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giovedì 28 marzo 2024

Berlusconi continua a fare danni anche da morto

 


Berlusconi è ormai deceduto ma la sua mano lunga sul governo attuale prosegue soprattutto in tema della giustizia. L'ex cavaliere scese in campo all'inizio degli anni 90 per mettersi al riparo dagli innumerevoli problemi con la giustizia che lui sapeva di avere. Uscito dalla scena politica il suo protettore in pectore, Bettino Craxi, per Silvio non c'era altro modo di evitare la galera che scendere in politica. Una scelta confermata dai suoi governi che più volte sono intervenuti sulla materia giustizia mettendo i bastoni fra le ruote alla magistratura negli innumerevoli processi che si stavano snocciolando. In più occasioni Berlusconi la scampò grazie alla prescrizione evitando di finire in galera. I governi di centro destra accesero lo scontro con uno dei poteri fondanti della democrazia, la magistratura appunto, inventandosi di volta in volta le incriminazioni a orologeria e la presunta persecuzione del cavaliere. Si pensava che con la scomparsa del cavaliere anche la contrapposizione fra magistratura e politica avesse finalmente chiuso la sua stagione, invece Giorgia Meloni, facendo uno dei suoi innumerevoli dietrofront rispetto alle sue politiche da oppositrice ai vari governi Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, ha sguinzagliato il ministro Nordio che ha tirato fuori dal cilindro una delle tante idee berlusconiane: sottoporre i magistrati a test psicologici per verificare la loro sanità mentale. Forse non tutti ricordano ma l'ex cavaliere sosteneva che i magistrati fossero persone antropologicamente diverse e malate. "Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato" era la tesi di Silvio Berlusconi. Oggi il governo di destra torna all'attacco dei magistrati e si inventa dei test psicologici per verificare appunto se i magistrati siano "mentalmente disturbati o meno". Si tratta di una delle tante azioni di stampo fascista per mettere sotto controllo tutto lo Stato nel suo complesso e soprattutto nelle sue istituzioni democratiche. Un vero e proprio atto intimidatorio senza precedenti che mira appunto ad allungare le mani su uno dei poteri indipendenti e fondamentali della nostra democrazia. L'ennesima modalità per tentare di instaurare un regime "democratico" sulla falsa riga di quello ungherese di Orban, questa è la vera strategia del governo Meloni. E' poi incredibile che qualsiasi cittadino possa accedere alla carriera politica senza un percorso di studio e formativo adeguato mentre chi prima consegue una laurea, poi fa un corso di specializzazione infine un concorso per accedere alla carriera di magistrato venga poi sottoposto di un test psicologico per accertarne l'eventuale equilibrio psichico.

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lunedì 23 aprile 2018

La bufala della seconda repubblica prosegue con la terza


E' suggestivo come i partiti politici vecchi e nuovi tendano a ingannare il popolo con affermazioni basate su nulla o quanto meno su alcun dato oggettivo che possa sostenere le teorie propinate di volta in volta. Dopo lo scandalo di mani pulite che portò alla luce ciò che tutti i cittadini sapevano, la corruzione dei partiti politici che tentavano (riuscendoci) di carpire soldi attraverso tangenti da pagare in cambio di favori, si parlò della nascita di una seconda repubblica. In realtà in questa seconda presunta seconda repubblica niente di sostanziale cambiò rispetto alla prima. Certo si tentarono le strade del maggioritario per quanto riguarda la legge elettorale, ma niente di quella che era l'assetto istituzionale della Repubblica prima degli 90 fu cambiato. La Costituzione rimase, per fortuna, invariata nella sua parte sostanziale che disegnava la Repubblica Italiana come una repubblica parlamentare. Di fatto anche la corruzione del sistema politico non fu sconfitta ma semplicemente cambiò pelle. Mentre prima di mani pulite era il partito in quanto tale ad essere corrotto ed a utilizzare i proventi per la sua sopravvivenza, dopo il 1993 la corruzione divenne personale e l'uomo politico utilizzava il suo potere ad appunto ad uso strettamente personale per il proprio arricchimento. Sostanzialmente un peggioramento del sistema corruzione. Anche il sistema maggioritario si è dimostrato un vero e proprio fallimento essendosi limitato alla formazione di coalizioni di puro stampo elettorale che mai, né da destra né da sinistra, sono riuscite a portare a termine il programma sul quale erano nate. Unica differenza fra prima e seconda repubblica è stata la nascita di partiti padronali e la illusione per i cittadini di eleggere il presidente del consiglio (denominato sempre in maniera falsa "premier") la cui nomina è invece rimasta a carico del Presidente della Repubblica. Fra l'altro a chi ha tentato di cambiare la Costituzione, sia da destra che da sinistra, il popolo ha risposto con un secco NO a testimonianza che con questa classe politica sarebbe un disastro toccare le fondamenta della nostra carta costituzionale. Ora, dopo le elezioni del 4 marzo 2018, c'è addirittura qualcuno che si sbilancia affermando che da quella data è nata la terza repubblica. Una tesi supportata dal semplice fatto che un movimento (M5S), ormai diventato partito a tutti gli effetti, ha vinto le elezioni risultando il primo partito del paese. Tesi poi rafforzata, sempre secondo il M5S, dalla sentenza di primo grado sulla trattativa stato-mafia che ha visto sancire i rapporti fra l'allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e la mafia tramite il cofondatore di Forza Italia e amico di Berlusconi, Marcello Dell'Utri. Ma i fatti reali smentiscono anche questa volta si possa assistere ad un cambiamento reale nell'assetto della repubblica italiana. I partiti mantengono ancora gli stessi vizietti ed in questi primi giorni della nuova legislatura se n'è avuta ampia dimostrazione anche con il M5S che cambia i propri programmi ad insaputa dei propri elettori e dei propri iscritti. Soprattutto poi non si intravede un cambiamento radicale dell'elettorato italiano che potrebbe dare avvio ad una vera nuova stagione politica e le prime avvisaglie si hanno anche dalle recenti elezioni regionali del Molise. In prima battuta l'astensione la fa da padrona ed in seconda analisi il partito, Forza Italia, che dovrebbe essere cancellato dalla scena politica anche in virtù proprio della sentenza di primo grado nel processo sulla trattativa stato-mafia, vede aumentare i propri voti. A livello nazionale poi sempre a quel partito, che dovrebbe essere isolato e "cancellato" dalla scena politica, rimane attaccato chi ha pretese di andare al governo del paese, Salvini e la Lega, dimostrando che siamo ancora impantanati fino al collo nella PRIMA REPUBBLICA.

martedì 10 aprile 2018

Nelle mani di quattro politicanti da strapazzo


Domani si riparte con un altro giro di giostra, una giostra alla faccia del paese. Dopo essersele date di santa ragione durante la campagna elettorale, senza mai parlare di programmi e consapevoli che dopo le elezioni avrebbero dovuto rimangiarsi tutto e scendere a patti l'un con l'altro, ora i quattro pseduo politici fanno le bizze come dei piccoli ragazzini viziati. Peccato che non esistano più i padri e le madri di una volta, quelli che se non rigavi dritto ti davano due schiaffoni e a letto senza cena fino a che non tornavi alla ragione. Mattarella non sembra proprio essere in grado di svolgere quel ruolo ed i quattro continuano con le loro bizze, si perché di programmi non se ne parla proprio ma tutto gira intorno ai nomi.
Di Maio: vuole l'incarico per lui e poi è pronto a fare il governo con chiunque ci stia escluso Berlusconi, per lui Renzi e Salvini uguali son.
Salvini: vuole l'incarico di governo, vorrebbe anche fare il governo con Di Maio ma non può divorziare da Berlusconi
Berlusconi: vorrebbe l'incarico per Taiani, non vuole fare il governo con Di Maio, se avesse i numeri lo farebbe con Renzi ma Salvini non gli andrebbe dietro
Renzi: voleva fare il governo con Berlusconi ma non ha avuto i numeri e quindi se ne sta dietro la lavagna e fa il permaloso, faticando un pò a tenere chiusi i cancelli del suo partito dove in diversi sono pronti al tana liberi tutti.
Oltre le antipatie o simpatie personali non si va .... non si parla più di tasse, di reddito di cittadinanza, di lavoro, di immigrazione, di pensioni, di europa, di euro e politica internazionale proprio mentre divampa una guerra commerciale fra USA e resto del mondo e una guerra armata in Siria dove si stanno per affrontare nientepopo di meno che USA e URSS. Niente di tutto questo interessa ai quattro politicanti che sono impegnati in tutt'altre faccende. Naturalmente la responsabilità di questa situazione, sempre secondo i politicanti, è di una legge elettorale "scellerata" perché, come ampiamente previsto, ci avrebbe regalato una situazione senza un vincitore assoluto. Si tratta solamente dell'ennesima scusa di chi ha ampiamente diostrato di non essere in grado di guidare un paese come l'Italia, un paese che per oltre 40 anni è stato governato con una legge semplicemente proporzionale, ma in una situazione nella quale i politici erano personaggi di ben altro spessore. In questa situazione difficile stabilire chi sia il più ridicolo dei quattro: Di Maio incapace persino di scegliere fra Lega e Pd, Salvini che vorrebbe cambiare il paese rimanendo attaccato ad un pregiudcato che il paese l'ha mandato in rovina, il pregiudicato Berlusconi che si attacca alla giacca di Salvini pur di rimanere a galla, Renzi che sbatte i piedi e non vuoe giocare dopo che si è fatto fregare il pallone oppure gli italiani che si sono fatti infinocchiare dalle promesse dei quattro politicanti ?
 

martedì 27 marzo 2018

Il film ha avuto inizio .. e la trama è sempre la stessa


La XVIII legislatura ha preso iol via ed le vecchie immagini di un film già visto hanno iniziato a scorrere sullo schermo. Si gli attori sono diversi ma la trama per il momento è la medesima di tante altre legislature della prima e della seconda repubblica. Questa storia poi della prima, seconda ed ora terza repubblica è una delle più grosse bufale o fake news mai raccontate al popolo italiano: le regole, quelle sancite dalla Costituzione, non sono mai state cambiate (per fortuna e grazie soprattutto al voto popolare) e la Repubblica è sempre la stessa. Il film appena iniziato parte dalla attesa sconfessione delle promesse elettorali già in questa prima fase della elezione dei presidente di Camera e Senato. Per il Movimento 5 Stelle poi si tratta di una vera e propria mutazione genetica in base alla quale si abbandona definitivamente la famosa parola d'ordine "uno vale uno" e la storiella degli eletti che sono solo dei portavoce. I grillini hanno svestito i panni della coerenza ad oltranza per iniziare la suddivisione della torta già dalle prime fette: la presidenza della Camera al M5S, la presidenza del Senato a Forza Italia, ed ora aspettiamo l'incarico di presidente del consiglio alla Lega. Intendiamoci niente di strano considerato il risultato del voto, ma passare da mai con quello o con quell'altro alla spartizione delle poltrone senza nemmeno una consultazione della base od un voto on line è un vero e proprio cambio di passo e di strategia che porta il Movimento nel novero dei partiti tradizionali. I vari partiti del quadro istituzionale ci hanno da sempre abituati a fare promesse in campagna elettorale per poi disattenderle dopo il voto addossando la responsabilità ai cittadini che non hanno dato a quel partito piuttosto che a quell'altro il 50%+1. Il M5S sembrava, ai più ingenui, diverso ed ora si scopre, sempre i più ingenui, che invece è come gli altri. Hanno tentato timidamente di puntare i piedi e mostrarsi intransigenti quando hanno respinto con forza la candidatura di Romani alla presidenza del Senato in quanto il buon cavallo di Berlusconi era stato condannato per avere fatti utilizzare il cellulare istituzionale alla figlia ed aver sperperato una decina di migliaia di euro di denaro pubblico. Eh no giustamente non si poteva mettere sullo scranno della seconda carica istituzionale dello stato un personaggio simile. Bravi. Poi però sono caduti sulla buccia di banana successiva messa sotto i loro piedi dall'ex cavaliere e così in cambio di Figo alla presidenza della Camera hanno accettato di votare la più berlusconiana dei berlusconiani alla presidenza del senato: la Casellati ex sottosegretario alla giustizia quando sono state emanate le porcate delle leggi ad personam per il buon Silvio oltre ad essere convinta che Ruby fosse la nipote di Mubarak come sempre il buon Silvio ha fatto votare al parlamento. Per non parlare poi delle sue convinzioni integraliste contro i diritti civili di qualsiasi tipo, insomma per la seconda carica dello Stato la Casellati non avrà usato il cellulare di Stato per attività personali, ma sinceramente è difficile pensare a lei come un'alta figura istituzionale. e pensare che i grillini nel 2013 non avevano votato Piero Grasso semplicemente perché proposto dal Pd, ne hanno fatta di strada in cinque anni .... !!!! Ah beh però dimenticavo ora abbiamo un presidente della Camera che va al "lavoro" prendendo l'autobus ... si è vero siamo nella terza repubblica ... ma sempre di Bananas.

giovedì 21 dicembre 2017

I dilettanti del conflitto di interessi




E' noto che non sempre i figli riescono a percorrere le strade dei padri ed a raggiungere il loro livello di professionalità, spesso avviene è vero ed molto spesso il figlio supera il padre, ma esistono sempre le eccezioni che servono comunque a confermare la regola. Matteo Renzi è una di queste eccezioni. Politicamente Renzi è il figlio legittimo di Silvio Berlusconi e non lo dico io ma lui stesso: in uno dei suoi deliranti tweet ha ammesso che Berlusconi ha fatto promesse e lui con il suo governo ha realizzato le promesse fatta dall'ex cavaliere. D'altra parte la politica dei famosi 1000 giorni è stata tutta incentrata su provvedimenti di stampo destrorso (Jobs Act e bonus vari in primis), una strategia messa a punto fin da quella famosa cena quando Renzi, sindaco di Firenze, invece di incontrare l'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, si recò appunto ad Arcore per un appuntamento "istituzionale". Dal punto di vista politico quindi il fiorentino si può dire che abbia eguagliato se non superato il cavaliere di Arcire, dove ha totalmente fallito nel seguire le orme del padre putativo è nel campo del conflitto di interessi. Berlsuconi altra stoffa ed altra "intelligenza": nei suoi governi non si contano le leggi ad personam emanate per allontanarlo il più possibile dalla giustizia. Una serie di leggi che gli hanno consentito di salvarsi, nella maggioranza dei casi per la prescrizione, da sentenze di condanna. Quando ha capito di non riuscire nell'ennesimo salvataggio, ha ceduto le armi al suo erede naturale Matteo Renzi. Il fiorentino dopo essersi circodato di "amici" corregionali aveva un solo compito da svolgere nel campo del conflitto di interessi: salvare Banca Etruria. E il compito l'ha mancato goffamente. Addirittura ha messo in peidi una commissione d'inchiesta parlamentare per chiarire che lui e la sua ministra prediletta, Maria Elena Boschi, non erano coinvolti in alcun modo ed invece la suddetta commissione ha messo in chiaro tutte le goffe manovre messe in piedi dai due senza alcun risultato. La commissione ha addirittura portato alla luce che non fu solo la ex ministra Boschi a cercare di intercedere per il salvataggio della banca cara alla sua famiglia, ma perfino il presidente del consiglio, Matteo Renzi, si mosse in tal senso o direttamente o per mano del fedele amico Carrai, altro goffo personaggio in questioni del genere. Il fido Carrai scrisse addirittura una email in chiaro a Ghizzoni per "sensibilizzare" Unicredito al salvataggio di Banca Etruria. Naturalmente nessuno ha invitato esplicitamente Unicredit ad acquisire Banca Etruria, ma si sono limitati a suggerire una valutazione sulla possibilità di un'eventuale acquisizione, insomma si è lavorato di fino. E come hanno dichiarato i testimoni, nessuno ha fatto pressioni in tal senso, come se un suggerimento fatto da un ministro o addirittura dal presidente del consiglio o da un amico del presidente del consiglio non fosse già una pressione bella e buona. Oppure si vuole sostenere che il suggerimento fatto da un cittadino comune o da un ministro hanno lo stesso peso ? Rimane il fatto che tutto questo scoperchiare di pentole fatto a fine legislatura, quando non ha senso chiedere le dimissioni di alcuno, alla fine sposta completamente dal reale problema delle crisi bancarie: le banche sono andate in crisi per crediti che non sono stati restituiti e per coprire questi buchi lasciati da grandi manager o da grandi gruppi industriali si sono messi sul lastrico azionisti e risparmiatori, cittadini onesti ingannati dalle stesse banche. Su questo aspetto doveva essere fatta chiarezza ma la chiarezza non arriverà, per ora sappiamo solo che Matteo Renzi, con "amici" ministri e non, in qualche modo hanno "provato a suggerire" come salvare non il sistema ma una sola banca e senza fare pressioni sia chiaro !!!!!!

martedì 19 dicembre 2017

Il vero voto utile ? Quello dato a chiunque sia fuori dall'attuale parlamento


Il concetto di voto utile fu introdotto dal fantasioso Berlusconi e successivamente copiato da tutti coloro che siedono in parlamento. Il concetto del voto utile è quello di mantenere comunque la composizione del parlamento, se il voto è assegnato a qualcuno che non sta nel parlamento allora, secondo la teoria del voto utile, quelo voto è dato al vento. E purtroppo l'attuale legge elettorale, l'ormai famoso Rosatellum, mette in pratica il concetto tanto che i voti assegnati a coloro che non supereranno il quorum in alcuni casi saranno divisi fra coloro che entrano in parlamento. Quindi il voto "inutile" diventa utile per meccanismi cervellotici ma estremamente mirati. Personalmente, indipendentemente dalle idee politiche che si possano avere, ritengo che il voto utile sia uno e uno solo (facendo passare per buono il concetto assurdo di voto utile": quello dato a chiunque attualmente non siede in parlamento. Perché sinceramente non vedo chi si possa meritare di tornare a sedere nel luogo più alto di una democrazia e magari anche andare al governo. Votare il centro destra, che si presenta con un vecchio che ha portato il paese sull'orlo del fallimento per i dedicarsi ai suoi giochetti sessuali, significa tornare a rivivere quei rischi oltre che mettere in mano il paese ad alcuni personaggi razzisti, xenofobi, che vogliono trasformare il paese in un Far West liberalizzando il diritto di armarsi ed uccidere. Sostanzialmente ridare voce a chi l'ha avuto ed ha combinato disastri e si ripresenta senza alcuna novità di rilievo. Votare Pd e qualche alleato centrista significa ridare il paese in mano a chi ha tentato una riforma costituzionale assurda e antidemocratica per magari riprovarci ancora una volta. Un partito che, come si sta dimostrando in questi giorni con la vicenda Boschi, è intransigente con gli altri ma aperto a giustificare e perdonare qualunque "birichinata" ad i suoi. Dopo le vicende dei ministri Cancellieri, Ilen, Lupi e Guidi costretti a dimettersi proprio da Renzi e soci per delle "birichinate" appunto, alla ex-ministra Boschi ora sottosegretario di Gentiloni, tutto è permesso anche intromettersi in faccende che non la riguardano per cercare di salvaguardare gli interessi di famiglia. E arriviamo al Movimento 5 Stelle che doveva rappresentare il nuovo ma che ha fallito subito dopo pochi giorni dalle elezioni rifiutandosi al tentativo di Bersani di tentare veramente l'inizio di un cambiamento. Sono bravi a fare opposizione, dove si può contestare tutto senza proporre niente, a fare confusione ma in quanto ad avere idee precise e chiare su un loro eventuale governo ce ne corre parecchio (anche se è vero che nessuno ne ha di idee precise su come governare). Senza prendere in considerazione due dei punti più oscuri del M5S: la dipendenza da una società privata e da un comico, e la loro volontà di governare da soli. Rimane quella che dovrebbere essere la sinistra composta dai fuoriusciti dal Pd (dopo comunque aver votato di tutto e di più) e qualche resto di Sel, ma anche qui è come andare di notte. Dopo essersi affdati ad un ex magistrato ed aver anche loro personalizzato il partito, hanno finito per confondersi con gli altri ed alla fine c'è il rischio concreto che, se salterà l'inciucio programmato Renzi-Berlusconi, ritrovarli al governo con il Pd renziano. In conclusione votare queste formazioni significa dare continuità ai distrastri berlusconiani ed alle politiche renziane che hanno realizzato il programma del centro destra non portato a termine a causa dei diversi interessi del Silvio nazionale. Un voto, secondo il concetto di voto utile, completamente inutile.

domenica 10 dicembre 2017

Renzi finalmente confessa: Ho fatto le riforme di Berlusconi


Dopo la manifestazione di ieri a Como, Matteo Renzi torna sulla scena invigorito da migliaia di epresone presenti e le fa proprie, dimenticando che il suo partito è antifascista a giorni alterni: se la manifestazione è indetta da altri, come quella di Ostia organizzata dal M5S, allora l'antifascimso può aspettare. Incoerenza e ipocrisia, meglio Salvini, anche se distante dalle mie idee, che si professa fascista, razzista e xenofobo sempre e non a seconda dell'opportunità politica. Con Salvini e la Lega si sa bene con chi si ha a che fare, con Renzi ed il Pd assolutamente no: un giorno dice una cosa e il giorno dopo la sconfessa dicendo il contrario. Ieri però anche Renzi ha svelato una verità che in molti già avevano capito ma che lui ed i suoi avevano sempre negato. Nel pieno del fervore di un'intervista a Repubblica si è lasciato andare ad una dichiarazione che svela i retroscena dei famosi mille giorni del suo governo. Inizia con una bufala "il governo con Silvio Berlusconi in primavera non si farà", dichiarazione da mettere in cornice e torare fuori dopo le elezioni del 2018, ma poi continua con finalmente una verità: "Le uniche promesse mantenute dal leader di Forza Italia, gliele abbiamo realizzate noi". Chi shignazzava in faccia ai sostenitori che Renzi e Berlusconi fossero la stessa cosa è servito. Renzi nel suo governo non ha fatto altro che realizzare il programma di governo di Forza Italia, partendo proprio da quella riforma disastrosa che è stato il Jobs Act. La cancellazione dell'art. 18 che era stato un pallino dell'ultimo governo Berlsuconi, ma che non era stata portata a termine grazie anche alle proteste vibranti di tutte le opposizioni, Partito Democratico in testa, è stata la prova lampante di quanto Renzi ed il suo governo si siano dedicati con abnegazione alla realizzazione del programma berlusconiano. Oggi finalmente il segretario del Pd lo conferma e così tutti gli scettici sulla svolta centrista di quello che fu il più grande partito di sinistra europeo sono serviti. Dopo questa grande verità comunque Matteo Renzi non ha resistito a sparare un'altra delle sue, quelle che lo hanno reso famoso come il Bomba: "Berlusconi è tornato in sella per colpa del 4 dicembre 2016 e della vittoria del No al referendum". Po vero Matteo non sa darsi pace di quella sonora sconfitta e dopo aver demonizzato la eventuale vittoria del No ora qualunque event negativo si presenti dopo il dicembre 2016 la colpa è della sua sconfitta. Ma non è colpa sua ... la colpa è di coloro che hanno investito 2 euro per far tornare a galla uno dei più grandi bugiardi della storia della repubblica italiana che a dire il vero un pò è cambiato: almeno una verità la confessata. Aspettiamo con fiducia le altre.

lunedì 27 novembre 2017

La lotta alle bufale (fake news) inizia proprio dalla politica


La parola d'ordine della politica di questi ultimi giorni di novembre è una sola: lotta alle fake news o meglio, visto che siamo in Italia, lotta alle bufale o alle notizie false. Tutti dal centro destra, al Movimento 5 Stelle per finire al Pd di Renzi promettono un guerra a chi sparge notizie false in rete addirittura preparando provvedimenti di leggi che hanno l'obiettivo di frenare la diffusione di queste notizie soprattutto sui social network. Purtroppo la politica ancora una volta non affronta il nodo centrale della questione. Chi ha iniziato e chi prosegue ancora oggi a indossare le vesti dell'untore spargendo falsità a piene mani se non la politica stessa ? Gli esempi sono innumerevoli ma naturalmente la politica, ormai irrimediabilmente distante dalla realtà del paese, dimentica facilmente questo suo ruolo vestito in nome della raccolta di voti. Non è una bufala ritrovare ancora dopo 25 anni Berlusconi in televisione che parla del suo programma di governo che è sempre lo stesso degli ultimi suoi tre governi ? Pensioni minime, lavoro, diminuzione delle tasse, riforma della giustizia, governo fatto da non politici e via dicendo. L'unica novità dell'ex cavaliere sta nel non nominare più i comunisti ma di individuare nel M5S stelle la rovina per il paese perché i loro rappresentati non hanno mai lavorato (stessa cosa diceva dei comunisti nel 1994). E non è una bufala presentare agli elettori il simbolo di Forza Italia con la dicitura "Berlusconi Presidente" sapendo che Berlusconi non sarà eleggibile e quindi sarà presidente del niente ingannando però i cittadini che lo andranno a votare. E che dire della sua previsione sulle prossime elezioni che fissa a circa il 40% il risultato che il centro destra otterrà, un modo come un altro per far circolare notizie false. Senza poi dimenticare che il buon Silvio non è candidabile né eleggibile perché condannato per fride fiscale e quindi un "bufalaro" certificato. 
E che dire del suo presunto competitor, Matteo Renzi segretario del Partito Democratico, uno dei maggiori spara-bufale della politica italiana tanto da insidiare il primato del buon Silvio Berlusconi. Le sue chichiarazioni sono ormai famose e se ne potrebbe fare un libro dal "Mai al governo senza passare per le elezioni" e "Letta stai sereno", le prime bufale sparate prima di andare al governo, per arrivare al famoso "Se perdo il referendum del 4 dicembre  non solo mi dimetto da presidente del consiglio ma smetto di fare politica" salvo poi ritrovarlo dopo pochi mesi nel mezzo della competizione politica. A dire il vero una bufala a metà considerato che da capo del governo si è realmente dimesso. Ma poi il "popolo del Pd" lo ha rivotato per la carica del segretario del partito ed allora è dovuto tornare, dimenticando di dire che chi lo ha votato alle ultime primarie del Partito Democratico non è proprio il popolo del Pd considerato che chiunque poteva andare a votare con il versamento di 2 euro. Questa è la bufala più clamorosa del buon Matteo ma nel suo carnet se ne annoverano altro come quella sulla legge elettorale che tutto il mondo ci avrebbe copiato, l'Italicum, salvo poi essere stata bocciata dalla Corte Costituzionale. Ora Renzi si ripresenta alla guida del Pd alle prossime elezioni e, udite udite, ritorna alla carica con  i suoi 80 euro da elargire ad un'altra platea di possibili candidati, tanto per reinvestire quelle cifre recuperate da coloro che gli 80 euro delle elezioni europee hanno dovuto resituirle.
E per finire arriviamo al terzo polo della politica italiana, il Movimento 5 Stelle, che ha raccolto fra le proprie file un campionari di dispensatori di bufale senza precedenti. Dalle scie chimiche, alle sirene, ai no vax e chi più ne ha più ne metta. Sono bufale più rozze e più facilmente contestabili anche perché distribuite con la presunzione di avere la verità anche scientifica in tasca, quindi talmente contestabili che hanno vita corta. In quanto al futuro progamma del M5S alle proprie elezioni, dopo essere nati con il VaffaDay, oggi si sono trasformati a tal punto che il futuro "candidato premier" (bufala gigantesca in quanto la nostra Costituzione non prevede l'elezione del capo del governo con il voto popolare e quindi non esiste il candidato premier) è andato negli Stati Uniti a cercare l'investitura ed a garantire la propria fedeltà allo stato imperialista, proprio come facevano i vecchi presidenti del consiglio democristiani, insomma niente di nuovo sotto il sole.

giovedì 2 novembre 2017

La politica al giorno d'oggi: tutti contro tutti a suon di vaffa

La politica della così detta seconda repubblica, iniziata più o meno con l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, fu subito connotata da un linguaggio politico ed una propaganda più indirizza vero la denigrazione se non la vera e propria offesa dell'avversario più che alla diffusione delle proprie idee. Proprio Berlusconi mise il dibattito politico su questo piano (memorabile la sua frase "non penso che gli italiani sian così coglioni di votare a sinistra") e la sinistra gli andò subito dietro non sapendo fare di meglio. Un atteggiamento che di solito maschera la mancanza di un progetto vero e soprattutto presentabile. L'ex cavaliere aveva sicuramente il suo, quello di stare il più lontano possibile dalla giustizia anche attraverso leggi tagliata a suo uso e consumo, ma la sinistra avrebbe dovuto combatterlo con armi diverse piuttosto che scendere al suo livello e quindi garantendo al Berlusca tre governi ed una vita politica che ancora non è terminata. Per combattere una politica sempre più distante dai bisogni reali della gente, prese vigore il movimento creato da Grillo che però si presentò ufficialmente come un movimento politico con la famosa giornata del "Vaffa". Quindi nasceva un nuovo movimento politico il cui manifesto programmatico era semplicissimo: mandare a quel paese tutti. Insomma la scuola berlusconiana faceva nuovi proseliti ancora. Oggi siamo ormai all'eccesso e sia la campagna elettorale siciliana che quella nazionale ormai avviata , non si discostano molto dal malcostume linguistico di questi ultimi anni. Addirittura un grillino vorrebbe "bruciare vivo" il deputato Rosati, l'autore della nuova legge elettorale, ma non dimentichiamo nemmeno il governatore Pd della Campania, De Luca, che vorrebbe uccidere tutti i grillini ed anche Rosy Bindi colpevole di averlo dichiarato impresentabile. Naturalmente quando si scende così in basso poi qualunque argomento venga trattato nella campagna elettorale viene relegato in secondo piano rispetto alle volgarità ed alle offese gratuite che infestano la campagna elettorale. Purtroppo in questo linguaggio e genere di dibattito sono coinvolti tutti e non c'è nessuno che sia risparmiato da qualche invettiva di un avversario politico e nessuno che si astenga di lanciare invettive. E poi il cittadino non va a votare .... ed è sempre più difficile biasimarlo

venerdì 6 ottobre 2017

Il nuovo rivoluzionario: Berlusconi scippa anche la Rivoluzione alla sinistra


Si può dire il peggio possibile di Berlusconi, ma non si può negare che sia ua grande "marpione" che dopo oltre 20 anni si appresta a dare scacco matto alla politica italiana ed in particolare alla sinistra. Quando scese in campo nel 1994 scippò a milioni di italiani appassionati di calcio il grido che accompagnava ogni partita della nazionale italiana: Forza Italia. Da quel fatidico giorno (26 gennaio 1994) quando gioca la nazionale il popolo dei tifosi è magicamente diventato un popolo fantozziano che non riesce a gridare quell'incitamente storico. In molti passarono al ... Forza Azzurri ... ma anche quell'incitamento fu stroncato nel 2009 quando l'ex cavaliere fondò il Popolo della Libertà colorandolo di azzurro ed in una sola botta si approprò oltre che del termine azzurri anche della parola Libertà. Possono sembrare sciocchezze ma il buon Silvio sapeva che si stava rivolgendo a quel popolo che aveva abilmente decerebrato con le sue televisioni spazzatura, scimmiottate presto anche dalla Rai, ed infatti nonostante i disastri sia politici che giudiziari, riuscì a rimanere al governo fino a quando la finanza non decise di toglierlo di mezzo per non portare l'Italia al fallimento totale. Ora il marpione, tenuto lontano dalle istituzioni dalla legge Severino votata anche dai suoi, tenta il ritorno confidando in un'improbabile sentenza della corte europea e lo fa a modo suo. Questa volta invade direttamente il campo dell'avversario (finto) politico di sempre: la sinistra ed i comunisti (quei pochi che ancora rimangono). Berlusconi il 14 settembre 2017 ha registrato un marchio per un nuovo soggetto politico al quale ha dato il nome ... udite udite: Rivoluzione Italia. Mentre a sinistra si inventano nomi astrusi dai quali difficilmente si può capire di che razza di formazione politica si tratti (Possibile, Articolo 1, etc.) Silvio ci va giù duro e si appropria di un termine simbolo del comunismo: Rivoluzione. A questo ci affianca la parola Italia ed il gioco è fatto. Pensate che qualcuno quando si andrà a votare non metta una croce su quel simbolo convinto di votare a sinistra ? Io penso che accadrà. Se sventuratamente la Corte Europea si pronuncerà a favore di Silvio Berlusconi non ce ne sarà per nessuno e avremo un altro suo governo. Il problema ancora una volta sta nella legge elettorale che il Pd, con naturalmente Forza Italia ed anche la Lega si apprestano a votare. Una nuova legge che nega ai cittadini di eleggere i proprio rappresentanti e che con soglie "finte" favorisce la presentazione di liste civetta che alla fine porteranno acqua al mulino dei due principali attori: Partito Democratico e Forza Italia. Se questa legge passerà non ci sarà il tempo per una pronuncia della Corte Costituzionale ed andremo a votare con un'altra legge farlocca e con l'ultimo rivoluzionario che scenderà in campo: Silvio Berlusconi.

giovedì 15 giugno 2017

M5S - PD: chi strizza l'occhio a chi





La prima consequenza del primo turno delle elezioni amministrative, ancora prima di aspettare i risultati dei ballottaggi, è un'attività di distrazione dai risultati stessi. Il Partito Democratico ha perso voti, come ormai accade dalla famose europee del 40% in poi, e si concentra sul "fallimento" del M5S; da parte sua il M5S, pur avendo incrementato i voti, ha subito un mezza sconfitta ed allora si concentra su altri problemi. Entrambi cercano di appoggiarsi da una parte o dall'altra per prepararsi alle prossime elezioni politiche del 2018 e tradiscono quelle che sono state le loro linee politiche fino ad oggi. Renzi, dopo tre anni di politiche berlusconiane che hanno portato alla cancellazione dello statuto dei lavoratori ed alla liberalizzazione dei licenziamenti, prova strizzare l'occhio a sinistra senza però perdere di vista il centro e perché no la destra. Renzi si pepara a tutto così poi nessuno potrà dirgli di aver detto una cosa e di averne fatta un'altra come ci ha abitutato in questi anni. La sinistra, continuamente sbandata, sembra per il momento di non caderci e mette, tramite la parola di Pisapia, in pista le primarie di coalizione e figuriamoci se Renzi accetta. il M5S, dopo un timido tentativo di accordo con il Pd sulla legge elettorale, capisce che non portà mai raggiungere il 51% come vorrebbe Grillo per governare da soli ed allora il movimento prova anche lui a strizzare un occhio ... ed a chi ? Beh non certo al Pd, meno che mai alla sinistra ma addirittura alla Lega ed al centro destra tramite la sua sindaca Virginia Raggi. L'uscita sull'immigrazione a Roma a questo sapore e la richiesta di chiudere Roma per gli immigrati e per i Rom non può che inquadrarsi in una nuova strategia grillina dopo la sconfitta delle amministrative (sconfitta non nei numeri assoluti ma certamente nelle aspettative). Uno dei motivi di distanza fra Lega e M5S, almeno dalle dichiarazioni di Salvini, è sempre stato il problema dell'immigrazione, ora con questa dichiarazione della Raggi le distanza si accorciano e quasi i due movimenti si sovrappongono per andare contro al Partito Democratico. Anche a sinistra c'è un tentativo di strizzata d'occhio che è rivolta a Romano Prodi nel tentativo di ricostruire una parvenza dell'Ulivo per cercare di rimettere insieme quella formazione che è stata l'unica a sconfiggere il centro destra. Insomma le grandi manovre in assenza di una legge elettorale sono in pieno svolgimento e mettono ancora in evidenza che tutti i partiti navigano a vista non alla ricerca di programmi e progetti ma semplicemente di voti e di coalizioni fino a qualche settimana fa improponibili.
L'unico fermo e "immobile" dal punto di vista di strizzatine d'occhio è il centro destra, Berlusconi Salvini, che attendono considerato che sono contesi da Renzi e Grillo e quindi non hanno bisogno di sbracciarsi più di tanto. Spiace dirlo ma da un certo punto di vista sono i più seri.

venerdì 19 maggio 2017

Dalla "chiarezza a Palazzo Grazioli" a "è un attentato alla democrazia"

Ritengo che ogni cittadino onesto, qualsiasi sia il suo colore politico, dovrebbe pretendere dai propri rappresentanti una sola cosa: coerenza. E invece sembra che la coerenza sia in via di estinzione in quanto tutti i politici, nessuno escluso, non sembrano essere dotati di questa "importante" peculiarità. Ecco allora che il modo di pensare e di agire di un politico, soprattutto dopo la famigerata caduta delle ideologie, dipende esclusivamente dal fatto di stare o meno nella maggioranza di governo. Chi sta all'opposizione agisce in un modo che poi cambia radicalmente nel momento in cui va al governo. Non avviene sempre in alcuni casi la coerenza è mantenuta come per esempio avviene nel caso delle intercettazioni telefoniche.
"Le intercettazioni ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie. Invece di attaccare la stampa che fa il suo mestiere, a Palazzo Grazioli dovrebbero fare chiarezza di fronte al paese".
"La pubblicazione delle intercettazione fra Matteo Renzi ed il babbo pubblicate dal Fatto rappresentano un attacco alla democrazia"
Sono due dichiarazioni la prima a favore della stampa che pubblica le intercettazioni, la seconda che invece attacca la stampa che pubblica certe intercettazioni accusandola di attaccare la democrazia, che sembrano uscire dalla bocca di rappresentanti di partiti diversi e opposti. In realtà sono state rilasciate da rappresentanti dello stesso partito che evidentemente hanno cambiato radicalmente parere sulle intercettazioni. Il partito è naturalmente il PD mentre le dichiarazioni sono state rilasciate in occasione delle intercettazioni fra Berlusconi e la D'Addario la prima, e di quelle fra Matteo Renzi ed il padre la seconda. Insomma il Partito Democratico ha cambiato radicalmente parere sulle intercettazioni telefoniche ora che le stesse sono utilizzate per mettere in luce i traffici del papà di Matteo Renzi e le bugie del figlio. Nel caso di Berlusconi si trattava di fare chiarezza fra realtà e bugie (quelle di B.), nel caso di Renzi si tratta di attacco alla democrazia. In entrambi casi poi si tratta di episodi con nessuna rilevanza penale ma che naturalmente mettono in evidenza l'inclinazione alla falsità ed alle bugie dei due ex presidenti del consiglio. C'è da dire che nel caso in questione Forza Italia ha mostrato e mostra una coerenza ferrea, forse per essersi trovata per prima ad affrontare la questione nel caso del suo leader Silvio, così come per Berlsuconi anche per Renzi condanna la pubblicazione di queste conversazioni proprio per non avere rilevanza penale. Come se per un politico esistesse solo la rilevanza penale e non anche l'opportunità politica delle sue azioni. Naturalmente sarebbe difficile superare il Partito Democratico Renziano in materia di incoerenza dato che il suo stesso segretario ha costruito la propria carriera politica su questa materia dal "mai al governo senza passare per le elezioni" al "la legge elettorale che tutto il mondo ci copierà" passando per l'ormai famoso "Letta stai sereno".  

martedì 21 febbraio 2017

Alla fine Renzi un progetto lo ha portato a termine: la distruzione del Pd


Forse in molti non lo avevano capito ma quello di spaccare il Partito Democratico, liberandolo delle ultime frange resistenti della sinistra, era il suo progetto fin dall'inizio, il progetto di Matteo Renzi. E alla fine ci è riuscito. Tutto ebbe inizio quando era ancora sindaco e con la scusa di un incontro istituzionale con il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si presentò a quell'incontro che non avvenne a Palazzo Chigi, sede istituzionale del governo, bensì ad Arcore. Quella sede tolse tutta l'istituzionalità del faccia a faccia che invece riguardava una strategia ben precisa: portare Renzi alla guida del Pd per traghettarlo verso l'area del centro destra. In un colpo solo i due si sarebbero liberati della sinistra, alla quale il Partito Democratico aveva sempre voltato le spalle, e della Lega per quanto riguardava il cavaliere ed avrebbero potuto stringere un patto di ferro per il governo del paese. Renzi non ce la fece al primo tentativo, battuto da Bersani, ma al secondo assestò il colpo grazie anche alla debolezza del Pd uscito da elezioni non vinte. Puntò i piedi e fece cambiare le regole delle primarie aprendole a chiunque volesse andare a votare, e quel chiunque erano certamente gli elettori del centro destra, una manovra furba e nemmeno tanto nascosta da Matteo che a più riprese andava dichiarando che per vincere era necessario andare a prendere i voti a destra. E così fù. Arrivato alla segreteria del partito e circondato da una serie di personaggi di basso profilo ma fedeli servitori pronti a saltare sul carro del vincitore, scalzò dalla sedia il povero Letta e iniziò a stringere il patto messo a punto ad Arcore con Berlusconi. Poi preso dalla sua arroganza e superbia, ma anche per dare un contentino ai futuri rottamati del Pd, tradì il patto del Nazzareno consentendo l'elezione di Mattarella ed il cavaliere lo abbandonò, naturalmente recitando la parte del tradito, spostandosi all'opposizione. Un'opposizione inutile in quanto Matteo costrinse a suo di voti di fiducia il suo partito ad approvare provvedimenti antidemocratici, riforma costituzionale e legge elettorale, e riforme contro i lavoratori, jobs act scuola e pubblica amministrazione. Il partito che era nato dal più grande partito della sinistra europea non solo aveva scelto di lasciare isolata la sinistra che non era confluita nel Pd alla sua fondazione, ma ora con Renzi di fatto attuava le politiche del centro destra: abolizione dell'art. 18, liberalizzazione dei licenziamenti, cancellazione del voto ai cittadini. Tutti provvedimenti approvati senza ascoltare le voci di dissenso della minoranza del partito che intanto iniziava a perdere i pezzi più coerenti: Civati e Fassina in testa. Con il referendum costituzionale Matteo Renzi ha poi forzato la mano mettendola sul piano personale e costringendo i dissidenti a votare un No non solo contro la riforma ma anche contro di lui. Il resto è storia di queste ultime settimane: nessuna autocritica dopo le sconfitte sia elettorali sia sancite dalla corte costituzionale, dimissioni a metà quelle da presidente del consiglio ma non dalla politica come annunciato, e alla fine dimissioni da segretario per arrivare il prima possibile a nuove primarie per essere rieletto e far magari cadere anche il governo Gentiloni. Soprattutto la mancanza di autocritica rappresenta un segnale indiscutibile del suo progetto di partenza: costringere le frange più a sinistra del partito ad andarsene insofferenti allo spostamento sempre più verso il centro del Partito Democratico. Ed ora con la fuoriuscita di Bersani, Speranza, Rossi (il più ipocrita dei tre se si pensa che cosa ha combinato in toscana con l'appoggio di Renzi) il piano arriva a compimento anche se parziale visto che Emiliano e Cuperlo alla fine sono rimasti. E qualcuno ha ancora il coraggio di definirlo un grande politico.

venerdì 30 dicembre 2016

E con Renzi .... altri tre anni persi per il paese


Quando qualcuno si spinge a fare un parallelo fra Berlusconi e Renzi in merito alla loro azione politica, in molti analisti e esperti di politica storcono il naso sottolineando le varie differenze fra i due. Sicuramente le motivazione che hanno fatto da motore all'azione politica dei due sono profondamente diverse, il primo spinto dal mettere in sicurezza le sue malefatte il secondo spinto da un'ambizione, superbia e arroganza sconfinata, ma alla fine i risultati dei governi berlusconiani e dell'unico governo renziano sono esattamente sovrapponibili per il paese: un nulla di fatto ed anzi, al netto della congiuntura economica diversa, un peggioramento delle condizioni generali delle classi medio-basse. Tutti e due promettevano la "rottamazione" (un termine usato solo dal giovanotto di Rignano a dimostrazione del suo disprezzo per chi bene o male gli ha permesso di fare politica) dei "vecchi" professionisti della politica, tutti e due promettevano posti di lavoro (nei governi del primo sono diminuiti senza ombra di dubbio, nel governo del secondo sono "leggeremente" aumentati ma non per le sue riforme ma per la dinamica internazionale), entrambi hanno agevolato il lavoro precario e schiavizzando i giovani e tagliando le loro speranze, tutti e due promettevano riforme puntualmente bocciate dal paese perché non rispondenti alle esigenze reali di sviluppo, tutti e due ferventi sostenitori delle classi forti, insomma poche differenze se non addirittura nessuna differenza nell'azione politica dei due governi. Se poi si vuole analizzare fino in fondo il Renzi è stato sicuramente peggiore del Berlusconi in quanto, mentre il cavaliere si professava apertamente come un governante di centro destra, il toscano ingannava tutti i suoi sostenitori professandosi di sinistra mentre portava a termine riforme di stampo destrorso come quella della riforma del lavoro. Se poi si analizzano i risultati ancora una volta Berlusconi batte Renzi: Silvio è riuscito a mettersi in sicurezza, ad evitare la galera limitando i danni a qualche mese di inagibilità politica, Matteo per ora è fuori dai giochi e deve andare a fare la spesa al supermercato per sbarcare il lunario. Certo Matteo è giovane ed avrà ancora altre opportunità e considerato che i cittadini italiani hanno dato a Berlusconi tre opportunità, state certi che Renzi tornerà a sedere su quella poltrona dalla quale si è disarcionato da solo, ma, poiché non è prevedibile un cambio di carattere repentino, il risultato non potrà che essere diverso dalla sua prima esperienza: un danno per il paese. Buon anno in attesa di un altro 2017 di stallo per l'Italia.

mercoledì 23 novembre 2016

Dal dito medio all'inno, ai coglioni fino alle scrofe passando per le accozzaglie





L'ingresso in politica di Berlusconi ha portato una ventata di malcostume sostituendo il confronto ed il dibattito con l'offesa, l'ingiuria e la denigrazione dell'avversario politico. A fargli da apripista nel seguire questo nuovo modello di propaganda sono entrati in scena Bossi e la sua Lega Nord che spesso hanno avuto atteggiamenti al limite del legale e del sovversivo. Berlusconi è riuscito a convogliare una moltitudine di cittadini grazie alla sua potenza mediatica da una parte e grazie all'incosistenza dell'opposizione della sinistra. Sinistra incarnata da un partito che, piuttosto che difendere i propri ideali, ha preferito scendere al livello dell'ex cavaliere abbandonando la strada della dialettica fatta di contenuti ed inseguendo un consenso facile da raggiungere ma altrettanto instabile. Purtroppo però l'allievo non aveva scampo rispetto al maestro e così il centro destra  ha potuto governare "imbonendo" gli elettori di false promesse con un unico obiettivo: mantenere il potere e difendere il proprio leader dalla morsa della giustizia che prima o poi lo avrebbe preso in castagna. Nel frattempo si assisteva a dibattiti dove chi faceva la voce più grossa sia in televisione, che sui giornali che, purtroppo, in parlamento l'aveva vinta. Comunque mentre da una parte Berlusconi e Bossi non mantenevano le promesse con le quali avevano "conquistato" gli elettori (anche di sinistra), dall'altra il più grande partito della sinistra europea aveva iniziato un lento ma inesorabile cammino di spostamento vero il centro lasciando al proprio destino le frange più deboli della popolazione. Un cammino che terminava nella nascita del più grande bluf della sinistra italiana: il Partito Democratico. Il malcontento nascente da una parte e dell'altra è stato allora catturato da un altro capopopolo, che sfruttando la propria capacità comunicativa ed il proprio linguaggio dissacrante derivante dalla sua professionalità decennale di comico, ha dato vita ad un movimento che in poco tempo è diventato di fatto il primo partito italiano. Anche questo nuovo leader ha comunque proseguito sulla strada tracciata dal binomio Berlusconi-Bossi amplificandone le urla, le grida, le ingiurie. Il buon Grillo è andato oltre organizzando addirittura manifestazioni di piazza nella quali la parola d'ordine era il "Vaffanculo" a tutti i politici di mestiere. In una sorta di decadimento inarrestabili si è passati in qualche decennio da dibattiti di uomini come Berlinguer, Moro, Andreotti dove la cultura e l'ideologia la faceva da padrona nel rispetto dell'avversario, al linguaggio "popolare" fatto di cazzo, coglione e vaffanculo assorto agli onori del confronto politico. In questo calderone mentre i due personaggi precursori di questa nuova stagione, Bossi e Berlusconi, cadevano in virtù delle loro "malefatte" piuttosto della loro sconfitta politica, altri due li sostituivano degnamente: Salvini e Renzi. Salvini da una parte attenuava il linguaggio eversivo del senatuer ma lo infarciva maggiormente di offese e ingiurie, Renzi capica che per arrivare al potere era necessario parlare, parlare, parlare senza preoccuparsi più di tanto dei contenuti. In questo clima si è arrivati al dibattito dule referendum costituzionale di questi ultimi giorni prima del voto. Forse qualcuno pensava che almeno in occasione del confronto sulla legge più importante di uno stato democratico, la Costituzione, tutti tornassero a toni più consoni ed adeguati per consentire ai cittadini di entrare nel merito, di capire la riforma e quindi di arrivare al voto coscienti del proprio voto. Ed invece niente è cambiato. Da una parte Renzi, forte della posizione di capo del governo e sfruttando ad arte la doppia posizione di presidente del consiglio e segretario del partito democratico, gioca "sporco" tirando per la giacchetta tutti i cittadini, invadendo le televisioni (il principale strumento di propaganda politica in un paese come l'Italia), elargendo mance nella legge di stabilità (il furbastro ha portato a votare il paese subito dopo l'approvazione del bilancio 2017), dilapidando i risparmi presunti della riforma costituzionale (almeno quelli del primo ma forse anche del secondo anno) per la sua propaganda "scorretta". Non contento di questa sua "attività" al limite del terrorismo psizologico, è sceso anche lui sul terreno dell'offesa definendo "un'accozzaglia" i sstenitori del NO. Grillo non aspettava altro per scatenare la sua vena di comico prestato alla politica e rispondendo alle bordarte renziane è sceso ancora più in basso offendendo personalmente Matteo Renzi e vanificando di fatto il lavoro che stanno svolgendo i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Salvini ha mantenuto il suo cliché volgare, xenofobo e razzista senza aumentare il livello del dibattito (difficile immaginare che Salvini possa andare oltre ed innalzare il livello dialettico) ma anche senza abbassarlo ulteriormente. Insomma tutti giocano "sporco" con l'intenzione palese prima di tutto di tenere lontani i cittadini dal voto (fra l'altro la riforma costituzionale Boschi-Renzi-Verdini ha questo obiettivo palese) ed in seconda battuta di non far capire niente al cittadino che mal digerisce il politichese, il linguaggio usato ampiamente nello scrivere il testo della nuova costituzione. Comunque vada questo referendum che vinca una parte o l'altra, il paese ne uscirà impoverito oltre che naturalmente completamente diviso e non sarà facile risollevarlo nè dal punto di vista politico che socio-culturale.

mercoledì 10 agosto 2016

La maga Boschi prevede: se voti No sette anni di sventure


Si pensava di aver toccato il fondo con i governi Berlusconi e ministri incompetenti il cui ruolo era solo quello di seguire i dettami del capo assoluto. Ministri che avevano fatto danni non indifferenti come quelli di MariaStella Gelmini nella scuola o che erano passati nell'indifferenza totale come la Brambilla o che avevano fatto di tutto per assecondare e salvare il proprio capo come Angelino Alfano con i suoi provvedimenti ad personam sulla giustizia. Uno di quei governi aveva anche tentato di riformare a costituzione, come sta facendo Renzi, ma poi la riforma era stata rispedita al mittente dal voto dei cittadini. Ma non eravamo ancora arrivati proprio al fondo del barile e ce ne stiamo rendendo conto in questi giorni grazie al presidente del consiglio Renzi ed alla sua ministra per le riforme, la maga Maria Elena Boschi. I due, con l'aiuto del plurindagato Verdini, hanno vestito i panni dei padri costituenti e hanno messo a punto l'ennesima riforma costituzionale (eh si l'ennesima perché l'affermazione che il paese è fermo nelle riforme è falsa). Fin qui niente di grave o di strano: si tratta dell'ulteriore tentativo di portare a termine una riforma della quale nessuno sente il bisogno. Il problema sta nel fatto che, ora che dovrà ancora decidere il voto popolare, il duo Renzi-Boschi oltre a metterla sul personale la sta buttando in cagnara con una serie di affermazioni fuorvianti, squallide e retoriche che niente hanno a che vedere con la riforma costituzionale. Da più parti si invoca di discutere nel merito, ma come si fa a discutere nel merito di una riforma così importante quando chi l'ha proposta e chi l'ha fatta approvare al parlamento minaccia una sventura dopo l'altra qualora il voto popolare bocciasse la riforma stessa. Siamo partiti con la riforma che fa ripartire il Pil, con la riforma che contrasterà il terrorismo fino ad arrivare ad ieri con le due ultime perle del duo comico Bschi-Renzi: "Chi invoca il no è contro il lavoro del parlamento", "Con i 500 milioni risparmiati si potranno aiutare i poveri". Ora difficile stabilire quale delle due ultime affermazioni sia la peggiore. Quella della Boschi dimostra oltre che arriganza e superbia, "un'ignoranza" unica sia in termini costituzionali che parlamentari che istituzionali. Insomma un ministro che fa un'uscita del genere dovrebbe essere spedito immediatamente ad altri incarichi e non di tipo politico-istituzionale. Più sottile, più ricattatorio, più ignobile il messaggio di Renzi che tenta di scaricare sui fautori del No un eventuale ulteriore impoverimento del paese. Come se ci fosse davvero bisogno di una riforma costtuzionale per risparmiare la miseria di 500 milioni di euro nei costi della politica. Quella cifra si può risparmiare con un semplice provvedimento che riduca gli emolumenti dei parlamentari o che ne riduca il numero, non c'è bisogno di imbastire una riforma incomprensibile. Insomma se questi sono i padri costituenti del terzo millennio non c'è proprio bisogno di entrare nel merito per capire che si tratta di una riforma da rispedire ancora una volta al mittente, ma sarà difficile se ancora una volta circa il 40% degli elettori si asterranno come sembra.

mercoledì 3 agosto 2016

In soli due anni e mezzo Renzi ed il Pd quasi completano il programma di Berlusconi


Con il penultimo tassello di oggi, le nuove nomine Rai, Renzi ha quasi completato il programma dell'ex cavaliere come ringraziamento per i voti ricevuti alle primarie del Partito Democratico del 2013. I punti salienti di questo programma sono:
  • Riforma costituzionale: fatto
  • Abolizione della tassa sulla prima casa per tutti: fatto
  • Compravendita di voti: fatto
  • Abolizione articolo 18 e statuto dei lavoratori: fatto
  • Salvataggio banche a discapito dei risparmiatori: fatto (un punto aggiunto in corso d'opera)
  • Occupazione della Rai ed epurazione giornalisti scomodi: fatto
  • Italia in guerra: fatto (non era in programma ma gli eventi come nel caso del governo Berlusconi hanno richiesto anche questo)
Manca ancora all'appello la riforma della giustizia e il blocco delle intercettazioni, ma arriverà anche questa non c'è problema. E' vero però che Renzi e Berlusconi non sono esattamente uguali come qualche "nostalgico comunista" vorrebbe far credere, ci sono delle "differenze" che non sono marginali anzi sono sostanziali. Berlusconi intendeva attuare il programma per i propri interessi personali e si cncentrava soprattutto sulla giustizia, Renzi invece tutto quello che sta facendo lo fa per ambizione personale e per contraccambiare coloro che da destra sono andati a votare alle primarie portandolo a ricoprire prima la carica di segretario del Pd e poi quella di Presidente del Consiglio. E tutto con la compiacenza degli iscritti al Partito Democratico sia quelli della prima ora ma anche quelli della seconda e terza ora che pur di non abbandonare una barca che va nella direzione opposta a quella programmata e promessa agli elettori, rimangono a bordo fortemente aggrappati alle paratie ed alle scialuppe di salvataggio.
Oggi si sono conclusi altri due atti che in passato, ai tempi dell'ex cavaliere per intenderci, avrebbero causato una mezza rivoluzione popolare sostenuta proprio da coloro che oggi la soffocano e agiscono nello stesso modi del governo di centro destra. Epurazione dei giornalisti scomodi, Gianni e Berlinguer su tutti, avversi alla riforma costituzionale targata Renzi-Boschi-Verdini e quindi non più adeguati a condurre trasmissioni di approfondimento o telegiornali nella televisione pubblica. Inoltre oggi il governo italiano ha annunciato al paese di essere entrato in guerra con decisione autonoma senza nemmeno chiedere l'autorizzazione al parlamento. Due atti che nemmeno il buon Berlusconi, troppo preso dalle proprie faccende e politicamente poco "furbo", aveva avuto la sfrontatezza di decidere mentre il buon Renzi ha fatto tutto nel silenzio e nella apatia generale. Giornali e televisioni, Rai in testa la più colpita, danno la notizia in coda o quasi come se si trattasse di decisioni di poco conto e gli ex girotondini, gli ex avversari accaniti di Silvio dormono tutti senza rendersi conto che Matteo non sta facendo altro che attuare il vangello secondo Berlusconi.


lunedì 30 maggio 2016

Matteo Renzi risparmia i soldi del tuo opuscolo ... Io dico NO




In perfetto stile berlusconiano (ma ormai solo chi ha il paraocchi ed il paraorecchie non si rende conto delle analogie fra Renzi ed il suo padre putativo) anche Matteo Renzi si appresta alla propaganda più becera naturalmente sovvenzionata con soldi pubblici: nelle case degli italiani arriverà l'opuscoletto per promuovere il Si al referendum di ottobre decantando le tante "cose buone" fatte da questo governo. Per quel che con ta il mio opuscoletto lo rispedirò al mittente con una lettera accompagnatoria.
Caro Matteo Renzi per quanto mi riguarda Lei si è giocato quel minimo di credito che le davo quando pugnalò alle spalle il suo collega, stavo per scrivere compagno ma ho ricordato che questo termine non è contemplato nel suo vocabolario, di partito Enrico Letta. Lei si è screditato non tanto per il suo gesto quanto per aver dichiarato qualche mese prima in una intervista televisiva: "Mai al governo senza passare dalle elezioni" come a dire che con lei l'Italia della prima ed anche della seconda Repubblica sarebbe cambiata davvero. Ed invece ecco che lei prontamente rinnegò le proprie affermazioni facendo fuori addirittura un presidente del consiglio del suo stesso partito e mettendo in piedi una maggioranza esattamente uguale a quella del povero Letta, con addrittura alcuni stessi ministri. Ed allora che credito dare ad un capo di governo che dice una cosa e ne fa esattamente un'altra opposta e contraria ? Per quanto mi riguarda alcun credito e qualunque fosse stata poi la sua opera riformatrice io le sarei stato sempre e comunque contro. Per fortuna poi questa contrarietà di principio e di forma è diventata anche una contrarietà di sostanza grazie alle sue riforme che stanno riportando il paese indietro di oltre 50 anni cancellando i diritti conquistati dal ceto medio basso e per una riforma costituzionale tra le peggiori che siano state fatte in questi anni (si perché non è assolutamente vero che le riforme in questi anni non siano mai state portate a termine, altra bugia del suo percorso politico). La riforma del lavoro secondo i dettami della confindustria, il suo legame con Marchionne e company, la riforma costituzionale e la nuova legge elettorale che di fatto porteranno ad una cancellazione mascherata della democrazia parlamentare in nome di un premierato non palese, costituiscono interventi ai quali sarà necessario rispondere con un No netto e preciso a partire dal referendum di Ottobre. L'occasione per cambiare davvero le cose e per mostrare che la politica avrebbe cambiato verso, lei ce l'ha avuta quando è stata dichiarata incostituzionale la legge elettorale denominata Porcellum. Quello era il momento per mettere a punto una "nuova" legge elettorale che rispondesse ai dettami della Corte e tornare immediatamente alle elezioni per affidare la riforma costituzionale ad un parlamento realmente legittimato dal voto. Lei invece ha preferito andare avanti nella peggior tradizione della politica italiana, ha riproposto una legge elettorale con tutti i difetti del Porcellum e quindi di nuovo a rischio di costituzionalità, ed ha portato a termina una riforma costituzionale approvata esclusivamente dalla sua maggioranza, che comprende in plurindagato e pluriinquisto Verdini, e quindi da un parlamento privo dell'autorevolezza necessaria. Ecco perché è necessario dire No a tutte le sue "controriforme" per ripartire da un nuovo parlamento eletto possibilmente con una nuova legge con la quale i cittadini possano davvero eleggere i loro rappresentanti. Ecco perché il No servirà sia a rispedire al mittente una riforma peggiore di quella del suo predecessore l'ex cavaliere, e segnerà quindi il vero punto di ripartenza per un paese martoriato da 25 anni di politica corrotta e inadeguata a governare un paese democratico.

mercoledì 4 maggio 2016

Dai 12 apostoli ai 500.000 portaborse: il nuovo messia pronto a diffondere il verbo


E chi si poteva immaginare che dopo 2000 anni un nuovo messia si apprestasse a diffondere il suo verbo e con ben 500.000 circa di nuovi apostoli. Tutto questo nell'era della comunicazione, di internet, di facebook, di twitter, di videoconferenza ed altre diavolerie del genere. Ma si sa quando c'è da fare sul serio meglio puntare su strategie di comunicazione consolidate ed allora al diavolo la tecnologia: preparatevi perché i nuovi apostoli sono pronti a scendere in campo o meglio in strada a a bussare alla vostra porta. Un dispiegamento di forze non indifferente a dimostrazione che più sono grosse le baggianate da inculcare nella testa della gente, più è necessario aumentare la potenza di fuoco per mettere in atto una specie di lavaggio del cervello. So che il confronto può essere blasfemo, ma il buon Dio per mano di suo figlio si limitò a 12 fedeli discepoli per portare il verbo in ogni angolo del mondo conosciuto a quell'epoca. Un territorio comunque ben più grande dell'Italia. Ma ciò che portavano a conoscenza delle genti non aveva bisogno di megafoni, di strilloni o di particolari rappresentazioni sceniche. In questo caso il discorso è diverso: c'è da far credere alla gente che ad ottobre andrà a votare per la più grande rivoluzione che il nostro paese abbia mai visto dopo la resistenza. Finalmente avremo la nuova costituzione che tutti attendevamo e quindi c'è da far digerire il fatto che, anche se non è quello che ci si aspettava, è pur sempre qualcosa. Già devono convincerci che il Senato sarà abolito, anche se poi il giorno dopo del voto, qualora vinca il Si, ci accorgeremo che invece il Senato continuerà ad esistere con la sola differenza che non saranno i cittadini ad eleggerlo. Ci devono convincere che il bicameralismo perfetto sarà abolito, salvo poi sempre il giorno dopo di un'eventuale vittoria del Si, accorgersi che il bicameralismo per certe categorie di leggi continuerà ad essistere e che la confusione sarà aumentata. Devono convincerci che sarà abbattuta la spesa per la politica grazie all'abolizione, finta, del Senato ma poi ci accorgeremo che la stessa spesa sarà abbattuta di un'inezia perché tutta la macchina organizzativa del Senato rimarrà in piedi. Ci devono convincere che sarà tutto più semplice, più snello, più moderno e più veloce, salvo sempre poi rendersi conto alla prima occasione che la burocrazia e la macchina amministrativa sarà sempre la stessa, complicata e lenta, perché non è la costituzione che la frena o che fa proliferare la burocrazie ma sono le leggi poco chiare, troppe e sempre interpretabili a creare burocrazia e pastoie amministrative. Perfino il maestro di Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, aveva capito questo semplice concetto ed aveva "inventato" il ministro per la semplificazione. L'ex cavaliere però aveva altri interessi e quel ministero era solo per assegnare un incarico ad un dentista lombardo che non seppe fare altro che bruciare un pò di Gazzette ormai impolverate, ma le cui leggi non furono minimamente cancellate o semplificate. Purtroppo per fare buone leggi e per semplificare, in un paese come l'Italia dove la corruzione dilaga a tutti i livelli, occorrono persone preparate, intelligenti oltre che un controllo ripetuto prima della loro emanazione, per cui eliminare sul serio il bicameralismo perfetto sarebbe una vera iattura. Renzi lo sa ed infatti non lo ha eliminato ma lo deve solo far credere ai beoti del popolo. Quindi italiani preparatevi perché sta per arrivare alle nostre porte un esercito ben più fastidioso di quello dei testimoni di Geova, che almeno dalla loro parte hanno un credo religioso, mentre nuovo esercito invece avrà un credo fatto di falsità da distribuire ad una schiera di persone con l'anello al naso, secondo il loro pensiero e quello del nuovo Messia.

venerdì 13 novembre 2015

Berlusconi-Renzi: duello per la palma della credibilità zero


Chi sperava o vedeva in Renzi il rinnovatore oltre che il rottamatore è stato ben servito da questo ultimo anno e mezzo di governo e dalle ultime vicende nelle quali è coinvolto il Partito Democratico. Renzi è arrivato al governo in seguito ad una serie di promesse messe in fila durante i mesi delle primarie e precedenti alla caduta del governo Letta, promesse poi puntualmente disattese, e ha continuato sulla linea della poca chiarezza e trasparenza del suo governo nonché del suo partito. Il patto del Nazzareno con il presunto nemico Berlusconi è l'emblematica rappresentazione di questa mancanza di chiarezza e della spregiudicatezza dell'ex sindaco di Firenze pronto a tutto pur di seguire il filo conduttore della sua ambizione. A parte l'opportunità o meno di stringere un accordo con un faccendiere come Berlusconi, sulla quale si può essere più o meno favorevoli, quello che "non si capisce" è l'ostinazione di tenere segreto il contentuo di quegli accordi concordati fra l'altro sulla pelle del paese e dei cittadini onesti. Il patto rotto con l'elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica secondo i due duellanti B&R conteneva accordi diversi e totalmente opposti. L'ex cavaliere afferma che l'accordo prevedeva anche il nome del nuove presidente della repubblica e soprattutto le modifiche alla legge Severino e la depenalizzazione di reati per far evitare la cacciata di Silvio dal parlamento e ridargli la piena agibilità politica. Matteo Renzi nega che queste due aspetti fossero contenuti negli accordi raggiunti con il condannato, accordi che riguardavano esclusivamente legge elettorale e riforma costituzionale. Confesso che fino a qualche mese fa ero propenso a dare pi credibilità alle affermazioni di Renzi piuttosto che a quelle di Berlusconi che di falsità ne ha dette a iosa in questi anni imbroglioando chi lo ha votato ma anche i suoi alleati di governo. Gli ultimi avvenimenti che hanno visto coinvolto esponenti del partito democratico mi hanno fatto ricredere su questa minima credibilità di Renzi che in questo momento non appare molto diverso dal suo alleato e padre putativo. Il rottamatore era per la trasparenza, era per abbattere davvero la vecchia politica, era per la legalità ed ora si trova a dover controbattere (la sua parola contro quella di Berlusconi) su un accordo mai reso pubblico, si ritrova a nascondere qualche scontrino mentre per lo stesso problema ha fatto decadere il sidanco di Roma, deve difendere un impresentabile scagliandosi contro anche qualche suo collega di partito (Rosy Bindi in primis) aggirando una legge che, a questo punto, viene applcata a seconda della figura politica che vi incappa. Insomma a questo punto della storia Renzi ha raggiunto un altro punto di contatto con il vecchio leader di Arcore e diventa sempre più difficile "vedere" una diversità fra il vecchio ed il nuovo, fra il padre ed il figlio .... e diventa quasi impossibile assegnare la palma del più credibile.