giovedì 24 settembre 2015

Riforma del senato: ma la minoranza del Pd ci fa o ci è ... ?


Da due giorni ormai si va strombazzando che la minoranza del Pd ha ottenuto la modifica del famigerato articolo 2 della riforma del Senato e che la democrazia è salavguardata in quanto il senato tornerà ad essere elettivo. Ora è vero che in Italia le leggi sono scritte con i piedi e solitamente danno adito ad almeno cinque interpretazioni diverse fra loro e tutte contrastanti, ma sfido chiunque a trovare nell'articolo 2 riveduto e corretto questa elettività dei senatori da parte dei cittadini.
Il comma 3 dell'articolo in questione recita: " I consigli regionali eleggono con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti" .... La modifica al comma 5 che dovrebbe garantire l'elettività da parte dei cittadini recita che il mandato dei senatori coincide con la durata dei consigli regionali che li hanno eletti "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati regionali in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilte dalla legge"
Ecco sfido a trovare in questo testo che i futuri senatori saranno eletti dai cittadini, ed anche se qualcuno ci leggesse questa eventulità rimane la conclusione del comma 5 che fa riferimento ad una legge tutta da scrivere e che ancora non esiste. Ma quando questa legge sarà scritta come può entrare in coflitto con il comma 3 che stabilisce che siano i consigli regionali a eleggere i senatori ? Insomma un grande pastrocchio o meglio un grande bluff svenduto come una vittoria della minoranza del Pd. Ma ormai questi della famigerata minoranza ci hanno abituato a simili sceneggiate: si urla, si strilla, si minacciano scissioni, si chiamano in causa i principi della sinistra e poi alla fine nella migliore delle ipotesi sono presi per i fondelli dalla faina Renzi per mano della vestale Boschi, oppure chinano il capo e votano a favore di tutto ciò che Renzi gli fa passare sotto il naso, o ancora escono per non votare. Come nell'ultima direzione del Partito Democratico quando Renzi e Boschi sventolavano il voto all'unanimità in favore della riforma e i presunti dissidenti uscivano per non votare come conigli senza offesa per i conigli naturalmente. Ora la riforma passerà sicuramente nonostante la strenua difesa della costituzione che Calderoli, quello del porcellum, sta mettendo in atto (pensate come siamo messi in questo paese appellarci a Calderoli per salvaguardare un pò di democraia) e poi la mano passerà ai cittadini. Se però il paese rimane in queste condizioni agli elettori della riforma del senato importerà meno di niente presi da problemi molto più stringenti che riguardano la sopravvivenza e fra un ano ciritroveremo con qualche riforma o meglio controriforma approvata e con molta democrazia in meno, ma forse a questo paese della democrazia importa ormai .... una mazza.

mercoledì 16 settembre 2015

L'Europa non esiste ... e l'Italia nemmeno


I fatti tragici di questi giorni dimostrano che la tanto amata e odiata Europa di fatto non esiste. Del sogno dei sei paesi che dettero vita nel 1958 all'Unione Europea, oggi, che i paesi sono arrivati a 28, non è rimasto assolutamente niente. L'allargamento, avvenuto principalmente dal 2004 al 2013, ha inglobato paesi che solo nominalmente appartengono all'Europa ma che di fatto non si sentono europei e soprattutto non hanno un'identità europea. Identità che nei fatti è entrata in crisi anche nei paesi storici dell'Unione. Non esiste un sentire comune nè culturale, nè politico e la dimostrazione la si è avuta fino ad ora nell'affrontare il problema dell'immigrazione: chi rifiuta qualsiasi aiuto, chi alza muri e arresta gli immigrati, chi lancia proclami di apertuta delle frontiere per poi chiuderle dopo qualche giorno, chi si prepara a bombardare nonostante le recenti e disastrose esperienze, insomma ognuno procede per proprio conto ed in ordine sparso. Si arriva perfino sia a mettere in discussione la libera circolazione dei cittadini, uno dei pochi risultati positivi dell'Unione europea, sia a ripetere scene che si pensava appartenessero al tragico passato ed alla storia che purtroppo sembra non aver insegnato niente. In Italia poi è come se ci sitrovasse in una piccola Europa in merito a divisioni ed a situazione politica, ammesso che in Italia esista la politica piuttosto che dei politicanti. Anche su problema dell'immigrazione ora ci si trova a dover affrontare l'intransigenza di alcune regioni che si comportano in maniera autonoma come se fossero dei piccoli stati e indipendentemente dalle direttive del governo centrale. Chi non accetta immigrati, chi minaccia di togliere sovvenzioni ad alberghi che ospitano immigrati, chi specula su questa tragedia per propri fini politici ingannando i cittadini. Ma la sensazione di non essere uno stato o una nazione non la si ha solo per come è gestito il problema dell'immigrazione ma anche per tutti gli altri problemi del nostro paese. Si sta tentando di portare a termine una riforma della costituzione, di quella legge cioè che costituisce le fondamenta e le regole di una democrazia, e quindi una riforma che dovrebbe essere condivisa da tutti o quanto meno da una grande maggioranza del parlamento. Non per niente la nostra costituzione prevede che le modifiche costituzionali siano approvate da una maggioranza qualificata e in caso contrario siano sottoposte a referendum. Quello che sta accadendo nel parlamento italiano è invece surreale indipendentemente dall'essere favorevoli o contrari alla riforma che si sta discutendo. Intanto è una riforma nella quale si impegna direttamente il presidente del consiglio e quindi già la partenza è sbagliata e al di fuori della costituzione stessa. Questa è materia del parlamento e legare addirittura la sopravvivenza del governo all'approvazione o meno di questa riforma è al limite se non proprio al di fuori della costituzione e delle prerogative del governo. Il testo è già stato approvato dal Senato e dalla Camera dove ci sono state alcune modifiche per cui deve tornare in Senato dove se approvato andrà in seconda lettura sia a Camera che Senato altrimenti dovrà prima fare un altro passaggio alla Camera. Ora ma solo ora alcuni si sono resi conto di quel famigerato articolo 2 che non prevede l'elezione diretta dei Senatori ma la loro nomina, quindi chi ha già votato a favore ora intende votare contro. Non solo c'è chi invece veste i panni del ricatto e dichiara che voterà a favore se e solo se si provvederà alla modifica delle legge elettorale, legge già votata e approvata dal parlamento. Qualcuno invece propone come baratto in cambio del suo voto favorevole con il voto per non dare l'autorizzazione a procedere in un processo a sui carico (Calderoli). Insomma uno spettacolo indegno di un paese democratico sia da parte del governo che pone il ricatto di andare alle elezioni (come se fosse prerogativa del governo decidere in merito), sia da parte di chi contrasta questa riforma dopo averla approvata. Se non si trova una strada comune di discussione civile e corretta nemmeno su una riforma della carta costituzionale, difficile pensare che in questo paese esista una vera e propria democrazia ed una politica al servizio del cittadino.

mercoledì 9 settembre 2015

Casamonica: l'ipocrisia del giorno dopo



Che questo sia diventato il paese di coloro che non sanno o che sanno a posteriori è ormai un fatto acclarato, da Scajola in poi gli episodi di politici che "subiscono" fatti a loro insaputa si sono ripetuti con sempre più frequenza. Ultimamente il fronte si è allargato ed ormai sembra che il virus del "io non sapevo" colpisca frange della società sempre più estese. L'episodio dei funerali della famiglia Casamonica alcune settimane fa a Roma ha messo a nudo questa triste realtà. Nessuno sapeva niente mentre in realtà tutti sapevano a partire dalla polizia, dai vigili urbani e quindi dallo stesso comune di Roma, orfano del proprio sindaco che si stava sollazzando ai Caraibi. La vicenda dei Casamonica però non si è conclusa con il funerale ed ieri sera è andato in scena un ulteriore episodio gestito e organizzato dalla televisione pubblica per mano del titolare della "terza camera" della repubblica italiana: la trasmissione Porta a Porta con il suo padrone Bruno Vespa. Il giornalista, o presunto tale, non è nuovo a queste "zingarate": da lui passano indistintamente capi di governo, ministri, semplici politici, personaggi dello spettacolo, pregiudicati, condannati e via dicendo in un torubillon frenetico fra plastici e ricostruzioni di delitti e processi. Ieri sera, come annunciato nel palinsesto Rai e negli spot prima della trasmissione stessa, è andata in onda la solita messa in scena con Vespa che ospitava sulle sue poltrone due rappresentanti della famiglia Casamonica. E oggi, il giorno dopo della trasmissione, come in occasione del funerale, tutti scandalizzati: giornalisti, politici, vertici rai e chi più ne ha più ne metta. Ma questa gente non si poteva scandalizzare ieri sera ed impedire quella trasmissione ? No ieri sera no .... anzi oggi qualcuno scrive che stasera Bruno Vespa farà una trasmissione riparatrice invitando tale Alfonso Sabella, assessore alla legalità del Comune di Roma. E questo assessore alla legalità andrà a sedersi sulla stessa poltrona dove hanno poggiato le chiappe i Casamonica ... ??? Come direbbe Totò ... "Ma mi faccia il piacere .. ". P.s.: tanto per informazione ieri sera la trasmissione di Vespa ha avuto un ottimo indice di ascolto ... il 15% di share ... a dimostrazione che in questo paese la legalità rimarrà una chimera ... d'altra parte questo è il paese dove un condannato in primo grado è stato eletto presidente di regione nonostante una legge lo proibisse.

Chi fa e chi chiacchiera ...


Il parallelo è sicuramente forzato ma sicuramente il presidente del consiglio dovrebbe prendere qualche spunto da questo Papa che sta mettendo in atto forse la più grande trasformazione della chiesa cattolica. E lo fa in maniera semplice e decisa: prendendo decisioni ed stabilendo nuove regole come nel caso dell'abolizione di fatto della Sacra Rota. L'altro invece, Matteo Renzi capo del governo, agisce in maniera diametralmente opposta lanciando grandi annunci mediatici prima ancora di metterli in atto per poi in alcuni casi tornare indietro o nella migliore ipotesi scatenare mesi e mei di discussioni che portano allo sfinimento politico. Sono diversi annunci e promesse disattese, dai famosi "Mai al governo senza elezioni" o "Letta stai sereno" prima di arrivare a palazzo Chigi, fino all'ultimo passo indietro sulle pensioni dopo vari tira e molla, riforma si riforma no per correggere la famigerata riforma della Fornero. Naturalmente la politica e il governo del paese sono una cosa diversa dalla guida della Chiesa Cattolica, ma se il Matteo prendesse qualche spunto dall'azione di Papa Francesco forse non gli farebbe male. Certo il Papa, una volta eletto a quella carica, non ha bisogno di mantenere alta la popolarità andando in cerca di voti, lui rimane lì dove si è insediato per il resto della sua vita, il capo del governo deve pensare anche al proprio futuro andandosi a cercare i voti per le prossime elezioni. Ma siamo certi che gli annunci strombazzati siano una buona strategia politica per il consenso ? Personalmente non credo, preferirei le azioni concrete fatte per il bene del paese e non per la ricerca del voto, ma questa è la strada intrapresa dalla politica italiana ormai da diversi anni: l'azione politica sia della maggioranza che dell'opposizione, qalunque sia il colore politico dell'una e dell'altra, segue un'unico obiettivo quello cioè di farsi trovare pronti per le prossime elezioni che in Italia sono sempre dietro l'angolo. Ecco perchè l'unico cambiamento della seconda repubblica è stato quello di perdere gli statisti ed essere invasi da politicanti di bassa lega.

martedì 8 settembre 2015

Fra bestie e vermi la vincono i pesci ... quelli che nessuno sa quali prendere


In Italia ci si scanna sulla pelle di chi soffre e fugge dalle guerre, in Europa si litiga su come accogliere i disperati che fuggono dai paesi in guerra, di fatto nessuno si agisce sull'onda dell'emotività ma senza ragionare seriamente per mettere a punto un reale progetto per affrontare e tentare di risolvere il problema. Il tutto a dimostrazione che l'Europa ancora non esiste e nel momento in cui si deve affrontare un problema serio e complesso come quello dell'immigrazione, ognuno va per conto proprio. In Italia si litiga e ci si offende rendendo il dibattito politico una specie di gazzarra senza fine, in Europa chi accetta di prenderne un pò, chi non ne vuole dimenticandosi la propria storia, chi cambia rotta repentinamente forse creando falso aspettative, chi poi programma di intervenire militarmente dimostrando memoria cortissima e dimenticando che cosa è accaduto in Libia. Insomma la storia recente dell'europa, che ha causato tanti disastri, alla fine non ha insegnato niente di niente a nessuno. L'accoglienza nel momento dell'emergenza va benissimo ed onore alla Merkel che ha aperto le frontiere per aiutare chi fugge dalla guerra, il fenomeno però ormai non è più un'emergenza ma è diventato quasi endemico ed oltre alla terapia d'urto dell'accoglienza è indispensabile e necessaria una politica comune per attaccare alla radice le cause del fenomeno. Un intervento difficile per vari motivi, il primo dei quali sta nel fatto che gli avvenimenti di questi mesi non sono altro che il frutto di una politica dell'occidente basata sullo sfruttamento per garantire il proprio benessere. Si vedrà nei prossimi vertici europei se sarà presa qualche decisione importante anche se al momento le dichiarazioni e le prese di posizione dei vari paesi non fanno presagire niente di buono, nel frattempo però gli assassini dell'Isis procedono nella loro opera di distruzione sia di vite umane sia della storia stessa di un territorio dove la civiltà di fatto è nata. Il futuro non è per niente roseo a meno di qualche colpo di coda dell'ultimo momento che al momento non si può prevedere.

mercoledì 2 settembre 2015

La stagione dei funerali


La politica italiana, per mezzo dei suoi rappresentanti, non finisce mai di stupire per gesti e dichiarazioni da cui traspare cattivo gusto e inadeguatezza a ricoprire cariche di importanza strategica. Sono trascorsi pochi giorni dalla messa in scena mafiosa del funerale Casamonica a Roma che Renzi annuncia il suo di funerali quasi a voler confermare quella collusione fra stato e mafia da sempre incontrivertibile nei fatti anche se poi mai sfociata nelle aule dei tribunali. Ed ecco allora che il presidente del consiglio per pubblicizzare il prossimo taglio delle tasse sulla casa promesso (promessa che non ha niente di originale e di nuovo) invoca il 16 dicembre 2016 come il giorno nel quale si celebreranno i .... funerali .... delle tasse suddette. Il 16 dicembre infatti è la scadenza per il pagamento della seconda rata di Imu, Tasi, Tari e via dicendo. Come sarà celebrato questo funerale ancora non è dato sapere ai cittadini. Ci saranno carrozze ed elicotteri o semplici pezzi di carta sui quali saranno scritti i decreti del governo con inchiostro indelebile ? Oltre alla carota ci sarà anche un bastone ben oliato che senza avvedersene si introdurra nei di dietro degli onesti cittadini ? Insomma Matteo non vuole certo essere da meno dei Casamonica altrimenti per questo taglio tanto atteso ma che rimane una chimera, non sarebbe ricorso alla metafora del funerale a conferma che lo stato è vicino alla mafia più di quanto si possa immaginare. Intanto il funerale Casamonica c'è stato, quello delle tasse sulla casa si vedrà. Al momento non sembra altro che un annuncio di stampo berlusconiano (talis pater talis filia tanto per intenderci) in quanto, anche in questo caso, oltre all'annuncio non si dice niente sulle coperture per concretizzare questa manovra fatta sulla pelle dei comuni. Ma certo l'annuncio è di quelli ad effetto .... diverso sarebbe stato dire ... "Stiamo studiando sul come tagliare le tasse sulla casa" ... un'affermazione che avrebbe lasciato il tempo che trova ma che sarebbe stata più realistica. Dire che il 16 dicembre sarà l'ultima volta che saranno pagate queste tasse è molto più ad effetto .... ma anche più rischiosa. Staremo a vedere. Per ora abbiamo un funerale ormai messo nel cassetto ed uno di incerto svolgimento.

domenica 30 agosto 2015

Per l'immigrazione ci vorrà una rivoluzione



L'emergenza immigrazione è ormai finita nel senso che il problema non è stato risolto ma che è passato dalla categoria dell'emergenza alla categoria di un fenomento endemico con il quale si dovrà convivere a meno di una vera e propria rivoluzione sociale e culturale. Fino ad oggi nessun paese occidentale è stato in grado di affrontarlo in maniera organica e risolutiva anche perché si tratta di un fenomeno di proporzioni talmente vaste che un paese singolo non sarebbe in grado di risolvere. I paesi occidentali, che in realtà sono le principali cause di quanto sta avvenendo in questi mesi, hanno dato risposte contradditorie e disorganiche che vanno dall'accoglienza al contrasto con muri, esercito, polizia e chi più ne ha più ne metta. Quello che però risulta chiaro, oltre le polemiche politiche sulla pelle dei poveracci che tentano di fuggire alle situazioni invivibili dei loro paesi, che l'accoglienza non basta così come certamente non servirà contrastare con le manire forti questi flussi migratori stringendo i migranti fra due fuochi: la guerra nei loro paesi e il respingimento dei paesi occidentali. Il fatto più preoccupante consiste nel constatare che oltre a queste due prese di posizione in antitesi fra loro, nessuno propone un cambiamento di rotta nelle politiche occidentali che possa davvero risolvere alla radice il problema dei flussi migratori. E più il tempo passa più la situazione si aggrava. Intanto ci sarà da sconfiggere il terrorimo dell'Isis e per questo appare inevitabile passare per un'altra guerra. Difficile pensare di sconfiggere questi pazzi criminali, molto simili ai nazzisti della seconda guerra mondiale, senza ricorrere alla violenza. Dopo però diverse esperienze fallimentari (Iraq, Afghanistan, Libia) che hanno aperto le porte alla situazione attuale, il mondo occidentale percorre questo terreno con i piedi di piombo per non rischiare di peggiorare la situazione. E' chiaro che senza un coinvolgimento del mondo mussulmano sano, qualsiasi intervento occidentale potrebbe causare più effetti dannosi che risolutivi. La violenza non sarà sufficiente così come non sono sufficienti nè l'accoglienza nè il respingimento, ma quello che serve è un radicale cambiamento del modello di società che il mondo occidentale si è dato. Abbandonare lo sfruttamento del prossimo e del più debole, abbandonare la strada dell'arricchimento a scapito del lavoro altrui, eliminare le forti discriminazioni che per assurdo si sono accentuate con la crisi economica, mettere da parte il fanatismo religioso e razziale, insomma capire che tutti coloro che arrivano su questo pianeta hanno diritto a vivere una vita dignitosa solo per il fatto di esistere e di contribuire onestamente alla vita della società. Chi può dire che il lavoro per esempio di manager di azienda sia più importante del lavoro dell'ultimo operaio che lavora in quella azienda ? Il primo, il manager, non esisterebbe se non ci fosse il secondo, l'operaio, e viceversa. Si vogliono comunque mantenere delle differenze valutando un lavoro più prezioso e importante di un altro ? Benissimo ma un minimo dignitoso dovrebbe essere garantito a tutti e senza dare vita a differenze esorbitanti. Se non si abbatte il modello sociale attuale, nel quale esistono persone che possono permettersi di spendere qualche decian di migliaia di euro in una borsa o in un orologio mentre sulla stessa terra calpestata da queste persone ne esistono altre che fanno fatica a mangiare tutti i giorni, qualsiasi intervento non porterà mai a niente. Utopia ? Probabile .... ma continuando su questa strada molto probabilmente saremo condannati all'autodistruzione.

venerdì 28 agosto 2015

La politica approssimativa di questo periodo




Da sempre nel nostro paese si assiste ad un fenomeno ormai consolidato: la politica che, per bocca dei suoi "politicanti", parla di come risolvere i problemi reali del paese sfornando progetti e promessi in occasione di ogni elezione per poi qualche mese dopo la stessa politica governare il paese dimeticandosi non solo delle promesse ma anche della situazione reale del paese. Da sempre è stato così ma il fenomeno si è accentuato in questi due ultimi decenni grazie anche alla favola del maggioritario che "obbliga" a definire prima il progetto politico di chi correva per il governo del paese. Nella prima repubblica dove si votava con il proporzionale ogni partito lanciava i propri programmi salvo poi rivederli con la scusa di governare con coalizioni nate dopo le elezioni. Poi venne il maggioritario ed il bipolarismo e ci spiegarono che le coalizioni dovevano presentare il loro progetto politico prima del voto. Ma le cose non sono poi cambiate di molto fino ad arrivare ai giorni di oggi dove un governo nato in barba alle elezioni del 2013 che governa in virtù dei voti presi dal Partito Democratico di Bersani ma che si trova a tentare di realizzare un programma estraneo a quelle elezioni e a quel partito. Renzi però va anche oltre nel senso che non solo sta cercando di attuara un programma che è il suo, pur non avendo partecipato alle elezioni politiche, e non quello del PD ma addirittura va contro le sue stesse promesse fatte prima di arrivare alla poltrona tanto ambita. Rottamazione (termine orribile se riferito a persone piuttosto che a cose), legalità, chiarezza, trasparenza .... tutte parole d'ordine che sono andate nel dimenticatoio in nome di una lotta tutta interna al Partito Democratico nel quale il presidente del consiglio tenta di liberarsi chi non sta dalla sua parte senza fare obiezioni. Per Renzi il problema più importante è il consenso e in questo senso è il presidente del consiglio che fino ad oggi ha speso di più di ogni altro in sondaggi. E' questa il suo faro sul quale si basa l'azione politica del governo in barba al paese ed ai suoi problemi primari. E più il consenso di abbassa, perché dopo le elezioni europee la discesa è stata continua e costante, e più si incaponisce esclusivamente sul fare e non sul come e cosa fare. Naturalmente non è l'unico ma è tutta la politica più o meno che agisce secondo queste modalità. Che dire di Marino che con tutto il casino di questi giorni a Roma se ne sta in vacanza e non gli passa nemmeno lontanamente per la testa di tornare a governare la propria nave ... il Comune ? Gli mettono sulla testa un tutore e lui se la ride allegramente. D'altra parte niente di nuovo se si considera che il ministro Poletti durante il suo intervento davanti al popolo di CL, mentre illustrava i decreti attuativi del Jobs Act, che il consiglio dei ministri avrebbe dovuto approvare alla prossima riunione, viene redarguito in diretta telefonica da Matteo Renzi. Il presidente del consiglio lo avvisa che sta dicendo cavolate e lo costringe a correggersi. Che dire ancora del Ministero del Lavoro che distribuisce cifre taroccate non per un decimale o per qualche decina di unità ma per un bel 50%, certo un errore .... ma un errore si può fare su una virgola su una cifra ma da 600.000 a 300.000 c'è una bella differenza. Ma se l'Italia sta male, l'Europa non sta meglio. Da mesi migranti centinaia di migranti muoiono in mare per arrivare in Italia, ma nessuno si muove e tutti i governi europei si voltano dall'altra parte. Ora che in 70 muiono su un camion in Austria allora si svegliano quasi tutti, ma è un risveglio amaro: muri, filo spinato, polizia che lancia molotov e manganelli .... insomma sembra che siamo tornati indietro di 70 anni e oltre. Insomma stiamo cadendo tutti in basso e con questa politica non si può immaginare di gestire e governare quello che sta accadendo nei paesi dai quali fuggono persone disperate.

mercoledì 26 agosto 2015

La repubblica della telegattocrazia




La battuta di Matteo Renzi davanti al popolo di Comunione e Liberazione ("Non è che devi votare tante volte perché ci sia più democrazia, quello è il Telegatto") è quanto di peggio il presidente del consiglio potesse dire per difendere quell'obbrobrio che passa sotto il nome di riforma costituzionale. D'altra parte quella battuta è il frutto della sua formazione culturale, nata con la ruota della fortuna, e proseguita da politicante di bassa lega che ha raggiunto la poltrona più prestigiosa grazie, da una parte alla sua forza comunicativa, ma dall'altra al vuoto culturale, sociale, politico di una parte significativa del paese frutto del potere mediatico del suo predecessore. L'opera distruttrice berlusconiana di questo ventennio, agevolata dall'incosistenza della sinistra, hanno portato alla cancellazione delle ideologie e dei partiti, fondamento della democrazia, per congenare il paese a colui che le spara più grosse. Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini sono il frutto di questo periodo storico: personaggi che sparano parole d'ordine e/o proclami raramente seguiti poi da progetti concreti che conducano alla realizzazione delle loro sparate. Le sparate di solito sono di grande effetto ma allo stesso tempo indicative della carenza della mancanza totale di quella personalità, di quella cultura, di quel progetto di società che fanno di un politico uno statista. Da Berlusconi a Renzi in realtà qualcosa è cambiato ma in peggio: il primo sparava ma poi non faceva limitandosi a curare i propri interessi giudiziari con leggi e leggi pro-domo sua, il secondo invece, purtroppo, qualcosa riesce a fare ma con politiche che niente hanno a che vedere con la sinistra, parola della quale si fregia sia lui che il suo carrozzone politico, il Partito democratico. La riforma del Senato, alla quale era rivolta l'infelice battuta di ieri, è una delle porcate messe in atto da Renzi che, annunci pirotecnici a parte, non abolisce il bicameralismo ma si limita a togliere il voto ai cittadini per un ramo del parlamento che avrà ancora compiti importanti. Questa riforma, affiancata dalla nuova legge elettorale denominata Italicum, consegnerà il paese ad un partito di minoranza il cui leader controllerà tutto come in una specie di dittatura democratica: parlamento, governo, Quirinale, Corte Costituzionale e Csm. Nessuno avrà modo di contrastare il partito vincitore delle elezioni grazie ad un premio di maggioranza che darà il controllo della Camera dei deputati ed all'abolizione del Senato elettivo. L'accenno al Telegatto di Renzi visto alla luce di queste riforme non è casuale: per gli italiani ci sarà più democrazia nello scegliere i vincitori di questo concorso ideato delle televisioni dell'ex cavaliere (ma guarda un pò che casualità) che per eleggere i propri rappresentanti politici ed i propri governanti. A meno che il popolo non trovi uno scatto di reni e quando si tratterà di votare per il referendum che sancisca queste controriforme non le spedisca al mittente ..... ma personalmente nutro molti dubbi in merito.

domenica 16 agosto 2015

Ma sto' PIL che rottura di scatole ...


E' sempre più difficile se non impossibile ascoltare un'analisi seria ed approfondita dei fatti delle informazioni che giungono a getto continuo anche nei periodi dell'anno che dovrebbero essere dedicati alle vacanze ed al riposo. Ma questo è il risultato dell'era dell'informazione e della comunicazione (anche se poi di comunicazione vera e propria se ne fa molto ma molto poca): una rondine fa due gocce di pipì invece di una e la notizia immediatamente corre sul filo in tempo reale. Notizie che una volta non arrivavano mai alla massa ma che rimanevano circoscritte agli addetti ai lavori, oggi sono di dominio pubblico in pochi secondi dalla loro nascita. Questa overdose di informazione provoca di consequenza anche un'analisi della stessa superficiale e spesso inadeguata anche nel caso di dati che sono importanti e che meriterebbero approfondimenti di ben altro tenore soprattutto da parte di coloro che hanno la responsabilità delle sorti del paese. Il commento è spesso lasciato ad un tweet, 140 caratteri, che finisce per lanciare un messaggio di approvazione o di critica che dipende dall'area politica di appartenenza, maggioranza od opposizione. E' accaduto anche in occasione della comunicazione del Pil del secondo trimestre del 2015 che ha segnato un +0.2%. Tweet di approvazione da parte del Pd-Ncd, tweet di disapprovazione da parte di tutti gli altri all'opposizione, ma i tweet sarebbero tranquillamente intercambiabili a responsabilità opposte. Nessuno comunque che porti a supporto della critica o dell'approvazione uno straccio di giustificazione o di analisi, nè da una parte nè dall'altra. Così il tutto rimane relegato a messaggi senza senso che non forniscono alcun elemento a supporto di una tesi o dell'altra. E' abbastanza chiaro che un Pil del +0,2% è deludente se pur nella crisi generale considerato che anche Francia e Germania hanno avuto dei risultati al di sotto delle attese, ma soprattutto è indicativo di una politica economica assente da parte del governo. Anche perché se quel dato fosse epurato da due fattori come il considerare nel calcolo del Pil i proventi della prostituzione, del traffico di droga e di attività illegale oltre al deprezzamento del petrolio, sicuramente avremmo avuto un Pil negativo. Il +0.2% non è certo dovuto a qualche politica economica mirata ma a condizioni contingenti indipendenti dalla volontà del governo. D'altra parte che cosa ha fatto il governo in questi mesi in ambito economico ? Unico intervento 80 euro a 10 milioni di lavoratori che fra l'altro non facevano parte delle categorie più disagiate quelle dei disoccupati, dei precari sfruttati a 4 euro l'ora o dei pensionati con pensioni minime, 80 euro che non sono serviti a niente se non a raccogliere qualche milioni di voti per le elezioni europee. A parte questo il buio assoluto e quindi l'economia è stata lasciata a se stessa e la crescita limitata è dovuto semplicemente all'inerzia di fattori esterni e non pilotati e guidati dal governo. Se davvero non si farà qualcosa di importante con le notizie che arrivano dalla Cina .... saranno ancora dolori .... altro che cinguettare con gli smartphone.