venerdì 4 dicembre 2020
Se Dio esiste ... non c'è che dire è una gran burlone
mercoledì 2 dicembre 2020
Prima gli itaiani .... purché ricchi
mercoledì 25 novembre 2020
Una giornata come tante .... purtroppo
Oggi è una delle innumerevoli giornate commemorative delle quali ormai si è perso il conto. Ogni giorno dell'anno si ricorda o si commemora qualche evento e come ogni ricorrenza ripetitiva si corre il rischio che diventi tutto inutile. La giornata odierna poi sarebbe molto importante per ricordare i tragici eventi che si ripetono quotidianamente: le violenze contro le donne. La cronaca ci racconta che con il lockdown questi episodi di inciviltà, di arretratezza culturale e sociale si sono intensificati e paradossalmente mentre sono diminuiti gli omicidi, i femminicidi sono triplicati. Tutto avviene quasi sempre all'interno delle mura domestiche a danno di mogli e fidanzate che sono maltrattate ed uccise per assurdo in nome dell'amore. La giornata odierna avrebbe il solito obiettivo: quello di portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo terribile fenomeno. Il problema è che da domani e per i prossimi 364 giorni torneremo a contare le vittime di questi tremendi crimini per poi leggere analisi di sociologi, politologi, tuttologi sul fenomeno dei femminicidi. Concretamente però non si farà assolutamente niente. Il problema culturale e sociale si può combattere con un solo mezzo: la diffusione della cultura e la condanna della violenza di qualsiasi genere sia quella palese ma anche quella più velata e nascosta che spesso è la più pericolosa. Non servono leggi repressive più severe, non servono giornate come questa, importanti si, ma se non hanno un seguito per il resto dell'anno rimangono fine a se stesse. Serve una presa di coscienza generale per abolire la violenza di ogni tipo contro qualsiasi essere umano. Che la giornata, nonostante tutto, sia fine a se stessa lo dimostra quello che è accaduto in una di quelle trasmissioni spazzatura introdotte dalle reti Mediaset e purtroppo imitate dalla Rai con soldi pubblici. La trasmissione è "Detto Fatto" all'interno della quale ieri una signorina compiacente mostrava al pubblico femminile come muoversi all'interno di un supermercato per essere sexi.
"Con l'aiuto del carrello cammino con il ginocchio teso e vado in giro per le corsie che diventano il mio palcoscenico. Quando poi il prodotto si trova su una scaffalatura in alto per rendere un pochino più intrigante la situazione posso alzare un pochino il ginocchio e questa è una opportunità" spiega la signorina con tacchi a spillo, minigonna vertiginosa e naturalmente ombelico scoperto. Un tempismo perfetto quello della televisione pubblica per "contribuire" alla giornata contro la violenza sulle donne. C'è ancora tantissima strada da fare perché in questi ultimi anni su molti temi sociali siamo andati come i gamberi.
mercoledì 18 novembre 2020
Il lento miglioramento certifica il fallimento
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venerdì 13 novembre 2020
Ma allora la "dittatura" funziona ..
giovedì 5 novembre 2020
Caos regioni
Uscirne migliori significa che ognuno è più interessato a farsi i fatti propri fregandosene del prossimo ?
Uscirne migliori significa dare spazio ai così detti negazionisti che continuano nella loro folle tesi del "Qui non Covid non ce n'è" ?
Uscirne migliori significa dare spazio in televisione a quei presunti esperti (Zangrillo e Bassetti su tutti tanto per non fare nomi) che dopo aver sostenuto la "morte" clinica del virus o la sua ormai azzerata letalità tranquillamente tornano a parlarci delle criticità di questa seconda ondata ?
Uscirne migliori significa dare ancora credito (secondo i sondaggi) ad una parte politica che non si fa scrupoli ad utilizzare la salute come arma di propaganda (chi tenta di ghettizzare gli over 70 dichiarandoli inutili, chi mette il lavoro prima della salute, chi in questa emergenza di presenta con la mascherina inneggiante al peggior presidente che gli Usa abbiano mai avuto, etc.)
sabato 31 ottobre 2020
In Italia oltre al Covid gira uno sciacallo
domenica 25 ottobre 2020
Errare è umano, perseverare è diabolico ... soprattutto in tempo di Covid
Poche cose dovevamo imparare dalla tremenda esperienza dei mesi di marzo, aprile e maggio.
1) L'epidemia da Covid-19 non è una semplice influenza come i ben informati hanno tentato e tentano di farci credere.
2) Il Covid-19 è un virus perfido che può infettare anche (e soprattutto) persone che non presentano sintomi ma che poi possono contagiare altre persone che invece potrebbero reagire in maniera grave.
3) Non abbiamo a disposizione né terapie mirate né vaccini e soprattutto non sappiamo quando saranno disponibili.
4) Fino a quando non avremo farmaci e/o vaccini abbiamo un'unica arma: il distanziamento.
In fin dei conti non sarebbe stato difficile capire queste quattro regolette ed agire di conseguenza ed invece sta andando tutto a rotoli. A marzo siamo stati colti di sorpresa anche grazie a qualche presunto "scienziato" virologo che in tv blaterava in sequenza: "L'epidemia non arriverà mai da noi e se arrivasse siamo pronti", "Gli asintomatici non possono contagiare altre persone", "Le mascherine non servono". Poi da un giorno all'altro ci siamo ritrovati chiusi in casa a contare i ricoverati, gli intubati in terapia intensiva ed i morti. Ne siamo usciti con circa 35.000 morti ed una crisi economica da paura. A giugno poi liberi tutti e il mese è andato via tranquillo insieme a luglio. Poi è scattato agosto e via tutti in vacanza come se niente fosse successo. Il governo è stato a guardare anche in questo caso forse seguendo un'altra platea di finti "scienziati" che, come i politici italiani, non vedevano oltre il loro naso. Siamo andati dal virus indebolito fino al virus clinicamente morto, affermato non su riviste scientifiche con tanto di dati sperimentali, ma sui soliti social twitter e facebook. Il governo ha chiuso una porta di una stalla con almeno 10 porte quando era troppo tardi: la porta delle discoteche. E siamo arrivati al 7-10 settembre quando c'è stata un'impennata dei contagi però contenuta fino a quando non sono arrivati le prime conseguenze del ritorno a scuola, del ritorno al lavoro, del tentativo di riaprire qualsiasi evento. Senza che nel frattempo, nei mesi più tranquilli, il governo avesse preso qualche iniziativa per contrastare quella seconda ondata che in molti prevedevano. Certo non si sarebbe potuto pretendere che in tre mesi si risolvessero problemi cronici della sanità e dei trasporti, ma nemmeno rimanere con le mani in mano fino a ricorrere ad un'altra chiusura anche se non totale come quella attuale. Ed invece eccoci qua con i pronto soccorso intasati grazie ai mali di quarantanni di sanità discutibile. Non esiste più da tempo la sanità di frontiera dei medici di famiglia. Ormai da decine di anni siamo abituati ad andare al pronto soccorso quando abbiamo un problema ed il medico di famiglia non fa più visite a domicilio. Il paziente è lasciato in balia a se stesso oppure libero di andare in ambulatorio magari con la febbre a 40 oppure negli orari di visite che non è detto siano giornalieri e così nel 90% dei casi si reca al pronto soccorso dove, quando va bene, staziona dalle 7 alle 8 ore in attesa di essere visitato. Tutto questo in situazioni normali, immaginate in questi giorni quando si registrano intorno ai 700-800 ricoveri. Si parla di telelavoro, didattica a distanza, perché non si può fare altrettanto nella sanità ? E non si è fatto niente per tentare questa strada nemmeno in questi mesi fra la prima e la seconda ondata ? Da molte parti si sente di che la telemedicina sarà la sanità del futuro, vale la pena segnalare che quel futuro era iniziato più o meno agli inizi degli anni 70 ed ora rimane ancora futuro nella realtà quotidiana. Ed ora torniamo alla terapia dei mesi primaverili, chiusure di attività e restrizioni ai cittadini. Già i cittadini che in una gran parte non hanno capito che non possono fare la vita normale pre-Covid e che scendono in piazza a protestare contro le restrizioni. Siamo all'assurdo che si scende in piazza, si bruciano auto e cassonetti per protestare contro la chiusura di bar e ristoranti alle 18, ma non si scende in piazza per protestare contro la corruzione, per protestare contro politici e partiti che rubano, contro le mafie ... non si protesta per andare a bere una birra o un mojito alle 23. Unica piccola giustificazione a favore del governo: dove contrastare un'opposizione che non perde occasione per fare sciacallaggio politico su qualsiasi provvedimento, criticando sempre ma senza fare proposte alternative ...
A proposito di telemedicina ... per fortuna alcune realtà di tipo volontario esistono e funzionano ... questa, Dematepa, per esempio è una giovane associazione delle Marche molto attiva.
domenica 18 ottobre 2020
Ritardi cronici, ritardi estivi e i soliti furbetti ... ed il Covid brinda
Dopo le bisbocce estive e le imbriacature di ottimismo propinate da una parte di presunti esperti virologi che non guardavano oltre il loro naso, eccoci di nuovo in piena bufera da epidemia Covid-19 con le strutture sanitarie di nuovo in affanno. Al 31 agosto avevamo 1288 ricoverati e 94 in terapia intensiva, al 30 settembre siamo passati 3047 ricoverati e 280 in terapia intensiva, oggi al 18 ottobre registriamo 7131 ricoverati e 750 in terapia intensiva. Una crescita esponenziale che ci riporta ai mesi di marzo aprile se non ad una situazione ancora peggiore (in 15 giorni abbiamo avuto quasi 1000 decessi). Che cosa è cambiato dai mesi del lockdown ? Presto scopriremo che è cambiato poco o niente. D'altra parte un paese massacrato da 30 anni a questa parte, soprattutto nella sanità, nella scuola e nei servizi in generale, potevamo pensare potesse essere rimesso in sesto in pochi mesi per affrontare la seconda e più pericolosa ondata ? Sicuramente no ma allo stesso tempo impiegare i mesi estivi per polemizzare sui banchi e non preoccuparsi di potenziare le strutture sanitarie o il trasporto pubblico non poteva che portarci alle condizioni attuali con il conteggio giornaliero di nuovi contagi (per ora intorno ai 12000), dei nuovi ricoveri (circa 500) e dei nuovi decessi (circa 70 al giorno). Ora si cerca di correre ai ripari con provvedimenti tampone per non tornare alla chiusura totale che appare difficile da scongiurare. Anche grazie ai soliti "furbetti" italiani che trovano sempre il modo per cercare di aggirare una legge. Il governo decide la chiusura di bar e ristoranti alla mezzanotte ? Il furbo gestore chiude a mezzanotte e riapre alle una di notte (successo a Bologna e Catanzaro). Il governo ferma le attività sportive di contatto amatoriali ? Bene il gruppetto di amici tira fuori qualche euro e si iscrive ad un ente dilettantistico affiliato al Coni e le partitelle settimanali di calcetto sono assicurate. Che poi che senso ha vietare ad un gruppo di amici le partitelle al caletto quando poi le società sportive dilettantistiche possono continuare i loro tornei di calcio e di rugby. Questi sono gli italiani, quelli che si lamentano della burocrazia salvo poi ingegnarsi in qualsiasi modo per aggirare una semplice legge che prevede la chiusura dei locali pubblici ad una determinata ora. Immaginate che cosa si può arrivare a pensare o fare per aggirare un concorso o un appalto pubblico. La burocrazia nasce da qui: dalla mancanza di senso civico dei cittadini oltre da una classe politica inadeguata perfino a scrivere leggi.
Il Covid per ora ha avuto la meglio e non solo in Italia come si sta osservando, ma una società basata sul profitto, sullo sfruttamento, che non può permettersi un mese di blocco totale per difendersi da un epidemia, è una società nella quale il virus sguazza e la fa franca.
martedì 13 ottobre 2020
Gestione epidemia: solito scontro stato-regioni
Che la scuola fosse un banco di prova cruciale per la gestione dell'epidemia Covid_19 era noto, che diventasse l'ennesimo tema di scontro fra Regioni e Stato magari si poteva non ipotizzare considerato il momento critico che stiamo vivendo. Purtroppo non è così. Dopo l'inizio della scuola a pieno regime, dal 21-22 settembre, si è verificata l'impennata dei contagi e della diffusione del virus. Per quanto riguarda l'incremento dei positivi siamo ad un passo dai numeri di marzo aprile e lentamente ci stiamo arrivando anche con i ricoveri ed i decessi. Nei mesi precedenti il 20 settembre si è pensato soprattutto ad adottare misura per contenere il contagio all'interno della scuola senza preoccuparsi di quello che sarebbe avvenuto al di fuori della scuola stessa. Chi si reca al lavoro utilizzando i mezzi pubblici conosce benissimo la differenza fra l'affollamento degli stessi nei giorni con le scuole chiuse rispetto alle giornate nelle quali le scuole sono aperte. In questo ambito non si è fatto assolutamente niente né da parte dello Stato, né tanto meno da parte delle regioni che sono in fin dei conti gestiscono i trasporti locali. Addirittura alcune regioni capeggiate da Bonaccini ha chiesto di ripristinare ove possibile le lezioni a distanza proprio per non sovraffollare i mezzi di trasporto pubblici, proprio Bonaccini che qualche mese fa chiedeva di abolire il limite al numero di passeggeri sugli stessi mezzi. Insomma si naviga a vista cambiando parere a seconda del momento a dimostrazione della mancanza totale di un vero progetto per contrastare l'epidemia. Naturalmente la ministra Azzolina ha risposto picche alla richiesta di Bonaccini senza per altro né constatare che l'apertura della scuola ha fatto impennare il numero di contagi né fornire spiegazioni esaurienti al proprio dissenso su questa misura. Unico motivo reale sarebbe quello del fallimento dell'azione della ministra Azzolina qualora si tornasse alla didattica a distanza. E così possiamo chiudere i bar alle 21 (che poi non sarà così), possiamo proibire giustamente gli sport di contatto a livello amatoriale, ma se non si interviene in uno dei settori strategici per il contatto fra le persone, il trasporto pubblico appunto, tutti gli altro interventi rimangono dei palliativi rispetto al problema centrale. D'altra parte che il nostro paese soffra di carenze decennali nella scuola è risaputo e pensare che queste carenze fossero superabili in 5 mesi sarebbe stata pura utopia chiunque si fosse trovato al governo. Carenza di locali, carenza di insegnanti, carenza di trasporti tutti fattori sui quali però non si è intervenuto in alcun modo e quindi oggi ci ritroviamo a combattere il virus marginalmente. I primi due mesi, marzo ed aprile, è stato relativamente semplice contrastare l'epidemia: tutto chiuso e tutti in casa. Ma quella esperienza non può essere ripetuta causa il tracollo economico del paese ed allora, di fronte a interventi non strutturali, aspettiamoci di raggiungere i record negativi degli altri paesi europei.











