martedì 14 febbraio 2012

Il Partito Democratico vittima della propria democrazia


Sono ormai lontani le prime primarie (ottobre 2007) che decretarono Veltroni come segretario del Partito Democratico e che furono sventolate com un momento di alta democrazia anche se quello stesso momento segnò di fatto la fine del governo Prodi e la successiva consegna del paese di nuovo in mano a Berlusconi. Sembrava che le elezioni primarie, sul modello statunitense, drecretassero una svolta epocale nella politica italiano, dove per la prima volta un segretario non era nominato dal congresso in seguito voti dei delegati, ma niente meno che eletto dai cittadini attraverso delle vere e proprie elezioni. Sono trascorsi appena cinque anni ed è stato ampiamente dimostrato che non è sufficiente un momento più che altro scenico per sancire la grandezza e la natura democratica di un partito, anzi se questo partito non ha una struttura solida e soprattutto non ha al suo interno componenti omogenee, momenti come le elezioni primarie finiscono per essere un vero e proprio boomerang. Ed è ciò che non si è capito fin dalla nascita del Pd con un un progetto folle: quello di mettere insieme anime talmente diverse da risultare incompatibili. Il carrozzone del Pd è stato un disastro fin dalla sua nascita, iniziando con causare la caduta del governo di centro sinistra di Romano Prodi, passando attraverso la sconfitta disastrosa delle elezioni del 2008 e proseguendo sconfitta dopo sconfitta fino alle elezioni amministrative del 2011, dove il Pd ed il centro sinistra hanno raccolto finalmente un successo non tanto per proprio merito ma per demerito di un centro destra dilaniato dalle vicende giudiziare e scndalistiche di Berlusconi. Le stesse vittorie di Milano e di Napoli sono il risultato di due candidati non appartenenti al Partito Democratico. Già perchè non contenti degli insuccessi inanellati in tre anni, i dirigenti del Pd hanno pensato bene di allargare le primarie non restringendole più solo ai candidati del partito stesso ma bensì a candidati di coalizione. Ed è cosi' che a Napoli ha vinto De Magistris dell'Idv ed a Milano Pisapia di Sel. L'esperienza è stata ripetuta a Genova dove i candidati erano tre due del Partito Democratico ed uno di Sel, e come al solito, ha vinto Doria candidato di Sel. Apriti cielo. Ecco che il partito che si vanta di aver introdotto in Italia un momento altamente democratico come le elezioni primarie, ora dopo i risultati che hanno visto sconfitti i candidati della segreteria, cade in crisi e in mezzo alle polemiche mostrando tutta la propria insofferenza a questa grande democrazia. Purtroppo le lezioni del 2011 a Napoli e Milano non sono servite a niente ai dirigenti del Pd che, gongolandosi con i sondaggi che decretano il Partito Democratico come primo partito italiano, non si sono resi conto che questo primato è dovuto prima di tutto per demerito dell'avversario piuttosto che per proprio merito ed i cittadini ancora una volta hanno bocciato questo carrozzone politico. Ed ora che succede ? Chi si dimette, chi si infuria, chi strilla, aggravando ancora di più la situazione e dimostrando che questa delle elezioni primarie altro non è un grande bluff al quale gli stessi dirigenti del Pd non credono e quei cittadini che sono andati a votare, hanno assestato l'ennesima lezione ad un partito corresponsabile della grave situazione del paese.




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