venerdì 4 dicembre 2020

Se Dio esiste ... non c'è che dire è una gran burlone

 


Non c'è che dire se quel Dio del mondo cattolico esistesse davvero, non potrebbe che essere un gran burlone. In questi mesi si è divertito e si sta divertendo alle nostre spalle mostrandoci tutta la nostra mancata "intelligenza". L'uomo che domina il mondo e che si appresta a invadere l'universo messo in ginocchio da un minuscolo virus che per vederlo sono necessari altro che lenti come fondi di bicchiere. E' apparso alla fine dell'inverno e mentre tutti lo snobbavano ci ha costretto per tre mesi a stare chiusi in casa. Naturalmente noi ci siamo sentiti subito superiori e abbiamo reagito dalle finestre e dai balconi con canti, inni e parole d'ordine che si sarebbero rivelate vuote: "Ce la faremo", "Tutto andrà bene", "Ne usciremo migliori". E mentre si contavano i morti, diverse centinaia ogni giorno, ci siamo inventati che a morire erano i più anziani e i più deboli, come a dire al virus: "Te la prendi con loro perché sei un vigliacco". E' arrivata quindi l'estate ed anche il virus si è preso un pò di vacanza facendo subito alzare la cresta ad una massa di decerebrati: i negazionisti. Per loro la terra è piatta, l'ordine mondiale sarà ristabilito grazie alle scie chimiche, i vaccini sono una trovata delle case farmaceutiche guidate da Bill Gates per fare soldi a nostre spese. Poteva questa schiera di "ignoranti" mettere in discussione la presenza del virus Covid-19 ? Certo che si. Ecco che allora l'epidemia e la pericolosità del virus diventano all'improvviso tutta un'invenzione per instaurare una dittatura sanitaria e tenere sotto controllo le masse popolari. E questa massa di imbecilli non poteva trovare qualche politico sciacallo pronto a sfruttare il malcontento derivante dalla situazione economica-sociale-sanitaria ? Certo che si gli sciacalli sono sempre dietro l'angolo ed a volte nemmeno tanto nascosti. E così mentre il virus si riposava e si divertiva in attesa di tornare al lavoro, tutti a sbracarsi sulle spiagge, in discoteca, nei ristoranti, negli apericena. C'è stato un timido tentativo di riportare tutti alla ragione con la chiusura delle discoteche con la protesta immancabile di un popolo che si è scoperto all'improvviso invasato di musica metal, hard rock, pop-punk e chi più ne ha più ne metta. Lo sciacallo politico ha subito utilizzato questa piccola restrizione per il suo solito slogan adatto a tutte le stagioni: le discoteche chiuse ed i porti aperti. Passato agosto anche il virus ha terminato le sue ferie e lentamente è tornato al lavoro per portare a termine il suo diabolico progetto: incastrarci per il Natale. Dobbiamo dire che ha trovato terreno fertile: da una parte un paese massacrato da trent'anni di politiche di tagli a sanità, scuola, trasporti, incapace di organizzarsi in maniera adeguata per affrontare l'epidemia. Dall'altra una massa di "ignoranti" che in nome di una presunta libertà (di fare ciò che più pare e piace fregandosene del prossimo) non hanno rispettato le più elementari norme comportamentali per combattere il virus. Sopra tutti i soliti sciacalli politici, guidati dal cazzaro verde, pronti a polemizzare su qualsiasi provvedimento restrittivo inevitabile per arrivare al vaccino. E il Covid-10 se la ride pronto a "festeggiare" il Natale 2020. Mentre il governo tenta di arginare i soliti spostamenti di massa verso vacanze estive o verso i festeggiamenti di fine anno, la polemica si scatena ancora. Ecco così che un senatore della repubblica italiana invita il governo a salvare Gesù bambino da provvedimenti restrittivi, che gli italiani diventano d'improvviso tutti sciatori dopo essere stati tutti frequentatori di discoteca, che mentre gli scorsi anni tutti si lamentavano delle feste natalizie sperando che passassero presto ora sono tutti in crisi per non poter andare a cimentarsi nello shopping compulsivo. E sempre il solito slogan ormai trito e ritrito: il governo chiude i Comuni italiani durante le vacanze natalizie ma apre i porti per i clandestini, il governo non accelera l'assunzione di 23 mila specialisti medici ma apre le porte ai clandestini. Uno squallore unico ed una polemica vuota, inutile, dannosa. Ed virus se la ride e pensa già alle prossime mosse per la primavera.

mercoledì 2 dicembre 2020

Prima gli itaiani .... purché ricchi

 


Non cadete nel tranello della politica quando racconta: prima gli italiani, vogliamo bene gli italiani, saremo vicini agli italiani. In questo periodo di crisi sanitaria, che si porta dietro la più grave crisi economica del dopoguerra, tutti dichiarano a modo loro di essere vicini al popolo, ai lavoratori, ai pensionati, ma poi in realtà quando si tratta di passare dalle dichiarazioni di intenti alle proposte concrete allora tutto cambia. Il governo sta sfornando ormai da 9 mesi provvedimenti si sostenimento a tutto il mondo del lavoro, dalle imprese ai lavoratori, mettendo a disposizione miliardi come se fossero noccioline. L'Europa fa altrettanto, anzi farà se alcuni paesi scellerati come Polonia e Ungheria (per i quali fanno il tifo anche alcuni leader della destra italiana non dimentichiamolo) non continueranno a mettersi di traverso, con provvedimenti come il Recovery Fund (209 miliardi per l'Italia) ed il Mes (37 miliardi per la sanità italiana). Tutti quattrini che vanno ad ipotecare il futuro dei giovani già fortemente penalizzati con la chiusura delle scuole. Prima o poi sarà necessario anche iniziare a pensare come recuperare questi soldi che vanno ad incrementare il debito del nostro paese, un debito appunto che, terminata l'emergenza sanitaria, dovrà essere in qualche modo sanato. Ci sarà un solo modo per uscirne vivi: iniziare a tassare veramente e seriamente in maniera progressiva i redditi ed i patrimoni. La tanto famigerata patrimoniale è una soluzione e qualcuno inizia timidamente a parlarne. E naturalmente alla prima debole proposta, una tassa per i patrimoni al di sopra di 500mila euro che dovrebbe aggirarsi sui 1,000 euro, ecco subito attivata una rivolta trasversale che percorre tutto il parlamento: dalla destra alla sinistra senza distinzione di colore politico. Il 97% del parlamento a partire dal Pd di Zingaretti, per passare dal M5S di DiMaio, appoggiati manco a dirlo da Italia Viva di Renzi e per finire naturalmente alla destra di Salvini e Meloni con l'appoggio di Berlusconi (almeno lui difende i propri interessi ma gli altri ?), si ribella contro una proposta che andrebbe a colpire il 20% della popolazione e la colpirebbe in maniera ininfluente: che sarebbero 1.000 euro per chi ha un patrimonio di 500.000 euro ? Una briciola in un mare. E' più semplice colpire le pensioni (Berlusconi e Renzi) o tagliare i fondi alla sanità e all'istruzione (lo hanno fatto tutti), diminuire gli stipendi e fare una riforma del lavoro che penalizza i lavoratori. Ecco questo è il parlamento italiano, questa è la politica italiana, non lasciatevi infinocchiare quando tutti si dicono pronti a sostenere i cittadini in difficoltà: si tratta solo di una montagna di ipocrisie la realtà è ben diversa.

mercoledì 25 novembre 2020

Una giornata come tante .... purtroppo

 


Oggi è una delle innumerevoli giornate commemorative delle quali ormai si è perso il conto. Ogni giorno dell'anno si ricorda o si commemora qualche evento e come ogni ricorrenza ripetitiva si corre il rischio che diventi tutto inutile. La giornata odierna poi sarebbe molto importante per ricordare i tragici eventi che si ripetono quotidianamente: le violenze contro le donne. La cronaca ci racconta che con il lockdown questi episodi di inciviltà, di arretratezza culturale e sociale si sono intensificati e paradossalmente mentre sono diminuiti gli omicidi, i femminicidi sono triplicati. Tutto avviene quasi sempre all'interno delle mura domestiche a danno di mogli e fidanzate che sono maltrattate ed uccise per assurdo in nome dell'amore. La giornata odierna avrebbe il solito obiettivo: quello di portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo terribile fenomeno. Il problema è che da domani e per i prossimi 364 giorni torneremo a contare le vittime di questi tremendi crimini per poi leggere analisi di sociologi, politologi, tuttologi sul fenomeno dei femminicidi. Concretamente però non si farà assolutamente niente. Il problema culturale e sociale si può combattere con un solo mezzo: la diffusione della cultura e la condanna della violenza di qualsiasi genere sia quella palese ma anche quella più velata e nascosta che spesso è la più pericolosa. Non servono leggi repressive più severe, non servono giornate come questa, importanti si, ma se non hanno un seguito per il resto dell'anno rimangono fine a se stesse. Serve una presa di coscienza generale per abolire la violenza di ogni tipo contro qualsiasi essere umano. Che la giornata, nonostante tutto, sia fine a se stessa lo dimostra quello che è accaduto in una di quelle trasmissioni spazzatura introdotte dalle reti Mediaset e purtroppo imitate dalla Rai con soldi pubblici. La trasmissione è "Detto Fatto" all'interno della quale ieri una signorina compiacente mostrava al pubblico femminile come muoversi all'interno di un supermercato per essere sexi. 
"Con l'aiuto del carrello cammino con il ginocchio teso e vado in giro per le corsie che diventano il mio palcoscenico. Quando poi il prodotto si trova su una scaffalatura in alto per rendere un pochino più intrigante la situazione posso alzare un pochino il ginocchio e questa è una opportunità" spiega la signorina con tacchi a spillo, minigonna vertiginosa e naturalmente ombelico scoperto. Un tempismo perfetto quello della televisione pubblica per "contribuire" alla giornata contro la violenza sulle donne. C'è ancora tantissima strada da fare perché in questi ultimi anni su molti temi sociali siamo andati come i gamberi.

mercoledì 18 novembre 2020

Il lento miglioramento certifica il fallimento

 


La situazione dell'epidemia Covid in Italia sembra migliorare o meglio per il momento sembra rallentare la crescita: l'incremento del numero di positivi e dei ricoveri sta aumentando in maniera più contenuta rispetto alla scorsa settimana. Purtroppo per ottenere questo piccolo risultato si è dovuto ricorrere a restrizioni più o meno drastiche con alcune regioni in loockdown simile a quello di marzo e aprile. Di fatto sembra che quanto accaduto la scorsa primavera non abbia insegnato alcunché se non effettuare chiusure differenziate invece che generalizzate, ma niente è cambiato anzi. Le regioni continuano a litigare con il governo per ragioni inverse: a marzo chiedevano chiusure differenziate, oggi chiedono le stesse chiusure per tutto il paese. Sempre però di chiusure si parla. Dal punto di vista organizzativo né il governo né le regioni, che sono responsabili della sanità, hanno fatto niente durante i mesi estivi di tregua: il tanto decantato tracciamento è andato in tilt dopo poche settimane, le capacità ricettive degli ospedali e delle terapie intensive sono rimaste più o meno le stesse ma soprattutto non si è pensato ad una organizzazione di assistenza a domicilio per cui i pronto soccorso sono ancora in affanno, i trasporti pubblici non sono stati potenziati, la scuola è entrata in crisi ed è stata chiusa. Dal canto suo la popolazione ha conservato il suo scetticismo e il suo menefreghismo verso problemi come la salute pubblica. Non la maggioranza certo, ma in questa situazione è sufficiente una minoranza per provocare danni a tutta la popolazione. I week end trascorsi hanno visto frotte di persone invadere i centri storici e le spiagge, complice il bel tempo, come se niente fosse accaduto. I dati che sono sciorinati quotidianamente sono rimasti gli stessi di sei mesi fa: nessuna informazione per esempio su DOVE il contagio avviene, un'informazione che sarebbe stata indispensabile per evitare una chiusura generalizzata e per intervenire in maniera chirurgica sui luoghi e sulle attività più a rischio. Insomma si continua anche in queste settimane alla cieca chiudendo parzialmente o totalmente ma sempre al buio in maniera empirica senza nessuna cognizione di causa/effetto. Stessa disorganizzazione per chi ha la sventura di trovarsi positivo e deve mettersi in quarantena aspettando il famigerato tampone di controllo o peggio ancora quello che certifichi la propria negatività. Ecco una storia di chi si è ritrovato positivo senza, per fortuna, aver bisogno di un ricovero ma è rimasto prigioniero in isolamento.
«Noi positivi prigionieri in casa perché da 2 settimana aspettiamo una telefonata della Asur» :: Segnalazione a Ancona

Sono qua per raccontare la mia storia (ormai comune a molte persone credo). Il giorno 2 novembre io e mia mamma effettuiamo un tampone per mero scrupolo presso uno studio medico privato e risultano entrambi positivo al Covid-19. A quel punto ci viene consigliato di rivolgerci al nostro medico di famiglia, il quale come da prassi, procede all'apertura della procedura denunciando alla Asur competente la nostra positività asintomatica. A quel punto sarebbe dovuto scattare il meccanismo per cui la Asur ci avrebbe dovuto contattare per fare un tampone ufficiale di verifica e richiedere l'elenco delle persone con cui eravamo stati a contatto per lo meno nelle ultime 48 ore. Di tutto questo niente è successo, tant'è che siamo stato noi ad avvisare le persone con cui eravamo venute a contatto che, ovviamente e da corretti cittadini, a loro volta si sono autoisolate e fatte seguire dai loro medici. Ora, sono passati 15 giorni della denuncia e noi non abbiamo ricevuto telefonata alcuna dalla Asur, premetto che siamo entrambi asintomatici. Noi siamo prigionieri in casa in attesa di una telefonata che non sta arrivando, con la minaccia ovviamente di una procedura penale in caso di uscita di casa (giustamente). Ma come è possibile tutto ciò? Io dovrei tornare al lavoro e non posso, il medico ha già sollecitato la Asur senza risposta, contattare la Asur è impossibile perché non rispondono, fino a quanto dovremmo rimanere prigionieri del sistema ? Basterebbe semplicemente farci un impegnativa e mandarci a fare questo benedetto tampone al drive-in, non credo sia uno smattimento. Credo che ormai la mia situazione sia comune a molti, capisco il momento di sovraccarico, ma qui parliamo semplicemente di una impegnativa per un tampone. Forse qualcuno un giorno mi darà lumi su tutto ciò ma so già che rientrerà in un chiaro e limpido "purtroppo il sistema è tutto congestionato".

Insomma il governo attuale ha affrontato l'emergenza di 6 mesi fa in maniera impeccabile, ma per certi aspetti era anche più facile, si trattava di chiudere tutto e aspettare. Oggi si sarebbe dovuto affrontare la seconda ondata in modo più organizzato proprio per evitare una chiusura generalizzata, ma la politica italiana poteva cambiare passo in solo sei mesi ? Potevano i nostri governanti o i nostri politici all'improvviso diventare statisti in grado di pensare al futuro a medio e lungo termine ? Impossibile ... la politica italiana da decenni non è in grado di pensare e realizzare programmi che vadano oltre le elezioni più prossime. Ce lo ricorderemo ? Dubito ... 



venerdì 13 novembre 2020

Ma allora la "dittatura" funziona ..

 



In settimane e mesi, ad ogni provvedimento restrittivo del governo, si è sentito parlare, a sproposito, di dittatura, di limitazione della libertà e amenità del genere. Purtroppo il concetto di libertà assume in questo contesto un significato che con la libertà non ha niente a che vedere. La libertà infatti viene intesa come libertà personale e "diritto" di fare qualunque cosa senza alcuna restrizione. Dimenticando un concetto molto semplice: la propria libertà finisce quando va a invadere la libertà altrui. Nella situazione attuale è libertà andare in giro senza mascherina mettendo in pericolo la salute altrui ? E' libertà pretendere di poter andare a ballare quando in quella occasione la probabilità di essere contagiati da un soggetto positivo e asintomatico è elevata con il rischio di finire in terapia intensiva ? Insomma in una società civile il concetto di libertà dovrebbe essere intesa come libertà della comunità piuttosto che individuale. Quello che sfugge a molti è che per combattere questa epidemia abbiamo un solo strumento fino a quando non sarà disponibile un vaccino o almeno una terapia mirata ed efficace: evitare il contatto con il prossimo. Purtroppo non ci sono altre soluzioni. Dopo i mesi terribili di marzo, aprile e maggio la situazione dei contagi è andata via via migliorando fino a quando non è arrivato il mese di agosto e gli italiani se ne sono andati in vacanza pensando che tutto fosse finito. Ai primi di settembre i contagi hanno ripreso ad aumentare fino a quando si è arrivati alla riapertura di scuole e attività lavorative. Da Ottobre in poi l'ascesa è stata continua e preoccupante grazie anche alla scelleratezza dei comportamenti agevolati da qualche politico fuori di testa (tutto il centro destra più o meno). Finalmente il governo è dovuto correre ai ripari imponendo alcune restrizioni una su tutte la chiusura dei locali bar e ristoranti alle 18, didattica a distanza ove possibile. Subito non sono mancate le accuse rivolte a Conte ed i suoi ministri: attentato alla Costituzione, limitazione delle libertà personali insostenibile, dittatura sanitaria. Ma ecco puntualmente che, dopo i canonici 14 giorni più o meno da quelle restrizioni, i risultati si intravedono: le curve che mostrano l'incremento dei casi positivi e dei ricoveri in ospedale dopo giorni di crescita esponenziale, mostrano un rallentamento della crescita. Intendiamoci niente di straordinario ma almeno un rallentamento del diffondersi dell'epidemia. Volenti o nolenti questa è la strada da seguire e purtroppo ci vogliono imposizioni restrittive stabilite per legge al fine di costringere i cittadini a tenere comportamenti che dovrebbero essere naturali in una situazione del genere. E' triste ma il senso civico e di rispetto per la comunità in generale è molto carente in questo paese e l'epidemia in atto lo ha ampiamente mostrato. Così come ha mostrato le carenze strutturali e organizzative di sanità, scuola e trasporti ormai inadeguate in condizioni normali ma al limite del collasso nel gestire un'emergenza come quella causata dal Covid-19. Ne usciremo migliori si diceva a marzo e aprile per farci coraggio, l'estate e quello che è accaduto subito dopo ha mostrato che, oltre a non esserne usciti come prevedibili, certamente non siamo assolutamente migliori di prima anzi piuttosto siamo peggiorati. L'esperienza della prima ondata avrebbe dovuto almeno garantire comportamenti più responsabili da parte dei cittadini e delle istituzioni invece ci siamo ritrovati con gli stessi problemi, gli stessi errori, la stessa difesa di una libertà fittizia e virtuale.



giovedì 5 novembre 2020

Caos regioni


Questa seconda ondata, non prevista solo dagli ottimisti per partito preso e non per motivi reali, sta dimostrando che tutte le parole d'ordine lanciate a marzo-aprile dai balconi e dalle finestre di tutta Italia sono cadute nel nulla. "Ce la faremo", "Ne usciremo migliori" e via dicendo sembrano ormai parole vuote, senza senso e cariche di ipocrisia. Se viaggiare verso i 50mila morti significa avercela fatta, beh è uno strano concetto. Se uscirne migliori significa continui scontri fra le istituzioni che dovrebbero rappresentare il paese, allora il concetto di migliore assume una valenza contraria al suo significato reale. 

Uscirne migliori significa che ognuno è più interessato a farsi i fatti propri fregandosene del prossimo ? 

Uscirne migliori significa dare spazio ai così detti negazionisti che continuano nella loro folle tesi del "Qui non Covid non ce n'è" ? 

Uscirne migliori significa dare spazio in televisione a quei presunti esperti (Zangrillo e Bassetti su tutti tanto per non fare nomi) che dopo aver sostenuto la "morte" clinica del virus o la sua ormai azzerata letalità tranquillamente tornano a parlarci delle criticità di questa seconda ondata ? 

Uscirne migliori significa dare ancora credito (secondo i sondaggi) ad una parte politica che non si fa scrupoli ad utilizzare la salute come arma di propaganda (chi tenta di ghettizzare gli over 70 dichiarandoli inutili, chi mette il lavoro prima della salute, chi in questa emergenza di presenta con la mascherina inneggiante al peggior presidente che gli Usa abbiano mai avuto, etc.)

Ed infine uscirne migliori significa assistere al balletto dei presidenti di regione che accusano il governo di scaricare le responsabilità se il governo stesso chiede ai presidenti di esercitare i loro poteri, salvo poi ribellarsi sempre contro il governo quando questo prende decisioni a livello nazionale alle quali le regioni dovrebbero sottostare ? No non ci siamo, non ne usciremo migliori anche se avremo ancora una possibilità finita questa emergenza: quella di analizzare le criticità del nostro sistema e correggerle se qualcuno avrà il coraggio di farlo. Una di queste criticità sono proprio le regioni ed i loro eccessivi poteri su materie che dovrebbero essere trattate a livello nazionale come la sanità, la scuola ed i trasporti. Oggi dobbiamo digerire le proteste del presidente della regione Lombardia, Fontana, che ha il coraggio di protestare contro l'inserimento della regione nella fascia rossa. Come se la Lombardia non fosse la regione dove si registrano quasi la metà dei decessi di tutto il paese, come se la Lombardia non rappresentasse la regione trainante per la diffusione della epidemia, come se la Lombardia non fosse invischiata in diversi procedimenti per la gestione delle forniture sanitarie. Gente che dovrebbe pensare solo a dimettersi e sparire dalla circolazione il prima possibile e se non lo fanno in maniera autonoma dovrebbero essere i cittadini a prenderli a calci nel sedere. E che dire della scuola maltrattata da tutti pronti a difenderla se il governo decide di chiuderla, ma pronti a chiuderla se il governo decide di lasciarla aperta (Emiliano in Puglia per le scuole elementari e medie). In questo frangente sorge il dubbio che la "troppa democrazia" sia deleteria: in Cina a Whuan oggi hanno cancellato il virus ma lo hanno potuto fare grazie a provvedimenti drastici a partire dal mettere in galera chi si permetteva di negarne l'esistenza. Forse è una situazione estrema ma certamente efficace per combattere la pandemia.
 

sabato 31 ottobre 2020

In Italia oltre al Covid gira uno sciacallo


Purtroppo nel nostro paese oltre al virus del Covid-19, che circola come in ogni altra parte del mondo, dobbiamo anche contrastare non un virus ma un personaggio che si contraddistingue per il suo sciacallaggio politico: Matteo Salvini. Non passa giorno che il leader della Lega non ci delizi con le sue perle di saggezza o con le sue iniziative che hanno un solo obiettivo: creare caos senza fare proposte serie e attuabili in un momento così grave per l'Italia. Oggi si presenta indossando una mascherina inneggiante a Trump per parlare ancora del tunisino che, sbarcato a Lampedusa alla fine di settembre, due giorni fa ha ucciso tre persone a Parigi. Indossare quella mascherina inneggiante ad un capo di stato che sta facendo morire decine di migliaia di persone a causa di una politica scellerata per il contenimento dell'epidemia da Covid è un atto oltre che criminale, irrispettoso per tutto il paese. Un senatore della repubblica italiana che in questo modo non porta rispetto né per chi è morto a causa dell'epidemia né tanto meno per tutti quegli operatori sanitari che stanno combattendo una battaglia senza quartiere. E' semplicemente vergognoso. La vicenda poi del terrorista tunisino non poteva non essere sfruttata per la politica dello sciacallo. Ecco allora che Matteo Salvini, dopo mesi nei quali si è scagliato a suon di tweet contro Macron e la Francia per i respingimenti a Ventimiglia, d'improvviso veste i panni del francese ed accusa senza se e senza ma Conte ed il governo italiano come responsabili dell'attentato parigino. Una vergogna per il paese ma anche per tutti i cittadini onesti che mantengono in parlamento un simile personaggio. Simili atteggiamenti dovrebbero anche aprire gli occhi ai sostenitori di questo pseudo politico. Matteo Salvini non ha una linea politica, non ha un progetto, non ha alcun programma alternativo da proporre, il leader della Lega tiene un solo atteggiamento: andare contro corrente anche smentendosi continuamente nel giro di pochi giorni o addirittura nello stesso giorno. Chi lo sostiene non può avere certezza della sua linea politica perché se domani il governo si adoperasse per esempio per respingere i migranti sicuramente lui troverebbe il modo per sostenere che i respingimenti non sono una buona politica per contrastare l'immigrazione. D'altra parte quello che ha combinato nell'agosto 2019 è stata una chiara evidenza della inconsistenza politica e istituzionale di questo squallido personaggio politico.

domenica 25 ottobre 2020

Errare è umano, perseverare è diabolico ... soprattutto in tempo di Covid


 

Poche cose dovevamo imparare dalla tremenda esperienza dei mesi di marzo, aprile e maggio.

1) L'epidemia da Covid-19 non è una semplice influenza come i ben informati hanno tentato e tentano di farci credere.

2) Il Covid-19 è un virus perfido che può infettare anche (e soprattutto) persone che non presentano sintomi ma che poi possono contagiare altre persone che invece potrebbero reagire in maniera grave.

3) Non abbiamo a disposizione né terapie mirate né vaccini e soprattutto non sappiamo quando saranno disponibili.

4) Fino a quando non avremo farmaci e/o vaccini abbiamo un'unica arma: il distanziamento.

In fin dei conti non sarebbe stato difficile capire queste quattro regolette ed agire di conseguenza ed invece sta andando tutto a rotoli. A marzo siamo stati colti di sorpresa anche grazie a qualche presunto "scienziato" virologo che in tv blaterava in sequenza: "L'epidemia non arriverà mai da noi e se arrivasse siamo pronti", "Gli asintomatici non possono contagiare altre persone", "Le mascherine non servono". Poi da un giorno all'altro ci siamo ritrovati chiusi in casa a contare i ricoverati, gli intubati in terapia intensiva ed i morti. Ne siamo usciti con circa 35.000 morti ed una crisi economica da paura. A giugno poi liberi tutti e il mese è andato via tranquillo insieme a luglio. Poi è scattato agosto e via tutti in vacanza come se niente fosse successo. Il governo è stato a guardare anche in questo caso forse seguendo un'altra platea di finti "scienziati" che, come i politici italiani, non vedevano oltre il loro naso. Siamo andati dal virus indebolito fino al virus clinicamente morto, affermato non su riviste scientifiche con tanto di dati sperimentali, ma sui soliti social twitter e facebook. Il governo ha chiuso una porta di una stalla con almeno 10 porte quando era troppo tardi: la porta delle discoteche. E siamo arrivati al 7-10 settembre quando c'è stata un'impennata dei contagi però contenuta fino a quando non sono arrivati le prime conseguenze del ritorno a scuola, del ritorno al lavoro, del tentativo di riaprire qualsiasi evento. Senza che nel frattempo, nei mesi più tranquilli, il governo avesse preso qualche iniziativa per contrastare quella seconda ondata che in molti prevedevano. Certo non si sarebbe potuto pretendere che in tre mesi si risolvessero problemi cronici della sanità e dei trasporti, ma nemmeno rimanere con le mani in mano fino a ricorrere ad un'altra chiusura anche se non totale come quella attuale. Ed invece eccoci qua con i pronto soccorso intasati grazie ai mali di quarantanni di sanità discutibile. Non esiste più da tempo la sanità di frontiera dei medici di famiglia. Ormai da decine di anni siamo abituati ad andare al pronto soccorso quando abbiamo un problema ed il medico di famiglia non fa più visite a domicilio. Il paziente è lasciato in balia a se stesso oppure libero di andare in ambulatorio magari con la febbre a 40 oppure negli orari di visite che non è detto siano giornalieri e così nel 90% dei casi si reca al pronto soccorso dove, quando va bene, staziona dalle 7 alle 8 ore in attesa di essere visitato. Tutto questo in situazioni normali, immaginate in questi giorni quando si registrano intorno ai 700-800 ricoveri. Si parla di telelavoro, didattica a distanza, perché non si può fare altrettanto nella sanità ? E non si è fatto niente per tentare questa strada nemmeno in questi mesi fra la prima e la seconda ondata ? Da molte parti si sente di che la telemedicina sarà la sanità del futuro, vale la pena segnalare che quel futuro era iniziato più o meno agli inizi degli anni 70 ed ora rimane ancora futuro nella realtà quotidiana. Ed ora torniamo alla terapia dei mesi primaverili, chiusure di attività e restrizioni ai cittadini. Già i cittadini che in una gran parte non hanno capito che non possono fare la vita normale pre-Covid e che scendono in piazza a protestare contro le restrizioni. Siamo all'assurdo che si scende in piazza, si bruciano auto e cassonetti per protestare contro la chiusura di bar e ristoranti alle 18, ma non si scende in piazza per protestare contro la corruzione, per protestare contro politici e partiti che rubano, contro le mafie ... non si protesta per andare a bere una birra o un mojito alle 23. Unica piccola giustificazione a favore del governo: dove contrastare un'opposizione che non perde occasione per fare sciacallaggio politico su qualsiasi provvedimento, criticando sempre ma senza fare proposte alternative ... 

A proposito di telemedicina ... per fortuna alcune realtà di tipo volontario esistono e funzionano ... questa, Dematepa,  per esempio è una giovane associazione delle Marche molto attiva.

domenica 18 ottobre 2020

Ritardi cronici, ritardi estivi e i soliti furbetti ... ed il Covid brinda

 


Dopo le bisbocce estive e le imbriacature di ottimismo propinate da una parte di presunti esperti virologi che non guardavano oltre il loro naso, eccoci di nuovo in piena bufera da epidemia Covid-19 con le strutture sanitarie di nuovo in affanno. Al 31 agosto avevamo 1288 ricoverati e 94 in terapia intensiva, al 30 settembre siamo passati 3047 ricoverati e 280 in terapia intensiva, oggi al 18 ottobre registriamo 7131 ricoverati e 750 in terapia intensiva. Una crescita esponenziale che ci riporta ai mesi di marzo aprile se non ad una situazione ancora peggiore (in 15 giorni abbiamo avuto quasi 1000 decessi). Che cosa è cambiato dai mesi del lockdown ? Presto scopriremo che è cambiato poco o niente. D'altra parte un paese massacrato da 30 anni a questa parte, soprattutto nella sanità, nella scuola e nei servizi in generale, potevamo pensare potesse essere rimesso in sesto in pochi mesi per affrontare la seconda e più pericolosa ondata ? Sicuramente no ma allo stesso tempo impiegare i mesi estivi per polemizzare sui banchi e non preoccuparsi di potenziare le strutture sanitarie o il trasporto pubblico non poteva che portarci alle condizioni attuali con il conteggio giornaliero di nuovi contagi (per ora intorno ai 12000), dei nuovi ricoveri (circa 500) e dei nuovi decessi (circa 70 al giorno). Ora si cerca di correre ai ripari con provvedimenti tampone per non tornare alla chiusura totale che appare difficile da scongiurare. Anche grazie ai soliti "furbetti" italiani che trovano sempre il modo per cercare di aggirare una legge. Il governo decide la chiusura di bar e ristoranti alla mezzanotte ? Il furbo gestore chiude a mezzanotte e riapre alle una di notte (successo a Bologna e Catanzaro). Il governo ferma le attività sportive di contatto amatoriali ? Bene il gruppetto di amici tira fuori qualche euro e si iscrive ad un ente dilettantistico affiliato al Coni e le partitelle settimanali di calcetto sono assicurate. Che poi che senso ha vietare ad un gruppo di amici le partitelle al caletto quando poi le società sportive dilettantistiche possono continuare i loro tornei di calcio e di rugby. Questi sono gli italiani, quelli che si lamentano della burocrazia salvo poi ingegnarsi in qualsiasi modo per aggirare una semplice legge che prevede la chiusura dei locali pubblici ad una determinata ora. Immaginate che cosa si può arrivare a pensare o fare per aggirare un concorso o un appalto pubblico. La burocrazia nasce da qui: dalla mancanza di senso civico dei cittadini oltre da una classe politica inadeguata perfino a scrivere leggi. 
Il Covid per ora ha avuto la meglio e non solo in Italia come si sta osservando, ma una società basata sul profitto, sullo sfruttamento, che non può permettersi un mese di blocco totale per difendersi da un epidemia, è una società nella quale il virus sguazza e la fa franca. 

martedì 13 ottobre 2020

Gestione epidemia: solito scontro stato-regioni

 


Che la scuola fosse un banco di prova cruciale per la gestione dell'epidemia Covid_19 era noto, che diventasse l'ennesimo tema di scontro fra Regioni e Stato magari si poteva non ipotizzare considerato il momento critico che stiamo vivendo. Purtroppo non è così. Dopo l'inizio della scuola a pieno regime, dal 21-22 settembre, si è verificata l'impennata dei contagi e della diffusione del virus. Per quanto riguarda l'incremento dei positivi siamo ad un passo dai numeri di marzo aprile e lentamente ci stiamo arrivando anche con i ricoveri ed i decessi. Nei mesi precedenti il 20 settembre si è pensato soprattutto ad adottare misura per contenere il contagio all'interno della scuola senza preoccuparsi di quello che sarebbe avvenuto al di fuori della scuola stessa. Chi si reca al lavoro utilizzando i mezzi pubblici conosce benissimo la differenza fra l'affollamento degli stessi nei giorni con le scuole chiuse rispetto alle giornate nelle quali le scuole sono aperte. In questo ambito non si è fatto assolutamente niente né da parte dello Stato, né tanto meno da parte delle regioni che sono in fin dei conti gestiscono i trasporti locali. Addirittura alcune regioni capeggiate da Bonaccini ha chiesto di ripristinare ove possibile le lezioni a distanza proprio per non sovraffollare i mezzi di trasporto pubblici, proprio Bonaccini che qualche mese fa chiedeva di abolire il limite al numero di passeggeri sugli stessi mezzi. Insomma si naviga a vista cambiando parere a seconda del momento a dimostrazione della mancanza totale di un vero progetto per contrastare l'epidemia. Naturalmente la ministra Azzolina ha risposto picche alla richiesta di Bonaccini senza per altro né constatare che l'apertura della scuola ha fatto impennare il numero di contagi né fornire spiegazioni esaurienti al proprio dissenso su questa misura. Unico motivo reale sarebbe quello del fallimento dell'azione della ministra Azzolina qualora si tornasse alla didattica a distanza. E così possiamo chiudere i bar alle 21 (che poi non sarà così), possiamo proibire giustamente gli sport di contatto a livello amatoriale, ma se non si interviene in uno dei settori strategici per il contatto fra le persone, il trasporto pubblico appunto, tutti gli altro interventi rimangono dei palliativi rispetto al problema centrale. D'altra parte che il nostro paese soffra di carenze decennali nella scuola è risaputo e pensare che queste carenze fossero superabili in 5 mesi sarebbe stata pura utopia chiunque si fosse trovato al governo. Carenza di locali, carenza di insegnanti, carenza di trasporti tutti fattori sui quali però non si è intervenuto in alcun modo e quindi oggi ci ritroviamo a combattere il virus marginalmente. I primi due mesi, marzo ed aprile, è stato relativamente semplice contrastare l'epidemia: tutto chiuso e tutti in casa. Ma quella esperienza non può essere ripetuta causa il tracollo economico del paese ed allora, di fronte a interventi non strutturali, aspettiamoci di raggiungere i record negativi degli altri paesi europei.