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sabato 27 ottobre 2018

Chi di Vaffa ferisce di Vaffa perisce


Il movimento 5 stelle nato con il manifesto del "Vaffa" indirizzato a tutto il sistema politico e partitico italiano, una volta arrivato al potere in poco più di tre mesi rischia di finire sotterrato dai vaffa. I primi ad arrivare sono stati naturalmente quelli lanciati da coloro che non hanno votato per il M5S. Tutti meritati per la testardaggine di portare a termine una manovra finanziaria che sarà un bagno di sangue per i cittadini italiani che già hanno sborsato virtualmente circa 3.500 euro a testa (dati del Sole24 ore) a causa della caduta libera della borsa italiana e dell'aumento sconsiderato dello spread. Purtroppo il movimento ed i propri ministri hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza e incompetenza a ricoprire ruoli istituzionali di rilevanza come quelli ricoperti in questo governo. Si va dal ministro della sanità, medico, che tracheggia sulla vicenda vaccini continuando nella sua crociata antivax contro ogni logica scientifica. Si passa poi dal ministro Toninelli che prima propone un nuovo ponte autostradale per Genova con tanto di parco giochi o luoghi di ritrovo da organizzare forse nelle piazzole di sosta e poi dichiara di studiare a fondo il dossier del tunnel del Brennero, un tunnel cioè inesistente. E infine si arriva a Di Maio che dimostra di capire niente della manovra finanziaria messa a punto dal governo a tal punto che non capisce nemmeno le parole del presidente della BCE Mario Draghi il quale afferma che i problemi della manovra non derivano tanto dal deficit previsto del 2.4% quanto dalle dichiarazioni sconsiderate del governo sia sulla manovra ma anche e soprattutto su una eventuale uscita dell'Itala dall'europa e dall'euro. Mario Draghi consiglia il silenzio e per tutta risposta Di Maio o accusa di manovrare contro l'Italia come se il presidente di un organismo come la BCE potesse lavorare pro o contro qualche stato in particolare piuttosto che rimanere al di sopra delle parti. Ma il buon Giggino non capisce troppo preso a portare a termine il suo cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, dopo che il M5S di cavalli ne ha bruciati parecchi tanto da rischiare lui un bel sono Vaffa come è accaduto oggi a Roma. Si sono giocati Onestà Onestà grazie a ritrovarsi al governo con un partito autore di un furto di 49milioni si euro ai cittadini italiani, si sono giocati la parola data in campagna elettorale "mai al governo con i partiti responsabili dello sfascio", stanno perdendo la reputazione varando una manovra che per reperire fondi approva l'ennesimo condono, stanno facendo retromarcia sul Tap in Puglia che ha garantito una notevole dote di voti, stanno tradendo la parola data da Di Maio che prometteva mai un condono per gli abusivi di Ischia. Insomma anche gli elettori del M5S iniziano a vacillare dopo che stanno osservando la caduta ad uan ad una delle tante promesse fatte dal movimento in campagna elettorale, ma si sa dalle parole ai fatti la strada è lunga e quando le promesse sono palesemente sconsiderate, il passo indietro è il minimo che possa accadere. Oggi in Puglia c'è quasi una rivolta dei sostenitori grillini mentre anche a Roma si stanno rendendo conto dell'inadeguatezza della amministrazione grillina nella gestione di una città complessa come Roma. Insomma il Vaffa come un boomerang dopo qualche anno sta tornando in faccia al lanciatore.

giovedì 18 ottobre 2018

La terza Repubblica: quella dei ponti, dei tunnel e delle manine


Gli italiani negli ultimi 25 anni ne hanno viste e sentite di tutti i colori da parte della politica e delle varie maggioranze che si sono avvicendate al governo del paese. Un decadimento continuo nei confronti della prima repubblica sia di stile che di intelligenza politica che di dialettica. Nella seconda repubblica, iniziata con il primo governo Berlusconi, tutto è cambiato ... in peggio ... e nella così detta terza repubblica, iniziata più o meno da tre mesi, il cambiamento ... in peggio ... è inesorabilmente continuato. Si pensava per esempio di aver toccato il fondo di questi comportamenti, che in realtà esulano dalla politica vera e propria, con la vicenda Ruby dell'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. In quella vicenda il buon Silvio si mosse per tentare di liberare dal fermo di polizia una ragazzota marocchina che, per sbarcare il lunario, faceva la escort, in quanto la ragazza era ancora minorenna quando aveva incrociato Berlusconi. Purtroppo l'intervento non passò sotto silenzio e per difendersi il presidente del consiglio non trovò di meglio che far credere a tutti che lui pensava che quella ragazza fosse la nipote di Mubarak, per altro egiziano e non marocchino, e di essere intervenuto per scongiurare una crisi internazionale. Si arrivò addirittura ad un voto parlamentare che sancì definitivamente la "presunta buona fede" di Berlusconi sulla parentela di Ruby con Mubarak. Una vicenda vergognosa per un verso e comica per altri versi. Si pensava che con quella vicenda si fosse toccato il fondo in quanto a maltrattamento e ridicolizzazione delle istituzioni, ma non sapevamo cosa ci aspettava. E così siamo arrivati ai giorni d'oggi dove un partito di maggioranza si rende, per fortuna, ridicolo da solo dimostrando che al peggio non c'è mai fine. In tre mesi ne hanno combinate diverse dal ponte autostradale di Genova da ricostruire ma con un nuovo ponte vivibile dove insieme a migliaia di Tir e auto si vorrebbero insediare negozi, ristoranti, bar e aree giochi per bambini, per passare al dossier del tunnel del Brennero dove il traffico su gomma è notevole se non fosse per il fatto che quel tunnel non esiste, ed arrivare alla legge di bilancio ed al decreto fiscale approvato lunedì dal governo per poi scoprire che il testo uscito è diverso da quello discusso dal consiglio dei ministri. L'assurdo è che il buon Di Maio, viceministro, annuncia questo fatto increscioso nella sede demonizzata da sempre dal M5S, la televisione, mostrando tre righe evidenziate di un testo che non avrebbero dovuto esserci. Poi accusa una fantomatica "manina" stile famiglia Addams di aver cambiato il testo che poi sarebbe stato inviato al Presidente della Repubblica. Sarebbe perché il Quirinale prontamente afferma di non aver ricevuto il testo. Ma il grottesco non termina: il buon Di Maio annuncia una denuncia alla Procura, una denuncia che non potrà essere che contro se stesso o contro il governo del quale fa parte. La realtà è che il M5S, dopo i bagordi dal terrazzo di Palazzo Chigi, le cene sul barcone del Tevere, e i festeggiamenti davanti al Parlamento è arrivato al consiglio dei ministri con la mente annebbiata e poco sobrio firmando un decreto che metteva in campo un condono anche per mafiosi e per i capitali all'estero. Lo hanno firmato e non se ne sono resi conto se non quando i propri militanti si sono ribellati ed allora stanno goffamente tornando indietro accusando non si sa chi di aver cambiato il testo approvato. Insomma dopo Ruby ci mancavano le manine e la famiglia Addams. Qualcuno dice "Lasciamoli lavorare" no questi vanno fermati prima che combinino altri guai.

lunedì 8 ottobre 2018

Il governo del cambiamento: approssimazione, indaguetezza, incompetenza




Stanco di tutti i vari dibattiti politici, dei post sui social dei vari Salvini e Di Maio sui quali i "gonzi" di turno (più o meno reali) si accapigliano in maniera disordinata e distruttiva, degli articoli sui giornali che al solito si schierano pro o contro a priori senza un minimo di obiettività ed oggettività (tutti i fan di Renzi-Gentiloni ora sono schierati contro Salvimaio, il Fatto contro Renzi-Gentiloni è ora schierato senza critica con Salvimaio e via dicendo) per avere un'analisi seria ma anche da strappare qualche sorriso non sono rimasti che i comici. Crozza è un maestro in questo senso e nell'ultima sua performance ha massacrato i grillini proprio sul loro cavallo di battaglia che sventolano da quando sono nati e sul quale hanno ottenuto milioni di voti: il reddito di cittadinanza. Ci si aspettava che su questo punto del loro programma il M5S e quindi il governo fosse pronto per vararlo senza indecisioni ... ed invece.
Si parte con Di Maio che afferma che il reddito di cittadinanza non potrà essere utlizzato per spese "immorali". Allucinante. Chi decide quale spesa sia morale od immorale ? E poi come controlli questa suddivisione. Dovresti mettere in piede un meccanismo infernale per cui se vai a comporare un contraccettivo ci sia subito qualcuno che decide la moralità della spesa. Poi c'è da stabilire a chi spetterà questo reddito di cittadinanza: si parte da TUTTI, per passare da tutti MENO QUELLI CHE HANNO LA CASA DI PROPRIETA', oppure forse a questi ne daranno metà importo, poi solo ai cittadini ITALIANI, poi ai CITTADINI ITALIANI DA ALMENO 10 ANNI, e per finire "ai residenti in Italia da almeno 10 anni ma ... NON AI ROM". Già peccato che molti cittadini ROM sia cittadini italiani da secoli e quindi si distingue in base all'etnia. Ecco allora che per rimediare a questa ulteriore cavolata interviene quella mente di Salvini: "reddito di cittadinanza anche i ROM ma se sono cittadini PER BENE". Che detto da Salvini leader di un partito che ha rubato 49milioni da restituire in 80 anni è tutto dire. Ma non si sono fermati qui. "Reddito di cittadinanza, spesa vincolata: SOLO NEI NEGOZI ITALIANI". Quindi non importa cosa compri basta che il negozio si di un italiano. Ma la ciliegina sulla torta alla fine l'ha messa Laura Castelli sottosegretario all'economia. La sottosegretaria afferma: "Se per tre mesi con il reddito di cittadinanza vai all'Unieuro un controllino la guardia finanza lo fa" ma non si ferma "i 780 auro vanno spesi tutti nell'arco di un mese". Insomma siamo alla follia pura. La guardia di finanza che non riesce a combattere l'evasione fiscale si metterà a controllare qualche milione di cittadini se vanno a spendere per tre mesi consecutivi soldi all'Unieuro (ma che ha fatto l'Unieuro ai 5stelle ??) e poi i 780 euro vanno spesi tutti ... se un mese hai meno spese non importa tu devi spenderli.
La verità è che questi incompetenti grillini sono 7-8 anni che parlano di reddito di cittadinanza ma non sanno di che cosa parlano: non sanno come elargirlo, non sanno a chi elargirlo, non sanno come fare a tenere sotto controllo i furbetti che ci saranno sicuramente .... insomma non sanno assolutamente niente. Tanto è vero che demandano ai centri per l'impiego la gestione di questa forma di assistenzialismo.

giovedì 4 ottobre 2018

Il Documento Economia e Finanza ? Per ora ci sono solo i festeggiamenti


Si può essere in accordo o meno con le politiche che un governo e la maggioranza che lo appoggia, ma quando queste politiche sono nel segno dell'approssimazione, dell'incompetenza e di numeri buttati a caso sui quali anche i rappresentanti del governo si trovano in disaccordo allora la situazione è grave al limite del grottesco. E' quanto sta accadendo con questo governo ibrido Lega-M5S in occasione di uno dei momenti più importati della vita politica del paese: il documento di economia e finanza (DEF). Quello che sta accadendo da una settimana non si è mai visto nella storia repubblicana. Giovedì dopo il primo consiglio dei ministri dedicato al Def, i ministri cinque stelli si presentano festanti sul balcone di Palazzo Chigi mentre sotto una pattuglia di simpatizzanti esulta per dare la lieta novella: il governo farà tutto quanto sottoscritto nel contratto a fronte di un aumento del debito al 2,4% per tre anni contro l'16% promesso. I grillini festeggiano, la Lega festeggia un pò meno e nel frattempo borse a picco e spread in salita. Nel frattempo del famigerato documento nessuna notizia a parte le parole dal balcone (stile vecchia memoria italiana). Nei giorni successivi nessuno ha l'onore di vedere il testo del Def e nel frattempo i mercatu finanziari reagiscono alla loro maniera: miliardi che si bruciano e interessi che aumentano. Finalmente si arriva a ieri mercoledì 3 settempre con un secondo consiglio di ministri sempre dedicato al Def con conseguente conferenza stampa del governo con: Conte, Di Maio, Salvini e Tria, il ministro direttamente interessato e messo sotto torchio per cedere sul 1,6% da portare al 2,4%. La conferenza stampa si conclude con un mezzo passo indietro: il deficit al 2,4% sarà solo per 2019 per poi arretrare al 2,1 nel 2020 ed al 1,8% nel 2019. La conferenza stampa si conclude senza domande da parte dei giornalisti, con Tria che balbetta cifre a casa ed i due galletti Di Maio e Salvini che sparano cifre diverse: Di Maio 10miliardi per il reddito di cittadinanza mentre Salvini sostiene che saranno 8miliardi. I due poi snocciolano gli interventi che saranno attuati dimenticando scuola, lavoro, sanità, cultura i quanto non ci sono cifre e numeri a parte quelli del deficit. Dopo questa pagliacciata però i grillini tornano a festeggiare, questa volta senza apparire alle folle esultanti, ma rifugiandosi su un barcone sul Tevere per una elegante cena ... altro che la "Manovra del popolo" questa è una vera e propria manovra contro il popolo ed i ministri che festeggiano ne sono l'esempio lampante. 

Da vedere: la conferenza stampa con tanto di fuga finale e il balbettio del ministro Tria che sembra all'oscuro dei contenuti del Def.

martedì 2 ottobre 2018

I veri "terroristi" dello spread


Usare certi termini come "terrorismo" per indicare un fenomeno come l'aumento della spread è di per sè un atto deplorevole soprattutto se a farlo è un esponente del governo. Il terrorismo naturalmente non ha niente a che vedere con la finanza e l'economia ed i suoi andamenti che sono piuttosto il frutto delle politiche messe in atte da un governo. Da quando questo governo è in carica lo spread, il differenziale cioè fra i nostri titoli e quelli tedeschi, è stato in continua ascesa fino a toccare i 300 punti dopo l'annunciata manovra economica del governo M5S-Lega. Per una spiegazione di che cosa sia lo spread invito a leggere un post di un economista della Sapienza di Roma che in poche parole chiare e semplici fa capire il significato di questo termine ormai sulla bocca di tutti. Di Maio ieri ha puntato il dito contro l'europa e i media che sarebbero coloro che hanno causato l'aumento di questo indice che mette a repentaglio l'azienda Italia. In realtà l'indice in questione aumenta o diminuisce in funzione di quanto i conti del nostro stato siano più o meno a rischio. E' una regola semplice della finanza: più un investimento è sicuro e meno rende, più diventa insicuro più aumenta il suo rendimento. Lo spread è un indice della sicurezza di investimento nei titoli del nostro paese rispetto ai titoli tedeschi che sono i più sicuri del vecchio continente. Ora se una manovra economica aumenta il debito del nostro paese è naturale che, aumentando il debito, aumentano anche i rischi di solvenza ragione per cui diventa più rischioso investire in Italia. Questo maggior rischio è misurato dall'aumento delle spread. Ma chi è che la causa di questo aumento di rischio se non il governo stesso ? Chi ha approvato un DEF che prevede l'aumento del debito nei prossimi tre anni se non il governo italiano ? Chi a pochi giorni dalla presentazione in parlamento non ha ancora un testo scritto nero su bianco con cifre precise se non il governo italiano ? Chi è fuggito dalla riunione dei ministri dell'economia e finanza europei che si tiene oggi se non il ministro Tria del governo italiano ? Chi fa affermazioni contrastanti sul futuro del nostro Pil dato in crescita al 3% nei prossimi anni da qualcuno o al 2% da qualcun altro ed all'1,6% dal presidente del consiglio sempre del governo italiano ? Chi fa affermazioni sulla necessità di avere una moneta nostra e sulla conseguente uscita dall'euro però non attuabile in quanto non prevista dal contratto di governo se non un sottosegretario del governo italiano ? Chi lancia anatemi contro l'Europa e lo spread appunto al grido del "Me ne frego" di mussoliniana memoria se non il ministro dell'interno del governo italiano ? Insomma l'unico nemico del nosto paese e della sua presenza in europa è il governo stesso che  approva provvedimenti importanti come il Def senza testi chiari e precisi, in modo da avere le mani libere nel frattempo per chiacchierare a vanvera con un unico intento: creare le condizioni per un distacco dall'europa addossandone le responsabilità all'europa stessa oppure ai giornali ed alle televisioni. Insomma un governo dalla doppia faccia che tenta di attuare il suo piano originario, che era nei programmi sia della Lega che del M5S, di traghettare l'Italia fuori dall'europa e dall'euro ma che intende farlo non a volto scoperto, in quanto perderebbe tutti i consensi accumulati, ma che vuole arrivare al risultato addossandone le responsabilità ad altri.

mercoledì 12 settembre 2018

I nodi (flat tax, pensioni, reddito di cittadinanza) arrivano al pettine (legge di stabilità)


Fra blocco di porti, vaccini si vaccini no, decreti più o meno dignità (unico provvedimento serio di questo governo), ritiro o non ritiro concessioni, privatizzazioni si o no o forse, centri commerciali aperti o chiusi durante le festività, ci si avvicina al dunque ed ai provvedimenti seri come la legge di stabilità di fine mese. Ecco allora che i nodi delle promesse elettorali vengono al pettine per un'alleanza di governo nella quale i verdi e i gialli sembrano sempre più due poli che si respingono piuttosto che attrarsi. In realtà anche all'interno dei gialli le idee sono poco chiare e, fra una gaffe e l'altra del suo responsabile politico nonché viceministro, si va avanti a zig-zag o con vere e proprie inversioni di marcia. La strategia del M5S è quella di lanciare sui social un'idea, vedere poi le reazioni della rete, e dopo 24 ore aggiustare il tiro, un aggiustamento che a volte li porta a sostenere l'esatto contrario di quanto affermato il giorno prima. Da questo punto di vista la Lega è senza dubbio un partito più strutturato e solido sebbene guidato da un megalomane socio-patico che passa più tempo sui social Twitter e/o Facebook che al Viminale a svolgere il proprio lavoro. Il M5S vive invece alla giornata ed in tre mesi di governo ha fatto retromarcia su molti punti del suo programma, come d'altra parte era prevedibile considerato la loro natura di apprendisti politici. Per entrambi i contendenti stanno comunque arrivando i nodi al pettine, dove i nodi sono le promesse lanciate in campagna elettorale ed il pettine è la legge di stabilità. Promesse che riguardano flat tax e pensioni dalla parte verde, reddito di cittadinanza dalla parte gialla. Provvedimenti strombazzati prima delle elezioni senza pensare alle coperture e lasciando intendere che tutto sarebbe stato realizzato appena arrivati al governo. Ora però c'è da fare i conti con le casse delle stato ed allora iniziano i dolori. Il povero ministro Treia, che quei conti devi farli quadrare per non far saltare il banco, ha già avvisato entrambi gli alleati-contendenti che non si potrà fare tutto, anzi che si potrà fare ben poco: la flat tax si ridurrà ad una revisione dell'aliquota irpef più bassa diminuendola di un punto, per il reddito di cittadinanza si parla di qualche spicciolo invece dei 780 euro strombazzati ma si dovranno recuperare risorse dagli 80 euro (voglio proprio vedere quelli che li hanno presi ed ai quali saranno tolti), dalla riduzione delle detrazioni irpef e dall'ennesimo condono fiscale che la Lega chiama però pace fiscale. Immediatamente il ministro è stato minacciato dal M5S di dimissioni qualora non inserisse nella legge di bilancio il reddito di cittadinanza, ma niente di strano: i grillini ci hanno abituato a disconoscere ciò che è dimostrabile con dati reali e incontrovertibili. D'altra parte la loro ignoranza è tangibile giorno per giorno anche per bocca del responsabile politico del movimento 5 stelle che ne spara una al giorno. L'aspetto più tragicomico è che il governo autodefinitosi del cambiamento in realtà si sta comportando esattamente come tutti i vari partiti che sono arrivati a governare il paese: fare giravolte incredibili per disattendere le tante promesse della campagna elettorale. Qui forse si è esagerato in quanto si sono alleate due formazioni, che in campagna elettorale se le davano di santa ragione, le cui proposte erano e sono inconciliabili da punto di vista del loro costo. Ne vedremo delle belle o delle brutte chissà.

giovedì 26 luglio 2018

Marchionne: un manager al servizio esclusivo del capitalismo


La strana legge che vuole santificati coloro che lasciano questa vita ed hanno ricoperto un ruolo di rilievo nella società italiana è stata rispettata anche questa volta in occasione della scomparsa di Sergio Marchionne. Politici, giornalisti, sindacalisti di qualsiasi schieramento e pensiero si sono sperticati ieri nel tessere le lodi del manager che "ha salvato la Fiat per il bene del paese". Ora che Marchionne sia stato un grande manager, intelligente, preparato anche culturamente e pieno di iniziative nessuno lo mette in dubbio, che abbia salvato la Fiat dal fallimento è altrettanto vero, ma che abbia fatto tutto questo per il bene del paese, beh si può dissentire fortemente. Marchionne ha lavorato per il bene dell'azienda e dei suoi padroni e se ne è fregato altamente del bene del paese. Ha risollevato l'azienda come qualunque manager che agisce nella logica del capitale avrebbe cercato di fare, lui l'ha fatto e ci è anche riuscito. Oggi tutti i piagnistei e le lodi, compresi quelli elargiti dai vertici Fca, sono sinceramente un frullato di cinismo e ipocrisia. Tanto è vero che, nella logica del capitalismo dove contano i profitti e non certo le persone che sono semplicemente da risorse da "sfruttare" fino a quando è possibile, il buon Sergio è stato liquidato senza nemmeno aspettare che se ne andasse definitivamente. Il capitalismo non può contare sull'umanità, non può permettersi di "rispettare" chi lo serve incondizionatamente (si dice che Marchionne si alzasse all 3.30 del mattino e che da quando è Ad della Fiat si sia fatto solo un weekend di vacanze) e Marchionne questo lo sapeva benissimo tanto è che ha servito i suoi padroni fino a quando ne ha avuto la possibilità. Ma da qui ad osannarlo soprattutto da una certa parte politica, ce ne corre. Sotto la gestione Marchionne la Fiat ha perso quasi 100.000 dipendenti per non parlare delle consequenze nefaste sull'indotto. Ha portato in Olanda la sede legale dopo aver acquisito, sfruttando gli aiuti di Obama, la Chrysler e aver iniziato proprio dagli Usa la sua lotta ai lavoratori: riassume pochi operai della ex Chrysler dimezzando i salari ed i piani pensionistici e sanitari. Delocalizza il più possibile dopo aver "ricattato" gli operai della ex Fiat nel 2011 al grido "o accettate le mie condizioni oppure chiudo e vado a produrre da un'altra parte". Gli operai sono caduti nel tranello (anche perché totalmente abbandonati da sindacati e governo), hanno accettato le condizioni di Marchionne che poi comunque la produzione all'estero l'ha portata ugualmente chiudendo Termini Imerese e quasi tutta Mirafiori. Ha poi portato fuori da Confindustria la Fca e chiuso le porte ai sindacati stabilendo lui nuove regole interne di stampo dittatoriale. Basta leggere, oltre alle pontificazioni che si trrovano ovunque, il racconto per esempio di questo operaio della Maserati per rendersi conto che le condizioni di lavoro siano tornate indietro di oltre 60 anni. Insomma Sergio Marchionne manager di grandi capacità, abile ma cattivo e insensibile, e soprattutto non certo un difensore nè dell'italianità nè tanto meno del paese, un semplice servitore del capitalismo dal quale si è fatto, consapevolmente, usare e spolpare per poi essere gettato via con tanto di lodi ipocrite e ciniche.

lunedì 25 giugno 2018

Immigrazione: anche l'Italia si allinea all'Europa


Coloro che pensavano che questo governo Salvimaio si adoperasse per distruggere l'Europa si sono profondamente sbagliati. Persino Mattarella lo aveva creduto e si era opposto con tutte le sue forze al ministro Savona come ministro dell'economia temendo che portasse l'Italia fuori dall'euro ed al fallimento consequente. In realtà l'intenzione del governo e del suo maggior esponente, Matteo Salvini (tutti gli altri non sono che delle misere spalle), erano un'altra: quella di avvicinare l'Italia all'europa e di portare il nostro paese proprio sulle posizione europeiste. E gli scettici avevano anche sbagliato il tema dell'eventuale contrasto con l'europa, l'economia (scomparsa ormai da qualsiasi azione di governo e qualsiasi programma di intervento), mentre il Salvini pensava soprattutto all'immigrazione. Basta con questa Italia umanitaria che si trova a soccorrere quei disperati africani che rischiano la vita per raggiungere le nostre coste, basta con le richieste di ricollocazione, basta con essere la pecora nera dell'intera Unione, da oggi l'Europa avrà un'unica posizione chiara e semplice. Gli immigrati potranno scegliere come morire in maniera autonoma: o nei campi di concentramento libici finanziati dall'Italia, o affogati in mare sui barconi dei trafficanti di esseri umani, oppure su qualche nave umanitaria abbandonata in mezzo al mare perché nessun porto la lascia attraccare. E tutti gli europei vissero felici e contenti. In questo momento mi vengono in mente le polemiche sollevate da acuni stati quando fu approvata la Costituzione Europea perché non vi erano riferimenti alle radici cristiane del vecchio continente. Dove sono finite quelle radici alle quali molti si richiamavano ? Ma d'altra parte mi piacerebbe capire dove sono finite quelle radici anche in molti sostenitori della Lega per non parlare del loro leader Matteo Salvini che va in giro con rosario e vangelo. Comunque l'Europa ha fatto la sua scelta che potrebbe anche essere condivisa se nel frattempo a questa risposta ad una situazione di emergenza non si mettessero anche in atto strategie per risolvere il problema alla radice. Già ma questo significherebbe interrompere lo sfruttamento dei paesi africani, significherebbe interrompere la vendita di armi per alimentari guerre tribali in quei paesi, significherebbe aiutarli portando energia elettrica ed acqua dove non arrivano, significherebbe smetterla di andare in giro per il mondo a portare pace e democrazia sganciando bombe di varia natura. Già ma in questo caso le "nostre" coscienze sono a posto in quanto coloro che fuggono dalla guerra sono "accolti" (altro termine forse da abolire), mentre i cosidetti migranti economici no quelli devono tornare a morire nei propri paesi. Ma quella economia che non esiste in quei paesi non è forse il frutto della "guerra" economica portata dall'occidente ai fini dello sfruttamento ? Non capirò mai questa differenza. Va beh da oggi comunque l'europa è più forte e più unita contro "l'invasore" del terzo mondo.

mercoledì 16 agosto 2017

L'ipocrisia di Matteo Renzi e del Partito Democratico


Che in Italia la maggioranza dei politici siano falsi ed ipocriti è cosa risaputa, purtroppo nel nostro paese latita da molto tempo la figura dello statista, ma per il cittadino attento ed onesto è sempre una sorpresa scoprirlo con i fatti oggettivi ed inconfutabili. Tutti sappiamo che cosa è accaduto lo scorso anno nella campagna per il referndum costituzionale del 4 dicembre. Renzi ed i suoi accoliti del Partito Democratico per mesi ci hanno frantumato con previsioni catastrofiche se avesse vinto il NO e la sua riforma costituzionale bocciata. Dall'Italia invasa dai terroristi, alle cure ineficcaci per il cancro, fino ad arrivare ad un crollo del Prodotto Interno Lordo, insomma una paese che sarebbe andato in rovina dal giorno dopo. poi è arrivato il 4 dicembre e tutti sappiamo come è andata: il voto popolare ha rispedito al mittente una riforma costituzionale scritta con i piedi ed il cui intento era limitare la democrazia con la cancellazione del voto per una ramo del parlamento. Renzi che si è dimesso da Presidente del Consiglio ma che non ha abbandonato la politica come promesso, ma alle sue bufale siamo ormai abituati. Eccoci così arrivati ad agosto 2017, otto mesi dopo il voto di dicembre e che cosa accade: che il Pil va oltre le ottimistiche previsioni del governo, segna un +0.4% a luglio e si prevede un +1,2:+1,4% a fine anno. Un buon dato che farebbe pensare ad una critica da parte di coloro che avevano previsto la catastrofe in caso di vittoria del NO. Ed ecco invece che Matteo Renzi twitta allegramente che "I dati di oggi smentiscono i gufi. Ma non basta dire che i hanno rimesso in moto l'Italia: ora bisogna andare
Ma come ... ? La tua riforma è stata bocciata, ci avevi detto che l'Italia sarebbe crollata in qualsiasi settore ? Ed ora ti intesti questo risultato che non ha niente a che vedere con i tuoi millegiorni di governo ? E naturalmente le pecore del Pd tutte dietro al capo gregge a rilanciare il tweet sui dati positivi dell'Istat e sul risultato raggiunto grazie alle riforme (bocciate tutte) del governo Renzi. Ecco questa è l'Italia, questo è il più giovane presidente del consiglio che il paese abbia avuto, questo è il più grande partito (di sinistra si definiscono loro ... ma ormai conclamato di destra) del paese. Ancora credete a questa gente ? Beati voi spigatemi come fate se potete.

lunedì 17 luglio 2017

Fatti non pugnette: bonus a pioggia e precarietà per tutti




Oggi è un altro giorno da incorniciare per il Pd renziano: prende il via l'ennesimo bonus volto ad ottenere consenso, quello per l'asilo nido. Mille euro a chiunque ne faccia richiesta indipendentemente dalle condizioni economiche ecco come sperperare il denaro pubblico in nome della compra vendita di un misero voto. Forse nelle intenzioni del segretario del Partito Democratico c'era il voto in autunno, ma gli è andata male e quindi il bonus scatta troppo presto, quando si voterà a marzo 2018 tutti se ne saranno già dimenticati. Comunque Renzi lo aveva dichiarato già dal primo momento del suo ingresso nel panorama politico nazionale: per vincere il Pd deve andare a prendere i voti a destra e per mettere in atto questa strategia qualche miglior modo che regalare bonus a tutti (salvo poi riprenderseli come nel caso degli 80 euro) oppure approvare riforma di stampo berlusconiano (come l'abolizione delle tutele per i lavoratori e la liberazlizzazione del licenziamento). Quindi anche questo bonus rientra nella strategia politica del Partito democratico, una strategia che da tempo ha abbandonato le classi più deboli e si è dedicato anima e corpo a quella classe sociale che certamente non aveva bisogno del Pd ma che comunque porta voti. Ora comunque in molti a sinistra si stanno rendendo conto delle reali politiche di questo partito ormai votato ad occupare il centro con tendenze verso destra e i voti racimolati da una parte li perde ed in maisura maggiore dall'altra. Ma a parte la politica dei bonus il fallimento reale del Partito Democratico e delle politiche di questi quattro anni, quelle per la quali Padoan ora dice che siamo fuori dal tunnel e quelle strombazzate nel libro di Renzi e nella narrazione dei suoi accoliti. Poi qualcuno ogni tanto ci suona il campanello e ci da una sveglia: che sia l'Inps, o l'Istat o l'europa poco importa. Oggi appunto è l'europa che ci ricorda abbiamo il record in europa di giovani che non cercano o non hanno lavoro (20% contro 11% media europea), il numero di persone che vivono in povertà estrema è aumentato unico caso in Europa con Estonia e Romania, chi riesce a trovare lavoro nel 15% dei casi ha contratti atipici (meno del 5% nel Rego Unito). Insomma il quadro reale è molto diverso da quello che puntualmente gli esponenti del Pd ci raccontano, ma chi vive nella realtà lo sa benissimo.

venerdì 3 febbraio 2017

Il M5S non amministra Roma in perfetta linea con il non governo del paese


Ormai sono 8 mesi che la giunta del M5S si è insediata a Roma, se ci consideriamo che già almeno 6 mesi prima si sapeva che avrebbero vinto le elezioni della capitale, praticamente hanno perso un anno di tempo e ancora non si vede alcun risultato o cambiamento significativo. Dice: "Bisogna darle tempo" già vero ma chi ha tempo non aspetti tempo direbbe un saggio dei tempi andati. E quindi l'attenzione dei giornali e dei media in generale è tutta indirizzata verso il non governo della sindaca Virginia e delle sue goffe mosse che l'hanno portata attraverso una travagliata scelta dei suoi assessori fino ad essere ieri interrogata dai giudici e ad ammettere di essere beneficiaria di una polizza vita a sua insaputa. Un regalo per questioni d'amore sembra. Insomma tutti i riflettori addosso per esaminare anche la più piccola pagliuzza della sua attività ed a mettere a nudo tutte le sue manchevolezze. Se i mezzi di informazione avessero usato lo stesso metro con le amministrazioni precedenti romane ma soprattutto con il governo centrale forse oggi non saremmo in questa situazione. Si perché l'attività di non governo non è prerogativa esclusiva del M5S, infatti che dire del governo del paese targato Renzi e poi Gentilenzi ? E' trascorso quasi un anno di campagna elettorale per il referendum costituzionale nella strenua lotta di far passare una riforma che avrebbe ucciso una bella fetta di democrazia. Bocciata la riforma si è andati avanti per un mese e mezzo in attesa delle sentenze della corte costituzioanale su riforma del lavoro e su legge elettorale. Arrivate le sentenze ora si resta in attesa delle motivazioni delle sentenze, soprattutto per quella sulla legge elettorale, ed il parlamento non prende iniziative ma aspetta di capire se può tornargli utile la legge uscita corte costituzionale. Nel frattempo la legge di stabilità fa acqua grazie alle elargizioni renziane pro-si-referendum, la disoccupazione aumenta ed ora aumenteranno anche i prezzi, ma non per l'aumento dei consumi come tutti aspettano, quanto per l'aumento del petrolio e quindi dei carburanti che vengono subito adeguati. Un aumento che probabilmente farà contrarre ancora i consumi. Probabilmente la legislatura arriverà alla naturale conclusione e così avremo perso cinque anni per fare ... niente. Riforme inadeguate o cancellate da referendum e sentenze della corte, provvedimenti economici nulli in quanto limitati ad elargizioni elettorali, partiti che si dividono e/o che mostrano la loro completa inadeguatezza alla guida di un paese democratico. In questo quadro proliferano scandali a getto continui, da quelli piccoli relegabili alla categoria del gossip, a quelli più seri che meriterebbero dimissioni da parte dei politici, amministratori e manager coinvolti ... ma naturalmente ognuno rimane al proprio posto.

mercoledì 4 gennaio 2017

Lo Stato gratta ai pensionati per dare alle banche


Uno degli slogan preferiti del fu Pesidente del Consiglio, Matteo Renzi, era quello del "Abbiamo abbassato le tasse". Si vero qualche tassa è stata abolita ma al cittadino comune alla fine interessa il saldo finale ed allora si scopre che il saldo è ancora in attivo a favore dello stato. Le strategie per raschiare dove si può raschiare sono innumerevoli ed è solo questione di fantasia. E' sufficiente poi andare a toccare categorie contrattualmente deboli e poco protette per far passare inosservati provvedimenti che garantiscono liquidità allo stato a danno del cittadino. Una di queste categorie è naturalmente quella dei pensionati. Ecco che il pensionato è stato il primo ha ricevere un bel regalino nel nuovo anno: le pensioni non saranno più pagate il 1° giorno del mese (che in caso di giornata festiva faceva già slittare il pagamento a differenza di qualche anno fa quando veniva, giustamente, anticipato) ma bensì il secondo giorno bancabile. Vediamo che cosa significa questa apparentemente insignificante norma per il 2017:

Gennaio: dal 1 al 3
Febbraio: dal 1 al 2
Marzo: dal 1 al 2
Aprile: dal 1 al 4
Maggio: dal 1 al 3
Giugno: dal 1 al 5
Luglio: dal 1 al 4
Agosto: dal 1 al 2
Settembre: dal 1 al 4
Ottobre: dal 1 al 3
Novembre: dal 1 al 2
Dicembre: dal 1 al 4

Una media di 2 giorni e mezzo di ritardo nel pagamento della pensione che significa un bel gruzzolo di interessi a discapito dei pensionati. Insomma lo stato da una parte fa vedere la carota e si mostra meno vorace in termini di tasse, dall'altra usa un bel bastone per sotrarre denari in maniera più subdola e indiretta. Ogni commento è superfluo, vale comunque la pena di sottolineare che le "bufale" non sono solo un sottoprodotto della rete ma costituiscono anche il pane quotidiano del politico di turno che si affaccia al governo del paese.

mercoledì 29 giugno 2016

Fra Brexit e terrorismo europa a brandelli


Mentre si discute a vuoto sulla Brexit e sulle consequenze comunque disastrose, il terrorismo non si ferma e attacca indirettamente la stessa europa andando a colpire la Turchia, lo stato che, secondo le intenzioni di Merkel e soci, dovrebbe fare il lavoro sporco per bloccare l'immigrazionein cambio di qualche milione di euro. E così alle parole vuote e prive di qualsiasi serio impegno sull'uscita dell'Inghilterra dall'europa, si aggiungono i soliti commenti che i vari leader europei pronunciano in occasione di un nuovo attacco terroristico: "Basta con le stragi", "E' necessario fare qualcosa" (questa affermazione è buona per tutte le stagioni sia contro il terrorismo che contro la finanza che specula sulle debolezze europee), "Mano pesante contro il terrorismo". Insomma se ci fosse stato ancora bisogno dell'incosistenza dell'Europa, Brexit e attacco terroristico ad Instanbul hanno fatto chiarezza completa. Con la crisi economica iniziata nel 2007-2008 la fragilità di un'istituzione inesistente si è completamente palesata. Fino a quel momento si era occupata di stabilire regole sulle caldaie nelle nostre case o su che tipo di reti utilizzare per pescare le sardine o peggio ancora sulle dimensioni delle vongole da immettere sul mercato, ma quando c'è stato bisogno di agire per combattere crisi economica e disuguaglianze, tutta l'impalzatura ha iniziato a scricchiolare fino ad arrivare ad oggi con i primi crolli. L'Unione che con la globalizzazione doveva proteggere i cittadini dall'arbitrio dei mercati ha finito per essere vittima stessa dei mercati che di fatto hanno scritto una nuova costituzione virtuale contraria ad ogni riforma del capitalismo e ad ogni scontento popolare. E quando i cittadini decidono di andare contro all'Europa ecco che cosa accade: svalutazione della loro moneta, mercati impazziti che se ne fregano delle disuguaglianza sociali, aggravamento della crisi. Le non risposte europee alla crisi finiscono anche per costituire un elemento che favorisce il passaggio al terrorismo di giovani extracomunitari nati e vissuti nel nostro continente. Ciò che poi fa perdere ogni speranza è la mancanza totale di autocritica delle istituzioni europee e dei parrucconi che occupano posti strategici nelle stesse istituzioni. Dopo il risultato del referendum inglese sono stati lanciati strali alla democrazia diretta ce ha portato a quel risultato. La democrazia diretta è sicuramente rischiosa ma lo è ancora di più se la democrazia rappresentativa fallisce come ha fallito e sta fallendo in europa. Quando chi è stato incaricato di decidere non decide o peggio ancora decide contro i propri cittadini alla fine i cittadini stessi non ci stanno più sospinti anche da chi calvalca il malcontento con parole d'ordine non supportate da progetti politici reali e realizzabili. Chi ha spinto gli inglesi a votare l'uscita dall'europa lo ha fatto non proponendo alternative o illustrando pro e contro da una simile decisione, quanto piuttosto semplicemente lanciando slogan ad effetto. L'europa era un sogno per chi negli anni 50 l'aveva immaginata e aveva dato inizio al suo progetto, oggi è diventata un incubo, un amplificatore delle disuguaglianze, una bestia dalla quale guardarsi con sospetto e dalla quale difendersi, ma attenzione che alla fine l'europa siamo noi.

sabato 20 febbraio 2016

Europa chi ? ...




Ormai l'Europa esiste solo sulla cartina geografica, quella fisica, ma sulla cartina politica è definitivamente scomparsa dopo l'estenuante trattativa di ieri per mantenere l'Inghilterra solo nominalmente nell'europa unita. Di fatto l'Inghilterra c'è ma è libera di agire come meglio crede senza sottostare alle regole che sono state imposte a tutti gli altri stati. Naturalmente quello dell'Inghilterra non è il solo problema che ha decretato di fatto il fallimento del progetto europeo, la crisi economica e il terrorismo sono gli altri fattori che hanno messo in crisi un'unione presente sulla carta. Il crollo è avvenuto proprio alla prima difficoltà reale, quando, oltre ad occuparsi delle misure delle vongole o alle modalità secondo le quali produrre un formaggio anche senza latte, serviva un soggetto che avesse un identità politica e l'europa ha dimostrato di non averne. D'altra parte non sarà un caso se in quasi sessantanni di storia l'europa ha solo un parlamento che è di pura facciata ma senza un reale potere, il cui impegno maggiore è trasferirsi da Bruxelles a Strasburgo, non ha un governo eletto dai cittadini ma una commissione, non ha un proprio esercito, non ha una propria strategia in politica estera. Di unico ha solo una moneta che, senza l'unità politica, mostra tutti i suoi limiti nel voler unificare economie così diverse fra loro. Il terrorismo e le consequenti assurde guerre scatenate da Stati Uniti ed Europa (ma in maniera divisa dai singoli stati e non attraverso una politica comune) hanno di fatto scoperto ed evidenziato l'incapacità del sogno europeo di esprimere una politica comune. La crisi economica ha fatto il resto. Ad aggravare la situazione c'è la sensazione che gli stati europei abbiano perso la memoria e stiano ripercorrendo strade rovinose come quelle della seconda guerra mondiale. Muri, fili spinato, frontiere chiuse, treni e pulman per spostare il frutto della propria politica belligerante nello stato più vicino pensando di liberarsi del problema. Ed ora arriva la concessione all'Inghilterra di stare fuori dalle regole europee ma dentro l'europa. SI chiude il sipario anche se rimangono gli spostamenti del parlamento europeo da una sede all'altra con milioni di euro buttati via, rimarranno le regole capestro per salvare le banche a carico del risparmiatore, rimarranno le regole per la misura delle vongole e magari domani arriverà anche una regola sulla lunghezza del pene per essere considerato un maschio.

venerdì 19 febbraio 2016

Con Renzi si nasce di meno e si muore di più


Mentre in parlamento si usano i diritti civili per una guerra totale fra partiti nuovi e vecchi e si discute su chi abbia il diritto di adottare un bambino, il paese lentamente si spegne anche dal punto di vista demografico a dimostrazione di una crisi che sta diventando endemica e preoccupante. I record negativi del 2015 per l'Italia in ambito demografico sono i seguenti:
 
  • Tasso di natalità al minimo storico da quando è nato lo Stato italiano: nel 2015 si sono registrate 488.000 nascite, 15.000 in meno dell'anno precedente. Il numero medio di figli per donna è di 1.35, un calo progressivo e senza fine
  • Mortalità che ha subito un'impennata nel 2015: si è toccato il picco più alto dell'indice di mortalità dalla seconda guerra mondiale, 54.000 mila decessi in più (circa il 9,1%) nel 2015
  • Diminuzione della speranza di vita da 80,3 del 2014 ad 80,1 del 2015 per gli uomini e da 85 a 84.7 per le donne
  • Nel 2015 la popolazione residente si riduce di 139.000 abitanti e circa 100.000 italiani si sono cancellati dall'anagrafe per trasferirsi all'estero, un aumento del 12,4%.
Sono dati impressionanti che metteono in evidenza quanto sia stata e sia ancora pesante la crisi nel nostro paese, una crisi della quale, nonostante gli annunci a colpi di slide, luci e cotillon, non si vede la fine. C hi può se ne va dal paese, chi resta non può permettersi di fare figli se è giovane ed è destinato a vedere accorciarsi la sua aspettativa di vita. E' soprattutto l'impennata della mortalità registrata nel 2015 (come non si era registrato se non negli anni della guerra) a suscitare interrogativi che per il momento non hanno trovato una spiegazione. I fattori possono essere diversi ed i più disparati ma certamente avrà il suo peso anche ciò che anche la corte dei conti ha denunciato: il famoso taglio della spesa ha riguardato quasi esclusivamente i servizi al cittadino e fra questi la fa da padrona, in termini di tagli, la spesa sanitaria. Sul versante del calo demografico invece l'analisi è molto più semplice: disoccupazione, tagli ai servizi, difficoltà nel accedere a mutui .... fare un figlio oggi è veramente un atto di coraggio e per il momento non si vede alcun spiraglio.

giovedì 21 gennaio 2016

Sopportazione o assuefazione ? Quanto ancora dovremmo cadere in basso per cambiare rotta ?




Se negli anni 70 a noi ventenni qualcuno avesse detto che nei primi anni del terzo millennio saremmo finiti nella situazione in cui ci troviamo, sicuramente lo avremmo preso per pazzo e da rinchiudere in un manicomio, considerato che ancora quelle strutture erano aperte. Ed invece eccoci qua in una situazione socio-economico-culturale-politica inimmaginabile per i giovani di belle speranze degli anni 70. Capire i motivi per i quali ci siamo finiti in questa situazione è compito molto arduo ma lo è ancora di più, a mio avviso, capire come il livello di sopportazione del cittadino medio sia ormai così elevato da subire passivamente qualsiasi evento che contribuisca a deteriorare giorno per giorno le condizioni di vita della nostra società. Sembra che la rassegnazione sia ormai un sentimento diffuso a tal punto da non consentire alcun scatto di orgoglio per dire no ora basta. 
Negli anni 70 eravamo ossessionati dal prezzo del petrolio che ad ogni piccola tensione internazionale e soprattutto in medio oriente (eh si siamo ancora a parlare di medio oriente) saliva a dismisura e tutti erano preoccupati per i prezzi che immancabilmente lievitavano. Oggi che il prezzo del petrolio crolla giorno dopo giorno, anche in presenza di tensioni sempre maggiori in medio oriente, la preoccupazione è forse maggiore di quella degli anni 70. Anzi le borse crollano e la finanza mondiale è a terra coinvolgendo anche il cittadino medio che vede evaporare, senza capirne il motivo, i propri risparmi. Fra l'altro i prezzi non diminuiscono in funzione di un minore costo del petrolio così come aumentavano quando il greggio saliva di prezzo.
Negli anni 70 quando avevi qualche risparmio, lo depositavi in banca ed eri abbastanza tranquillo. A fine anno avevi i tuoi bravi interessi e non ti dovevi preoccupare più di tanto, le banche facevano il loro mestiere e se non eri soddisfatto prendevi i tuoi risparmi e li portavi in un'altra banca felice di accoglierti e di darti qualche lira in più di interessi. Avevo uno zio in pensione che passava il tempo a rompere le palle ai vari direttori di banca con i libretti di risparmio di tutta la famiglia ed ogni tanto faceva il giro delle banche della città per spuntare qualche decimale di punto in più di interesse. Oggi le banche hanno cambiato mestiere. Se depositi i tuoi risparmi in un conto corrente hai solo spese e nemmeno un centesimo di interesse, per ottenerlo devi bloccare i soldi per almeno un anno ed alla fine qualche euro lo rimedi se ti va bene. E così' qualcuno si avventura nei territori sconosciuti i impervi della finanza dove vede sparire, senza saperne il motivo, i propri risparmi.
Negli anni 1970 il parlamento veniva eletto con il sistema proporzionale e sulla scheda elettorale si indicavano i nomi di tre candidati da eleggere come parlamentari. I partiti poi si accordavano su un governo, il cui primo ministro era sempre nominato fra i parlamentari eletti, e se il governo cadeva e non si riusciva a formarne un altro si andava alle elezioni. Oggi abbiamo un parlamento illegittimo eletto con una legge anticostituzionale che, dopo aver nominato un primo ministro non eletto da nessuno, ha anche la pretesa di modificare la costituzione ed il sistema elettorale che si basa su tre principi: togliere al cittadino il diritto di voto (vedi nuovo senato), continuare ad avere un parlamento di nominati, assegnare un premio di maggioranza spropositato che consegnerà tutte le istituzioni ad un partito di minoranza.
Negli anni 70 anche la corruzione aveva una sua etica: il politico elargiva favori in virtù del suo potere non per trarne un personale guadagno ma a favore del proprio partito. Il partito era un'organizzazione che si preoccupava soprattutto della formazione politica dei suoi iscritti e rappresentava comunque uno strumento essenziale per la democrazia. Oggi la corruzione, dopo le inchieste di tangentopoli, è tornata ad invadere il sistema politica in maniera più massiccia ma perdendo anche quel minimo di etica della prima repubblica. Il politico, non soddisfatto di appartenere ad una classe privilegiata rispetto alla media del paese, si fa corrompere per ottenere vantaggi personali che solitamente si manifestano intangenti e soldi rubati alla collettività. 
Negli anni 70 si avevano grandi aspettative nell'Europa alla cui formazione l'Italia aveva dato un grandissimo contributo. Si pensava al futuro continente come agli Stati Uniti d'Europa senza barriere fra stati proveniente bene o male dalle stesse radici che rendesse i tuoi cittadini più liberi e in condizioni di vita migliori. Oggi il progetto è fallito con uno spostamento progressivo a destra di tutti gli stati dell'unione europea compresi i suoi fondatori. Abbiamo una moneta unica ma non abbiamo un'identità unica, una politica unica, una economia unica. In Italia va molto di moda dire "Ce lo chiede l'Europa", una moda che ha portato allo scontro attuale fra il governo italiano e le istituzioni europee come se fossero due entità diverse e come se l'Italia stessa non facesse parte di quelle istituzioni.  Ma l'Europa non siamo anche noi ?
Negli anni 70 le disuguaglianze sociali esistevano, ma oltre a non essere così marcate come nella situazione odierna, erano presenti formazioni politiche che avevano nel loro Dna la difesa dei ceti medio bassi. Oggi, oltre alla scomparsa di partiti e movimento che nei loro programmi prevedano misure concrete per combattere la disuguaglianza sociale, si è forse arrivati ad un punto di non ritorno: l'1% della popolazione mondiale possiede più ricchezza di tutto il restante 99%. Una situazione che potrebbe essere esplosiva ma che allo stesso tempo sembra aver anestetizzato nel classi più deboli ed abbandonate a se stesse. Ed il trend non lascia dubbi. Da 2010 la ricchezza della parte più povera del pianeta è diminuita del 41% mentre le 62 persone più ricche del mondo hanno più che triplicato la loro ricchezza.
Questo è il quadro deprimente di oltre 40 anni di storia e le prospettive non sembrano incoraggiare all'ottimismo ... a meno che quel filo finalmente non si spezzi.

lunedì 28 dicembre 2015

Si fa presto a dire .. lotta all'inquinamento ed allo smog


La lotta allo smog e all'inquinamento non si improvvisa e non si può fare quando gli effetti sono così evidenti. Se è sufficiente un mese di alta pressione e bel tempo (non due come dicono i giornali) per mettere in crisi le città allora significa che le politiche in campo ambientale ed energetico sono del tutto sbagliate. E non troviamo la scusa del cambiamento climatico, che comunque se vera sarebbe sempre e comunque colpa nostra, periodo come questo sono sempre accaduti ma la società, almeno quella italiana, non era così imperniata sull'automobile e sul trasporto su gomma in generale. Oggi siamo schiavi dell'auto, anche perché senza sarebbe un disastro considerate le condizioni ed i costi comunque elevati del trasporto pubblico, ed il traffico commerciale viaggia per la maggior parte su camion che percorrono in lungo e in largo la penisola soppiantando il trasporto ferroviario. Ma a parte questo elemento poi ci sono le politiche energetiche del paese e proprio nel prossimo anno ne subiremo un pessimo esempio. Le nuove tariffe per l'energia elettrica andranno a premiare chi cosuma maggiormente rispetto agli utenti con contratti residenziali e con consumi al di sotto dei 2.700 kW annui che sborseranno dai 20 ai 70 euro in più. Una nuova tarriffazione demenziale che scoraggia chi vorrebbe investire nelle energie alternative come il foltovoltaico e allo stesso tempo penalizza chi invece ci ha già investito calcolando un ammortamento dell'investimento anche in base ai minori prelievi di energia dal circuito elettrico nazionale. Queste sono le politiche scellerate i cui effetti non si vedranno immediatamente ma che nel corso degli anni provocheranno ulteriori danni a quelli già in essere mesi in evidenza da qualche settimana di alta pressione e assenza di piogge. Senza politiche adeguate i provvedimenti emergenziali di questi giorni serviranno a ben poco o a niente salvo le solite polemiche politiche sterili, opportunistiche e populiste che non affrontano il problema seriamente. Il blocco del traffico nelle città non avrà alcun effetto duraturo ma servirà solo a tirare avanti fino alla pioggia ed al brutto tempo che arriveranno prima o poi, ma non serve nemmeno la polemica di Grillo sugli alberi abbattuti che di certo non sono la causa dello smog a Milano. Così come non servono i grandi consessi internazionali che alla fine rimandano il problema ai prossimi 20 anni spostando ogni volta l'asticella del momento in cui si prenderanno provvedimenti seri. Anche perché prendere provvedimenti sari equivarrebbe a mettere in discussione il nostro modello di sviluppo e la società capitalista che ha dato vita, in nome del profitto e dello sfruttamento, a centinaia di milioni di persone che lottano per la sopravvivenza mentre altre centinaia di milioni che vivono nella società del benessere sopraffatta dall'inquinamento e dallo smog.