mercoledì 17 gennaio 2018

Sono solo bruscolini ...

Ci si meraviglia ogni giorno del livello qualitativo di questa campagna elettorale nella quale tutti fanno promesse più o meno fantasiose e più o meno, quasi tutte meno, realizzabili. Si va dalla cancellazione di tasse e balzelli vari (canone tv, bollo auto, flax tax etc.), a bonus di vario tipo (pensioni minime, bonus a chi non lavora, etc.), a cancellazioni di leggi (fornero, vaccini, etc.). Sebbene si tratti di promesse differenziate nella forma, hanno tutte un elemento che le accomuna nella sostanza: sono tutte promesse ascrivibili alla categoria di “annunci” in quanto a nessuna delle suddette promesse è allegato un semplice progettino per la sua realizzazione. Basterebbe infatti dichiarare da dove saranno reperiti i fondi necessari per realizzare la promessa e come riempire quel buco che si verrebbe a creare. Nessuno lo fa semplicemente perché .. non lo può fare. Nella situazione attuale chiunque vada al governo, che si tratti del centro destra o del M5S o del centro sinistra non fa differenza, ha una strada ben precisa da percorrere già segnata dalla quale gli scostamenti potranno essere minimi: la strada segnata dall’europa. A meno che naturalmente qualcuno prospetti l’uscita dall’europa stessa, ma chi lo aveva fatto è prontamente tornato indietro. Sulla politica economica qualunque governo si cimenterà nella guida del paese a partire dal 5 marzo, avrà margini di intervento molto stretti e potrà semplicemente “tentare di alleggerire” la pressione fiscale con qualche piccolo bonus, tipo gli 80 euro, che saranno ininfluenti sulla fiscalità generale.
Le tasse infatti, che sono il vero lacciolo di questo paese insieme alla burocrazia ed alla evasione fiscale, non le decide il governo o la politica italiana ma sostanzialmente le decide l’europa. In questi anni di fatto la pressione fiscale è cambiata di qualche zero virgola ininfluente sul cittadino medio e chi dice di aver diminuito le tasse da 25 anni a questa parte dice semplicemente una bugia. Alcuni balzelli sono stati tolti o diminuiti (vedi Imu e canone tv) ma di contro ne arrivano altri a bilanciare ed a far si che il conto della tassazione rimanga di fatto invariato. Certo sono aumenti dei quali il politico non tiene conto, ma che al cittadino pesano sulla propria tasca, ed il cittadino verifica solo il risultato finale e non se un singolo balzello è stato abbassato o cancellato. Nel 2017 infatti abbiamo avuto un aumento della pressione fiscale sull’energia elettrica di cui nessuno parla: a fronte di consumi inalterati il costo della bolletta è aumentato del 25-30% perché sono stati aumentati tutti quegli oneri che niente hanno a che fare con i consumi reali. E che cosa sono questi oneri se non tasse occulte (e nemmeno tanto) ? Unico modo per diminuire la pressione fiscale sarebbe agire sulle aliquote irpef, un’azione strutturale e chiara, ma questa è una promessa che nessuno proprio nessuno può fare e allora rimane nel cassetto o addirittura buttata nel cestino.
Certo la politica potrebbe avere un grande margine di manovra se si impegnasse davvero a combattere l’evasione fiscale, ma come si può verificare in questi giorni nessuno ne parla perché in Italia gli evasori sono tanti e quindi sono anche tanti i voti che questa categoria di cittadini può mettere a disposizione di tutti. Meglio tacere in campagna elettorale, poi quando ci si trova al governo si adotta qualche misura che fa ricuperare qualche milione di euro senza intaccare lo zoccolo duro dell’evasione, quello che si misura a 9 cifre.
Quindi non ci meravigliamo delle promesse fantasiose di questi giorni, la classe politica italiana non ha altre armi da utilizzare, perché se qualcuno le utilizzasse davvero (e qualcuno c’è che fa proposte veramente di cambiamento) rimarrebbe confinato a percentuali dello 0, in quanto gli italiani .... non vogliono cambiare e si accontentano di qualche bruscolino.

giovedì 11 gennaio 2018

Tutto il "bello" della campagna elettorale






Che l'italiano sia un popolo fantasioso, che si adatta a tutto e che affronta ogni problema in maniera assolutamebnte originale e fuori da ogni logica è un fatto appurato anche dall'Unesco che sta per decretare la "fantasia italiana" come patrimonio dell'umanità. Una dimostrazione di questo aspetto del paese Italia lo si ha in questi giorni di inizio della campagna elettorale per le elezioni del 2018, che più che una campagna elettorale sembra una delle tante trasmissioni che si trovano sul digitale terrestre e che propongono prodotti di ogni tipo. 

Si parte dall'aspetto più esteriore che è quello dei simboli dei vari partiti: la maggioranza lancia un messaggio allucinante inserendo il nome del leader di quella formazione. Il messaggio è se ci votate quel nome sarà il futuro presidente del consiglio. La madre di tutte le bufale in questo campo è comunque quella di Forza Italia che propone "silvio berlusconi presidente" quando il suddetto non potrà nemmeno rivestire la carica di uscere del gabinetto della camera o del senato. Qui siamo nella pura illegalità ma tutti sopportano e ridono. Un giochetto nel quale è caduto quel partito che vorrebbe liberarci tutti e farci diventare tutti uguali iniziando però col piede sbagliato: ingannando gli elettori.

Si dirà: i simboli sono solo un aspetto scenico quello che conta poi sono i programmi. E qui veramente ci sarebbe da sbellicarsi da ridere. Qualcuno davvero ha trovato fra le varie proposte un programma che possa definirsi tale ? Il programma, di tutti i partiti o movimenti nessuno escluso, è un elenco di cose da fare che cambia a giorni alterni a seconda dell'umore della gente e delle notizie che snocciolano le agenzie sui fatti del giorno. Si va dagli sconti e saldi di fine stagione, ai tagli di leggi senza sapere quali e perché, in un frenetico taglia qui taglia là taglia sotto taglia sopra, confezionando un vestito che pende da tutte le parti, che non si saprà mai se sarà possibile portare a termine ma soprattutto che non si adatta a nessuno. 

Personalmente quello che mi deprime maggioramente è che anche chi dovrebbe, secondo il mio pensiero, presentare programmi seri ed attuabili si integra in questo mercato delle vacche nel quale nessuno ha un progetto reale. Un movimento che nasce con l'intento di renderci tutti Liberi e Uguali come primo punto del suo programma elettorale propone l'abolizione delle tasse universitarie rendendoci in questo modo ancor più diseguali di quanto già siamo ma soprattutto trascurando tutto quello di drammatico che è accaduto in questi anni, 1000 giorni renziani compreso: l'abolizione di qualsiasi diritto fondamentale del cittadino. E lo ha fatto andando a colpire proprio un settore fondamentale per ogni paese democratico: la scuola. Una scuola dove non si hanno più i servizi fondamentali come la carta igenica o il materiale didattico o le mense gratuite etc etc. cioè tutti queli aspetti che rimettano in piedi il famoso diritto allo studio, il primo diritto elementare dal quale ricostruire un paese in macerie.

La strada comunque è già segnata e avremo probabilmente un altro governo guidato indirettamente o, peggio ancora, direttamente da Berlusconi per portare ancora l'orologio della storia italiana ancora indietro, più indietro di quanto non lo abbia portato Renzi con le sue riforme berlusconiane.

venerdì 5 gennaio 2018

Il carrozzone elettorale si è messo in moto


Le manovre per presentarsi alle elezioni del 4 marzo sono ormai in pieno svolgimento e si prospettano due mesi di "grande divertimento". Le prime mosse sono per presentare liste e listarelle più o meno apparentate ai partiti più robusti perché una delle schifezze del Rosatellum è quella di distribuire i voti della lista che non arriva al 3% alle liste alleate che lo superano. In pratica il cittadino vota una lista ed il suo voto va a finire ad altri, un vero esempio di democrazia. Anche chi ha fatto della propria "solitudine" una bandiera, come il Movimento 5 Stelle, ha messo in campo le proprie schifezze con l'obiettivo di scopiazzare i partiti tradizionali ed accappararsi voti da destra a sinistra. Il M5S ha aperto le porte anche ha indagati e/o condannati oltre che a personaggi non facenti parte del movimento stesso così sembra che fra i candidati che si sono iscritti nei giorni scorsi ci sia di tutto di più. Lo scopo è di convincere anche gli astensionisti ma il risultato potrebbe invece essere quello di aumentare il partito di maggioranza relativa in Italia, quello dell'astensione appunto. Nell'area di centro il fermento invece sta lievitando ora dopo ora. Il Partito Democratico, maggiore esponente di questa area, si è reso conto di aver sostenuto una legge elettorale che non gli concentirà di vincere le elezioni e che l'unica possibilità di rimanere al governo saranno le grandi intese rispolverando il Nazzareno bis. Ed allora si sta manovrando all'esterno del Pd con la Lorenzin che da vita al proprio movimento, la Bonino che si apparenta con Tabacci che poi si apparenta con il Pd, insomma una serie di piccoli partitini che rastrelleranno voti senza arrivare al fatidico 3% per poi quindi distribuire gli stessi voti al Partito di Matteo Renzi. Nel frattempo lo stesso Pd perde pezzi dopo pezzi grazie anche all'attività di un governo incapace di gestire anche un problema come quello dei sacchetti "biodegradabili" per frutta e verdura da utilizzare nei supermercati. Dopo i salassi di inizio 2018 (elettricità, gas, autostrade) arriva anche il balzello del sacchetto degna conclusione di una legislatura raffazzonata che ha messo in evidenza tutti i limiti di una classe politica inadeguata. A sinistra si tenta, senza convinzione, di dare vita ad una formazione "annacquata" già dal simbolo, dal nome e dal suo leader: Liberi e Uguali con Pietro Grasso. Un movimento destinato, se otterrà un buon successo, a fare da stampella per un pò ad un governo Pd nel tentativo, che fallirà, di spostare a sinistra quel partito ormai spostato al centro fino a che sarà guidato da Renzi. La sinistra vera divisa in mille rivoli non avrà grandi opportunità in un paese destrorso soprattutto in mancanza di leader che si possano definire tali. La parte più stabile sembra essere quella del centro destra fondata sul trio Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia. Certo anche lì ci sono alcuni movimentini che tenteranno di strappare qualche voto da distribuire però alla fine fra i tre leader Salvini, Meloni, Berlusconi che nonostante i piccoli litigi a favore dei media, finiranno forse per vincere le elezioni e ritrovarsi a ricondurre il paese nel disastro proseguendo l'opera renziana. Nel frattempo comunque non si parla di programmi, di progetti, di strategie che non interessano a nessuno se non alla gente comune che poi alla fine voterà solo in base ai nomi oppure si asterrà. Insomma il futuro non è roseo e anche se diminuiremo il consumo di plastica spendendo qualche euro in più, si finirà per inquinare ancora di più lo stato di salute del paese.

giovedì 4 gennaio 2018

Elettricità, gas, autostrade, carburanti, sacchetti frutta verdura: il salasso di inizio anno






Ogni anno al primo gennaio gli italiani si ritrovano con qualche aumento di prezzi inaspettati che mettono a dura prova la pazienza del paese sia perché arrivano in un momento che dovrebbe essere di festa, sia perché sconvolgono il bilancio familiare già molto precario in questi ultimi anni. Quest'anno ai classici aumenti di autostrade (dal 2,7% fino al 70% passando per il 12%-13% delle autostrade abruzzesi) e carburanti (7%), che arrivano puntuali come il natale, se ne sono aggiunti altri come elettricità e gas (circa il 5% per entrambi), anche questi abbastanza usuali, ma soprattutto la vera presa per i fondelli dei sacchetti per frutta e verdura usati nei supermercati. E così al salasso che potrebbe raggiungere il migliaio di euro dovuto agli aumenti classici (carburanti, elettricità, gas, autostrade) se ne aggiunge un altro, probabilmente di poche decine di euro, ma che fa arrabbiare più degli altri. Fa arrabbiare perché il trio Europa-Governo-Supermercati hanno messo in mezzo il consumatore che si vede preso in giro e costretto ad un balzello che poteva essere facilmente evitato con un minimo di accortezza. L'Europa mette tenta di mettere al bando la plastica ma interviene in un settore dove gli interessi delle varie lobbi sono limitati: perché non intervenire nel settore delle acque minerali che infesta il pianeta con le bottiglie di plastica, o nel settore delle imballaggi dove si usa plastica e polistirolo in quantità superiore anche di 10 volte alle dimensioni del prodotto imballato ? Si è preferito invece intervenire in un settore dove le "vittime" sono i consumatori e quindi una categoria di poco peso. Il Governo italiano che naturalmente interpreta la direttiva nella maniera più restrittiva possibile "imponendo" il costo dell'utilizzo dei saccheddi "biodegradabili" (che poi beffa nella beffa biodegradabili non sono che per il 40%) direttamente al consumatore causando un aumento dei prezzi di frutta e verdura dintorno al 1,5%. Infine i supermercati che pubblicanno avvertenze che probiscono sia l'utilizzo di sacchetti personali portati da casa sia la possibilità di utilizzare il sachetto per imbustare diversi prodotti. Insomma se vuoi inquinare lo puoi fare gratuitamente e senza spendere un centesimo, se invece vuoi contribuire a preservare l'ambiente devi essere salassato. Il tutto poi per passare da un sacchetto di plastica leggera ad uno biodegradabile ma solo per il 40% quindi un provvedimento che non risolve assolutamente niente anche ammesso che i sacchetti di plastica costituiscano il vero problema dell'inquinamento da questo materiale.

mercoledì 3 gennaio 2018

Ma davvero il problema dei problemi è l'uso dei sacchetti di plastica ?


Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da sorridere in questo paese che nei primi giorni del 2018 si divide fra presunti ecologisti e indignati per un nuovo balzello dopo quello delle tariffe elettriche, gas e autostradali. I primi si ergono a paladini dell'ambiente sostenendo che 2 centesimi a sacchetto biodegradabile (che poi biodegradabile non è) rappresentano una giusta spesa per difendere il pianete dall'invasione della plastica. I secondi fanno il conto dei costi che dovranno sostenere alla fine dell'anno e scoprono che nel 2018 si spenderanno quasi 1000 euro in più a famiglia. Tranquilli ancora qualche giorno e poi arriverà il 6 gennaio, la Befana, che segnerà la fine delle feste natalizie e la vita riprenderà il solito tran tran disturbata solo dalle incombenti elezioni del 4 marzo. In queste due mesi ne sentiremo delle belle. Intanto il popolo italiano vive la solita tragicommedia imputata ad una delle tante direttive europee che nel nostro paese sono interpretate alla lettera solo quando si deve imporre qualche balzello sia pur di entità contenuta. E così mentre in altri paesi si organizzano in maniera diversa, o non facendo pagare il balzello oppure adottando altre soluzioni (multi bag riutilizzabili in Svizzera) in Italia si va come al solito per le vie brevi: 1-2 cent a sacchetto e ci si toglie il pensiero. E l'inquinamento da plastica sarà definitivamente risolto. Poca importa se si continuerà a consumare milioni di litri d'acqua minerale venduta in bottiglie di plastica che ormai troviamo poi ovunque (parchi, boschi, montagna, spiagge), oppure se si continueranno a commercializzare prodotti di dimensioni contenute in confezioni almeno 5-10 volte più grandi naturalmente avvolte da plastica rigida. E che dire poi delle fettine di carne che sono contenute in vaschette di polistirolo con un volume che rappresenta il doppio se non il triplo del prodotto che contengono ? Insomma è la solita presa in giro tutta italiana che fa insorgere coloro che poi hanno sopportato provvedimenti ben più disastrosi come il Jobs Act, la buona scuola, le pensioni della Fornero. Però se si volesse vedere il bicchiere mezzo pieno si potrebbe pensare che magari la guerra del sacchetto farà risvegliare il popolo italiano dal torpore in cui sopravvive da 25 anni a questa parte ? Magari sollecitandolo a non astenersi dal voto ma per esempio votare per un radicale cambiamento intanto escludendo dal parlamento tutti coloro che vi hanno soggiornato in questi ultimi 5 lustri.

giovedì 21 dicembre 2017

I dilettanti del conflitto di interessi




E' noto che non sempre i figli riescono a percorrere le strade dei padri ed a raggiungere il loro livello di professionalità, spesso avviene è vero ed molto spesso il figlio supera il padre, ma esistono sempre le eccezioni che servono comunque a confermare la regola. Matteo Renzi è una di queste eccezioni. Politicamente Renzi è il figlio legittimo di Silvio Berlusconi e non lo dico io ma lui stesso: in uno dei suoi deliranti tweet ha ammesso che Berlusconi ha fatto promesse e lui con il suo governo ha realizzato le promesse fatta dall'ex cavaliere. D'altra parte la politica dei famosi 1000 giorni è stata tutta incentrata su provvedimenti di stampo destrorso (Jobs Act e bonus vari in primis), una strategia messa a punto fin da quella famosa cena quando Renzi, sindaco di Firenze, invece di incontrare l'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, si recò appunto ad Arcore per un appuntamento "istituzionale". Dal punto di vista politico quindi il fiorentino si può dire che abbia eguagliato se non superato il cavaliere di Arcire, dove ha totalmente fallito nel seguire le orme del padre putativo è nel campo del conflitto di interessi. Berlsuconi altra stoffa ed altra "intelligenza": nei suoi governi non si contano le leggi ad personam emanate per allontanarlo il più possibile dalla giustizia. Una serie di leggi che gli hanno consentito di salvarsi, nella maggioranza dei casi per la prescrizione, da sentenze di condanna. Quando ha capito di non riuscire nell'ennesimo salvataggio, ha ceduto le armi al suo erede naturale Matteo Renzi. Il fiorentino dopo essersi circodato di "amici" corregionali aveva un solo compito da svolgere nel campo del conflitto di interessi: salvare Banca Etruria. E il compito l'ha mancato goffamente. Addirittura ha messo in peidi una commissione d'inchiesta parlamentare per chiarire che lui e la sua ministra prediletta, Maria Elena Boschi, non erano coinvolti in alcun modo ed invece la suddetta commissione ha messo in chiaro tutte le goffe manovre messe in piedi dai due senza alcun risultato. La commissione ha addirittura portato alla luce che non fu solo la ex ministra Boschi a cercare di intercedere per il salvataggio della banca cara alla sua famiglia, ma perfino il presidente del consiglio, Matteo Renzi, si mosse in tal senso o direttamente o per mano del fedele amico Carrai, altro goffo personaggio in questioni del genere. Il fido Carrai scrisse addirittura una email in chiaro a Ghizzoni per "sensibilizzare" Unicredito al salvataggio di Banca Etruria. Naturalmente nessuno ha invitato esplicitamente Unicredit ad acquisire Banca Etruria, ma si sono limitati a suggerire una valutazione sulla possibilità di un'eventuale acquisizione, insomma si è lavorato di fino. E come hanno dichiarato i testimoni, nessuno ha fatto pressioni in tal senso, come se un suggerimento fatto da un ministro o addirittura dal presidente del consiglio o da un amico del presidente del consiglio non fosse già una pressione bella e buona. Oppure si vuole sostenere che il suggerimento fatto da un cittadino comune o da un ministro hanno lo stesso peso ? Rimane il fatto che tutto questo scoperchiare di pentole fatto a fine legislatura, quando non ha senso chiedere le dimissioni di alcuno, alla fine sposta completamente dal reale problema delle crisi bancarie: le banche sono andate in crisi per crediti che non sono stati restituiti e per coprire questi buchi lasciati da grandi manager o da grandi gruppi industriali si sono messi sul lastrico azionisti e risparmiatori, cittadini onesti ingannati dalle stesse banche. Su questo aspetto doveva essere fatta chiarezza ma la chiarezza non arriverà, per ora sappiamo solo che Matteo Renzi, con "amici" ministri e non, in qualche modo hanno "provato a suggerire" come salvare non il sistema ma una sola banca e senza fare pressioni sia chiaro !!!!!!

martedì 19 dicembre 2017

Il vero voto utile ? Quello dato a chiunque sia fuori dall'attuale parlamento


Il concetto di voto utile fu introdotto dal fantasioso Berlusconi e successivamente copiato da tutti coloro che siedono in parlamento. Il concetto del voto utile è quello di mantenere comunque la composizione del parlamento, se il voto è assegnato a qualcuno che non sta nel parlamento allora, secondo la teoria del voto utile, quelo voto è dato al vento. E purtroppo l'attuale legge elettorale, l'ormai famoso Rosatellum, mette in pratica il concetto tanto che i voti assegnati a coloro che non supereranno il quorum in alcuni casi saranno divisi fra coloro che entrano in parlamento. Quindi il voto "inutile" diventa utile per meccanismi cervellotici ma estremamente mirati. Personalmente, indipendentemente dalle idee politiche che si possano avere, ritengo che il voto utile sia uno e uno solo (facendo passare per buono il concetto assurdo di voto utile": quello dato a chiunque attualmente non siede in parlamento. Perché sinceramente non vedo chi si possa meritare di tornare a sedere nel luogo più alto di una democrazia e magari anche andare al governo. Votare il centro destra, che si presenta con un vecchio che ha portato il paese sull'orlo del fallimento per i dedicarsi ai suoi giochetti sessuali, significa tornare a rivivere quei rischi oltre che mettere in mano il paese ad alcuni personaggi razzisti, xenofobi, che vogliono trasformare il paese in un Far West liberalizzando il diritto di armarsi ed uccidere. Sostanzialmente ridare voce a chi l'ha avuto ed ha combinato disastri e si ripresenta senza alcuna novità di rilievo. Votare Pd e qualche alleato centrista significa ridare il paese in mano a chi ha tentato una riforma costituzionale assurda e antidemocratica per magari riprovarci ancora una volta. Un partito che, come si sta dimostrando in questi giorni con la vicenda Boschi, è intransigente con gli altri ma aperto a giustificare e perdonare qualunque "birichinata" ad i suoi. Dopo le vicende dei ministri Cancellieri, Ilen, Lupi e Guidi costretti a dimettersi proprio da Renzi e soci per delle "birichinate" appunto, alla ex-ministra Boschi ora sottosegretario di Gentiloni, tutto è permesso anche intromettersi in faccende che non la riguardano per cercare di salvaguardare gli interessi di famiglia. E arriviamo al Movimento 5 Stelle che doveva rappresentare il nuovo ma che ha fallito subito dopo pochi giorni dalle elezioni rifiutandosi al tentativo di Bersani di tentare veramente l'inizio di un cambiamento. Sono bravi a fare opposizione, dove si può contestare tutto senza proporre niente, a fare confusione ma in quanto ad avere idee precise e chiare su un loro eventuale governo ce ne corre parecchio (anche se è vero che nessuno ne ha di idee precise su come governare). Senza prendere in considerazione due dei punti più oscuri del M5S: la dipendenza da una società privata e da un comico, e la loro volontà di governare da soli. Rimane quella che dovrebbere essere la sinistra composta dai fuoriusciti dal Pd (dopo comunque aver votato di tutto e di più) e qualche resto di Sel, ma anche qui è come andare di notte. Dopo essersi affdati ad un ex magistrato ed aver anche loro personalizzato il partito, hanno finito per confondersi con gli altri ed alla fine c'è il rischio concreto che, se salterà l'inciucio programmato Renzi-Berlusconi, ritrovarli al governo con il Pd renziano. In conclusione votare queste formazioni significa dare continuità ai distrastri berlusconiani ed alle politiche renziane che hanno realizzato il programma del centro destra non portato a termine a causa dei diversi interessi del Silvio nazionale. Un voto, secondo il concetto di voto utile, completamente inutile.

martedì 12 dicembre 2017

Quando le bufale o fake news sono vere

domenica 10 dicembre 2017

Renzi finalmente confessa: Ho fatto le riforme di Berlusconi


Dopo la manifestazione di ieri a Como, Matteo Renzi torna sulla scena invigorito da migliaia di epresone presenti e le fa proprie, dimenticando che il suo partito è antifascista a giorni alterni: se la manifestazione è indetta da altri, come quella di Ostia organizzata dal M5S, allora l'antifascimso può aspettare. Incoerenza e ipocrisia, meglio Salvini, anche se distante dalle mie idee, che si professa fascista, razzista e xenofobo sempre e non a seconda dell'opportunità politica. Con Salvini e la Lega si sa bene con chi si ha a che fare, con Renzi ed il Pd assolutamente no: un giorno dice una cosa e il giorno dopo la sconfessa dicendo il contrario. Ieri però anche Renzi ha svelato una verità che in molti già avevano capito ma che lui ed i suoi avevano sempre negato. Nel pieno del fervore di un'intervista a Repubblica si è lasciato andare ad una dichiarazione che svela i retroscena dei famosi mille giorni del suo governo. Inizia con una bufala "il governo con Silvio Berlusconi in primavera non si farà", dichiarazione da mettere in cornice e torare fuori dopo le elezioni del 2018, ma poi continua con finalmente una verità: "Le uniche promesse mantenute dal leader di Forza Italia, gliele abbiamo realizzate noi". Chi shignazzava in faccia ai sostenitori che Renzi e Berlusconi fossero la stessa cosa è servito. Renzi nel suo governo non ha fatto altro che realizzare il programma di governo di Forza Italia, partendo proprio da quella riforma disastrosa che è stato il Jobs Act. La cancellazione dell'art. 18 che era stato un pallino dell'ultimo governo Berlsuconi, ma che non era stata portata a termine grazie anche alle proteste vibranti di tutte le opposizioni, Partito Democratico in testa, è stata la prova lampante di quanto Renzi ed il suo governo si siano dedicati con abnegazione alla realizzazione del programma berlusconiano. Oggi finalmente il segretario del Pd lo conferma e così tutti gli scettici sulla svolta centrista di quello che fu il più grande partito di sinistra europeo sono serviti. Dopo questa grande verità comunque Matteo Renzi non ha resistito a sparare un'altra delle sue, quelle che lo hanno reso famoso come il Bomba: "Berlusconi è tornato in sella per colpa del 4 dicembre 2016 e della vittoria del No al referendum". Po vero Matteo non sa darsi pace di quella sonora sconfitta e dopo aver demonizzato la eventuale vittoria del No ora qualunque event negativo si presenti dopo il dicembre 2016 la colpa è della sua sconfitta. Ma non è colpa sua ... la colpa è di coloro che hanno investito 2 euro per far tornare a galla uno dei più grandi bugiardi della storia della repubblica italiana che a dire il vero un pò è cambiato: almeno una verità la confessata. Aspettiamo con fiducia le altre.

giovedì 7 dicembre 2017

Il rottamatore rottama senza sosta


Il rottamatore ha fatto altre due vittime: Pisapia e Alfano per la serie ... a volte qualcosa di buono lo combina anche Renzi. Matteo Renzi si era presentato, da sinsaco di Firenze, alla ribalta nazionale con il progetto di distruggere la vecchia politica italiana per iniziare una nuova fase, dando spazio ai giovani politici rampanti, come lui, che scalpitavano per portare l'Italia da ultima ad almeno seconda se non prima in europa. Un nobile progetto che aveva acceso le speranza di molti italiani, che erano stati poi pienamente assoldati alla causa renziana, con la paghetta degli 80 euro con la quale il Pd aveva raggiunto il risultato storico, quanto effimero, del 40% alle elezioni europee. Ai più era sfuggito un "piccolo" particolare: quando Renzi parlava di "rottamare" la vecchia politica (termina inappropriato e irrispettoso ma perfettamente in linea con la superbia del personaggio) faceva riferimento quasi totalmente ai suoi compagni, ops pardon termina inappropriato se riferito a Renzi ed al Pd, ai suoi "amici" del Partito Democratico. Il Renzi si riferiva principalmente a D'Alema (il top dei candidati alla rottamazione), Bersani, e compagnia bella. Nessun riferimento a quelli che avrebbero dovuto essere gli avversari politici anzi Renzi andava professando che per vincere era necessario andare a prendere i voti in campo avverso. E come si fa a prendere i voti degli avversari politici se non mettendo in campo le stesse politiche degli avversari ? Così dopo il successo del 40%, Renzi ha iniziato e proseguito coerentemente la sua opera. Lentamente come una goccia che cade inseroabilmente sulla stessa roccia ha iniziato a incrinare la presunta "solidità" del Partito Democratico e continuando nella sua opera ha costretto ad abbandonare la barca prima Letta, poi Civati, Fassina, D'Alema per arrivare a Bersani e Speranza e compagnia bella. Nella sua opera ha praticamente dimezzato quela 40% dimostrando che se scegli di "copiare" le politiche dell'avversario per "rubargli" i voti alla fine il cittadino sceglie comunque o l'originale oppure di non andare a votare. Dopo la debacle della riforma costituzionale e la bocciatura dell'Italicum, Renzi ha tentato di portare in porto una legge elettorale che desse il colpo finale al suo partito. C'era quasi riuscito copiando e modificando il sistema tedesco poi mandato a monte in quanto non sufficientemente sicuro il risultato (il Pd rischiava di arrivare secondo o addirittura primo), alla fine si è deciso per il rosatellum con il quale potrebbe ottenere due risultati: uccidere il M5S da sempre allergico alle alleanze, far fuori il Partito Democratico portandolo fra le braccia di Berlusconi. Con il rosatellum o fai qualche alleanza o devi raggiungere almeno il 40%, risultato improponibile anche con 80 euro o addirittura pensioni minime a 1000 euro o bonus vari. Qualcuno a sinistra, in particolare Pisapia, ha tentato allora di mettere in piedi una coalizione con il Partito Democratico per scongiurare il ritorno del centro destra (che unito come si è visto in Sicilia è quasi imbattibile in paese destrorso come l'Italia) ma Renzi ha continuato nella sua lenta opera rottamatrice anche su eventuali alleati. Oggi Pisapia si defila ed, udite udite, si defila anche Angelino Alfano, la stampella berlusconiana di Matteo Renzi. Pericolo scongiurato, la strada verso un nuovo patto fra Renzi e il Berlu è quasi sgombra, sta ai cittadini scongiurarla ed hanno ben due possibilità: votare o M5S oppure votare a sinistra del Pd, scelta non facile perché il caos come sempre in quell'area è notevole. Non andare al voto significa semplicemente soffiare nella direzione di Renzusconi.