venerdì 16 giugno 2017

Ius soli: parlamento inadeguato fra fascisti vecchi e nuovi





L'unica cosa buona che avrebbe potuto fare questo parlamento sarebbe stata quella di dimettersi ed andare al voto immediatamente dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale con la quale era stato eletto. Nessuno però ha avuto l'onestà intellettuale di farlo e/o proporlo ed ha preferito andare avanti proponendo anche riforme importanti che avrebbero richiesto appunto una camera, un senato ed un governo più autorevoli dei tre a guida Pd che fino ad ora si sono succeduti in questa legislatura. Ecco allora che, mentre le riforme renziane sono state tutte rinviate al mittente, altre come le unioni civili e/o la ius soli di questi giorni rischiano di costituire un terreno di puro scontro, anche fisico, piuttosto che un momento di confronto per arrivare a qualche riforma sul piano dei diritti cicili che faccia fare qualche passo avanti al nostro malandato paese. I partiti, che quotidianamente se le danno di santa ragione su questioni banali e ininfluenti, non possono poi avere la capacità di mettersi a discutere civilmente su riforme importanti come quelle sui diritti civili. Riforme fra l'altro che non costituivano l'asse portante del programma di nessun partiti presentatosi alle elezioni del 2013. Lo spettacolo indegno di ieri al senato, dentro e fuori l'aula dove sono comparsi addirittura i saluti romani di Casa Pound una formazione che per la Costituzione dovrebbe essere fuori legge, ha dimostrato quanto la politica tutta sia immatura per riforme di questo genere, più immatura della maggioranza dello stesso paese. E purtroppo in questo caos sono finiti anche coloro che rappresentavano per almeno 10 milioni di italiani una speranza di cambiamento: il Movimento 5 Stelle. Il Movimento in queste ore se la sta prendendo con il quotidiano Repubblica colpevole di aver dato la notizia di un incontro segreto fra Casaleggio e Salvini, si minacciano querele, si chiedono prove ci si sforza insomma di asserire la falsità della notizia. Ma che l'incontro ci sia stato o meno ha poca importanza: ieri il Movimento 5 Stelle si è astenuto nella votazione per lo ius soli ed al Senato l'astensione equivale a voto contrario. Insomma dopo il voltafaccia del sindaco di Roma sul problema immigrazione, il voto di ieri è l'ulteriore dimostrazione della caccia dei consensi leghisti da parte del Movimento 5 Stelle. L'incontro Sqalvini-Casaleggio non ci sarà stato, ma l'unità di intenti di questi ultimi giorni va oltre un semplice accordo. Certo ogni posizione è più che legittima ma se fosse chiara e limpida e soprattutto se mostrasse coerenza da parte di chi la assume, ma qui l'unica coerenza è la vecchia e sana politica della prima repubblica, andare alla ricerca di voti e non presentare un progetto proprio, aggravata dal fatto di una formazione politica asservita ad un comico: il comico scrive sul blog ed i servi eseguono. Non che gli altri stiano meglio. L'assurdo è che oggi i quattro maggiori partiti che siedono in parlamento eseguono gli ordini di quattro capi che non stanno nemmeno in parlamento ed è questa anche una della ragioni della inadeguatezza a qualsiasi riforma che possa chiamrasi tale.

giovedì 15 giugno 2017

M5S - PD: chi strizza l'occhio a chi





La prima consequenza del primo turno delle elezioni amministrative, ancora prima di aspettare i risultati dei ballottaggi, è un'attività di distrazione dai risultati stessi. Il Partito Democratico ha perso voti, come ormai accade dalla famose europee del 40% in poi, e si concentra sul "fallimento" del M5S; da parte sua il M5S, pur avendo incrementato i voti, ha subito un mezza sconfitta ed allora si concentra su altri problemi. Entrambi cercano di appoggiarsi da una parte o dall'altra per prepararsi alle prossime elezioni politiche del 2018 e tradiscono quelle che sono state le loro linee politiche fino ad oggi. Renzi, dopo tre anni di politiche berlusconiane che hanno portato alla cancellazione dello statuto dei lavoratori ed alla liberalizzazione dei licenziamenti, prova strizzare l'occhio a sinistra senza però perdere di vista il centro e perché no la destra. Renzi si pepara a tutto così poi nessuno potrà dirgli di aver detto una cosa e di averne fatta un'altra come ci ha abitutato in questi anni. La sinistra, continuamente sbandata, sembra per il momento di non caderci e mette, tramite la parola di Pisapia, in pista le primarie di coalizione e figuriamoci se Renzi accetta. il M5S, dopo un timido tentativo di accordo con il Pd sulla legge elettorale, capisce che non portà mai raggiungere il 51% come vorrebbe Grillo per governare da soli ed allora il movimento prova anche lui a strizzare un occhio ... ed a chi ? Beh non certo al Pd, meno che mai alla sinistra ma addirittura alla Lega ed al centro destra tramite la sua sindaca Virginia Raggi. L'uscita sull'immigrazione a Roma a questo sapore e la richiesta di chiudere Roma per gli immigrati e per i Rom non può che inquadrarsi in una nuova strategia grillina dopo la sconfitta delle amministrative (sconfitta non nei numeri assoluti ma certamente nelle aspettative). Uno dei motivi di distanza fra Lega e M5S, almeno dalle dichiarazioni di Salvini, è sempre stato il problema dell'immigrazione, ora con questa dichiarazione della Raggi le distanza si accorciano e quasi i due movimenti si sovrappongono per andare contro al Partito Democratico. Anche a sinistra c'è un tentativo di strizzata d'occhio che è rivolta a Romano Prodi nel tentativo di ricostruire una parvenza dell'Ulivo per cercare di rimettere insieme quella formazione che è stata l'unica a sconfiggere il centro destra. Insomma le grandi manovre in assenza di una legge elettorale sono in pieno svolgimento e mettono ancora in evidenza che tutti i partiti navigano a vista non alla ricerca di programmi e progetti ma semplicemente di voti e di coalizioni fino a qualche settimana fa improponibili.
L'unico fermo e "immobile" dal punto di vista di strizzatine d'occhio è il centro destra, Berlusconi Salvini, che attendono considerato che sono contesi da Renzi e Grillo e quindi non hanno bisogno di sbracciarsi più di tanto. Spiace dirlo ma da un certo punto di vista sono i più seri.

lunedì 12 giugno 2017

Anche in politica ormai il tifo la vince sull'analisi seria


Si è appena concluso il primo turno delle elezioni comunali in diverse città italiani che hanno coinvolto oltre 9 milioni di elettori e quindi un campione rappresentativo degli umori nazionali. E' sempre comunque difficile fare estrapolazioni nazionali su elezioni amministrative che dovrebbero essere guidate non solo dalla pura politica ma anche dalla capacità degli amministratori a guidare una città affrontando problemi reali e concreti. Spessissimo i risultati sono contradditori rispetto al quadro politico nazionale ma mettere insieme i risultati di Palermo con quelli di Verona è come sommare pere e mele e cioè impossibile. Comunque poi ci sono i commenti dei leader nazionali ed allora si scende nel ridicolo perché l'analisi è sempre in funzione del risultato raggiunto o, come sta avvenendo in queste ore, per il risultato non raggiunto dagli avversari politici. Il risultato più eclatante che si registra oggi, oltre all'aumento dell'astensionismo, è il flop assoluto del Movimento 5 Stelle ed allora ecco che i principali commenti del Partito Democratico e dei suoi leader è incentrato su questo fallimento piuttosto che sui propri risultati deludenti anche loro. 
"Ecco perché hanno affossato la legge elettorale" ... per quale strano meccanismo avrebbero dovuto affossare la legge elettorale sapendo di non vincere alle elezioni comunali ? Solo chi ha fumato pesante può dare una spiegazione.
"Gli elettori vogliono progetti credibili per questo i m5s perdono dappertutto" ... quali sarebbero i progetti del partito democratico ? Forse spiegarli sarebbe stato più opportuno senza contare che il calo dei voti dimostra che la credibilità è una chimera per tutti.
"Per il M5S una sconfitta schiacciante, pesa l'effetto Roma" ... ancora piuttosto che parlare di se stessi il PD preferisce parlare degli altri.
Insomma sembra di stare in un bar dello sport dove i tifosi di una squadra, perdente, prendono in giro quelli della parte avversa per una sconfitta piuttosto che analizzare le proprie sconfitte. Non potendo esultare per le proprie vittorie si esulta per le sconfitte degli altri. Da questo punto di vista, mi spiace ammetterlo, ma quelli del centro destra sono sicuramente più seri. 
Nessuno poi, e tantomento il Partito Democratico (che per inciso in diversi comuni arriva al ballottaggio grazie a liste civiche alle quali si sono appoggiati), si sofferma sul solito dato preoccupante che determina il reale vincitore: l'astenzionismo. Un "partito" che va a colpire anche le elezioni amministrative e che determina la perdita di voti da parte di tutti, vincitori (o presunti tali perché si dovrà aspettare il ballottaggio) e sconfitti. Quando il cittadino non va a votare nemmeno nel caso in cui dovrebbe scegliere il proprio sindaco la questione è veramente preoccupante ma nessuno sembra dare peso a questo importantissimo dato. Meglio lanciarsi nello sbeffeggio o nel silenzio a seconda dei casi.

giovedì 8 giugno 2017

Hanno ucciso la legge elettorale ma chi l'ha uccisa non si sa


Ma quei tre (Pd, M5S, Forza Italia) la legge elettorale la vogliono davvero ? Dopo quanto accaduto stamattina il dubbio è lecito e la risposta più accreditata è una sola: No nessuno la vuole. Riassunto delle puntate precedenti. Il Partito Democratico propone una legge sul modello tedesco che però di tedesco ha pen poco, troppe differenze e troppi pasticci per adattarla al nostro sistema politico. Il Pd ha già dimostrato la sua incapacità ad esprimere una legge chiara e semplice ed in effetti anche questa proposta è allineata con tale incapacità. Poi si tratta con Forza Italia e M5S (che stranamente si "abbassa" alla trattativa) e qualche correzione migliorativa viene apportata. Manca ancora il voto disgiunto rispetto al modello tedesco e manca soprattutto quello che si chiede in Italia e che si è chiesto con ben tre referendum: le preferenze. Comunque in Commissione il testo passa e si arriva all'aula. Ora la prima domanda è: il parlamento può o non può apportare modifiche al testo di una legge approvata in Commissione ? Perché se non può allora tanto vale abolire il parlamento e far vivere solo le commissioni, ma se si può, e la democrazia parlamentare dice che si può, allora si devono accettare le eventuali modifiche che l'aula porta ad un testo di legge. Detto questo stamattina si arriva in aula e il primo voto riguarda un emendamento di Forza Italia che vuole estendere la legge anche al Trentino Alto Adige. Niente di particolarmente strano ma i relatori della legge sono contrari (ma Forza Italia non era in commissione ?) e su un emendamento così marginale si arriva al voto segreto che per un errore e per pochi secondi è palese. Il Pd vota contro in linea con il voto della Commissione, il M5S vota a favore e l'emendamento è approvato. Apriti cielo. Il Partito Democratico tuona contro M5S e chissà perché non contro Forza Italia, il M5S tuona contro il Pd, Forza Italia contro tutti. Seduta sospesa e legge elettorale affossata sembra. Insomma di fatto non la vuole nessuno questa legge e lo si evince dalle dichiarazioni di questi giorni prima del voto un aula: sia il Pd che il M5 che Forza Italia dichiarano con i loro rappresentanti che avrebbero voluto un'altra legge e che quella che va in votazione non è quella preferita da nessuno. Ed i risultati sono subito arrivati al primo voto segreto, ma poi perché voto segreto su una legge sulla quale tutti erano d'accordo ? Ed ora ? Ed ora si arriva alla fine della legislatura con gli stracci che voleranno ovunque e dopo questi stracci, che volano ormai da tempo, possibile che chi se le da di santa ragione quotidianamente poi arrivi ad un accordo su una legge così importante .. ?

mercoledì 7 giugno 2017

Quando l'ipocrisia raggiunge vette elevate


In Italia si sa che in campagna elettorale ogni partito e/o formazione politica lancia promesse, programmi, progetti i più disparati ed ogni occasione è buona, anche quelle nelle quali sarebbe meglio tacere, per fare propaganda politica. E poichè il nostro paese è ormai in una campagna elettorale perenne da almeno un paio di anni, ecco che la manifestazioni di ipocrisia si sprecano quasi quotidianamente. Il partito principe in questi ultimi anni in questo campionato delle falsità e dei volta gabbana è sicuramente il Partito Democratico, un pò per sua natura (un carrozzone che ha raccolto di tutto di più) ed un pò per l'ultimo leader campione di comunicazione e di promesse non mantenute: Matteo Renzi. Ieri si è avuta l'ennesima dimostrazione di questa ipocrisia e di questa falsità che pervade un partito che bene o male governa il paese e che avrebbe l'aspirazione e governarlo non si sa ancora per quanto tempo. Ieri il Pd con il suo segretario, i suoi ministri, i suoi amministratori, i suoi simpatizzanti è sceso in alcune piazze italiane in difesa .... udite udite ... del clima. Praticamente un partito che protesta e si difende da se stesso. Intanto chi governa avrebbe a disposizione molti altri strumenti sicuramente più efficaci per difendere il clima: un governo ha a disposizione i suoi poteri legislativi per emanare provvedimenti in favore del clima. Certo il clima sul pianeta non può essere difeso da un singolo stato e quindi, un governo che intende perseguire questo obiettivo, dovrebbe farsi valere a livello internazionale. In Italia invece siamo all'assurdo che un governo che emana provvedimenti contro il clima e contro l'ambiente poi, in maniera ipocrita sfruttando il comune sentire, scende in piazza con candele accese in difesa del clima. Ma dove era questo governo quando si svolgeva il referendum contro le trivellazioni in adriatico ed il suo capo, sempre lui Matteo Renzi, invitava i cittadini a non andare a votare ? O dove erano questi ministrim, questi parlamentari e questi simpatizzanti quando lo stesso governo tagliava quasi eliminandoli gli incentivi per chi realizza impianti per la produzione di energie alternative ? Ed ancroa forse si è levata qualche voce dalle persone che ieri sera avevano una candela in mano contro il gasdotto che arriva sulle coste di una delle più belle regioni italiane e per il quale si sono sradicati oltre 200 olivi chew poi saranno rimessi a dimora sopra una ... conduttura di gas ? Ed ancora può un governo pretendere di difendere il clima e poi approvare un progetto distruttivo come quello della Tav in Val Susa ? Ecco questo è il "grande" partito che dovrebbe governare il paese nei prossimi anni: difensore del clima e dell'ambiente con processioni e tanto di candele, per poi distruggere lo stesso ambiente di uno dei territori più suggestivi del pianeta con i suoi provvedimenti in favore di petrolieri e affini.

giovedì 1 giugno 2017

Legge elettorale: tutti d'accordo per diminuire la democrazia


Diciamola chiaramente: il sistema elettorale più democratico è il proporzionale puro con le preferenze che garantiscono la nomina di parlamentari sulla base dei voti che ricevono. Tutti i vari meccanismi tecnici, che dovrebbero servire a garantire la famigerata governabilità, non sono altro che dei trucchi per nascondere l'incapacità di ogni formazione politica a rispondere alle esigenze reali del paese. Ogni partito e/o movimento non riesce ad andare oltre al 15-20% di consensi reali e questo la dice lunga sia sulla capacità delle varie formazioni politiche a rispondere ai problemi del paese sia sulla complessità del momento storico che stiamo vivendo frutto del fallimento del capitalismo e della globalizzazione. D'altra parte una tale formazione politica non si inventa dal nulla ma richiede tempo, formazione, capacità di avere un progetto a lungo termine, lavorare per un modello di società solido che garantisca il rispetto "totale" della Costituzione. I nostri partiti sono più legati al risultato elettorale contingente e hanno una vista che non va oltre un anno, un anno e mezzo solare considerato il ritmo delle votazione di qualsasi genere il Italia. In questi giorni, dopo anni di "guerre" reali e/o finte, sembra che si sia arrivati in dirittura d'arrivo per una legge elettorale condivisa, come dovrebbe essere in un paese civile, peccato che la legge che si sta configurando, denominata alla tedesca anche se molto diversa da quella, abbia perso un pezzo sostanziale in questa accelerazione improvvisa: il voto di preferenza. Anche nella prossima legislatura avremo un parlamento di nominati, parlamentari che non dovranno rispondere ai loro elettori e che, liberi dal vincolo di mandato non previsto dalla costituzione, saranno completamente liberi di cambiare bandiera o casacca al momento opportuno. In questa legislatura si è assistito ad un aumento sconsiderato di questi fenomeni e nella prossima si proseguirà su questa strada sempre più aperta grazie appunto alla mancanza del voto di preferenza ed alla mancata itroduzione di una norma che vieti il cambio di formazione politica senza la naturali dimissioni da parlamentari. La democrazia soffre in Italia e la nuova legge elettorale sarà allineata a questa strategia. Ci si nasconde dietro la presunta "democrazia" delle primarie e/o parlamentarie che siano .... ma le elezioni politiche sono un'altra cosa e privare il cittadino della preferenza è un colpo ben assestato alla democrazia diretta. Con buona pace di tutti.

martedì 30 maggio 2017

La futura legge elettorale un'occasione per la sinistra .... forse


Anche se in Italia vale il detto trapattoniano "Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco", la nuova legge elettorale che si va profilando all'orizzonte potrebbe essere un'occasione irripetibile per la sinistra italiana. La legge deve ancora arrivare in parlamento e quindi i dettagli tecnici si sapranno solo dopo l'approvazione di camera e senato ma sembra che si vada verso una legge che serva da stampella per il futuro governo della nazione fra Pd e Forza Italia, magari con un appoggio esterno della Lega nei momenti cruciali. In questo modo si realizza il sogno renziano del quasi partito unico da una parte, il sogno berlusconiano di tornare in sella al governo anche se dall'esterno, il sogno di impedire al Movimento 5 Stelle di governare e l'ultimo sogno quello di far fuori i piccoli partiti sempre decsivi in un sistema proporzionale. Chi potrebbe rompere le uova nel paniere a questo disegno Renzusconiano potrebbe essere la sinistra in tutti i suoi rivoli di partitini e partitelli destinati tutti a restare fuori dal parlamento. Considerata l'evoluzione o piuttosto l'involuzione della sinistra degli ultimi anni può sembrare un'utopia (e forse lo è) ma l'unico modo di sopravvivere e di contare qualcosa sarebbe quello per tutte queste piccole formazioni di unirsi sotto un unico simbolo. Un partito unico a sinistra, considerato l'ormai consolidato spostamento a destra del Partito Democratico messo in atto da Matteo Renzi, potrebbe raccogliere un buon bottino di voti superare sicuramente la soglia del 5%, magari arrivando anche in doppia cifra, e scombinare i sogni ed i disegni di Renzi e del suo padre putativo Berlusconi, quel progetto messo a punto ad Arcore quando l'ex cavaliere chiamò a rapporti il giovanotto di Rignano sindaco di Firenze. Magari la sinistra verrà tolta dall'imbarazzo di unificarsi da Alfano che riuscirà a far scendere quello sbarrameto dal 5 al 2% per poter entrare in parlamento, staremo a vedere la partita è ancora lunga.

lunedì 29 maggio 2017

La politica naviga a vista ma per fregare il cittadino ci vede benissimo


Sono ormai decenni che il nostro paese non è governato in maniera decente o quantomeno con un vero progetto che abbia come obiettivo finale il benessere dei cittadini ed il rispetto della Costituzione. Chiunque si sia avvicendato al governo dall'inizio degli anni 90 in poi ha mostrato di non avere un progetto da realizzare o un modello di società da perseguire ma sostanzialmente ha guardato ai propri interessi che solitamente erano e sono di stampo elettorale. Quest'ultima legislatura, nella quale si sono succeduti tre governi a guida del Partito Democratico, non è certo sfuggita a questa regola. Prima Letta ha formato un governo mettendo in piedi una coalizione che nessuno aveva votato, poi Renzi gli è succeduto portando avanti un programma diverso da quello per il quale il Partito Democratico aveva ottenuto i voti, ora Gentiloni che si barcamena tentando di evitare altre scoppole per il Pd in vista delle prossime elezioni. Dopo la scoppola del referendum costituzionale a Gentiloni e soci si presentava un altro referendum altamente rischioso: quello sui voucher promosso dalla CGIL. Le previsioni erano naturalmente a favore dei promotor del referendum ed il governo, per risparmiare un'altra sconfitta al Pd su un altro punto essenziale del precedente governo Renzi la riforma del lavoro, ha abolito con un bel decreto l'utilizzo dei voucher. Referendum cancellato e avanti tutta. Ora che le acque si sono calmate i voucher tornano alla ribaltà attraverso un piccolo emendamento alla manovra correttiva del governo che li reintroduce come strumento per regolarizzare i lavori saltuari. E si torna punto e a capo. E' accaduto spesso che i risultati di un referendum siano stati disattesi (vedi finanziamento pubblico dei partiti ancora in vigore, il referendum sull'acqua, ed altri casi) ma che una norma sia stata cancellata per evitare un referendum già indetto per poi reintrodurre la norma stessa poche settimane dopo credo che sia la prima volta che accade. Una dimostrazione palese che la politica governa senza un progetto chiaro e che spesso i suoi provvedimenti sono contro allo stesso volere dei cittadini e dei problemi reali del paese. Altro esempio. In queste ore si sta discutendo alla camera il provvedimento sulle pensioni dei parlamentari che dovrebbero essere equiparate a quelle di qualsiasi cittadino normale ma rinunciare ai privilegi è dura ed allora si cerca di introdurli in maiera più o meno velata. Ecco che da parte del Partito Democratico spunta un emendamento che prevede una rivalutazione del 20% della reversibilità a carico dei familiari in caso di decesso del parlamentare. La motivazione ? Ma vi sembra giusto che un familiare di un parlamentare si ritrovi a fare lo/a squattero/a in caso di decesso del parlamentare stesso ? Certo che no e ci mancherebbe .... Ora aspettiamo la legge elettorale sulla quale tutti sembrano concordare e quando c'è un'ammucchiata la fregatura è dietro l'angolo.

giovedì 25 maggio 2017

Quando la politica è vittima della sua creatura: la burocrazia




Fra i principali problemi che bloccano la crescita nel nostro paese c'è  sicuramente la burocrazia. Ma che cosa è  la burocrazia e come si è sviluppata nel corso degli anni della storia repubblicana. La burocrazia altro non è che l'insieme delle regole (leggi, provvedimenti, regolamenti) che sono alla base della vita democratica sociale, economica e civile del paese. In Italia questo insieme di leggi è sicuramente abnorme come quantità rispetto agli altri paesi europei e questa peculiarità negativa deriva essenzialmente da due fattori: la propensione endemica del cittadino italiano a voler fregare la legge, l'incapacità del legislatore a scrivere norme chiare e poco interpretabili (incapacità anche questa endemica o semplicemente voluta ?). Il detto tutto italiano "trovata la legge, trovato l'inganno" è emblematico e fotografa coerentemente la situazione italiana. Appena emanata una legge che regolamenta un qualsiasi aspetto della vita sociale e/o economica, nel giro di poco tempo qualcuno riesce subito ad aggirarla o per motivi economici oppure semplicemente per il piacere di non rispettare le regole di una società civile. Naturalmente l'aggiramento è reso possibile anche grazie alla norma in questione che è scritta in un linguaggio incomprensibile e che spesso da adito come minimo a due interpretazioni diverse e in contrapposizione. È Da stabilire se questa modalità di redarre un testo legislativo sia voluta o sia semplicemente il frutto di una incapacità  del legislatore, probabilmente un misto di entrambi questi aspetti. Successivamente al raggiro messo in atto su una norma, il legislatore, nel nobile intento di porre rimedio, o emana un provvedimento correttivo oppure addirittura un nuovo testo che solitamente non risulta quasi mai migliorativo. Questo modus operandi ha dato vita nel tempo ad una legislazione contorta, incomprensibile, obsoleta e sovrabbondante, tale che, per portare a termine una pratica, si impiegano tempi quintuplicati rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei e comunque sempre a rischio di ricorsi e interventi della magistratura.
Il problema poi si aggrava quando in queste pastoie legislative finisce anche colui che è uno dei principali artefici della complessità e poca chiarezza della nostra normativa: il politico e, nel caso di queste ore, il ministero dei beni culturali. Il governo Renzi preso dalla smania di fare riforme e rendere il paese efficiente in realtà ne ha combinate una dietro l'altra e quella della riforma dei musei è solo l'ultima di una discreta serie di riforme o respinte dal voto popolare o dalla Corte costituzionale oppure, come in questo ultimo caso, da un semplice tribunale amministrativo. Il concorso bandito per nominare venti direttori dei musei italiani è  stato bocciato in cinque casi nei quali è  stato presentato ricorso da alcuni candidati esclusi.  I punti sostanziali per annullare i concorsi sono due: la partecipazione di candidati stranieri che non sarebbe potuta avvenire per un codicillo della norma che regola tali concorsi e l'effettuazione delle prove orali a porte chiuse. Due banalità che però  dovevano essere a conoscenza di chi ha predisposto il bando. Fra l'altro lo svolgimento della prova orale a porte chiuse appare proprio l'ingenuità incomprensibile per chiunque abbia mai effettuato una prova di concorso e/o di esame di qualsiasi tipo. Naturalmente ora la politica si ribella a questa sentenza del Tar in maniera sconsiderata con in testa addirittura il ministro della giustizia che minaccia di cambiare i tribunali regionali se non addirittura abolirli come se fosse responsabilità dei magistrati il non rispetto delle norme. Ma l'assurdo potrebbe ancora arrivare: il ministero dei beni culturali farà ricorso contro la sentenza ed è possibile che vinca il ricorso annullando quindi la sentenza stessa. Se avverrà  sarà l'ennesima dimostrazione che il problema sta soprattutto nella legislazione stessa e non su chi tenta di farla applicare, ma di certo la politica non ammetterà mai questa sua incapacità  ed al più si limiterà a bruciare qualche gazzetta ufficiale in nome della semplificazione.

sabato 20 maggio 2017

Oggi Pd e M5S si giocano la palma del .... ridicolo


Lo scontro Partito Democratico - Movimento 5 Stelle regala momenti di satira, di ipocrisia, di squallore ma soprattutto di seria preoccupazione. Si perché il PD al governo lo abbiamo provato in questi cinque anni e sono stati anni duri durante i quali il paese è stato traghettato verso destra con provvedimenti che non hanno risolto nulla. Riforma costituzionale bocciata (per fortuna), riforma del lavoro disastrosa con la cancellazione del lavoro a tempo indeterminato e l'aumento dei licenziamenti, riforma della pubblica amministrazione che mette in primo piano sempre il licenziamento ma che si bada bene di intervenire sui processi lavoratovi e sullo snellimento della burocrazia, riforma elettorale che naviga in acque tempestose. Per fortuna c'è stata le legge sulle unioni civili che in qualche modo fa segnare una casella nella colonna delle cose positive portate a termine (anche se la legge è stata varata grazie soprattutto al'europa). Ora però pensare che l'alternativa al PD per il prossimo governo potrebbe essere Grillo ed il suo esercito di adepti, fa veramente accapponare la pelle .... che d'altra parte era già abbondantemente accapponata soprattutto dopo le ultime vicende del Partito Democratico. Le due formazioni politiche se le stanno dando di santa ragione ma non su questioni fondamentali e critiche come il lavoro, la crisi economica, il debito pubblico, la pressione fiscale, tutt'altro. Lo scontro è a livello di battutacce, offese reciproche e manifestazioni populiste e inutili. Sabato scorso Matteo Renzi ha vestito i suoi con magliette gialle ed è andato a "ripulire" Roma, oggi le magliette sono passate ai grillini che dietro al loro mentore Beppe Grillo, autonominatosi il nuovo San Francesco, copiano la marcia della pace Perugia-Assisi. Naturalmente Matteo Renzi da grande comunicatore non poteva lasciare il palcoscenico tutto a Grillo ed allora si è presentato alla scuola politica del partito ed ha messo giù un discorso da .... sballo (i punti salienti elencati in tweet dallo stesso Matteo li trovate in fondo al post) nel senso proprio che sembrava si fosse fumato roba della peggiore specie. E domani ? Davvero le magliette gialle ritorneranno sulle spalle di quelle del Pd per andare nelle zone terremotate ? E Grillo che farà senza magliette ? Ma le lavano fra un passaggio e l'altro ? 
Alla prossima puntata ...
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Dal discorso di Matteo Renzi
1. Distinguiamo tra il giustizialismo e la giustizia.
Noi della finestra siamo dalla parte della giustizia e della legalità

2. Specchio richiama la parola virale. Finestra richiama la parola vero.
Una parola non diventa vera se la dico 10 volte.

3. Chiacchiericcio e Comunicazione.
La comunicazione non è una parolaccia.
Il chiacchiericcio sì.

4. Specchio è tecnocrazia, finestra è democrazia
Se si nega la democrazia si rischiano totalitarismo, algoritmo, Unione Europea

5. Specchio è assistenzialismo, finestra è lavoro
Reddito di cittadinanza devasta l'art.1 della Costituzione.
Lavoro è dignità

6. Specchio è nostalgia, finestra rinnovamento
Bella la nostalgia, ma dannosa: chi fa politica non scrive la storia, ma il futuro

7. Specchio è solitudine, finestra è appartenenza

8. Scienza è finestra, paura è specchio

9. Specchio è anonimato, finestra è identità
Di fronte all'anonimato, noi rivendichiamo l'identità. E la cultura.

9 e 1/2. Specchio è potere, finestra è potere.
Potere può essere sostantivo e verbo. Se non pensi di potere, come fai politica?