domenica 25 ottobre 2020

Errare è umano, perseverare è diabolico ... soprattutto in tempo di Covid


 

Poche cose dovevamo imparare dalla tremenda esperienza dei mesi di marzo, aprile e maggio.

1) L'epidemia da Covid-19 non è una semplice influenza come i ben informati hanno tentato e tentano di farci credere.

2) Il Covid-19 è un virus perfido che può infettare anche (e soprattutto) persone che non presentano sintomi ma che poi possono contagiare altre persone che invece potrebbero reagire in maniera grave.

3) Non abbiamo a disposizione né terapie mirate né vaccini e soprattutto non sappiamo quando saranno disponibili.

4) Fino a quando non avremo farmaci e/o vaccini abbiamo un'unica arma: il distanziamento.

In fin dei conti non sarebbe stato difficile capire queste quattro regolette ed agire di conseguenza ed invece sta andando tutto a rotoli. A marzo siamo stati colti di sorpresa anche grazie a qualche presunto "scienziato" virologo che in tv blaterava in sequenza: "L'epidemia non arriverà mai da noi e se arrivasse siamo pronti", "Gli asintomatici non possono contagiare altre persone", "Le mascherine non servono". Poi da un giorno all'altro ci siamo ritrovati chiusi in casa a contare i ricoverati, gli intubati in terapia intensiva ed i morti. Ne siamo usciti con circa 35.000 morti ed una crisi economica da paura. A giugno poi liberi tutti e il mese è andato via tranquillo insieme a luglio. Poi è scattato agosto e via tutti in vacanza come se niente fosse successo. Il governo è stato a guardare anche in questo caso forse seguendo un'altra platea di finti "scienziati" che, come i politici italiani, non vedevano oltre il loro naso. Siamo andati dal virus indebolito fino al virus clinicamente morto, affermato non su riviste scientifiche con tanto di dati sperimentali, ma sui soliti social twitter e facebook. Il governo ha chiuso una porta di una stalla con almeno 10 porte quando era troppo tardi: la porta delle discoteche. E siamo arrivati al 7-10 settembre quando c'è stata un'impennata dei contagi però contenuta fino a quando non sono arrivati le prime conseguenze del ritorno a scuola, del ritorno al lavoro, del tentativo di riaprire qualsiasi evento. Senza che nel frattempo, nei mesi più tranquilli, il governo avesse preso qualche iniziativa per contrastare quella seconda ondata che in molti prevedevano. Certo non si sarebbe potuto pretendere che in tre mesi si risolvessero problemi cronici della sanità e dei trasporti, ma nemmeno rimanere con le mani in mano fino a ricorrere ad un'altra chiusura anche se non totale come quella attuale. Ed invece eccoci qua con i pronto soccorso intasati grazie ai mali di quarantanni di sanità discutibile. Non esiste più da tempo la sanità di frontiera dei medici di famiglia. Ormai da decine di anni siamo abituati ad andare al pronto soccorso quando abbiamo un problema ed il medico di famiglia non fa più visite a domicilio. Il paziente è lasciato in balia a se stesso oppure libero di andare in ambulatorio magari con la febbre a 40 oppure negli orari di visite che non è detto siano giornalieri e così nel 90% dei casi si reca al pronto soccorso dove, quando va bene, staziona dalle 7 alle 8 ore in attesa di essere visitato. Tutto questo in situazioni normali, immaginate in questi giorni quando si registrano intorno ai 700-800 ricoveri. Si parla di telelavoro, didattica a distanza, perché non si può fare altrettanto nella sanità ? E non si è fatto niente per tentare questa strada nemmeno in questi mesi fra la prima e la seconda ondata ? Da molte parti si sente di che la telemedicina sarà la sanità del futuro, vale la pena segnalare che quel futuro era iniziato più o meno agli inizi degli anni 70 ed ora rimane ancora futuro nella realtà quotidiana. Ed ora torniamo alla terapia dei mesi primaverili, chiusure di attività e restrizioni ai cittadini. Già i cittadini che in una gran parte non hanno capito che non possono fare la vita normale pre-Covid e che scendono in piazza a protestare contro le restrizioni. Siamo all'assurdo che si scende in piazza, si bruciano auto e cassonetti per protestare contro la chiusura di bar e ristoranti alle 18, ma non si scende in piazza per protestare contro la corruzione, per protestare contro politici e partiti che rubano, contro le mafie ... non si protesta per andare a bere una birra o un mojito alle 23. Unica piccola giustificazione a favore del governo: dove contrastare un'opposizione che non perde occasione per fare sciacallaggio politico su qualsiasi provvedimento, criticando sempre ma senza fare proposte alternative ... 

A proposito di telemedicina ... per fortuna alcune realtà di tipo volontario esistono e funzionano ... questa, Dematepa,  per esempio è una giovane associazione delle Marche molto attiva.

domenica 18 ottobre 2020

Ritardi cronici, ritardi estivi e i soliti furbetti ... ed il Covid brinda

 


Dopo le bisbocce estive e le imbriacature di ottimismo propinate da una parte di presunti esperti virologi che non guardavano oltre il loro naso, eccoci di nuovo in piena bufera da epidemia Covid-19 con le strutture sanitarie di nuovo in affanno. Al 31 agosto avevamo 1288 ricoverati e 94 in terapia intensiva, al 30 settembre siamo passati 3047 ricoverati e 280 in terapia intensiva, oggi al 18 ottobre registriamo 7131 ricoverati e 750 in terapia intensiva. Una crescita esponenziale che ci riporta ai mesi di marzo aprile se non ad una situazione ancora peggiore (in 15 giorni abbiamo avuto quasi 1000 decessi). Che cosa è cambiato dai mesi del lockdown ? Presto scopriremo che è cambiato poco o niente. D'altra parte un paese massacrato da 30 anni a questa parte, soprattutto nella sanità, nella scuola e nei servizi in generale, potevamo pensare potesse essere rimesso in sesto in pochi mesi per affrontare la seconda e più pericolosa ondata ? Sicuramente no ma allo stesso tempo impiegare i mesi estivi per polemizzare sui banchi e non preoccuparsi di potenziare le strutture sanitarie o il trasporto pubblico non poteva che portarci alle condizioni attuali con il conteggio giornaliero di nuovi contagi (per ora intorno ai 12000), dei nuovi ricoveri (circa 500) e dei nuovi decessi (circa 70 al giorno). Ora si cerca di correre ai ripari con provvedimenti tampone per non tornare alla chiusura totale che appare difficile da scongiurare. Anche grazie ai soliti "furbetti" italiani che trovano sempre il modo per cercare di aggirare una legge. Il governo decide la chiusura di bar e ristoranti alla mezzanotte ? Il furbo gestore chiude a mezzanotte e riapre alle una di notte (successo a Bologna e Catanzaro). Il governo ferma le attività sportive di contatto amatoriali ? Bene il gruppetto di amici tira fuori qualche euro e si iscrive ad un ente dilettantistico affiliato al Coni e le partitelle settimanali di calcetto sono assicurate. Che poi che senso ha vietare ad un gruppo di amici le partitelle al caletto quando poi le società sportive dilettantistiche possono continuare i loro tornei di calcio e di rugby. Questi sono gli italiani, quelli che si lamentano della burocrazia salvo poi ingegnarsi in qualsiasi modo per aggirare una semplice legge che prevede la chiusura dei locali pubblici ad una determinata ora. Immaginate che cosa si può arrivare a pensare o fare per aggirare un concorso o un appalto pubblico. La burocrazia nasce da qui: dalla mancanza di senso civico dei cittadini oltre da una classe politica inadeguata perfino a scrivere leggi. 
Il Covid per ora ha avuto la meglio e non solo in Italia come si sta osservando, ma una società basata sul profitto, sullo sfruttamento, che non può permettersi un mese di blocco totale per difendersi da un epidemia, è una società nella quale il virus sguazza e la fa franca. 

martedì 13 ottobre 2020

Gestione epidemia: solito scontro stato-regioni

 


Che la scuola fosse un banco di prova cruciale per la gestione dell'epidemia Covid_19 era noto, che diventasse l'ennesimo tema di scontro fra Regioni e Stato magari si poteva non ipotizzare considerato il momento critico che stiamo vivendo. Purtroppo non è così. Dopo l'inizio della scuola a pieno regime, dal 21-22 settembre, si è verificata l'impennata dei contagi e della diffusione del virus. Per quanto riguarda l'incremento dei positivi siamo ad un passo dai numeri di marzo aprile e lentamente ci stiamo arrivando anche con i ricoveri ed i decessi. Nei mesi precedenti il 20 settembre si è pensato soprattutto ad adottare misura per contenere il contagio all'interno della scuola senza preoccuparsi di quello che sarebbe avvenuto al di fuori della scuola stessa. Chi si reca al lavoro utilizzando i mezzi pubblici conosce benissimo la differenza fra l'affollamento degli stessi nei giorni con le scuole chiuse rispetto alle giornate nelle quali le scuole sono aperte. In questo ambito non si è fatto assolutamente niente né da parte dello Stato, né tanto meno da parte delle regioni che sono in fin dei conti gestiscono i trasporti locali. Addirittura alcune regioni capeggiate da Bonaccini ha chiesto di ripristinare ove possibile le lezioni a distanza proprio per non sovraffollare i mezzi di trasporto pubblici, proprio Bonaccini che qualche mese fa chiedeva di abolire il limite al numero di passeggeri sugli stessi mezzi. Insomma si naviga a vista cambiando parere a seconda del momento a dimostrazione della mancanza totale di un vero progetto per contrastare l'epidemia. Naturalmente la ministra Azzolina ha risposto picche alla richiesta di Bonaccini senza per altro né constatare che l'apertura della scuola ha fatto impennare il numero di contagi né fornire spiegazioni esaurienti al proprio dissenso su questa misura. Unico motivo reale sarebbe quello del fallimento dell'azione della ministra Azzolina qualora si tornasse alla didattica a distanza. E così possiamo chiudere i bar alle 21 (che poi non sarà così), possiamo proibire giustamente gli sport di contatto a livello amatoriale, ma se non si interviene in uno dei settori strategici per il contatto fra le persone, il trasporto pubblico appunto, tutti gli altro interventi rimangono dei palliativi rispetto al problema centrale. D'altra parte che il nostro paese soffra di carenze decennali nella scuola è risaputo e pensare che queste carenze fossero superabili in 5 mesi sarebbe stata pura utopia chiunque si fosse trovato al governo. Carenza di locali, carenza di insegnanti, carenza di trasporti tutti fattori sui quali però non si è intervenuto in alcun modo e quindi oggi ci ritroviamo a combattere il virus marginalmente. I primi due mesi, marzo ed aprile, è stato relativamente semplice contrastare l'epidemia: tutto chiuso e tutti in casa. Ma quella esperienza non può essere ripetuta causa il tracollo economico del paese ed allora, di fronte a interventi non strutturali, aspettiamoci di raggiungere i record negativi degli altri paesi europei.

martedì 6 ottobre 2020

Un'opposizione criminale


La destra che alla Camera esulta per la mancanza del numero legale sul voto relativo al nuovo Dpcm illustrato dal ministro Speranza è un segnale inequivocabile della situazione emergenziale non solo per l'epidemia ma anche per la democrazia. Il numero legale è mancato fra l'altro anche per la quarantena alla quale sono sottoposti circa 50 deputati e l'esultanza per questo fatto rappresenta in maniera plastica quanto questa opposizione sia una minaccia per il paese alle prese con problemi seri per la salute di tutti i cittadini. Tutta la destra ma in particolare la Lega di Salvini e FdI della Meloni sfruttano ogni minima occasione per polemizzare inutilmente su qualsiasi provvedimento del governo, anche quello sacrosanto di rendere obbligatorio in tutta Italia l'uso delle mascherine sia in luoghi chiusi che all'aperto. I dati di questi giorni, sebbene migliori rispetto agli altri paesi d'Europa, sono preoccupanti e dopo i picchi causati dal periodo delle vacanze scellerate, ora siamo in presenza di un nuovo picco causato dalla riapertura delle scuole e delle attività sportive professionistiche. Ormai si viaggia ad un ritmo di circa 2700 casi al giorno con un inizio di stress per gli ospedali e le terapie intensive. Si dovrebbe intervenire prima che sia troppo tardi ma se si fa polemica sulle mascherine o addirittura, come ha fatto Sgarbi, si indica lo stato come fascista perché si obbligano a stare in quarantena anche i positivi asintomatici, allora la guerra la virus sarà più dura. Il governo dovrà lottare anche contro l'opposizione a causa anche di una certa parte della cittadinanza che segue le indicazioni di questi scellerati. Purtroppo la destra è scellerata in qualsiasi parte del mondo basta semplicemente vedere che ha combinato il Presidente americano Donald Trump in questi giorni dopo un ricovero per Covid avvenuto giovedì ed oggi già al lavoro alla Casabianca senza mascherina. Non è una consolazione ma semplicemente una difficoltà in più a livello mondiale nella lotta contro la pandemia. C'è solo da ringraziare Salvini e la sua passione per il mojito altrimenti oggi saremmo davvero nel disastro più totale.

domenica 4 ottobre 2020

Covid: la guerra non è vinta e l'esercito sbanda

 


Ormai il comportamento del Covid e dell'epidemia dovrebbe essere abbastanza chiaro a tutti: fino a quando non avremo un vaccino efficace tutti i settori della vita sociale saranno dipendenti dall'andamento del contagio. Andamento che comunque in questa fase dipende quasi esclusivamente da noi e dai nostri comportamenti. Dopo l'apertura di tutte le attività all'inizio di giugno la situazione sembrava mettersi bene e lentamente il numero dei positivi scendeva, come scendeva quello dei ricoverati e dei decessi. Poi è arrivato agosto e la voglia di andare in vacanza ci ha fatto pensare di averla avuta vinta. Ci siamo risvegliati pesantemente ai primi di settembre con un incremento di nuovi positivi intorno ai 1000 (su media settimanale) risultato dei bagordi ferragostani. I provvedimenti presi dopo ferragosto ci hanno riportato ad una curva discendente fino a quando non abbiamo avuto la riapertura delle scuole (indispensabile sebbene con molti rischi), la chiusura della campagna elettorale con manifestazioni e assembramenti senza alcuna precauzione (elezioni tranquillamente rinviabili in questo caos), ripartenza del campionato di calcio con tanto di spettatori (anche se solo 100 spesso tutti ammucchiati in ridotti spazi all'interno dello stadio), ripartenza di alcuni sport al chiuso (anche qui con 200 spettatori). Risultato: siamo ai primi di ottobre e il numero di positivi torna repentinamente a crescere. Ormai non c'è più bisogno di virologi super esperti che ci spiegano come funziona il contagio: se stiamo attenti ed evitiamo assembramenti ce la possiamo fare ad arrivare al momento in cui avremo il vaccino, se continuiamo a voler ad ogni costo fare una vita "normale" anche per quelle attività non indispensabili (ristorante, partite di calcio, manifestazioni varie tipo la festa del cavallo in sicilia, etc. etc.) il contagio riprenderà vigore, aumenteranno ricoveri in ospedale, in terapia intensiva e aumenteranno i decessi (come ormai sta avvenendo da qualche settimana) e dovremo scegliere: o richiudere tutto o contagiarci tutti con sterminio delle persone sopra i 75 anni. E' molto semplice.  Ed in questa guerra, che per metà è persa, tornano ad emergere tutti gli aspetti negativi del nostro sistema politico: uno su tutte la pericolosa autonomia delle regioni in materia di sanità. Fioccano le ordinanze dei presidenti di regione e le conseguenti polemiche anche surreali. Una su tutte l'ordinanza della regione Campania che costringe a stare in quarantena chi ha avuto contatti con dei soggetti positivi: in virtù di questa ordinanza per esempio i giocatori del Napoli devono stare in quarantena e non potranno giocare la partita con la Juve di stasera. Apriti cielo e le polemiche sono servite su un piatto d'argento grazie anche alla Federazione Gioco Calcio che sostiene che la partita si deve giocare. D'altra parte tutta la vicenda del calcio in era Covid è surreale con l'Uefa che sancisce il principio che una squadra debba giocare anche se ha solo 13 giocatori disponibili e dando di fatto il via ad un effetto domino che inevitabilmente porterà tutte le squadre ad avere un numero di contagiati rilevante. Ma le vicende surreali se si andasse ad esaminare regione per regione sono molte altre. Che dire per esempio della Regione Marche dove Fratelli d'Italia è riuscita a far eleggere il suo candidato fascista con un campagna elettorale incentrata, fra le altre cose, sul presunto regime dittatoriale instaurato dal governo Conte nella gestione dell'epidemia (strana concezione per un partito che si ispira proprio all'unica dittatura che questo paese ha dovuto sopportare: quella fascista). Una volta insediato quale è stato il primo provvedimento del Presidente Acquaroli ? Un'ordinanza che impone l'uso delle mascherine all'aperto quando si è in presenza di assembramenti, più o meno il contrario di quanto sbandierato nella campagna elettorale. A livello nazionale ora si legge che sarà impiegato l'esercito per far rispettare le regole, ma quali regole se queste cambiano da regione a regione e spesso da comune a comune ? 

sabato 3 ottobre 2020

Catania: capitale europea dei ... disperati


Dopo gli appelli accorati del "Capitano" affinché il 3 Ottobre 2020, giorno del processo a Matteo Salvini per il caso Gregoretti,  Catania diventasse "La capitale europea della Libertà" con la tre giorni a sostegno dell'ex ministro dell'interno, nella città etnea si sono presentati in qualche decina per essere processati insieme al loro leader. Continua quindi, per fortuna, il lento declino del leader leghista ormai vittima del suo stesso super ego, della sua follia razzista e xenofoba, della sua incapacità politica nel proporre un reale progetto di governo e di paese. E così nella giornata del processo alla "libertà" gli unici eventi di questa giornata sono il caffè consumato dall'allegra brigata (Salvini, Meloni, Tajani) ed una lastra di marmo che cade sulla gamba dell'avvocato di Salvini Giulia Bongiorno. Nell'udienza a porte chiuse il giudice emette l'ordinanza di rinvio al 20 novembre per sentire gli altri protagonisti della vicenda: Conte, Di Maio e Toninelli. Insomma tanto rumore per nulla, ma oltre al rumore anche i soldi spesi dalla Lega per mettere in scena la tre giorni di sostegno al proprio leader. Ma si sa la Lega è abituata a sperperare se non a rubare soldi pubblici a partire dai famosi 49 milioni per finire agli euro spesi da Matteo Salvini per girare l'Italia in lungo e in largo con la scusante delle varie campagne elettorali. Ora che si prospetta un periodo di stanca elettorale che farà il buon Matteo trovandosi improvvisamente senza raduni elettorali e con un elettorato decimato di almeno 10-12 punti percentuali in solo un anno ? Per il momento si consola con l'hastag #iostoconsalvini che oggi si trova al primo posto far gli hastag di tendenza in Italia, magra consolazione passare dalle piazze con sterminate folle inneggianti al capitano a qualche migliaio di tweet in buona percentuale provenienti da profili falsi tanto per aumentare il consenso che ormai è più virtuale che reale. Per ora quindi il 3 ottobre, giornata della Libertà, si chiude con un nulla di fatto: una sbandierata la sera del 2 ottobre, un caffè per tre, un centinaio di persone che si sono fatte prendere in giro ma fortunatamente, per loro, in forte calo rispetto agli elettori leghisti del 2018.

martedì 22 settembre 2020

Il capitano degradato a soldato semplice

 


E' così dopo settimane di "conquistiamo questa regione, liberiamo quest'altra regione, voglia di cambiamento", qualcosa è cambiata davvero e forse la liberazione è iniziata: il grande capitano non è riuscito a vincere ed è risultato, ad eccezione del Veneto, dietro al Partito Democratico in tutte le regioni, perfino nelle Marche dove il centro destra ha vinto. Questa è una buona notizia e sarebbe stata ottima se nelle elezioni di ieri non ci fosse stato lo scellerato voto delle Marche. Perfino nel Veneto la Lega non è il primo partito ed ha lasciato questa posizione alla lista di Zaia, che non si è fidato (giustamente) del suo capo e si è presentato con una sua lista che ha ottenuto oltre il 44% lasciando Salvini sotto il 20%. Per Salvini poi un disastro in tutte le altre regioni a partire dalle Marche dove è arrivato al 22,4% contro un 25,1% del Pd, per arrivare alla Puglia e Campania dove non è arrivato nemmeno al 10% (in Campania addirittura al 5%). L'ex capitano però non si è smentito e non ha perso l'occasione per lanciare il suo ennesimo messaggio sciagurato da perfetto sciacallo della politica: ha chiesto lo scioglimento delle Camera come conseguenza della vittoria del SI al referendum. Unico leader ha chiedere una simile baggianata, chiesta poi dal leader del partito, la Lega, che ci ha fatto andare al voto per due legislature con una legge elettorale  anticostituzionale. Purtroppo per lui, la vittoria del SI a scatola chiusa per diventare attuabile ha bisogno di una serie di correttivi, anche sulla Costituzione, che se non saranno portati a termine prima del voto saranno guai per la democrazia. Nuova legge elettorale, nuovo disegno dei collegi elettorali, e altra riforma relativa alle regole per l'elezione del Presidente della Repubblica per non alterare per esempio il peso fra parlamento e rappresentanti delle regioni. Quindi Salvini si metta l'animo in pace, dopo questa batosta anche il suo peso all'interno del centro destra è ridimensionato (a favore ahimè della fascista Meloni), e per il voto se ne parlerà nel 2023. E' costata cara alla Lega la bravata del suo leader al Papeete Beach dove pensava di ottenere pieni poteri ed invece, grazie alla nostra Costituzione, si è beccato un bello schiaffo su una guancia per arrivare ad una bella padellata in testa con queste elezioni regionali del 2020. Il buon Salvini si è bruciato passando dal 33-35% al 20%, più o meno come Renzi che però dalla sua aveva la sconfitta al referendum. A proposito avete notizie di Italia Viva ? Non pervenuta .. ah si 1,6% in Puglia.
Unica nota stonata, oltre alla sconfitta del NO al referendum e qui ci pentiremo molto preso, le Marche. Perché va bene i disastri del Pd (commessi anche in Toscana), va bene il candidato debole (più o meno come in Toscana), va bene la mancanza di alleanze (come in Toscana), ma scegliere come presidente un nostalgico del fascismo che aveva partecipato ad una cena commemorativa della marcia su Roma non ha alcuna giustificazione. Significa rinnegare le proprie radici, la Costituzione e avere poca memoria anche perché alternative ad Acquaroli, se si voleva punire il PD, c'erano ma sono state ignorate per far diventare le Marche la regione con la maglia nera del nostro paese.


giovedì 17 settembre 2020

Una delle tante bufale: se vince il NO non si faranno più riforme e tutto sarà bloccato


 Poiché questa riforma costituzionale è basata solo su un taglio lineare del numero dei parlamentari senza alcun altro correttivo, le storie che si raccontano sono limitate solo dalla fantasia dei sostenitori dell'una e dell'altra parte. Una di queste favolette messe in giro dai sostenitori del SI è questa: se si boccia questa riforma non ci sarà più la possibilità di fare altre riforme indispensabili. Naturalmente quali sarebbero queste riforme indispensabili non è dato saperlo. Questa strategia di propaganda quasi terroristica però è la stessa che avevano messo in atto sia Berlusconi nel 2005 che Renzi nel 2016 quando si trattò di votare per le loro altrettanto scellerate riforme. Ed invece dopo la bocciatura della riforma costituzionale di Berlusconi nel 2006, ecco che 10 anni dopo ci siamo ritrovati ancora una riforma costituzionale sulla quale votare. Nel 2016 i cittadini si espressero ancora una volta per bocciare quella riforma, ed ora dopo appena 4 anni, nonostante le minacce renziane di un paese bloccato, eccoci di nuovo a votare per approvare o meno la terza riforma costituzionale nell'arco di appena 15 anni. Altro che paese bloccato e irriformabile. La domanda che ci si deve porre allora dovrebbe essere questa: ma la nostra Costituzione ha davvero bisogno di essere cambiate ? Non sarebbe piuttosto il caso, prima di riformarla, di applicarla nella sua interezza e quindi poi capire e eventualmente modificarne i punti deboli ? Davvero si pensa che il punto debole delle nostre istituzioni sia il numero di parlamentari ? Abbiamo una Costituzione che enuncia principi sacrosanti e ancora inattuati dopo oltre 70 anni e vogliamo tagliare il numero di parlamentari ? Un numero fra l'altro che se non fosse stato fissato nel 1963 e si fosse ancora alla Costituzione originale sarebbe un pò superiore all'attuale numero. La Costituzione è inapplicata in principi fondamentali, due su tutti: quello sancito dall'articolo 1, il lavoro che dovrebbe essere un diritto per tutti, e quello sancito in coda e disatteso soprattutto in questi ultimi anni, la presenza ancora nel nostro paese di organizzazioni fasciste dichiarate ed altre che si rifanno a quegli ideali. E pensiamo davvero che tagliare il numero di parlamentari sia la panacea dei mali della nostra democrazia parlamentare ? Non sarà invece che queste ultime tre riforme costituzionali non hanno di fatto centrato i problemi reali delle nostre istituzioni e della nostra politica. Per esempio non sarebbe ora di evitare che un politico eletto in parlamento sotto la bandiera di un partito, nel corso della legislatura cambi casacca tradendo il voto dei suoi elettori o addirittura fondi un nuovo partito portandolo in parlamento senza che nessuno lo abbia votato ?Non è un problema più serio del numero dei parlamentari ?

martedì 15 settembre 2020

Clima avvelenato, superficialità e ignoranza


Sono sempre più frequenti che dimostrano quanto sia avvelenato il clima nel nostro paese grazie anche e soprattutto ad una classe politica che negli ultimi 30 anni ha da una parte messo in secondo piano la scuola e la cultura, dall'altra ha abbassato sempre più l'asticella del confronto e della dialettica politica. Il politico odierno non si ha più remore ad utilizzare qualunque problema o episodio per la propria propaganda scellerata. Che si tratti di salute, di scuola, di episodi razzisti, di violenza gratuita, il politico utilizza tutto per i propri fini e spesso casca in terribili equivoci trascinando con sé orde di ignoranti, analfabeti funzionali molto bravi con le loro tastiere ma meno avvezzi ad usare il cervello. L'episodio di ieri alla riapertura delle scuole è emblematico ed esemplificativo di questo terribile clima.
Si parte dall'ingenuità di una maestra di una scuola di Genova. In quella scuola i famosi banchi arriveranno oggi con un giorno di ritardo e la maestra si era organizzata per fare comunque attività utilizzando le sedie. L'insegnante scatta un foto dove si vedono i bambini gioiosi in ginocchi davanti alle loro sedie che scrivono e disegnano. La maestra invia la foto alla chat dei genitori con l'intento di mostrare loro l'entusiasmo dei bambini nonostante la difficoltà.

E qui entra in gioco il genitore che si erge sopra l'autorità dell'insegnante e interpreta in malo modo quella foto. Subito invia la foto ad un giornale on line di Genova, cioè non chiede spiegazioni alla maestra come sarebbe stato logico ma parte all'attacco. Il giornale naturalmente contatta subito il dirigente scolastico.

Naturalmente la foto arriva anche sullo smartphone del Presidente della Regione Giovanni Toti e naturalmente lui vede subito lo scoop e l'aggancio per la "sporca" propaganda. Non chiama il dirigente ma "semplicemente" lancia un tweet di accuse contro ... naturalmente la ministra Azzolina.

Il sasso è lanciato e subito preso al balzo dai leoni da tastiera che si buttano in rete. Qualche "furbastro" scopre la foto pubblicata udite udite da chi .. "La Nuova Padania" con questo titolo "Amatrice, l'unica scuola d'Italia a non riaprire" e naturalmente si scaglia contro Toti colpevole di aver diffuso una bufala sua una scuola non di Genova.

Il dirigente scolastico alla fine è costretto a emanare un comunicato spiegando che i bambini "non erano maltrattati", che semplicemente con la loro purezza d'animo si erano adattati a lavorare in quella situazione complicata e che erano semplicemente contenti di tornare a scuola.

Che dire se non rimpiangere i tempi in cui:
- le maestre non erano distratte dai loro smartphone, 
- se un genitore sentiva lamentarsi il proprio bambino di aver lavorato in ginocchio magari riceveva anche uno scappellotto per la protesta, 
- i politici facevano i politici e si confrontavano su problemi seri
- i leoni da tastiera ancora usavano carta e calamaio e non avevano tempo da perdere con queste bischerate



lunedì 14 settembre 2020

Prosegue l'attuazione del piano di Licio Gelli

 


Che ci piaccia o meno il piano della P2 di Licio Gelli con la riduzione del numero dei parlamentari continuerà ad essere attuato dalle forze politiche della repubblica italiana. Sono molti i punti già attuati in maniera trasversale vari governi che si sono succeduti dalla caduta della prima repubblica (ammesso che il passaggio dalla prima alla seconda repubblica sia mai avvenuto).

Abolizione articolo 18: Fatto dal Pd di Renzi

Limitazione del peso dei sindacati: fatto da tutti i governi del centro destra e centro sinistra indistintamente

Riduzione dei Partiti di massa a reti di club: oggi questa trasformazione, iniziata con Forza Italia di Berlusconi, ha coinvolto tutti i partiti che ormai ruotano intorno ad un leader carismatico

Controllo politico della televisione: fatto con la Rai spartita, Mediaset controllata da Berlusconi, la7 ondivaga ma con le ultime uscite di Mentana non più obiettiva

Sopressione delle Province: fatta a metà ma forse ancora in maniera peggiore della reale soppressione in quanto continuano ad esistere ma i suoi organi non sono più eletti dai cittadini.

Mancano ancora pochi punti e con il referendum del 20-21 si tenta di portare a compimento quello della riduzione dei parlamentari e quindi di un'ulteriore contrazione della democrazia e del potere del parlamento. Che si vada in questo senso, nonostante le "rassicurazioni" di tutti i partiti per la prima volta uniti sotto l'unica bandiera di questa riforma, lo dimostra anche la bozza di legge elettorale approvata in Commissione che arriverà in aula dopo il referendum. Abolizione delle preferenze, liste bloccate, sbarramento al 5% e diritto di tribuna (altro meccanismo che consente ai partiti che non superano lo sbarramento ma che raggiungono certi limiti di mandare in parlamento qualcuno a loro piacimento). In sostanza quella legge elettorale "promessa" che dovrebbe in qualche modo controbilanciare la riduzione del numero dei parlamentari (anche se i veri contrappesi di questa ennesima scellerata riforma sono ben altri) tradisce già icn partenza le promesse verbali soprattutto del Movimento 5 Stelle. Si diminuisce la rappresentanza dei cittadini e si continua a togliere loro il sacrosanto diritto di scegliere i propri rappresentanti. Il tutto in nome di un risparmio sui costi della politica, come se la democrazia si misurasse in termini di costi. Le incongruenze comunque rimangono anche se ci si limita a parlare di costi. Coloro che sbandierano il vessillo del risparmio, principalmente il M5S, hanno poi un ministro, Di Maio, che sta spendendo più di ogni suo altro precedessore alla Farnesina per uno staff che prevede anche un fotografo personale. arsi e prendere doni (quelli che sono). Mi sono rasserenato e ho capito che la strada intrapresa è un pò diversa ma guidata da amicizia, affetto, confidenze, sentimento e attrazione  o poi troverà ancora sfogo. Sempre il M5S ha costretto il Presidente del Consiglio a "mantenere" alla comunicazione un personaggio come Casalino che guadagna più dello stesso Giuseppe Conte. Sempre Di Maio, preoccupato per il crescente consenso del NO, sta in questi ultimi giorni sforzandosi di lanciare il messaggio sul taglio degli stipendi che sarà proposto dopo il referendum stesso. Insomma i dubbi su questa riforma e sulla sua utilità sono molti e non bastano le uniche  motivazioni legate alla minore spesa soprattutto poi se addotte da chi non si pone limiti a spendere in altri ambiti sempre della stessa spesa pubblica.