sabato 27 giugno 2015

Ma sto' De Luca alla fine chi è ....


La storia politica di Vincenzo De Luca ha dell'incredibile e lo fa apparire un uomo potente del quale la politica o meglio il Partito democratico non può fare a meno. Si perché la sua storia è iniziata con il governo Letta e continua oggi con il governo Renzi che ieri ha emanato un decreto al limite dell'assurdo e della follia. Ricapitoliamo (da Il Fatto Quotidiano).
  • 2013: Letta nomina De Luca, sindaco di Salerno, viceministro dei trasporti, carica incompatibile con quella di Sindaco di Salerno che ricopre in quel periodo
  • De Luca non si dimette come sarebbe obbligato a fare e deve intervenire la magistratura per opera del Tar a dichiarare la sua decadenza da sindaco di Salerno
  • Nel frattempo viene condannato per abuso d'ufficio ed in base alla legge Severino andrebbe sospeso dalla carica di sindaco se non fosse già decaduto, ma lo sarebbe anche in base ad una legge del 1990 che già esisteva e che è stata assorbita dalla legge Severino
  • De Luca quindi non potrebbe ricoprire alcuna carica ma lui si presenta alle primarie del Pd per la regione campania e Renzi invece di impedirglielo dichiara che la situazione di De Luca può essere risolta
  • Gli elettori in campania abboccano e De Luca viene eletto
  • De Luca viene proclamato presidente e immediatamente il governo dovrebbe sospenderlo ma non lo fa sebbene anche la Consulta abbia già sentenziato che non può compiere alcun atto
  • A questo punto Renzi esce dal guscio e si fa dare un parere dall'avvocatura dopodiché lo sospende con un decreto per evitare anche lui di finire nei guai ma fino all'ultimo ha fatto resistenza e ha già mandato un messaggio subluminale a De Luca ... "Mi aspetto un ricorso ..." ... Traduzione: "Vincenzino fai ricorso che la magistratura di tratterà come De Magistris ed io potrò farmi bello per averti consentito di candidarti"

Ora la domanda è ... Ma quanto è potente questo Vincenzo De Luca considerato che due presidenti del consiglio hanno fatto carte quarant'otto per lui ? Secondo me è potente un bel pò e non mi meraviglierei che fra un pò uscisse qualche bella nuova notizia sul fronte giudiziario che lo riguarda. Ah dimenticavo: se questa farsa l'avesse inscenata Forza Italia con il suo ex cavaliere ... apriti cielo terra e mare ...

Volenti o nolenti siamo in guerra


Tutte le belle (o brutte dipende dai punti di vista) parole che sono spese dai politici dopo un qualsiasi attentato si disperdono al vento e nessuno ha in mente un reale progetto per sconfiggere il terrorrismo islamico che vada oltre la chiusura delle frontiere o il rafforzamento dei controlli interni. La realtà è che il terrorismo attuale è cambiato rispetto a quello dell'attentato alle torri gemelle: nel 2001 il terrorismo non aveva uno stato, oggi i terroristi dell'Isis hanno messo in piedi il califfato il quale, sebbene con confini non ancora ben delimitati, rappresenta bene o male uno stato a tutti gli effetti. Nel 2001 si pensò di combattere il terrorismo portando la guerra in Afghanista ed Iraq, un errore come dimostrano i fatti tragici di questi mesi, oggi si ha paura a scatenare una nuova guerra e si subisce quasi inermi le offensive dell'Isis sia nei territori siriani ed iracheni, sia in europa e ovunque i terroristi intendano portare morte e distruzione. Intendiamoci la guerra non è la soluzione definitiva, ma è solo una terapia d'urgenza, se poi non si fa seguire una adeguata terapia di mantenimento la patologia, il terrorismo in questo caso, si ripresenta più forte di prima. Gli Stati Uniti, dopo le innumerevoli e giuste critiche per gli interventi in medio oriente, ora se ne stanno buoni e hanno lasciato il pallino in mano all'europa che ha mostrato in questo frangente tutta la sua fragilità e incosistenza politica, incapace di agire in maniera compatta e soprattutto efficiente. Durante le rivolte della primavera araba ha lasciato che Francia e Inghilterra, con l'appoggio dell'Italia, intervenissero in maniera maldestra in Libia senza avere un progetto chiaro e preciso di cosa fare dopo l'abbattimento di Gheddafi, con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti. Ora ci troviamo da una parte a dover affrontare il problema dell'immigrazione con migliaia di disperati che fuggono dai territori in mano a bande di terroristi, dall'altra a convivere con la paura dei terroristi che come si è visto possono arrivare ovunque in maniera quasi indisturbata. Per contrastare l'immigrazione di fatto non esiste una strategia europea se non quella di lasciare l'Italia ad affrontare il problema salvo qualche bel discorso di facciata (40 mila immigrati saranno distribuiti fra gli stati europei in due anni senza però obbligare nessuno a riceverli quindi dopo i pronunciamenti di Francia, Inghilterra, Ungheria ed altri paesi dell'est rimarranno in Italia) o qualche pericolosa iniziativa che prevede l'intervento armato contro i barconi e cioè l'ultima ruota del carro dell'affare immigrazione clandestina. Per contrastare il terrirismo invece niente di niente anche se in questo caso si saprebbe esattamente dove colpire. Certo la guerra non può essere portata dall'europa da sola ma sarebbe indispensabile il coinvolgimento degli stessi paesi islamici oggetto a loro volta di attentati terroristici e per mettere in atto questo coinvolgimento sarebbe indispensabile un'azione politica efficace. E si ritorna a bomba: l'incosistenza e l'insistenza dell'europa in quanto tale.

venerdì 26 giugno 2015

Chi governa il paese ? ... La magistratura

Dice: "Bisogna riformare la giustizia". E chi non è favorevole a questa riforma ? Tutti. Il problema è che significa riformare e che cosa riformare. Per il cittadino comune il problema è semplice. Gli interventi da fare sono due: meno leggi più semplici e più chiare, tempi e pene certe. Giobbe Covatta direbbe: "Basta poco che ce vo'...". Ce vo', ce vo' eccome se ce vo'. Impresa impossibile o quasi perché a riformare la giustizia dovrebbe essere la politica e la politica attuale in Italia soffre di due problemucci che la rendono inadueguata a ricoprire il ruolo del riformatore. Il primo problema è che il politico italiano, quello che dovrebbe rendere più efficiente il sistema giudiziario italiano, per una buona percentuale è un soggetto che ha problemi egli stesso con la giustizia, come minimo è indagato, come massimo ha già subito qualche condanna definitiva passando per condanne di primo o secondo grado. Insomma è un soggetto che ha tutto l'interesse che la magistratura non funzioni, e poiché l'italiano medio per prima cosa guarda a se stesso, anche il politico italiano agisce di consequenza e si guarda bene da mettere mano in maniera definitiva al sistema giudiziario. Il secondo problema deriva dalla manifesta incompetenza e scarsa professionalità nel compiere il proprio mestiere del politico stesso: quello di emanare leggi. Negli ultimi tempi si assiste ad interventi continui della corte costituzionale a bocciare leggi emanate dal parlamento: dalla legge elettorale, al provvedimento sulla fecondazione assistita, agli interventi economici su pensionati e dipendenti pubblici e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare della politica che emana leggi e poi essa stessa fa di tutto per sottrarsi a quelle leggi come l'ultimo caso della legge Severino. Sull'onda della corruzione dilagante quella legge fu scritta per combattere, si fa per direm la corruzione dei politici con il "falso" intento di bloccarne la carriera politica appunto. Poi la stessa politica fa di tutto per sottrarsi a questa tagliola addirittura candidando il politico che poi non potrebbe ricoprire quel ruolo (De Luca in Campania) oppure impegnandosi a salvare il politico caduto in quelle maglie della legge che poi si sono rivelate talmante larghe da far passare di tutto. Poi la legge, la Severino, è talmante scritta con i piedi per buttare fumo negli occhi al cittadino, da rendere sufficiente che un giudice si impegni poco poco per renedere vani i provvedimenti presi in virtù di quella legge, caso De Magistris. Insomma alla fine il governo del paese è in mano alla magistratura secondo il seguente schema: il parlamento emana una legge scritta con i piedi, la magistratura interviene e riscrive di fatto la legge. Un circolo che potrebbe diventare vizioso perché la politica spesso nel riscrivere la legge commette più o meno gli stessi errori e presto probabilmente lo vedremo con la legge elettorale. Quanto mi piacerebbe leggere il giudizio degli storici fra 100 anni su questo periodo della storia del nostro paese. 

giovedì 25 giugno 2015

"L'Italia non è il paese dei balocchi" .... magari lo fosse


"Lì non vi sono scuole, lì non vi sono maestri, lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola e ogni settimana è composta da sei giovedì ed una domenica". Insomma tutto molto più chiaro e lineare rispetto al paese Italia. Un paese dove si fa finta di fare tutto sul serio ma che alla fine sta nel caos più completo in ogni settore. Perfino la Corte Costituzionale ormai è entrata in confusione al servizio della politica e non più istituzione garante del rispetto della costituzione. Alcuni esempi. Lo scorso anno dichiarò illegittima la legge elettorale in vigore da tre legislature, ma si affrettò a sancire la totale legittima del parlamento: abbiamo eletto un parlamento con una legge incostituzionale ma il parlamento stesso è costituzionale. Una confusione totale che nemmeno nel paese dei balocchi sussiste. Un mese e mezzo fa dichiarò incostituzionale il blocco dell'adeguamento delle pensioni messo in atto dal 2011 in poi e i giudici furono bastonati dalla politica che ha bellamente disatteso quella sentenza, come dire: le vostre sentenze contanto quanto il due di coppe quando briscola è spade. Ieri la Corte per evitare di essere bastonata e di vedere le proprie sentenze trattate come carta straccia ha emesso un altro verdetto che nemmeno nel paese dei balocchi sarebbe preso in considerazione: il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici è incostituzionale ma solo da oggi in poi. Ma la costituzione non è in vigore dal 1948 ? E allora perché un provvedimento incostituzionale lo diventa solo oggi e non quando è stato preso qualche anno fa ? Poi i nostri governanti si meravigliano se l'Europa ci tratta a pesci in faccia sulla questione immigrazione, e come deve essere trattato un paese governato da politici incompetenti che emanano leggi incostituzionali le quali sono bocciate dalla Corte Costituzionale (l'organo preposto a valutare la rispondenza di ogni provvedimento legislativo alla costituzione italiana) alcuni anni dopo ma i cui effetti sempre per la corte sono rispondenti alla costituzione ? A pesci in faccia naturalmente. L'europa poi sa che il presidente del consiglio ha il suo famigerato piano B per contrastare e risolvere il problema immigrati, lo ha esposto ieri al senato e consiste in 3 punti fondamentali: 1) chiediamo all'europa di fare la sua parte (come tutti i governi vanno blateranno da oltre 10 anni); 2) non avere paura dei rimpatri (che sono previsti da tutte le leggi sull'immigrazione emanate dai governi da 25 anni a questa parte); 3) le regioni accolgano i rifugiati e gli altri a casa (il classico scaricabarile ormai considerata una specie di disciplina olimpica da parte dei politici italiani). E che dire poi della scuola e della riforma che il governo sta mettendo in atto ? Anche questa in Italia è una disciplina olimpica per i vari governi che si succedono alla guida del paese, ognuno mette la sua firma sulla scuola tanto che il faldone che contiene le riforme dell'istruzione in italia contiene più leggi dei lucchetti di Ponte Milvio. Ma quando si parla di riforma della scuola il cittadino comune europeo pensa alla riforma della didattica, dei programmi, dei percorsi formativi insomma a tutti quegli interventi che dovrebbero migliorare appunto la didattica. Sbagliato questo accade in un paese normale non in Italia. Nel paese dei balocchi il problema è stato risolto alla radice: niente scuola. In Italia si va a riformare ciò che servirà solo a creare i soliti clientelismi accorpando i poteri in mano di una persona sola il preside che diventa una specie di sceriffo come i sindaci nei comuni. A questo punto c'è quasi da rimpiangere la riforma Gelmini che almeno intervenne sui percorsi didattici abolendo la geografia.

mercoledì 17 giugno 2015

Il parolaio matto


E' stata sufficiente un piccola, anche se significativa, sconfitta elettorale a far impazzire il giovanotto venuto da Firenze. Fino ad ora, pur essendo arrivato al governo senza un test elettorale, ad esclusione della farsa delle primarie del partito democratico, ha usato il successo delle elezioni europee (successo anche questo inficiato dall'astensionismo al 40%) per portare avanti riforme contro le quali si sono scagliati tutti, compresa una parte del suo partito. Ora che sono arrivate le elezioni regionali e amministrative in alcuni comuni ed il Partito Democratico ha perso un pò di voti ed alcuni caposaldi (Liguria, Veneto, Venezia, Arezzo, etc.) vicendo in altre appoggiandosi a personaggi inquisiti (Campania), ecco che lo sbruffone va in paranoia e continua cone le sue mitragliate verbali sparando contro tutti, anche contro se stesso. Addirittura paventa di tornare al Renzi 1.0 dopo essere passato dal Renzi 2.0 (qualcuno si è reso conto di questo passaggio ?), nemmeno la Microsoft di Bill Gates ha mai osato tanto tornando indietro ad una versione precedente del suo "famigerato" sistema operativo. Il problema sta nel fatto che la furia del Renzi pensiero si scaglia contro le aspettative di migliaia di precari della scuola che passano di giorno in giorno dalle stalle alle stelle, poi di nuovo alle stalle e poi non si sa ancora dove. Una specie di punizione per il risultato delle ultime amministrative nelle quali in diversi analisti hanno visto il voto punitivo degli insegnanti. Poi spara contro un suo sindaco, Marino, che di certo con la situazione che si è creata a Roma con le inchieste di mafia capitale si trova, suo malgrado, a gestire un comune nel quale non si può fidare di nessuno ma scagliarsi contro l'incolpevole sindaco è un indice della confusione nella quale si trova Matteo Renzi. Blocca la riforma della scuola, consiglia a Marino di lasciare il comune di Roma, ha un piano B per gli immigrati ... e meno male, o peccato a seconda dei punti di vista, che l'Italicum è già stato approvato altrimenti tornerebbe indietro anche su quello considerato che se si andasse oggi a votare potrebbe perrdere il ballottaggio con il M5S. Poi se la prende anche con le primarie, le uniche elezioni alle quali ha partecipato direttamente vincendole, ma ora non vanno più bene nemmeno quelle perché chi le vince poi prende batoste alle elezioni alle quali partecipa (a meno che non sia un inquisito ma questo è un altro discorso). Naturalmente la responsabilità di questa caporetto non se la prende lui ma l'appioppa direttamente all'opposizione interna del Pd che lo contrasta in tutte le sue riforme, l'apoteosi della follia e della superbia. Insomma dopo aver scacciato il compagno ... ops scusate ... l'amico di partito Letta dal governo per tirare fuori il paese dal fango e dal pantano, Renzi si ritrova impantanato a tal punto che non sa che pesci pigliare: andare dritto rischiando di andare alle elezioni e perderle o trovare compromessi per sopravvivere fino al 2018. La vicenda De Luca propende per questa seconda ipotesi ma anche quello che sta accadendo a Roma probabilmente va in questa direzione .... d'altra parte gli elettori non hanno saputo dare una vera svolta alla situazione politica preferendo l'astensione al voto.

domenica 31 maggio 2015

Alla fine decide sempre il popolo ....


Dopo mesi e settimane di polemiche con il rush finale di venerdì con la presentazione della lista degli "impresentabili" da parte della commissione antimafia (lista già ampiamente conosciuta da chi ha un livello minimo di informazione) e i successivi veleni interni al Partito Democratico, oggi la parola spetta a coloro che in ultima analisi decidono tutto: gli elettori. Solo stasera si saprà se davvero i cittadini preferiscono la pulizia e la legalità rispetto alla corruzione della quale in tanti si lamentano. E non sarà un giudizio sulla innocenza o colpevolezza dei vari politici coinvolti in inchieste della magistratura o addirittura condannati anche se non in ultimo grado. Quel giudizio spetta alla magistratura e tutti hanno diritto alla presunzione di innocenza, ma la politica non è un obbligo per questi signori ed allora perché non dir loro semplicemente: per ora stai da parte poi se risulterai pulito potrai tornare. Quindi sta al cittadino scegliere persone che al momento risultano pulite e quindi uscire da questo vortice di polemiche. In molti sembra che sceglieranno l'astensione come forma di protesta contro la corruzione nella politica, ma questa protesta potrebbe essere un boomerang che finirebbe per favorire propri i corrotti. Il condannato o indagato che si presenta a queste elezioni è certo di avere un certo seguito altrimenti non spenderebbe il suo tempo in una campagna elettorale dispendiosa. Facciamo pari a 100 il numero degli elettori e che il presunto corrotto abbia un seguito di 5 voti. Se tutti vanno a votare lui otterrà quindi il 5%, ma se qualcuno si astiene questa percentuale è destinata a salire fino addirittura a raggiungere una percentuale tre volte superiore. Se l'astensione infatti si aggira sul 40% come dicono gli ultimi sondaggi quel 5% diventerebbe il 8,33%%, insomma l'astensione favorisce il corrotto. Ed allora perché non andare a votare e magari dare il proprio voto ad una persona pulita e ad un partito al di fuori delle maggioranza o finte minoranze in modo davvero da ribaltare il risultato ? Utopia lo so ... ma questa sarebbe la vera protesta. Per esempio sarebbe una rivoluzione se nelle marche quel 40% di astensione si recasse oggi alle urne e tutti votassero Altre Marche - Sinistra Unita piena di candidati senza macchia, utopia lo so ... ma almeno fino a stasera preferisco sognare.

venerdì 29 maggio 2015

Gli impresentabili: sceneggiata tragicomica in quattro atti


La volontà di combattere realmente la corruzione sarà tragicamente affondata domenica sera quando si svolgerà l'ultimo atto dell'ultima farsa della politica italiana: Gli Impresentabili. Il primo atto si consuma a settembre del 2014. Sull'onda dell'indignazione popolare in merito ai continui scandali che vedono protagonisti i politici sia del governo centrale che delle amministrazioni locali (regioni, province, comuni) in parlamento arriva un codice etico per tentare di evitare che partiti, movimenti, liste civiche ed affini presentino alle prossime elezioni regionali candidati che non rispondono ai criteri del codice etico in oggetto. Purtroppo l'iniziativa si rivela subilo l'ennesimo provvedimento inutile e populista atto solo a buttare fumo negli occhi ai cittadini incazzati. La commissione antimafia esaminerà le liste dei candidati sulla base del codice etico e farà un elenco dei candati stessi che non rispondono ai requisti del codice etico, ma ATTENZIONE ATTENZIONE, tale elenco sarà una semplice lista informativa nessuna obbligo di ineleggibilità per gli sfortunati che non passerrano il giudizio della commissione. Insomma il tutto non servirà assolutamente a niente. Nel secondo atto la commissione inizia l'esame delle liste una volta che queste sono comunque già pubblicate a conferma del fatto che si tratterà dell'ennesima farsa della politica nella lotta alla corruzione ... cioè i corrotti che lottano contro se stessi. Il terzo atto è andato in scena fra martedì ed oggi con la pubblicazione di questi famosi impresentabili. Una lista di nomi de quali già si sapeva tutto quindi settimane di lavoro da parte di una commissione che non ha fatto altro che pubblicare un elenco che qualsiasi cittadini che legge qualche giornale oltre il Corriere della Sera o Repubblica, già conosceva ampiamente. E oggi sono entrati in scena gli altri attori di questa farsa: il partito democratico nelle sue più alte cariche. Renzi, Orfini, Boschi, e via dicendo si lanciano in dichiarazioni che vanno dal "Tanto non saranno eletti" al "Sono comunque eleggibili" (in contraddizione con la precedente dichiarazione), passando per "Processo in piazza" fino al "Vendette di corrente". Una specie di guerra civile del partito democratico che usa il paese e le istituzioni a proprio uso e consumo. Ora non rimane che aspettare il quarto e conclusivo atto della farsa tragicomica nel quale entreranno gl ultimi attori che ancora non sono stati coinvolti: i cittadini elettori. Sta a loro concludere in maniera seria questa farsa negando il voto a quelle formazioni che annoverano fra i loro candidati personaggi non limpidi per le loro pendenze giudiziarie oppure continuare sul canovaccio del buttiamola tutta in malora votando gli stessi o peggio ancora non andando a votare. Appuntamento da non perdere domenica sera.

giovedì 28 maggio 2015

La lotta alla corruzione non si fa con le leggi ma con il voto


Pensare che una classe politica coinvolta in mille rivoli che portano tutti ad episodi e fatti di corruzione possa in qualche modo combattere realmente la corruzione stessa è un'utopia. Si sono inventati una legge che, a parte l'aspetto positivo di reintroduzione di un reato come il falso in bilancio cancellato da Berlusconi, altro non ha fatto che aumentare le pene per i reati di corruzione nella pubblica amministrazione. Il fatto stesso che sia necessaria una legge per combattere la corruzione nella politica è di per se allucinante. Comunque emanata la legge, in nome della quale il presidente del consiglio nonché segretario del Parito Democratico dichiara di non ricevere da alcuno lezioni sulla legalità, lo stesso Matteo Renzi nelle vesti di segretario del partito di maggioranza appoggia un candidato alle elezioni regionali della campania incandidabile e le cui liste o liste che lo appoggiano sono piene zeppe di personaggi legati alla malavita. Il magistrato aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha dichiarato in un'intervista che se il Pd e altri partiti hanno inserito questi personaggi nelle loro liste, significa semplicemente che mettono in conto di ricevere i voti della camorra, ed i voti contano indipendentemente dalla loro provenienza. Come dire inutile fare leggi se poi i comportamenti sono questi. Sarebbe molto semplice se nelle liste fossero inseriti personaggi che non hanno avuto problemi con la giustizia e che non siano coinvolti in procedimenti giudiziari. Altra sceneggiata tragicomica è quella della commissione antimafia che fra ieri e venerdì pubblicherà una lista di impresentabili alle prossime elezioni regionali. Peccato che queste elezioni si svolgeranno domenica quindi non si capisce il senso di questa messa inscena. Ma poi chi sono questi impresentabili ? che categoria è ? e soprattutto quali sono i criteri affinché un candidato sia definito impresentabile ? C'è una sfilza di possibili categorie:
- Il condannato in giudicato
- Il condannato in primo grado
- Il condannato in appello
- Il rinviato a giudizio
- L'indagato
- L'assolto per prescrizione
- L'assolto ma coinvolto
- I nominati in qualche intercettazione da qualche mafioso o camorrista
- I nominati da Saviano
- Quelli citati da un giornale piuttosto che da un altro
e si potrebbe continuare all'infinito ma stiamo certi che per ognuna di queste categorie ci sarà sempre l'eccezione per quel personaggio o per quell'altro. Ed allora districarsi in questo ginepraio sarà difficile ma soprattutto sarà impossibile che la politica ne venga fuori fino a quando da destra, da sinistra e dal centro si sollevano eccezioni per un politico piuttosto che per un altro. Ed allora in mezzo a questa ipocrisia e questa falsa legalità, l'unico che può fare pulizia veramente è il cittadino al momento delle elezioni. In primo luogo andando a votare e non delegando ad altri la scelta dei propri rappresentanti soprattutto nel caso delle regionali dove c'è il voto di preferenza. I camorristi ed i mafiosi andranno tutti a votare quindi più alta sarà l'astensione e più alto sarà il peso dei loro voti. Ma andare a votare non è sufficiente, sarà necessario anche fare in modo che i candidati sospetti non siano eletti e quindi non votati. Questo è l'unico strumento efficace a disposizione che sarebbe più efficace di qualsiasi altra legge anticorruzione, utilizziamolo.

martedì 26 maggio 2015

Noi non podemos ... ma lo prendemos siempre


Siamo ad un altro successo di una sinistra in un paese europeo, questa volta la Spagna dopo la Grecia, e tutti i politici nostrani si affannano a cinguettare per complimentarsi e per "fare propria" una vittoriia che naturalmente non può appartenerci. Un atteggiamento non solo della superframmentata sinistra intaliana incapace di dare vita ad un movimento come SYRIZA o PODEMOS, ma anche Salvini fa propria la vittoria spagnola. Come ha scritto un amico la sinistra italiana ormai è solo capace di organizzare feste conto terzi. Ma si sa ora siamo in campagna elettorale e tutto fa brodo anche un vittoria straniera, il cui significato poi lo si vedrà fra qualche tempo. Quello che per esempio sta accadendo in Grecia è indicativo: tutti con Tsipras qualche mese fa quando vinse le elezioni greche ed andò al governo, ma oggi quanti ancora sarebbero su quel carro ? Dopo la vittoria ci sono i fatti da portare a termine e per quanto riguarda la Grecia i fatti sono buchi di decine di miliardi da coprire e come stiamo toccando con mano non basta un governo armato di buone intenzioni per risolvere la situazione. Volenti o nolenti il potere in mano è della finanza, un potere figlio del capitalismo e contro il quale ormai, complice la globalizzazione, un singolo stato ha poche armi per combatterlo efficacemente. Ecco perché sarebbe importante dare vita ad un movimento che vada oltre i confini nazionali e che raccolga persone con ideali e principi comuni non soggetti pronti a salire su un carro per poi scendere alla prima occasione. Gli esempi di Grecia e Spagna sarebbero certamente da seguire per tentare di creare questo fronte, ma in Italia la sinistra "vera" ha per il momento demandato questo ruolo ad un comico che con il suo movimento ha occupato gli spazi che gli sono stati lasciati liberi. Ma li ha occupati in maniera discutibile e soprattutto con un populismo sfrenato atto solo a prendere voti nella migliore tradizione della vecchia politica italiana. Si è scagliato senza distinguo contro partiti e politici colpevoli di occupare poltrone da tempo immemorabile come se quelle poltrone fossero occupate in virtù di qualche volere divino. In realtà quella politica e quei politici occupano le poltrone in virtù semplicemente di un voto popolare e per cambiare davvero in questo paese è necessario agire su chi va a votare che sono i veri responsabili dello sfascio italiano. Dove per agire intendo presentare idee, programmi e non sparare a zero sull'avversario o utilizzare slogan populistici dietro ai quali non esiste un reale progetto per la loro realizzazione. In qualche regione questa tornata elettorale la sinistra ci si sta provando presentandosi unita sotto una sola bandiera, si vedrà se sarà un punto di partenza o se non sia ormai troppo tardi per i danni provocati da venti anni di politica arruffona, incompetente, inadeguata e il cui frutto è un governo che sta attuando riforme per portare un solo partito ed un solo uomo a governare stravolgendo la costituzione senza modificarla.

venerdì 22 maggio 2015

Stufo dell'incompenza di chi siede nelle istituzioni


Ormai non passa giorno che qualche episodio, qualche sentenza, qualche provvedimento finisca per mettere in luce l'incompetenza e l'inadeguatezza della politica che siede nelle istituzioni a rappresentare ed a governare il paese. La politica lo sa bene questo ed ha preso i suoi bravi accorgimenti per non finire sotto il giudizio dei cittadini, giudizio che si manifesta solo con le elezioni democratiche. Dopo gli anni del porcellum che ci hanno regalato tre legislature incostituzionali, alle prossime elezioni si passerà ad una versione riveduta, corretta e per certi aspetti peggiorata, della legge elettorale che di fatto toglie ai cittadini l'unico strumento che essi avrebbero per giudicare il politico incompetente: la preferenza. Insomma il politico, che in questi giorni chiede a spada tratta per esempio le valutazioni (giuste) per gli insegnanti, continua a sottrarsi alle valutazioni del cittadino. E' la filosofia del berlusconismo, che l'ex cavaliere non è stato capace di mettere in atto, ma che ha trovato in Matteo Renzi, infiltrato in un partito che già aveva iniziato a minare le sue fondamenta di sinistra, l'attuatore del progetto berlusconiano. Fino al 2011 l'Italia è stata governata da un uomo che aveva l'obiettivo di preservare la sua incolumità dalle grinfie della giustizia, ora siamo passati ad un uomo il cui progetto è quello di un partito unico, comandato da un unico uomo, che guida e governa il paese. Il progetto è chiaro se si mettono in fila tutte le controriforme messe in campo dal governo renziano: negazione del voto democratico per le province e soprattutto per il Senato che rimangono organi di governo ma non eletti dai cittadini, premio di maggioranza ad un solo partito per l'elezione della camera in modo da trasformare una democrazia parlamentare in una democrazia semi-presidenzialista senza opposizione. Un progetto che si estende anche alla scuola dove il preside avrà addirittura funzioni di padrone dell'impresa scuola con poteri di assunzione degli insegnanti i quali in questo modo saranno sotto ricatto permanente del preside-padrone. Anche in questo caso quindi si mette in atto un processo di trasformazione della scuola pubblica spostandola pesantemente verso una struttura privata senza intervenire palesemente sulla costituzione. In questi mesi la Corte Costituzionale è intervenuta smontando varie leggi del periodo berlusconiano, compresa la riforma delle pensioni nella quale lo stesso Pd è stato favorevole, ma si presume che nei prossimi anni anche molte leggi renziane subiranno la stessa fine. Insomma qualcuno afferma che il berlusconismo sia finito e sepolto, ma in realtà se si ragiona in termini di competenza ed adeguatezza è più realistico pensare che quel periodo così tragico non sia ancora terminato e che forse per certi aspetti l'attuale periodo sia anche peggiore. Purtroppo l'elettore sembra reagire nella maniera meno adeguata per combattere questo stato di cose pensando che l'unica arma per protestare sia una sola: quella dell'astensionismo. La prima reazione in effetti sembrerebbe quella di non andare a votare per sbandierare la protesta e mettere in luce l'inadeguatezza della politica e di tutti i partiti e movimenti a rappresentare il paese, ma di fatto poi questa forma di protesta si concretizza nel lasciare il potere a chi già lo ha in mano. Lo abbiamo visto alle recenti elezioni europee dove Renzi ha sventolato il successo del Partito Democratico che ha raggiunto la percentuale del 40% ma a fronte di una percentuale di votanti di poco al di sopra del 50%. Quindi di fatto una protesta inutile che non ha minimamente influenzato l'azione di governo ma che di fatto l'ha certificata agli occhi della politica. Insomma se chi ci governa è incompente ed inadeguato è responsabilità anche di noi cittadini scontenti ma che non trovano mezzi adeguati per contrastare una politica sempre e comunque distante dalla realtà del paese.