma che possa chiamrasi tale.

giovedì 15 giugno 2017

M5S - PD: chi strizza l'occhio a chi





La prima consequenza del primo turno delle elezioni amministrative, ancora prima di aspettare i risultati dei ballottaggi, è un'attività di distrazione dai risultati stessi. Il Partito Democratico ha perso voti, come ormai accade dalla famose europee del 40% in poi, e si concentra sul "fallimento" del M5S; da parte sua il M5S, pur avendo incrementato i voti, ha subito un mezza sconfitta ed allora si concentra su altri problemi. Entrambi cercano di appoggiarsi da una parte o dall'altra per prepararsi alle prossime elezioni politiche del 2018 e tradiscono quelle che sono state le loro linee politiche fino ad oggi. Renzi, dopo tre anni di politiche berlusconiane che hanno portato alla cancellazione dello statuto dei lavoratori ed alla liberalizzazione dei licenziamenti, prova strizzare l'occhio a sinistra senza però perdere di vista il centro e perché no la destra. Renzi si pepara a tutto così poi nessuno potrà dirgli di aver detto una cosa e di averne fatta un'altra come ci ha abitutato in questi anni. La sinistra, continuamente sbandata, sembra per il momento di non caderci e mette, tramite la parola di Pisapia, in pista le primarie di coalizione e figuriamoci se Renzi accetta. il M5S, dopo un timido tentativo di accordo con il Pd sulla legge elettorale, capisce che non portà mai raggiungere il 51% come vorrebbe Grillo per governare da soli ed allora il movimento prova anche lui a strizzare un occhio ... ed a chi ? Beh non certo al Pd, meno che mai alla sinistra ma addirittura alla Lega ed al centro destra tramite la sua sindaca Virginia Raggi. L'uscita sull'immigrazione a Roma a questo sapore e la richiesta di chiudere Roma per gli immigrati e per i Rom non può che inquadrarsi in una nuova strategia grillina dopo la sconfitta delle amministrative (sconfitta non nei numeri assoluti ma certamente nelle aspettative). Uno dei motivi di distanza fra Lega e M5S, almeno dalle dichiarazioni di Salvini, è sempre stato il problema dell'immigrazione, ora con questa dichiarazione della Raggi le distanza si accorciano e quasi i due movimenti si sovrappongono per andare contro al Partito Democratico. Anche a sinistra c'è un tentativo di strizzata d'occhio che è rivolta a Romano Prodi nel tentativo di ricostruire una parvenza dell'Ulivo per cercare di rimettere insieme quella formazione che è stata l'unica a sconfiggere il centro destra. Insomma le grandi manovre in assenza di una legge elettorale sono in pieno svolgimento e mettono ancora in evidenza che tutti i partiti navigano a vista non alla ricerca di programmi e progetti ma semplicemente di voti e di coalizioni fino a qualche settimana fa improponibili.
L'unico fermo e "immobile" dal punto di vista di strizzatine d'occhio è il centro destra, Berlusconi Salvini, che attendono considerato che sono contesi da Renzi e Grillo e quindi non hanno bisogno di sbracciarsi più di tanto. Spiace dirlo ma da un certo punto di vista sono i più seri.

lunedì 12 giugno 2017

Anche in politica ormai il tifo la vince sull'analisi seria


Si è appena concluso il primo turno delle elezioni comunali in diverse città italiani che hanno coinvolto oltre 9 milioni di elettori e quindi un campione rappresentativo degli umori nazionali. E' sempre comunque difficile fare estrapolazioni nazionali su elezioni amministrative che dovrebbero essere guidate non solo dalla pura politica ma anche dalla capacità degli amministratori a guidare una città affrontando problemi reali e concreti. Spessissimo i risultati sono contradditori rispetto al quadro politico nazionale ma mettere insieme i risultati di Palermo con quelli di Verona è come sommare pere e mele e cioè impossibile. Comunque poi ci sono i commenti dei leader nazionali ed allora si scende nel ridicolo perché l'analisi è sempre in funzione del risultato raggiunto o, come sta avvenendo in queste ore, per il risultato non raggiunto dagli avversari politici. Il risultato più eclatante che si registra oggi, oltre all'aumento dell'astensionismo, è il flop assoluto del Movimento 5 Stelle ed allora ecco che i principali commenti del Partito Democratico e dei suoi leader è incentrato su questo fallimento piuttosto che sui propri risultati deludenti anche loro. 
"Ecco perché hanno affossato la legge elettorale" ... per quale strano meccanismo avrebbero dovuto affossare la legge elettorale sapendo di non vincere alle elezioni comunali ? Solo chi ha fumato pesante può dare una spiegazione.
"Gli elettori vogliono progetti credibili per questo i m5s perdono dappertutto" ... quali sarebbero i progetti del partito democratico ? Forse spiegarli sarebbe stato più opportuno senza contare che il calo dei voti dimostra che la credibilità è una chimera per tutti.
"Per il M5S una sconfitta schiacciante, pesa l'effetto Roma" ... ancora piuttosto che parlare di se stessi il PD preferisce parlare degli altri.
Insomma sembra di stare in un bar dello sport dove i tifosi di una squadra, perdente, prendono in giro quelli della parte avversa per una sconfitta piuttosto che analizzare le proprie sconfitte. Non potendo esultare per le proprie vittorie si esulta per le sconfitte degli altri. Da questo punto di vista, mi spiace ammetterlo, ma quelli del centro destra sono sicuramente più seri. 
Nessuno poi, e tantomento il Partito Democratico (che per inciso in diversi comuni arriva al ballottaggio grazie a liste civiche alle quali si sono appoggiati), si sofferma sul solito dato preoccupante che determina il reale vincitore: l'astenzionismo. Un "partito" che va a colpire anche le elezioni amministrative e che determina la perdita di voti da parte di tutti, vincitori (o presunti tali perché si dovrà aspettare il ballottaggio) e sconfitti. Quando il cittadino non va a votare nemmeno nel caso in cui dovrebbe scegliere il proprio sindaco la questione è veramente preoccupante ma nessuno sembra dare peso a questo importantissimo dato. Meglio lanciarsi nello sbeffeggio o nel silenzio a seconda dei casi.

giovedì 8 giugno 2017

Hanno ucciso la legge elettorale ma chi l'ha uccisa non si sa


Ma quei tre (Pd, M5S, Forza Italia) la legge elettorale la vogliono davvero ? Dopo quanto accaduto stamattina il dubbio è lecito e la risposta più accreditata è una sola: No nessuno la vuole. Riassunto delle puntate precedenti. Il Partito Democratico propone una legge sul modello tedesco che però di tedesco ha pen poco, troppe differenze e troppi pasticci per adattarla al nostro sistema politico. Il Pd ha già dimostrato la sua incapacità ad esprimere una legge chiara e semplice ed in effetti anche questa proposta è allineata con tale incapacità. Poi si tratta con Forza Italia e M5S (che stranamente si "abbassa" alla trattativa) e qualche correzione migliorativa viene apportata. Manca ancora il voto disgiunto rispetto al modello tedesco e manca soprattutto quello che si chiede in Italia e che si è chiesto con ben tre referendum: le preferenze. Comunque in Commissione il testo passa e si arriva all'aula. Ora la prima domanda è: il parlamento può o non può apportare modifiche al testo di una legge approvata in Commissione ? Perché se non può allora tanto vale abolire il parlamento e far vivere solo le commissioni, ma se si può, e la democrazia parlamentare dice che si può, allora si devono accettare le eventuali modifiche che l'aula porta ad un testo di legge. Detto questo stamattina si arriva in aula e il primo voto riguarda un emendamento di Forza Italia che vuole estendere la legge anche al Trentino Alto Adige. Niente di particolarmente strano ma i relatori della legge sono contrari (ma Forza Italia non era in commissione ?) e su un emendamento così marginale si arriva al voto segreto che per un errore e per pochi secondi è palese. Il Pd vota contro in linea con il voto della Commissione, il M5S vota a favore e l'emendamento è approvato. Apriti cielo. Il Partito Democratico tuona contro M5S e chissà perché non contro Forza Italia, il M5S tuona contro il Pd, Forza Italia contro tutti. Seduta sospesa e legge elettorale affossata sembra. Insomma di fatto non la vuole nessuno questa legge e lo si evince dalle dichiarazioni di questi giorni prima del voto un aula: sia il Pd che il M5 che Forza Italia dichiarano con i loro rappresentanti che avrebbero voluto un'altra legge e che quella che va in votazione non è quella preferita da nessuno. Ed i risultati sono subito arrivati al primo voto segreto, ma poi perché voto segreto su una legge sulla quale tutti erano d'accordo ? Ed ora ? Ed ora si arriva alla fine della legislatura con gli stracci che voleranno ovunque e dopo questi stracci, che volano ormai da tempo, possibile che chi se le da di santa ragione quotidianamente poi arrivi ad un accordo su una legge così importante .. ?

mercoledì 7 giugno 2017

Quando l'ipocrisia raggiunge vette elevate


In Italia si sa che in campagna elettorale ogni partito e/o formazione politica lancia promesse, programmi, progetti i più disparati ed ogni occasione è buona, anche quelle nelle quali sarebbe meglio tacere, per fare propaganda politica. E poichè il nostro paese è ormai in una campagna elettorale perenne da almeno un paio di anni, ecco che la manifestazioni di ipocrisia si sprecano quasi quotidianamente. Il partito principe in questi ultimi anni in questo campionato delle falsità e dei volta gabbana è sicuramente il Partito Democratico, un pò per sua natura (un carrozzone che ha raccolto di tutto di più) ed un pò per l'ultimo leader campione di comunicazione e di promesse non mantenute: Matteo Renzi. Ieri si è avuta l'ennesima dimostrazione di questa ipocrisia e di questa falsità che pervade un partito che bene o male governa il paese e che avrebbe l'aspirazione e governarlo non si sa ancora per quanto tempo. Ieri il Pd con il suo segretario, i suoi ministri, i suoi amministratori, i suoi simpatizzanti è sceso in alcune piazze italiane in difesa .... udite udite ... del clima. Praticamente un partito che protesta e si difende da se stesso. Intanto chi governa avrebbe a disposizione molti altri strumenti sicuramente più efficaci per difendere il clima: un governo ha a disposizione i suoi poteri legislativi per emanare provvedimenti in favore del clima. Certo il clima sul pianeta non può essere difeso da un singolo stato e quindi, un governo che intende perseguire questo obiettivo, dovrebbe farsi valere a livello internazionale. In Italia invece siamo all'assurdo che un governo che emana provvedimenti contro il clima e contro l'ambiente poi, in maniera ipocrita sfruttando il comune sentire, scende in piazza con candele accese in difesa del clima. Ma dove era questo governo quando si svolgeva il referendum contro le trivellazioni in adriatico ed il suo capo, sempre lui Matteo Renzi, invitava i cittadini a non andare a votare ? O dove erano questi ministrim, questi parlamentari e questi simpatizzanti quando lo stesso governo tagliava quasi eliminandoli gli incentivi per chi realizza impianti per la produzione di energie alternative ? Ed ancroa forse si è levata qualche voce dalle persone che ieri sera avevano una candela in mano contro il gasdotto che arriva sulle coste di una delle più belle regioni italiane e per il quale si sono sradicati oltre 200 olivi chew poi saranno rimessi a dimora sopra una ... conduttura di gas ? Ed ancora può un governo pretendere di difendere il clima e poi approvare un progetto distruttivo come quello della Tav in Val Susa ? Ecco questo è il "grande" partito che dovrebbe governare il paese nei prossimi anni: difensore del clima e dell'ambiente con processioni e tanto di candele, per poi distruggere lo stesso ambiente di uno dei territori più suggestivi del pianeta con i suoi provvedimenti in favore di petrolieri e affini.

giovedì 1 giugno 2017

Legge elettorale: tutti d'accordo per diminuire la democrazia


Diciamola chiaramente: il sistema elettorale più democratico è il proporzionale puro con le preferenze che garantiscono la nomina di parlamentari sulla base dei voti che ricevono. Tutti i vari meccanismi tecnici, che dovrebbero servire a garantire la famigerata governabilità, non sono altro che dei trucchi per nascondere l'incapacità di ogni formazione politica a rispondere alle esigenze reali del paese. Ogni partito e/o movimento non riesce ad andare oltre al 15-20% di consensi reali e questo la dice lunga sia sulla capacità delle varie formazioni politiche a rispondere ai problemi del paese sia sulla complessità del momento storico che stiamo vivendo frutto del fallimento del capitalismo e della globalizzazione. D'altra parte una tale formazione politica non si inventa dal nulla ma richiede tempo, formazione, capacità di avere un progetto a lungo termine, lavorare per un modello di società solido che garantisca il rispetto "totale" della Costituzione. I nostri partiti sono più legati al risultato elettorale contingente e hanno una vista che non va oltre un anno, un anno e mezzo solare considerato il ritmo delle votazione di qualsasi genere il Italia. In questi giorni, dopo anni di "guerre" reali e/o finte, sembra che si sia arrivati in dirittura d'arrivo per una legge elettorale condivisa, come dovrebbe essere in un paese civile, peccato che la legge che si sta configurando, denominata alla tedesca anche se molto diversa da quella, abbia perso un pezzo sostanziale in questa accelerazione improvvisa: il voto di preferenza. Anche nella prossima legislatura avremo un parlamento di nominati, parlamentari che non dovranno rispondere ai loro elettori e che, liberi dal vincolo di mandato non previsto dalla costituzione, saranno completamente liberi di cambiare bandiera o casacca al momento opportuno. In questa legislatura si è assistito ad un aumento sconsiderato di questi fenomeni e nella prossima si proseguirà su questa strada sempre più aperta grazie appunto alla mancanza del voto di preferenza ed alla mancata itroduzione di una norma che vieti il cambio di formazione politica senza la naturali dimissioni da parlamentari. La democrazia soffre in Italia e la nuova legge elettorale sarà allineata a questa strategia. Ci si nasconde dietro la presunta "democrazia" delle primarie e/o parlamentarie che siano .... ma le elezioni politiche sono un'altra cosa e privare il cittadino della preferenza è un colpo ben assestato alla democrazia diretta. Con buona pace di tutti.

martedì 30 maggio 2017

La futura legge elettorale un'occasione per la sinistra .... forse


Anche se in Italia vale il detto trapattoniano "Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco", la nuova legge elettorale che si va profilando all'orizzonte potrebbe essere un'occasione irripetibile per la sinistra italiana. La legge deve ancora arrivare in parlamento e quindi i dettagli tecnici si sapranno solo dopo l'approvazione di camera e senato ma sembra che si vada verso una legge che serva da stampella per il futuro governo della nazione fra Pd e Forza Italia, magari con un appoggio esterno della Lega nei momenti cruciali. In questo modo si realizza il sogno renziano del quasi partito unico da una parte, il sogno berlusconiano di tornare in sella al governo anche se dall'esterno, il sogno di impedire al Movimento 5 Stelle di governare e l'ultimo sogno quello di far fuori i piccoli partiti sempre decsivi in un sistema proporzionale. Chi potrebbe rompere le uova nel paniere a questo disegno Renzusconiano potrebbe essere la sinistra in tutti i suoi rivoli di partitini e partitelli destinati tutti a restare fuori dal parlamento. Considerata l'evoluzione o piuttosto l'involuzione della sinistra degli ultimi anni può sembrare un'utopia (e forse lo è) ma l'unico modo di sopravvivere e di contare qualcosa sarebbe quello per tutte queste piccole formazioni di unirsi sotto un unico simbolo. Un partito unico a sinistra, considerato l'ormai consolidato spostamento a destra del Partito Democratico messo in atto da Matteo Renzi, potrebbe raccogliere un buon bottino di voti superare sicuramente la soglia del 5%, magari arrivando anche in doppia cifra, e scombinare i sogni ed i disegni di Renzi e del suo padre putativo Berlusconi, quel progetto messo a punto ad Arcore quando l'ex cavaliere chiamò a rapporti il giovanotto di Rignano sindaco di Firenze. Magari la sinistra verrà tolta dall'imbarazzo di unificarsi da Alfano che riuscirà a far scendere quello sbarrameto dal 5 al 2% per poter entrare in parlamento, staremo a vedere la partita è ancora lunga.

lunedì 29 maggio 2017

La politica naviga a vista ma per fregare il cittadino ci vede benissimo


Sono ormai decenni che il nostro paese non è governato in maniera decente o quantomeno con un vero progetto che abbia come obiettivo finale il benessere dei cittadini ed il rispetto della Costituzione. Chiunque si sia avvicendato al governo dall'inizio degli anni 90 in poi ha mostrato di non avere un progetto da realizzare o un modello di società da perseguire ma sostanzialmente ha guardato ai propri interessi che solitamente erano e sono di stampo elettorale. Quest'ultima legislatura, nella quale si sono succeduti tre governi a guida del Partito Democratico, non è certo sfuggita a questa regola. Prima Letta ha formato un governo mettendo in piedi una coalizione che nessuno aveva votato, poi Renzi gli è succeduto portando avanti un programma diverso da quello per il quale il Partito Democratico aveva ottenuto i voti, ora Gentiloni che si barcamena tentando di evitare altre scoppole per il Pd in vista delle prossime elezioni. Dopo la scoppola del referendum costituzionale a Gentiloni e soci si presentava un altro referendum altamente rischioso: quello sui voucher promosso dalla CGIL. Le previsioni erano naturalmente a favore dei promotor del referendum ed il governo, per risparmiare un'altra sconfitta al Pd su un altro punto essenziale del precedente governo Renzi la riforma del lavoro, ha abolito con un bel decreto l'utilizzo dei voucher. Referendum cancellato e avanti tutta. Ora che le acque si sono calmate i voucher tornano alla ribaltà attraverso un piccolo emendamento alla manovra correttiva del governo che li reintroduce come strumento per regolarizzare i lavori saltuari. E si torna punto e a capo. E' accaduto spesso che i risultati di un referendum siano stati disattesi (vedi finanziamento pubblico dei partiti ancora in vigore, il referendum sull'acqua, ed altri casi) ma che una norma sia stata cancellata per evitare un referendum già indetto per poi reintrodurre la norma stessa poche settimane dopo credo che sia la prima volta che accade. Una dimostrazione palese che la politica governa senza un progetto chiaro e che spesso i suoi provvedimenti sono contro allo stesso volere dei cittadini e dei problemi reali del paese. Altro esempio. In queste ore si sta discutendo alla camera il provvedimento sulle pensioni dei parlamentari che dovrebbero essere equiparate a quelle di qualsiasi cittadino normale ma rinunciare ai privilegi è dura ed allora si cerca di introdurli in maiera più o meno velata. Ecco che da parte del Partito Democratico spunta un emendamento che prevede una rivalutazione del 20% della reversibilità a carico dei familiari in caso di decesso del parlamentare. La motivazione ? Ma vi sembra giusto che un familiare di un parlamentare si ritrovi a fare lo/a squattero/a in caso di decesso del parlamentare stesso ? Certo che no e ci mancherebbe .... Ora aspettiamo la legge elettorale sulla quale tutti sembrano concordare e quando c'è un'ammucchiata la fregatura è dietro l'angolo.

giovedì 25 maggio 2017

Quando la politica è vittima della sua creatura: la burocrazia




Fra i principali problemi che bloccano la crescita nel nostro paese c'è  sicuramente la burocrazia. Ma che cosa è  la burocrazia e come si è sviluppata nel corso degli anni della storia repubblicana. La burocrazia altro non è che l'insieme delle regole (leggi, provvedimenti, regolamenti) che sono alla base della vita democratica sociale, economica e civile del paese. In Italia questo insieme di leggi è sicuramente abnorme come quantità rispetto agli altri paesi europei e questa peculiarità negativa deriva essenzialmente da due fattori: la propensione endemica del cittadino italiano a voler fregare la legge, l'incapacità del legislatore a scrivere norme chiare e poco interpretabili (incapacità anche questa endemica o semplicemente voluta ?). Il detto tutto italiano "trovata la legge, trovato l'inganno" è emblematico e fotografa coerentemente la situazione italiana. Appena emanata una legge che regolamenta un qualsiasi aspetto della vita sociale e/o economica, nel giro di poco tempo qualcuno riesce subito ad aggirarla o per motivi economici oppure semplicemente per il piacere di non rispettare le regole di una società civile. Naturalmente l'aggiramento è reso possibile anche grazie alla norma in questione che è scritta in un linguaggio incomprensibile e che spesso da adito come minimo a due interpretazioni diverse e in contrapposizione. È Da stabilire se questa modalità di redarre un testo legislativo sia voluta o sia semplicemente il frutto di una incapacità  del legislatore, probabilmente un misto di entrambi questi aspetti. Successivamente al raggiro messo in atto su una norma, il legislatore, nel nobile intento di porre rimedio, o emana un provvedimento correttivo oppure addirittura un nuovo testo che solitamente non risulta quasi mai migliorativo. Questo modus operandi ha dato vita nel tempo ad una legislazione contorta, incomprensibile, obsoleta e sovrabbondante, tale che, per portare a termine una pratica, si impiegano tempi quintuplicati rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei e comunque sempre a rischio di ricorsi e interventi della magistratura.
Il problema poi si aggrava quando in queste pastoie legislative finisce anche colui che è uno dei principali artefici della complessità e poca chiarezza della nostra normativa: il politico e, nel caso di queste ore, il ministero dei beni culturali. Il governo Renzi preso dalla smania di fare riforme e rendere il paese efficiente in realtà ne ha combinate una dietro l'altra e quella della riforma dei musei è solo l'ultima di una discreta serie di riforme o respinte dal voto popolare o dalla Corte costituzionale oppure, come in questo ultimo caso, da un semplice tribunale amministrativo. Il concorso bandito per nominare venti direttori dei musei italiani è  stato bocciato in cinque casi nei quali è  stato presentato ricorso da alcuni candidati esclusi.  I punti sostanziali per annullare i concorsi sono due: la partecipazione di candidati stranieri che non sarebbe potuta avvenire per un codicillo della norma che regola tali concorsi e l'effettuazione delle prove orali a porte chiuse. Due banalità che però  dovevano essere a conoscenza di chi ha predisposto il bando. Fra l'altro lo svolgimento della prova orale a porte chiuse appare proprio l'ingenuità incomprensibile per chiunque abbia mai effettuato una prova di concorso e/o di esame di qualsiasi tipo. Naturalmente ora la politica si ribella a questa sentenza del Tar in maniera sconsiderata con in testa addirittura il ministro della giustizia che minaccia di cambiare i tribunali regionali se non addirittura abolirli come se fosse responsabilità dei magistrati il non rispetto delle norme. Ma l'assurdo potrebbe ancora arrivare: il ministero dei beni culturali farà ricorso contro la sentenza ed è possibile che vinca il ricorso annullando quindi la sentenza stessa. Se avverrà  sarà l'ennesima dimostrazione che il problema sta soprattutto nella legislazione stessa e non su chi tenta di farla applicare, ma di certo la politica non ammetterà mai questa sua incapacità  ed al più si limiterà a bruciare qualche gazzetta ufficiale in nome della semplificazione.

sabato 20 maggio 2017

Oggi Pd e M5S si giocano la palma del .... ridicolo


Lo scontro Partito Democratico - Movimento 5 Stelle regala momenti di satira, di ipocrisia, di squallore ma soprattutto di seria preoccupazione. Si perché il PD al governo lo abbiamo provato in questi cinque anni e sono stati anni duri durante i quali il paese è stato traghettato verso destra con provvedimenti che non hanno risolto nulla. Riforma costituzionale bocciata (per fortuna), riforma del lavoro disastrosa con la cancellazione del lavoro a tempo indeterminato e l'aumento dei licenziamenti, riforma della pubblica amministrazione che mette in primo piano sempre il licenziamento ma che si bada bene di intervenire sui processi lavoratovi e sullo snellimento della burocrazia, riforma elettorale che naviga in acque tempestose. Per fortuna c'è stata le legge sulle unioni civili che in qualche modo fa segnare una casella nella colonna delle cose positive portate a termine (anche se la legge è stata varata grazie soprattutto al'europa). Ora però pensare che l'alternativa al PD per il prossimo governo potrebbe essere Grillo ed il suo esercito di adepti, fa veramente accapponare la pelle .... che d'altra parte era già abbondantemente accapponata soprattutto dopo le ultime vicende del Partito Democratico. Le due formazioni politiche se le stanno dando di santa ragione ma non su questioni fondamentali e critiche come il lavoro, la crisi economica, il debito pubblico, la pressione fiscale, tutt'altro. Lo scontro è a livello di battutacce, offese reciproche e manifestazioni populiste e inutili. Sabato scorso Matteo Renzi ha vestito i suoi con magliette gialle ed è andato a "ripulire" Roma, oggi le magliette sono passate ai grillini che dietro al loro mentore Beppe Grillo, autonominatosi il nuovo San Francesco, copiano la marcia della pace Perugia-Assisi. Naturalmente Matteo Renzi da grande comunicatore non poteva lasciare il palcoscenico tutto a Grillo ed allora si è presentato alla scuola politica del partito ed ha messo giù un discorso da .... sballo (i punti salienti elencati in tweet dallo stesso Matteo li trovate in fondo al post) nel senso proprio che sembrava si fosse fumato roba della peggiore specie. E domani ? Davvero le magliette gialle ritorneranno sulle spalle di quelle del Pd per andare nelle zone terremotate ? E Grillo che farà senza magliette ? Ma le lavano fra un passaggio e l'altro ? 
Alla prossima puntata ...
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Dal discorso di Matteo Renzi
1. Distinguiamo tra il giustizialismo e la giustizia.
Noi della finestra siamo dalla parte della giustizia e della legalità

2. Specchio richiama la parola virale. Finestra richiama la parola vero.
Una parola non diventa vera se la dico 10 volte.

3. Chiacchiericcio e Comunicazione.
La comunicazione non è una parolaccia.
Il chiacchiericcio sì.

4. Specchio è tecnocrazia, finestra è democrazia
Se si nega la democrazia si rischiano totalitarismo, algoritmo, Unione Europea

5. Specchio è assistenzialismo, finestra è lavoro
Reddito di cittadinanza devasta l'art.1 della Costituzione.
Lavoro è dignità

6. Specchio è nostalgia, finestra rinnovamento
Bella la nostalgia, ma dannosa: chi fa politica non scrive la storia, ma il futuro

7. Specchio è solitudine, finestra è appartenenza

8. Scienza è finestra, paura è specchio

9. Specchio è anonimato, finestra è identità
Di fronte all'anonimato, noi rivendichiamo l'identità. E la cultura.

9 e 1/2. Specchio è potere, finestra è potere.
Potere può essere sostantivo e verbo. Se non pensi di potere, come fai politica?

venerdì 19 maggio 2017

Dalla "chiarezza a Palazzo Grazioli" a "è un attentato alla democrazia"

Ritengo che ogni cittadino onesto, qualsiasi sia il suo colore politico, dovrebbe pretendere dai propri rappresentanti una sola cosa: coerenza. E invece sembra che la coerenza sia in via di estinzione in quanto tutti i politici, nessuno escluso, non sembrano essere dotati di questa "importante" peculiarità. Ecco allora che il modo di pensare e di agire di un politico, soprattutto dopo la famigerata caduta delle ideologie, dipende esclusivamente dal fatto di stare o meno nella maggioranza di governo. Chi sta all'opposizione agisce in un modo che poi cambia radicalmente nel momento in cui va al governo. Non avviene sempre in alcuni casi la coerenza è mantenuta come per esempio avviene nel caso delle intercettazioni telefoniche.
"Le intercettazioni ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Invece di attaccare la stampa che fa il suo mestiere, a Palazzo Grazioli dovrebbero fare chiarezza di fronte al paese".
"La pubblicazione delle intercettazione fra Matteo Renzi ed il babbo pubblicate dal Fatto rappresentano un attacco alla democrazia"
Sono due dichiarazioni la prima a favore della stampa che pubblica le intercettazioni, la seconda che invece attacca la stampa che pubblica certe intercettazioni accusandola di attaccare la democrazia, che sembrano uscire dalla bocca di rappresentanti di partiti diversi e opposti. In realtà sono state rilasciate da rappresentanti dello stesso partito che evidentemente hanno cambiato radicalmente parere sulle intercettazioni. Il partito è naturalmente il PD mentre le dichiarazioni sono state rilasciate in occasione delle intercettazioni fra Berlusconi e la D'Addario la prima, e di quelle fra Matteo Renzi ed il padre la seconda. Insomma il Partito Democratico ha cambiato radicalmente parere sulle intercettazioni telefoniche ora che le stesse sono utilizzate per mettere in luce i traffici del papà di Matteo Renzi e le bugie del figlio. Nel caso di Berlusconi si trattava di fare chiarezza fra realtà e bugie (quelle di B.), nel caso di Renzi si tratta di attacco alla democrazia. In entrambi casi poi si tratta di episodi con nessuna rilevanza penale ma che naturalmente mettono in evidenza l'inclinazione alla falsità ed alle bugie dei due ex presidenti del consiglio. C'è da dire che nel caso in questione Forza Italia ha mostrato e mostra una coerenza ferrea, forse per essersi trovata per prima ad affrontare la questione nel caso del suo leader Silvio, così come per Berlsuconi anche per Renzi condanna la pubblicazione di queste conversazioni proprio per non avere rilevanza penale. Come se per un politico esistesse solo la rilevanza penale e non anche l'opportunità politica delle sue azioni. Naturalmente sarebbe difficile superare il Partito Democratico Renziano in materia di incoerenza dato che il suo stesso segretario ha costruito la propria carriera politica su questa materia dal "mai al governo senza passare per le elezioni" al "la legge elettorale che tutto il mondo ci copierà" passando per l'ormai famoso "Letta stai sereno".  

martedì 16 maggio 2017

Caso Boschi-Renzi ... niente di nuovo sotto il sole






Non capisco l'affannarsi dei media e dei talk show dietro al caso Renzi-Boschi per quello che riguarda gli scandali Consip e Banca Etruria. Intanto intendiamoci non ci sono risvolti penali in quanto i due non hanno commesso reati ma caso mai utilizzato la loro posizione (o eventualmente utilizzata da parenti e amici come nel caso Consip) per ottenere vantaggi non direttamente per loro stessi. Naturalmente anche senza risvolti penali e in assenza di reati c'è poi l'opportunità politica in base alla quale un presidente del consiglio e/o un ministro che agiscono come sembra che abbia agito la coppia Matteo-Elena non dovrebbero avere titolo per ricoprire quei ruoli istituzionali. In questi giorni comunque tutti scandalizzati sia per le rivelazioni del libro di De Bortoli sulla vicenda Banca Etruria e l'intervento dell'allora ministro Maria Elena Boschi che per l'altro libro che svela le trelefonate di Matteo Renzi al padre per il caso Consip. In entrambi i casi emergono le falsità dei due nelle dichiarazioni ufficiali quando sono scoppiati i due casi ed i loro difensori portano a discolpa di Renzi e Boschi le smentite sempre dei due. Ma dico come si può dar credito a due personaggi che hanno fondato la loro carriera politica sulle bugie e sulle falsità. Soprattutto Matteo Renzi che è partito dal "Mai al governo senza passare per le elezioni", passando per il "Letta stai sereno", per arrivare al "Se perdo il referendum la mia carriera politica può dirsi conclusa". La Boschi ha un percorso meno fastellato da falsità ma anche lei in occasione del referendum confermò la conclusione della propria esperienza politica in caso di vittoria del No. E quindi cosa c'è da meravigliarsi se questi due continuano sulla loro linea fatta di promesse non mantenute e di falsità distribuite a mani basse ? Niente di nuovo sotto il sole. Oggi in molti chiedono le dimissioni di Maria Elena Boschi ma questa richiesta è a scoppio ritardato in quanto tutti i contestatori della ministra ora sottosegretaria avrebbero dovuto opporsi al momento della formazione del governo Gentiloni: per ricoprire un compito istituzionale così importante forse si sarebbe dovuto pretendere una figura politica adeguata piuttosto che un ex ministro che ha fallito una riforma costituzionale e che ha fatto una promessa per poi non mantenerla.

lunedì 15 maggio 2017

Dalla ramazza blu alla maglietta gialla ... Renzi plagia Berlusconi


Era il 2008 e Berlusconi si presentava a Napoli con ramazza blu per "liberare" la città dai rifiuti. "In tre giorni non ci saranno pù rifiuti per le strade di Napoli" dichiarò. Raccolse tre cartacce dal marciapiede, le buttò in un cassonetto e poi toccò a De Magistris naturalmente risolere il problema. Ma lo spot elettorale fu di grande impatto per i sostenitori del cavaliere presi in giro naturalmente da tutto il popolo del Partito Democratico.

Sono trascorsi 9 anni e ieri è andata in scena la rappresentazione del Partito Democratico della commedia inscenata da Berlusconi. Renzi chiama a raccolta i suoi fedelissimi, quelli che nel 2008 presenro in giro e criticarono il buon Silvio, li veste con una maglietta gialla e li spedisce in giro per Roma a "ripulirla" dai rifiuti. Lui si presenta intorno alle 11.30 in camicia bianca e senza ramazza, non raccoglie nemmeno quelle due cartacce che almeno Silvio si era impegnato a togliere dalla strada, spara due fregnacce e torna a casa anzi si presenta in tv nel pomeriggio. Insomma sono trascorsi 9 anni, sono cambiati gli attori, ma la sceneggiatura e la sostanza è sempre la stessa: una grande cavolata. Nel caso dei ragazzotti del pd poi le telecamere delle televisione sono state impietose: i canarini non hanno trovato montagne di rifiuti ma le solite cartacce che si possono trovare in qualsiasi parco di qualsiasi cittadina grazie all'inciviltà di una gran parte del popolo italiano. A questo giochetto ignobile si sono prestati anche il presidente del PD Orfini e il vice presidente della camera Giacchetti, ma ahimè oltre qualche cartaccia o qualche bottigiletta non hanno potuto raccogliere altro. 
Questo è il livello della politica italiana ormai .... ce lo vedete Aldo Moro o Enrico Berlinguer o Ugo La Malfa a impegnarsi in queste sceneggiate ... ?
Ieri anche Matteo Salvini, per non rimanere indietro, ha messo in campo la sua: le primarie per nominare il segretario della Lega. I candidati erano lui ed uno sconosciuto ed infatti Salvini ha avuto oltre l'80% dei voti ... una specie di elezione bulgara ma qui si chiama democrazia. Amen.

mercoledì 10 maggio 2017

M5S e PD: basta avete superato ogni decenza


Premessa: non sono ne un simpatizzante del M5S nè tantomeno del Partito Democratico e naturalmente non sono un elettore del centro destra. Precisazione indispensabile perché ormai se critichi il PD sei un grillino, se critichi il M5S sei uno del Pd e magari anche renziano, se critichi entrambi sei uno di destra o della Lega o fascista (come se ci fosse differenza). Bene per fortuna c'è ancora qualcuno che ha un'ideologia a questo paese e può criticare liberamente chi si vanta di non averla più e di non essere nè di destra nè di sinistra. Lo spettacolo che in queste settimane stanno mettendo in scena il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle è veramente deprimente e squallido, fatto di accuse reciproche su questioni marginali, importanti si ma sempre marginali rispetto ai problemi del paese. L'obiettivo da parte di entrambi è però esattamente lo stesso: discreditare l'avversario su qualsiasi questione e/o problema. Non importa se si tratti di una questione a livello di gossip o seria e grave, l'atteggiamento da parte dei due contendenti è esattamente coincidente, due facce della stessa medaglia. Non mettere in evidenza il proprio pensiero o il proprio modo di vedere ed eventualmente risolvere il problema e/o la questione quanto piuttosto sottolineare le incapacità e/o le mancanze dell'altro. Non importa se si parla di immigrazione e di persone che perdono la vita nel tentativo di sfuggire alla disperazione, alle guerre, alla fame, allo sfruttamento. Non importa se si parla di vaccini, un problema serio ormai nel nostro paese dove sono tornate a farsi vive malattie che si pensavano ormai debellate. Non importa se si parla di banche e del loro salvataggio con coinvolgimento di ministri e/o loro familiari. Non importa l'argomento e la sua importanza e/o rilevanza rispetto ai problemi del paese, le modalità di discussione sono sempre le stesse: si offende l'avversario, lo si mette in cattiva luce sottolineando la sua incapcità e/o mala gestione del problema. Non si illustrano le proprie "buone" idee ma si denunciano le "cattive" idee della parte opposta. Il tutto naturalmente senza minimamente analizzare, discutere e approfondire il problema stesso: si lanciano tweet, frasi di 140 caratteri o al più si scrive un post su facebook e sfido chiunque a trovare differenze sostanziali fra quelli del Pd e quelli del M5S. Senza stare ad elencare le varie assurdità da una parte e dell'altra ne bastano due, una ciascuna, per caratterizzare il dibattito politico che ci accompagnerà per un anno. Il Partito Democratico, accecato dall'odio per il Movimento 5 Stelle, in queste ore si scaglia contro i grillini per la storia della Boschi e dei suoi intrallazzi per salvare la banca dove il padre era nel CdA dimenticando che tali intrallazzi non sono una delle solite bufale messe in giro da Grillo e company ma semplicemente gli stessi intrallazzi sono descritti in un libro del giornalista Ferruccio De Bortolis che non può certo essere dipinto come un simpatizzante grillino. Nel frattempo i grillini, per non rimanere indietro, nonostante tutte le sparate contro gli esponenti del Partito Democratico stanno tessendo la loro tela per la nuova legge elettorale circuendo lo stesso Pd al fine di ottenere il famigerato premio di maggioranza per il partito che risulterà vincitore delle future elezioni. Eh si anche loro si sono resi conto che, non avendo intenzione di stringere alleanze con alcuna formazione politica per un eventuale governo, l'unica soluzione è il premio al partito e/o movimento. Insomma da una parte demonizzano il Pd, dall'altra gli fanno gli occhi dolci nella speranza di ottenere il lasciapassare per un futuro governo a 5 stelle. Naturalmente in questo scontro fino all'ultimo colpo tutti si guardano bene da parlare dei problemai reali del paese, del lavoro, della economia, delle tasse e dei loro eventuali programmi futuri. Programmi che non si limitino ad annunci del tipo "Abbasseremo le tasse" ma programmi sulle modalità attraverso le quali realizzare gli annunci.

venerdì 5 maggio 2017

Dall'art.18 alla legittima difesa: l'inesorabile viaggio del PD di Renzi verso il populismo di destra






Nonostante il mio scetticismo sul Partito Democratico fin dalla sua nascita, un partito nato esclusivamente per raccogliere voti e consensi senza un reale progetto politico che potesse chiamarsi tale, mai avrei pensato che potesse abbandonare e tradire le sue origini come è avvenuto una volta che si è consegnato a Matteo Renzi. In questa legislatura si è visto di tutto e di più a partire dell'alleanza con Berlusconi tradendo il proprio elettorato, fino al disegno di legge approvato ieri dalla camera di stampo puramente fascista passando attraverso le varie riforme renziane a trazione destrorsa. Il primo colpo ben assestato ai principi della sinistra lo ha dato appunto il governo Renzi con la riforma del lavoro, denominata Jobs Act, ed la cui anima è stata la cancellazione dello statuto dei lavoratori, dell'art. 18 e della liberalizzazione dei licenziameti (aumentati in maniera impressionanti nel 2016). Ci aveva provato il governo Berlusconi con il suo ministro del lavoro Sacconi, ma complice anche la forte opposizione del Partito Democratico che si era fortemente mobilitato, il progetto dell'ex cavaliere non andò in porto. Ci ha pensato Matteo Renzi ha realizzare il sogno berlusconiano e dopo essere arrivato al governo in quattro e quattr'otto ha cancellato quel famigerato articolo 18 che, mesi prima da segretario del Pd, era stato oggetto di una delle sue più famose esternazioni e promesse tradite: "Non penso che l'art. 18 sia un problema in questo momento". Per la serie #lavoratoristatesereni. Altri tentativi di riforma renziana e destrorsa sono stati rimandati indietro come la riforma della costituzione che intendeva togliere il voto ai cittadini per il Senato lasciando mani libere ai partiti per nominare i loro rappresentanti o come l'Italicum brutta copia del Porcellum di Calderoliana memoria rimandato indietro direttamente dalla Corte Costituzionale. Ed eccoci arrivati ad ieri con un nuovo provvedimento per rincorrere il populismo Salviniano che riguarda la legittima difesa. Un tale provvedimento fu ancora una volta emanato sempre da lui, Berlusconi, per mano diretta del leghista Calderoli nel 2006. A quel tempo l'Unione, che rappresentava il centro sinistra, era scesa in campo definendo quella legge una legge da "far west". Proteste, manifestazioni ma alla fine il governo la spuntò. Oggi si ritorna sull'argomento perché la Lega e Salvini ritengono inaccettabile che sia un magistrato a decidere se una persona ne ha uccisa un'altra per legittima difesa. Secondo la destra chi spara ad un presunto ladro e/o a chiunque entri nel nostro domicilio, agisce sempre per legittima difesa e il magistrato non dovrebbe nemmeno intervenire. La norma approvata ieri alla camera è una via di mezzo far la norma di Calderoli e quella che avrebbe voluto la destra e rappresenta un modo per il Partito Democratico di andare a raccogliere voti a destra come del resto avevo promesso Matteo Renzi. Ecco che si introduce il concetto del libero uso delle armi durante le ore notturne, un concetto soggettivo e pericoloso che non fa altro che "incentivare" l'uso delle armi e della giustizia fai da te. Se l'aggressore poi provoca una situazione psicologica grave nell'aggredito quest'ultimo è giustificato nell'uso delle armi. E chi giudicherà se si è verificata questa grave situazione psicologia grave ? Insomma una norma non solo ancora più a destra di quella di Calderoli, ma anche peggiorativa sia nei criteri che nell'applicazione. Un ulteriore spostamento a destra in previsione di nuove elezioni che Matteo Renzi potrebbe anche tentare di anticipare. Insomma il traghettamento verso destra continua ora che Renzi è tornato in sella ed ormai è inesorabile il definitivo passaggio a partito di centro destra.